Archivio mensile:maggio 2011

Quando un semplice gesto vale più di tutto il resto

Sabato sera, come sapete, il Barcellona ha vinto la quarta Champions League della sua storia, battendo 3 a 1 il Manchester United nella finale di Wembley. Messe da parte le prodezze di Pedro, Leo Messi e Villa, c’é un avvenimento da segnalare con grande orgoglio, che fa capire come a volte prima del denaro e della fama ci sia  la semplicità di un piccolo (grande) gesto.

La “Coppa dalle Grandi Orecchie” non l’ha alzata Puyol, capitano della corazzata blaugrana, ma Éric Abidal, il terzino francese tornato in campo dopo l’operazione del 17 marzo scorso per un tumore al fegato. Abidal ha vinto la sua battaglia, lottando con tutte le sue forze per arrivare a giocare questa partita, riuscendoci. La squadra non lo ha mai lasciato solo, lo ha sostenuto così come hanno fatto (sportivamente) tutti i giocatori delle altre squadre del campionato spagnolo. Éric ha calcato nuovamente il terreno di gioco lo scorso 3 maggio, quando erano passati meno di due mesi dall’intervento. Nel match contro i “Red Devils” è stato uno dei migliori, poi ha sollevato per primo il trofeo vinto. La sua è una davvero una delle favole più belle di un calcio sempre più legato al business e alla gloria personale. Ma è anche un messaggio forte a tutti coloro che vivono ancora (o hanno vissuto) combattendo contro il male che lui è riuscito a sconfiggere.

Un gesto, quello di Puyol, che invece rende bene l’idea di come il Barça sia, come recita il suo motto, “Més que un club“.

Prigioni da ricchi

Sarebbe interessante intervistare i detenuti di tutto il mondo dopo avergli mostrato le immagini della lussuosa residenza in cui Dominque Strauss-Kahn, ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale arrestato per aver stuprato una cameriera del “Sofitel” di New York, passerà i domiciliari.

La moglie e giornalista Anne Sinclair, che non ha abbandonato il consorte in questo momento di grave difficoltà, ha deciso di affittare quella che potremmo definire una vera e propria reggia, che si trova nel cuore di Manhattan. Grandezza 1.200 metri quadri, costo 50.000 dollari al mese (per acquistarla servono “solo” 15 milioni). All’interno sono presenti una palestra ben attrezzata, due bar, una sala cinema con schermo da centoventi pollici e un terrazzo privato con vista panoramica. Strauss-Kahn rimarrà qui per quattro mesi, prima di essere processato e rischiare di finire dietro le sbarre per 25 anni.

In Italia, recentemente, si è avuto un caso simile: quello di Angelo Balducci, ex Presidente Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, indagato lo scorso anno nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti del G8 della Maddalena. Nel luglio del 2010 Balducci ottiene gli arresti domiciliari, e dove va a scontarli? Nella sua enorme villa di Montepulciano, che sarebbe fra l’altro la prova della corruzione dello stesso dirigente. Pare infatti che la struttura sia stata pagata con i soldi elargiti da Diego Anemone, l’imprenditore che in pochi anni è riuscito ad accaparrarsi appalti milionari (senza mai partecipare ad una gara) in cambio di tangenti, escort e regali ai potenti di turno.

I detenuti intanto marciscono nelle carceri, ammassati gli uni sugli altri. Complimenti!

Fotografia allarmante (che nessuno vuole vedere)

La fotografia dell’Italia fornita ieri dall’Istat deve far riflettere. Malgrado il ministro Brunetta, dalle colonne del “Corriere della Sera“, provi a ridimensionare il problema parlando di “cause strutturali” (quali?) che hanno portato a questa situazione, la notizia è che un italiano su 4 (il 25%) è a rischio povertà. Un dato che fa il paio con quanto affermato sabato da “Standard & Poor’s” (“Le attuali prospettive di crescita dell’Italia sono deboli, e l’impegno politico per riforme che aumentino la produttività sembra incerto“), commento bollato però da Cisl e Uil come “poco attendibile, perchè formulato da un’agenzia che ha più volte sbagliato le sue previsioni“. Se ci pensate, di fronte a tutto ciò, il controsenso sta nel fatto che ad ottobre Mario Draghi diventerà il nuovo Governatore della Banca centrale europea.

Il quadro, per certi versi drammatico, vede l’Italia dietro ad altri paesi europei, quali Germania (tasso di povertà pari al 20%) e Francia (18,4%). Nel rapporto si legge come lo scorso anno il 5,5% delle famiglie abbia dichiarato di non aver avuto soldi per comprare il cibo, l’11% non ha potuto acquistare le medicine, il 17% i vestiti. L’elemento (anzi, gli elementi) su cui porre l’attenzione, è che ad essere maggiormente colpiti siano gli abitanti del Sud del paese (sintomo del fatto che alla “Questione Meridionale” sembra non esserci soluzione), le donne e i giovani. In quel 25% sopracitato, il 57% (quindi 8 milioni di persone) vive nel Meridione. Più di una donna su 5 sostiene poi di aver dovuto lasciare il posto per motivi familiari, mentre sono 800.000 quelle che sono state licenziate perchè rimaste incinta.

C’è poi, come detto, il capitolo giovani. La crisi ha colpito anche e soprattutto loro, tanto che negli ultimi anni, nella fascia compresa fra i 15 e i 29 anni, si contano la bellezza di 501.000 posti di lavoro in meno. In questo contesto non va dimenticato il fenomeno dei “neet“, ovvero coloro che non studiano né lavorano, saliti a quota 2,1 milioni nel 2010, con un incremento di quasi il 7% rispetto all’anno precedente.

In questi giorni le televisioni sono invase dai “marchettoni” elettorali dei candidati alle poltrone di sindaco di città come Milano e Napoli. Ciò che questo paese chiede ai suoi governanti è solo più serietà e concretezza, e meno propaganda. Le multe, se continua così, non le pagheremo non perchè ce le tolgono, ma perchè non avremo più un euro in tasca.

Bambini senza più una guida

Elena, molto probabilmente, non ce la farà. Le condizioni della bimba di appena 22 mesi che mercoledì scorso, a Teramo, è stata dimenticata in auto dal padre per cinque ore, si aggravano di ora in ora. “L’intervento di decompressione cerebrale effettuato venerdì nel tardo pomeriggio ha evidenziato un imponente edema cerebrale. Questo si inserisce in una situazione di insufficienza renale“, hanno fatto sapere i medici dell’ospedale di Ancona, dove la piccola è ricoverata.

Scorrendo sul web si scoprono però altre storie e vicende che hanno come protagonisti bambini indifesi e maltrattati, e genitori che andrebbero mandati in riformatorio (loro, non i figli, come a volte avviene), data le gravità dei fatti accaduti. Ho finito di leggere pochi minuti fa la storia di una famiglia cinese di Valdobbiadene (provincia di Treviso), che per punizione ha lasciato il figlio di 5 anni per sette ore in piedi davanti alla porta di casa. Dopo l’arrivo dei Carabinieri, chiamati dai vicini che si sono accorti di quanto stava accadendo, la coppia si è giustificata dicendo che il bambino era troppo vivace e andava punito, e che da loro in Cina si usa così.

C’è poi, uscendo dalla voce “genitori-figli“, la vicenda che riguarda don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato pochi giorni fa con l’accusa di abuso su minore e cessione di stupefacente. Sembrano diversi i giovani coinvolti, molti dei quelli non hanno ancora compiuto 18 anni. Oggi Seppia si è difeso, nell’interrogatorio a cui è stato sottoposto per cinque ore a Genova, dichiarando: “Non sono mai andato con minorenni né ho mai ceduto loro stupefacenti“. Alcune testimonianze e le intercettazioni telefoniche in possesso degli inquirenti sembrano però inchiodarlo. Certo è che, al di là di come si concluderà la vicenda a livello giudiziario, quello che per molti bambini e ragazzi doveva essere una guida si è trasformato nel peggiore dei loro incubi.

“Seminario” con sorpresa

Devo dire che quando ho letto questa notizia mi è venuto da ridere. Non per la vicenda in se, ma perché se fosse successo in Italia domani saremmo finiti sulle principali edizioni di giornali e telegionali internazionali.

Siamo in Germania, “il motore della ripresa economica mondiale“, come lo definiscono in molti. Ora, forse, si capisce perchè i tedeschi lavorano tanto (e meglio). Per premiare i suoi dipendenti più meritevoli, il gruppo di assicurazioni “Munich Re” ha organizzato un viaggio a Bucarest. La compagnia l’ha definito un semplice “seminario“, a cui hanno partecipato un centinaio di consulenti. In realtà, al seguito, c’erano anche venti prostitute. Sì, avete letto bene: venti escort (ora si chiamano così) che hanno allietato le giornate dei fortunati dipendenti.

Lo scoop lo ha firmato il giornale “Handelsblatt“, ma la notizia è stata confermata (in una e-mail) dalla stessa azienda. Ci sono pure i dettagli: pare infatti che le escort indossassero dei braccialetti colorati per distinguersi dalle semplici hostess. “Quelle con un braccialetto bianco erano assegnate ai manager ed ai migliori venditori“, ha rivelato un testimone, che ha poi aggiunto come un timbro sul braccio delle ragazze più apprezzate permetteva, a fine serata, di capire quali erano state le più richieste.

E per fortuna che i puttanieri siamo noi. Chapeau!

Amministrative fra sorprese e recriminazioni

Sono passati due giorni dalla chiusura delle urne per le elezioni amministrative. Finiti (più o meno) gli entusiasmi, e cominciata la seconda fase in vista dei ballottaggi, è il momento di tirare le somme.

Sono tre, a mio avviso, i punti che vale la pena sottolineare. Il primo è, sicuramente, la sconfitta di Berlusconi. Non della Moratti (di quella parleremo dopo), ma del Premier, che ”ci ha messo la faccia” e ne è uscito con i lividi, come un pugile surclassato dall’avversario. Basta citare un dato su tutti: nel 2006 per il numero uno del Pdl erano arrivate 50.000 preferenze, oggi sono 27.000. Che i suoi guai, sia dal punto di vista sessuale che giudiziario, abbiano detto i loro frutti (marci, in questo caso)? Pare proprio di sì. Secondo elemento degno di nota, la non-vittoria del Partito Democratico, almeno in quella due città considerate un vero banco di prova per Bersani e soci. A Torino e Bologna sono arrivate due vittorie, ma erano facilmente previdibili; a Milano e Napoli, invece, sono emerse in maniera forte due figure (Pisapia e De Magistris) che non sono naturale espressione del Pd. Pisapia è una creatura vendoliana (e attenzione proprio all’avanzata, in previsione futura, del leader di Sinistra e Libertà), appoggiato dai democratici che però alle primarie avevano proposto Boeri. De Magistris è invece elemento di spicco dell’Italia dei Valori, e ha avuto la meglio sull’ex prefetto Morcone, candidato scelto come primo oppositore al favorito Lettieri. Infine, l’avanzata del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, che ha sfondato in Emilia (9, 66%) ed è cresciuto nelle città del Nord (oltre il 5% a Torino e Trieste, il 3,42% a Milano). Segno che, molto probabilmente,gli elettori sono stanchi della politica tradizionale e cercano una forma di evasione in realtà diverse. A tutto ciò va aggiunto il ruolo ancora marginale del Terzo Polo, che potrebbe però rientrare prepotentemente in gioco (e ne vedremo della belle) in vista dei ballottaggi.

MILANO – Il capoluogo lombardo ha offerto la maggiore sorpresa di queste elezioni. Giuliano Pisapia è in vantaggio sul sindaco uscente Letizia Moratti, ma servirà comunque il ballottaggio per decretare ufficialmente un vincitore. Ma in cosa il centro-destra ha sbagliato in questa campagna elettorale? O forse sarebbe meglio chiedersi: ha fatto qualcosa di giusto? La risposta è no. Tanta propaganda (ed errori fantozziani, vedi i manifesti anti-toghe di Lassini) ma poche proposte concrete per continuare un percorso che la Moratti ha cominciato nel 2006. Lo ha detto lei stessa: “Abbiamo sbagliato i toni di questa campagna“. Giusto, brava. Ma forse andava capito prima di andare in tv a dare del delinquente al tuo principale sfidante dicendo, fra l’altro, una fesseria. Ho pensato, per un attimo di essere un cittadino milanese indeciso, e mi sono chiesto: “Voterei mai una persona che mente in questo modo per accapararsi qualche voto in più, screditando l’avversario fino a questo punto?“. La risposta penso non serva neanche esporla tanto è chiara. Palmeri, del Terzo Polo, ha ottenuto il 5,5% dei consensi: a conti fatti, se anche la nuova forza di centro decidesse di appoggiare la Moratti (41,6%), quest’ultima non riuscirebbe ad agganciare Pisapia (che ha preso il 48,1%). Per il centro-destra, e per la Lega Nord, perdere Milano dopo 18 anni (prima il leghista Formentini, poi le due legislature di Albertini e infine la Moratti, nel 2006) sarebbe da suicidio. Ma si sa, come dice il vecchio detto, che “chi è causa del suo mal pianga se stesso“.

NAPOLI – Altro risultato inaspettato, non parigrado a quello di Milano, ma comunque rilevante, è quello che arriva dalla principale città campana. Gianni Lettieri, candidato del centro-destra, è in vantaggio con il 38,3% dei voti. Subito dietro, con il 27,2%, c’è come detto Luigi De Magistris, che ha superato la concorrenza dell’altro aspirante sindaco di centro-sinistra Mario Morcone (19,8%). A differenza di Milano, qui l’alleanza fra Pd e Idv ci sarà quasi sicuramente, e i conti darebbero ragione all’ex magistrato (che supererebbe Lettieri di poco meno del 9%). L’ex sindaco e presidente di Regione Bassolino ha dichiarato: “Serviva un candidato unitario“. Per una voltà, ahimè, ha avuto ragione, ma il secondo tempo potrebbe esaudire la sua richiesta.

TORINO e BOLOGNA - Sono già definite invece le situazioni del capoluogo piemontese e di quello emiliano. A Torino prosegue la “saga” del centro-sinistra, che dopo Chiamparino (eletto nel 2001 e rinominato nel 2006) vede ora l’affermazione dell’ex segretario dei Ds Piero Fassino. Una vittoria schiacciante (56,6%) quella maturata contro Michele Coppola del Pdl (27,3%) e Vittoria Bertola della Lista Grillo (5%). A Bologna si è sfiorato di un soffio il ballottaggio, ma alla fine Virginio Merola ha avuto la meglio di Manes Bernardini (Pdl) e Massimo Bugani (Lista Grillo). A CagliariTrieste, infine, servirà una seconda tornata per decidere il nome del nuovo primo cittadino. Nel capoluogo sardo c’è sostanziale parità fra Fantola del Pdl (45%) e Zedda (centro-sinistra, 44,8%), ma occhio al 4,3% del candidato del Terzo Polo Artizzu, che potrebbe fare da ago della bilancia. A Trieste la situazione sembra meglio definita, con Cosolini che stacca momentaneamente di tredici punti percentuali il candidato del centro-destra Antonione.

LE PROVINCE - Si è votato anche per il rinnovo di undici consigli provinciali. Quattro le conferme: tre per il centro-sinistra (Gorizia, Lucca e Ravenna) e una per il centro-destra (Treviso), mentre saranno sei i ballottaggi. Il Pdl strappa Campobasso al centro-sinistra.

Insoddisfazione universitaria

articolo a cura di Maurizio Morri

Si legge su Repubblica.it (http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/la-laurea-italiani-disincantati-non-ci-credono-quattro-su-dieci/3969911?ref=HREC1-11) che i giovani italiani risultano essere, a livello europeo, quelli più disillusi sull’effettiva utilità di ottenenere una laurea per il loro “corsus honorum”. Quattro giovani su dieci pensano che si possa fare tranquillamente a meno dell’istruzione universitaria.

Dati alla mano, questa disillusione verso il sistema universitario è maggiore in quella percentuale di popolazione giovanile che va dai 25 ai 35 anni, che ha quindi esperienza diretta della vita universitaria o della vita senza di essa. Nel resto dell’Europa meridionale (Spagna, Francia) la tendenza è la stessa, mentre nei paesi del nord Europa (ad esempio la Danimarca) questa sfiducia risulta notevolmente attenuata, se non addirittura nulla.

È un dato che, essendo un fresco ex studente universitario, laureato, enormemente convinto dell’importanza dell’istruzione universitaria per la formazione di una persona e di un cittadino, mi preoccupa, ma non mi sorprende. Il discorso può diventare facilmente demagogico, ma alcune conclusioni credo possano essere lapalissianamente condivise. Come si può chiedere ai giovani di essere fiduciosi in un sistema universitario che evidentemente non fornisce le competenze necessarie al fine di ottenere un posto di lavoro al termine degli studi? Come si può considerare la laurea un passo fondamentale nella propria formazione, se sono poi proprio i laureati quelli più soggetti alla schiavitù del precariato?

E soprattutto, come si può pensare che un ragazzo o una ragazza di diciannove anni accettino di imbarcarsi nell’impresa, faticosa per la maggior parte delle facoltà, di completare un ciclo di studi universitari in un paese dove la parola meritocrazia esiste solamente nei programmi elettorali? La risposta è che è impossibile immaginare tutto ciò, specie in un paese in cui il migliore, il modello da imitare, non è chi si impegna, non è chi è coerente, non è chi è onesto, ma chi trova sempre e comunque una scorciatoia, più o meno onesta.

Allora perchè faticare, se esiste un modo più semplice di ottenere una vita soddisfacente?

Nucleare da paura

articolo a cura di Maurizio Morri

La scelta del governo Berlusconi di intraprendere (perlomeno sulla carta) un ritorno all’energia nucleare in Italia ha avuto sicuramente una conseguenza positiva, ovvero che in Italia si tornasse finalmente a parlare di questo tema. Purtroppo, come se avessimo bisogno di un’ulteriore prova, il dibattito sull’energia nucleare ha messo in mostra l’evidente arretratezza culturale e politica nella quale il nostro paese oramai si trova, già da prima che cominciasse l’era-Berlusconi.

La prima evidente stranezza è che l’Italia è l’unico paese in cui essere o meno a favore dell’energia nucleare sancisce anche un’appartenenza politica. Se sei a favore sei di destra, se sei contro sei di sinistra. E ancora: le opinioni che contano non sono quelle di tecnici e scienziati, ma quelle di politici male informati, artisti senza nessun background di tipo scientifico, attivisti neo-hippy e sessantottini riciclati.

Come fisico, posso dire che il livello di ignoranza scientifica di questo paese è oramai atrocemente elevato. Siamo al culmine di un declino cominciato con la riforma scolastica Gentile, e perpetrato dai suoi successori, di qualsiasi schieramento politico. Per il famigerato italiano medio, radiazione significa morte, orribili mutazioni, apocalisse. Come si può spiegare a queste persone che anche mangiando una banana, dormendo vicino al proprio partner, andando in giro per un parco si assumono radiazioni? Che le radiazioni sono alla base del processo evolutivo? Che esistono, che ci circondano, e che se viviamo è anche merito loro? Tutti, pro e contro, parlano del nucleare solo dal punto di vista della sicurezza; nessuno ne fa un’analisi economica. Anzi, quasi nessuno.

Vi consiglio la lettura di questo articolo: i-numeri-dellenergia-senza-propaganda. È scritto da un fisico, che calcola con precisione i costi delle diverse forme di energia citando le fonti di provenienza dei dati utilizzati, il che permette di verificare l’autenticità dei risultati ottenuti.

Raggiungete poi le vostre personali conclusioni, votate come volete, ma fatelo informati. Vi prego.

Effetto boomerang

Tutti i quotidiani, giovedì mattina, aprivano con la querelle fra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia durante il faccia a faccia televisivo a “Sky Tg24“. Sul finire del dibattito, come saprete, il sindaco uscente ha accusato lo sfidante di essere stato condannato per il furto di un veicolo, prima che il reato fosse amnistiato, mentre Pisapia (rifiutandosi di stringere la mano alla Moratti) ha annunciato la querela (guarda il video).

La verità sta nel mezzo, e il perchè presto detto. Nei cosiddetti “anni di piombo“, Pisapia è stato membro del “Collettivo” studentesco della libreria di via Decembrio a Milano, gruppo legato ai terroristi di “Prima Linea“. Il furgone a cui ha fatto riferimento la Moratti venne rubato da Massimiliano Barbieri, Roberto Sandalo e Marco Donat Cattin (figlio dell’esponente della Dc Carlo) il 19 settembre 1978, e doveva servire per il rapimento di William Sisti, capo del servizio d’ordine del “Movimento lavoratori per il socialismo“. Barbieri venne arrestato, e due anni dopo insieme ai due suoi compagni parlò del piano andato poi a vuoto. Sul ruoto di Pisapia i tre diedero versioni contrastanti, ma nel 1980 l’attuale candidato sindaco di Milano venne arrestato con le accuse di partecipazione alla banda armata “Prima Linea” e concorso morale nel furto del furgone. Restò 4 mesi in carcere, poi venne prosciolto per la banda armata e rinviato a giudizio in Corte d’Assise per l’altro reato. La vicenda si concluse con un’amnistia, ma la Corte aggiunse che “nei confronti di Pisapia poteva essere emessa solamente una pronuncia di assoluzione per insufficienza di prove“. Pisapia rinunciò all’amnistia e fece ricorso alla Corte d’Assise d’Appello, che lo assolse nel merito (anno 1986). Questa seconda parte la Moratti l’ha dimenticata. Peccato che sia quella maggiormente rilevante. Poi se vogliamo discutere del fatto che il suo rivale ha un passato non certo tranquillo (“Prima Linea“, formazione seconda solo alle “Brigate Rosse“, ha ucciso in quegli anni 23 persone) è un altro discorso, che (forse) dovrebbe essere affrontato.

L’attacco della Moratti a Pisapia rischia quindi di trasformarsi in un boomerang: i sondaggi la danno in vantaggio, ma chissà che questa vicenda non si tramuti in un clamoroso autogol, malgrado l’appoggio ricevuto dal Presidente del Consiglio Berlusconi. La Lega si è dissociata (e non è la prima volta nell’ultimo periodo), e pare che alcuni membri dello staff del sindaco non sapessero nulla di questo coniglio tenuto maldestramente nel cilindro fino alla fine. Che avvenga quello che la comunicazione politica chiama “Underdog effect“, cioè la corsa a votare il candidato che è sfavorito nei sondaggi? Da ieri è più probabile che ciò accada.

La differenza fra “good” e “bad” journalism (2)

Solo poche settimane fa vi avevo documentato su un episodio che spiegava bene quale fosse la differenza fra giornalismo “buono” e giornalismo “cattivo”. Vi ricorderete la barzelletta di Berlusconi prontamente censurata dalla cronista di parte che, a fine performance, rassicurava il Premier sulla non riproducibilità delle sue dichiarazioni (vedi qui).

Una situazione analoga, che non coinvolge il Presidente del Consiglio ma il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, è al centro di questo mio secondo intervento sull’argomento. “Ma perchè i giornalisti non fanno più le domande?“, si chiedono in molti. Lo faccio anche io, che sogno di fare questo mestiere e che vedo politici lasciati totalmente liberi di parlare senza un minimo di contraddittorio.

Durante la presentazione del codice di riforma del settore turistico, il 5 maggio scorso nella sede della presidenza del Consiglio dei ministri, la Brambilla incontra i giornalisti e senza remore esordisce chiedendo: “Va bene se faccio qualche dichiarazione io?“. Ci sono nove microfoni pronti a raccogliere le sue frasi, ma nessuna voce si leva per rispondere: “No!“. E quindi parte il soliloquio (guarda il video de \”Il Fatto Quotidiano\”). In gergo giornalistico la chiamano “smicrofonata“. Detto in parole povere può essere definito come totale asservimento al potente di turno.

Se questo è giornalismo…!

9 maggio 2011, terza Giornata della Memoria

Due uomini diversi fra loro, ma che hanno fatto e fanno parte della storia di questo paese. Trentatrè anni fa morivano Peppino Impastato e Aldo Moro.

Il primo ucciso per essersi ribellato alla mafia (lui che proveniva da una famiglia malavitosa dalla quale si era distaccato), il secondo per mano delle Brigate Rosse, che dopo 55 giorni di progionia fecero ritrovare il suo cadavere in Via Caetani a Roma. In questo clima di tensione, queste due figure vanno ricordate, insieme alle tantissime altre che hanno versato il loro sangue per il bene dell’Italia.

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono sicuramente quelle più importanti e note, ma in questa terza Giornata della Memoria (dedicata alle “vittime del terrorismo” e alle “vittime del dovere“), non vanno dimenticati i nomi dei 26 magistrati e delle 352 persone morte per terrorismo e stragi. Fra questi Emilio Alessandrini, Guido Galli e Giorgio Ambrosoli, le cui gigantografie erano oggi esposte fuori dal Palazzo di giustizia di Milano, ma anche Francesco Coco, Vittorio Occorsio, Girolamo Minervini etc…

Chissà se i nostri politici si ricordano ancora di loro. A volte viene da pensare che non sappiano nemmeno chi siano.

Un paese che guarda al passato (e non al futuro)

Aprendo quest’oggi i giornali, e leggendo gli aggiornamenti sui siti dei vari quotidiani, sono rimasto colpito da due storie simili fra loro, che testimoniano come il nostro sia un paese ancorato al passato in maniera forte e che non guarda al futuro.

Roma, quartiere San Paolo. È la mezzanotte di venerdì quando un giovane ricercatore della Facoltà di Lettere all’Università Roma Tre viene avvicinato da un gruppo di quattro ragazzi su due motorini. “Sei un camerata?“, gli chiedono. Lui, sorpreso dalla domanda, risponde di sì. Scatta la furia dei quattro teppisti, che lo picchiano selvaggiamente con calci e pugni e lo colpiscono con i caschi. Morale: trentacinque giorni di prognosi, vista una frattura allo zigomo, due al setto nasale e una frattura perioculare. Il 30enne è ora in ospedale, in attesa di essere operato.

Bari, treno che da Matera porta al capoluogo pugliese. Un controllore delle Ferrovie Appulo Lucane avrebbe insultato un extracomunitario che, sprovvisto di biglietto, si sarebbe sentito dire: “Speriamo che venga Hitler, che ti tagli la testa e che ti metta nel forno crematorio“. Un fatto davvero increscioso, una frase di una gravità inaudita. Un passeggero, presente sulla tratta, ha girato un video, pubblicato su “You Tube” dall’associazione “Il grillaio” di Altamura (vedi qui il servizio del “Tg3″). Lo stesso sarà utile per fare luce su quanto accaduto e, in caso di appurata colpevolezza, per un serio provvedimento disciplinare.

Due notizie in cui si percepisce un clima di ritorno agli anni di piombo da una parte, e addirittuta a quelli delle dittature (in questo caso quella nazista) dall’altra. Siamo nel 2011 e usiamo ancora termini quali fascismonazismo, comunismo. La gente non capisce, o meglio fatica a capire, che sono passati svariati decenni da quelle epoche storiche che hanno segnato profondamente la storia del nostro paese. Bisognerebbe evitare di pronunciare ancora certe parole, mettendole in cantina ricoperte dalla polvere. Il comportamento di alcuni nostri politici di certo non aiuta, ma i cittadini guardino avanti e non indietro. Potrebbe essere un buon inizio. Continuando così, sarà al contrario l’inizio della fine.