ilConfrontoPDAi punti, il confronto fra i candidati alla segreteria del Pd andato in onda su Sky Tg24 lo ha vinto Giuseppe Civati. Parere strettamente personale, sia chiaro, che deriva dal fatto di aver visto un candidato che ha parlato con un linguaggio «di sinistra» agli elettori di un partito che tale è o dovrebbe essere, visto che ogni tanto, dalle parti del Nazareno, se lo dimenticano.

LE PAGELLE:

MATTEO RENZI 7. Telegenico è telegenico, ma soffre quando il ritmo è quello imposto dalle regole concordate per un confronto “all’americana”. Solitamente va a briglia sciolta e sotto pressione, in certi casi, fatica a trovare la sintesi. Punta a non strafare e ripete come un mantra che lui si candida alla guida del Pd per «cambiare l’Italia». Bene sulla patrimoniale («prima sia la politica a dare il buon esempio», Civati lo segue a ruota), ottima l’idea di parlare a «Francesca» quando si affronta la questione femminile. Sui matrimoni gay è molto di centro – quasi di destra – e molto poco di sinistra. Ci ha dato una notizia: gli hanno fregato la bicicletta. Questo ancora non lo sapevamo.

GIANNI CUPERLO 7.5. È l’intellettuale del gruppo che pure, con un atteggiamento un po’ troppo cattedratico e statico, non scalda i cuori degli internauti (stasera, ahilui, le primarie sono andate in scena sul web ed è arrivato ultimo in quasi tutti i sondaggi che sono stati aperti). Sfora spesso il tempo a sua disposizione e sembra sempre aver lasciato il concetto a metà. È quello che dà il voto più alto al governo Letta («più che sufficiente», Renzi si era limitato alla semplice sufficienza mentre Civati è per l’immediato ritorno alle urne) nonché l’unico favorevole – senza se e senza ma – alla patrimoniale. Cosciente di dover rimontare, ha giocato all’attacco facendo meglio del sindaco di Firenze. P.S. Non gira col “macchinone” (ha una classe A del 1998 e una Vespa nera) e ha un cane di nome «Floyd».

GIUSEPPE CIVATI 8.5. Ha vinto lui per un motivo abbastanza semplice, quasi banale: dice cose «di sinistra» («Dobbiamo essere meno moderati e più radicali» è la sintesi perfetta del suo pensiero). Il governo Letta? Bocciato «per colpa dell’impianto». Le unioni gay? «Sono per la totale uguaglianza, sono per i matrimoni egualitari. Voglio che il Pd faccia una discussione aperta, non voglio reticenze e imbarazzi». Ed è favorevole ad affidi e adozioni. Fra i tre è il più sciolto (anche se non sbottona mai la giacca), più amico di chi guarda che politico che siede in Parlamento. L’appello finale ha scaldato i cuori di molti. Un paio di sue battute – stupenda quella su Quagliariello e Violante ma anche l’accostamento di Berlusconi e Alfano ai cugini di campagna – contribuiscono ad abbassare la tensione. Lancia l’applauso per Prodi e da segretario promette di identificare i 101 che ne hanno impedito l’elezione al Quirinale (auguri!). Spingitore di primarie.

Twitter: @GiorgioVelardi