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Archive for luglio, 2011

“Processo lungo”, l’ennesima mano tesa a criminali e mafiosi

sabato, luglio 30th, 2011

Difficilmente, su questo blog, avete trovato articoli che mostrassero, fra le righe, un esplicito orientamentamento politico. E, con altrettanta difficoltà, ne troverete altri a parte questo.

Quanto accaduto venerdì in Senato mi ha portato a riflettere molto e ad uscire, per una volta, dal mio ruolo di semplice “mercante di notizie“. Il cosiddetto “processo lungo” (che nei mesi successivi dovrà passare l’esame della Camera), lo dico subito e senza giri di parole, è una grande porcata, di cui il Governo dovrebbe vergognarsi. In pochi, purtroppo, sanno cosa preveda questa norma che per l’ennesima volta tende la mano ai criminali e ai mafiosi, e allunga a dismisura i tempi dei processi per favorirne la prescrizione. Sono 4 i capisaldi del disegno di legge:

  1. La modifica di alcuni articoli del codice di procedura penale, ovvero il 190, il 238 bis, il 438, il 442 e il 495, in materia di giudizio abbreviato e di delitti punibili con la pena dell’ergastolo;
  2. La norma permette alla difesa di presentare un numero illimitato di testimoni, anche nei processi di primo grado. Il giudice deve sentire tutti coloro che vengono convocati, senza poterne valutare la rilevanza o meno (in caso contrario, l’intero procedimento potrebbe essere considerato nullo). L’imputato potrà inoltre interrogare i testi, come accade in Germania, con l’avvocato che farà da mediatore per evitare errori nel porre le domande;
  3. Si dà l’addio alla “norma Falcone”, la quale prevede che una sentenza passata in giudicato possa essere considerata come prova in un altro processo. Vale lo stesso discorso fatto poco fa: si allungano ulteriormente i tempi per risentire di nuovo gli stessi testimoni, favorendo la prescrizione;
  4. Gli ergastolani non possono chiedere il rito abbreviato (con cui si evita il dibattimento e la decisione viene presa nell’udienza preliminare).

Tutte le norme valgono anche per i processi in corso, purchè questi siano ancora nella fase dibattimentale del primo grado. Come sottolineato in maniera esauriente da Luigi Ferrarella nell’edizione del Corriere della Sera di sabato 30 luglio, questa non è solo una norma ad personam per Berlusconi, ma è allargata a tutti quei delinquenti che sanno, una volta compiuto un reato, di poter anacquare il processo fino a spingerlo ai limiti dell’inverosimile. «Processo lungo, la mafia ringrazia», ha scritto ieri Famiglia Cristiana nell’edizione on line. Non serve aggiungere altro.

Uccidere in cambio di una colazione

venerdì, luglio 29th, 2011

Solo pochi giorni fa ci siamo scandalizzati nel leggere e commentare le folli gesta di Anders Behring Breivik, il killer di Oslo e Utoya. C’è però un’altra storia che i giornali on line stanno proponendo in queste ultime ore, che ha proporzioni fortunatamente molto meno vaste alla voce “vittime” ma che fa comunque accapponare la pelle.

Siamo in Galles, nel distretto di Bridgend, noto alle cronache come “Death Town” per essere diventato negli ultimi anni il luogo principe dei suicidi giovanili (fra le fine del 2007 e il 2008 ventidue ragazzi tra i 15 e i 27 anni si sono tolti la vita). E anche stavolta il suo nome è legato ad un fatto di sangue. Joshua Davies, 16enne con la passione per i film violenti, ma anche molto bravo a scuola (un moderno “Dotto Jekyll e Mr. Hyde“) ha ucciso l’ex fidanzata Rebecca colpendola alla testa con una pietra grande quanto una palla da rugby, come riferiscono gli inquirenti.

I due giovani erano stati insieme tempo fa, poi lei aveva lasciato Joshua perchè era troppo invadente e geloso. «La ucciderò», si era promesso lui, tanto da chiedere agli amici cosa gli avrebbero dato in cambio se avesse davvero compiuto il folle gesto. «Una colazione», ha risposto uno di loro. Il 23 luglio scorso lui avvisa l’amico («Non dire niente ma stai per pagare il conto»), poi chiede a Rebecca di incontrarsi, la porta in un bosco, e la uccide. Il giovane abbandona il corpo dell’ex fidanzatina e cerca di crearsi un alibi postando su Facebook una serie di commenti in cui si dice preoccupato per la scomparsa della ragazza. Infine, il ritrovamento del cadavere di Rebecca e la tragica verità.

«Ho cercato di romperle il collo ma lei gridava, così ho preso la pietra. La parte peggiore è quando senti il cranio cedere», ha detto ai giudici del tribunale di Swansea, che giovedì 28 luglio lo hanno condannato per omicidio. Ora Joshua passerà buona parte della sua adolescenza dietro le sbarre: non si sa ancora quanti anni dovrà scontare, ma l’auspicio è quello che dopo un simile gesto non esca tanto facilmente dal carcere.

Cina, la nuova censura ora colpisce le reti Wi-fi

venerdì, luglio 29th, 2011

Che la Cina sia la fucina delle restrizioni delle libertà individuali, politiche e religiose è ormai cosa nota. L’ultimo stop riguarda ancora la rete Internet, e a finire sotto il colpo della scure stavolta sono i bar e i ristoranti che offrono gratuitamente ai clienti l’accesso alle reti Wi-fi.

La polizia di Pechino ha già fatto sapere che dalla capitale il regolamento verrà esteso a breve in tutto il paese, e che i gestori dei locali che offrono il servizio dovranno acquistare un software (costo: 2.200 euro circa) che permette di individuare gli internauti che stanno navigando all’interno degli esercizi commerciali. La violazione della privacy è evidente, e occorre un celere intervento degli organismi internazionali per fare in modo che la questione non cada nel dimenticatoio.

Ma perchè il governo cinese compie questa nuova mossa? Ufficialmente, fanno sapere dai veritici del partito comunista che poche settimane fa ha festeggiato i suoi 90 anni, è per «fermare i criminali che usano la rete per ricatti, traffici proibiti e giochi d’azzardo». In molti, proprio su Internet, parlano però di una paura di contagio della “primavera araba”, con Internet diventato il fulcro dei ribelli di Tunisia, Egitto, Libia etc… Non solo: c’è chi ipotizza che lo stop sia dettato dal fatto che il World Wide Web sia diventato il primo veicolo di protesta contro il governo per l’incidente fra due treni nella zona Orientale del paese di sabato 23 luglio. «Le autorità vogliono nascondere la verità sull’accaduto per proteggere i corrotti funzionari delle ferrovie», si legge su alcuni blog.

Nel “Paese di mezzo” sono già bloccati tutti i social network (YouTube, Twitter e Facebook): elemento che rende di fatto impossibile la condivisione di notizie interessanti, ma in dissenso con i principi del partito. L’ennesima brutta storia da raccontare di una Cina che negli ultimi anni è diventata uno dei giganti dell’economia mondiale.

Una prigione-premio per Anders Behring Breivik

giovedì, luglio 28th, 2011

Dopo la strage del 22 luglio scorso, l’Europa e il mondo intero hanno visto violata la tranquillità di un paese, la Norvegia, mai salito agli onori delle cronache per fatti simili. Ci si è meravigliati per quanto accaduto, per la morte di 76 persone, la maggior parte delle quali (68) freddate da un paranoico schizofrenico di nome Anders Behring Breivik, 32enne ultranazionalista, cattolico fino al midollo e con un odio viscerale nei confronti dell’Islam.

Ebbene ora si scopre che il killer di Oslo e Utoya potrebbe scontare i 21 o i 30 anni di carcere (i giudici stanno cercando di accusarlo di “crimini contro l’umanità“) nel penitenziario di Halden Fengsel, nella capitale. Non una prigione, ma una vera e propria isola felice, costata al governo la bellezza di 175 milioni di euro e inauguarata nel 2010. Trecentomila metri quadrati di comfort, con celle che sembrano vere e proprie stanze d’albergo e in cui sono presenti televisori con schermi al plasma, lettori Dvd, mobili in stile Ikea e connessione a Internet. Le guardie del carcere, quasi totalmente disarmate, sono in maggioranza donne, e arrivano addirittura a fare sport e mangiare con i detenuti.

Un atteggiamento amichevole turbato dalla crudeltà mostrata da Breivik nel compiere i suoi feroci atti. Il killer verrà processato non prima del 2012, e in cella (ora è rinchiuso nel carcere di Ila, sulla costa occidentale del Paese) ha già chiesto di avere uno psichiatra non norvegese, del cibo speciale e un computer portatile. Non solo: Breivik avrebbe anche preteso di potersi collegare al sito di Wikileaks e di avere accesso al suo delirante manifesto online, pubblicato poco prima delle stragi.

Una serie di privilegi concessi neanche al più disciplinato dei detenuti. Ecco perchè la sua potrebbe essere addirittura definita come una prigione-premio, alla faccia dei parenti delle 76 vittime della strage.

“Metodo Boffo” alla padana

mercoledì, luglio 27th, 2011

Nella calda estate del 2009 tenne banco il cosiddetto “metodo Boffo“, quello usato dall’allora direttore de Il Giornale Vittorio Feltri per screditare il parigrado di Avvenire, Dino Boffo. I documenti pubblicati sul quotidiano milanese, poi rivelatisi una bufala, ebbero un effetto devastante per l’attuale direttore di Tv 2000, che abbandonò la guida del quotidiano dei vescovi.

A due anni esatti da questa vicenda ecco spuntare quello che i giornali hanno già definito il “metodo Boffo in salsa padana“. Pare infatti che Monica Rizzi (Lega Nord), unica donna nella giunta lombarda di Formigoni e assessore allo Sport e ai Giovani, sia venuta in possesso di informazioni riservate (con la complicità di un maresciallo della Guardia di Finanza, Francesco Cerniglia), per favorire l’ascesa politica di Renzo Bossi, figlio del leader Umberto, tramite il possesso di notizie «sensibili» sugli avversari politici nel Carroccio.

Il tutto con la complicità di una “sensitiva” e titolare dell’agenzia investigativa Cagliostro, Adriana Sossi, sorella di un assessore di un piccolo comune del Bresciano e addetta alla rassegna stampa della Rizzi. Quest’ultima si difende («Sono nella Lega da 25 anni, festeggio le nozze d’argento. Se avessi saputo di dossier e simili porcate, me ne sarei andata un minuto dopo»), ma intanto la sua casa e il suo ufficio sono stati perquisiti dalla polizia giudiziaria. L’avvocato Diddi difende la sua assistita, mentre nessun commento è arrivato dal “Trota“.

Chissà se Renzo, dopo il Web 2.0, ci spiegherà com’è andata davvero.

Feltri, Borghezio e l’idiozia delle loro parole

martedì, luglio 26th, 2011

Il tanto decantato Articolo 21 della nostra Costituzione sancisce la libertà di espressione del pensiero. Ognuno può dire ciò che vuole, dunque, senza ledere il buon costume. Se negli ultimi due giorni questo non è stato leso, o peggio calpestato, è solo perchè a fare notizia sono due personaggi che grazie alle provocazioni e alle sparate hanno costruito la loro immagine: Vittorio Feltri e Mario Borghezio.

Lunedì 25 luglio, in un fondo pubblicato a pagina 3 de “Il Giornale” (http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=12GIET), Feltri ha etichettato i giovani partecipanti al congresso del partito Laburista come “Incapaci di reagire” perchè, a detta sua, Breivik era uno e loro 500, e quindi si sarebbero potuti difendere evitando la strage. Avrebbero dovuto fare come gli animali, che pensano prima al branco e poi al singolo, ma così non è stato. Se ci fossimo trovati a parlare di una situazione diversa, il discorso dell’esperto giornalista sarebbe stato pienamente condivisibile. Qui, però, la vicenda è un’altra: uno squilibrato che spara all’impazzata sulla folla, senza un obiettivo specifico, ma per uccidere il più possibile (alla fine sono morte più di 70 persone). Non ti tratta di egoismo o di egotismo, come dice lui, ma di attimi in cui la razionalità va a farsi benedire. Anche il direttore di Libero Maurizio Belpietro, in quel mai chiarito “agguato” subito lo scorso anno, fuggì rifugiandosi dentro casa, lasciando sola la sua guardia del corpo in balia del presunto aggressore. Chissà se anche a lui Feltri ha parlato di egoismo ed egotismo per essere fuggito, in difesa della propria incolumità.

L’altro personaggio al centro delle cronache è Mario Borghezio, straconosciuto eurodeputato leghista, al centro delle cronache per le continue boutade a cui ci ha abituati. Quella di martedì 26 luglio ha fatto più notizia delle altre, perchè l’esponente del Carroccio ha dichiarato, intervendo a “La Zanzara” su Radio24: “Il “no” alla società multirazziale, la critica dura alla viltà di un’Europa che pare rassegnata all’invasione islamica e financo la necessità di una risposta identitaria e cristiana di tipo templare al dilagare delle ideologie mondialiste, sono ormai patrimonio comune degli europei, fra cui il sottoscritto“. Tradotto: le idee del mostro di Oslo non sono poi così male.

Nel pomeriggio, intervenendo a Radio Ies, Borghezio ha rincarato la dose: “Ho avuto come l’impressione che questa strage sia servita a qualcosa. Io non penso che lo squilibrato abbia agito con queste finalità, ma chiediamoci: come è possibile che uno così noto alla autorità possa girare in questo modo? Io in Europa rappresento la Padania, non l’Italia – continua l’europarlamentare -. Sono secessionista, sono sempre stato votato solo da padani e in liste padane. Mi sento padano, ma ho la carta d’identità italiana e sono rispettoso delle leggi della Repubblica italiana. Io sono contro quelli che magnano a Roma. Io a Roma ce magno molto poco perchè ci vado poco e malvolentieri. Ma tanta gente di Roma mi chiede di creare sezioni padane nella Capitale! Io non odio i romani, che sono bravissima gente, odio la politica romana!“, conclude.

Non voglio aggiungere alcun commento all’idiozia delle loro parole.

Prima di guardare in casa d’altri meglio badare alla propria

lunedì, luglio 25th, 2011

Nell’edizione di lunedì 25 luglio di uno dei più importanti giornali britannici, The Indipendent, arriva l’ennesimo attacco al nostro paese. Stavolta, a finire sotto accusa, è nientemeno che l’«ipocrita simpatia» degli abitanti della penisola.

Secondo quanto scrive l’ex corrispondente dall’Italia, Peter Popham, gli inglesi che vengono in vacanza in Italia non devono farsi ingannare da questa arma a doppio taglio, che riesce a penetrare anche la loro anima «burbera e severa». Il nostro è un paese dominato dalle corporazioni, chiuso verso gli immigrati, con le università dominate dai baroni (ma come, non è quello che diceva la Gelmini, ministro del Governo di quel Berlusconi tanto demonizzato?) che danno posti di lavoro ad amici e parenti, continua il giornalista. Per carità, Popham non sbaglia. Anzi, ha ragione su quasi tutta la linea.

Però? Qui è necessario usare questa nota congiunzione, perchè gli inglesi hanno da sempre espresso giudizi di valore sul nostro paese, senza mai badare prima a ciò che accade in casa loro. In questi giorni il loro primo ministro è al centro di uno scandalo di vaste proporzioni che ha coinvolto i vertici della polizia (che si sono dimessi) e che ha portato alla chiusura di uno dei più antichi giornali di cui il Regno Unito disponeva, il News of the World di Rupert Murdoch. «Quest’ultimo – dice Popham – vedrà ridimensionato il suo ruolo all’interno del circolo mediatico dopo quanto accaduto, mentre Berlusconi rimarrà al suo posto e continuerà a trattare l’Italia come un suo feudo privato». Siamo sicuri che il magnate australiano pagherà per quanto accaduto? Lui stesso, nei giorni scorsi, ha più volte ribadito che non lascerà la guida della News Corporation. Le previsioni e i pronostici di un pur bravo e attento giornalista, francamente, lasciano il tempo che trovano.

Noi aspettiamo i fatti, poi valutiamo. Magari, la prossima volta, prima di guardare se l’erba del vicino è più verde, si pensi ad annaffiare la propria. Si fa più bella figura.

La nuova frontiera della sitcom ora coinvolge i trans di Via Gradoli

domenica, luglio 24th, 2011

Si chiamano Carlà (nome che ai più ricorderà qualcosa, o meglio qualcuno), Esmeralda, Minnie e Lady Ritona. Sono le protagoniste di Trans, la nuova sitcom in onda su Internet ambientata a Via Gradoli (Roma) e ispirata neanche a dirlo ai fatti che hanno coinvolto l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo.

La rivoluzionaria frontiera della web tv all’italiana, definita dallo sceneggiatore e regista Marco Costa «un prodotto studiato per combattere il pressappochismo televisivo, contro il relativismo culturale», è stata presentata al Gay Village giovedì 21 luglio.

Le interpreti sono quattro transessuali sudamericani che «si dividono fra il difficile ma appagante lavoro di prostitute e combattono contro i piccoli grandi problemi della vita». Oltre a loro ci sono anche un pusher cocainomane e un onorevole (il cui nome è Luigi Piersanti), cliente abituale dei trans.

Non mancano scene sarcastiche e c’è addirittura spazio per le risate registrate in sottofondo. Una vera e propria “opera d’arte”, insomma, pronta a far nuovamente parlare di sé.

L’ultima bizzarria del Carroccio: le sigarette leghiste

giovedì, luglio 21st, 2011

Vi assicuro che quando ho letto questa notizia, soprattutto in un periodo di forte tensione politica e sociale come questo, sono caduto dalle nuvole. Va bene il marketing, ok l’innovazione, ma addirittura produrre le sigarette leghiste è troppo, anche per coloro che sono di larghissime vedute.

Si chiamano “Terre del Nord – Padania“, e il nome non poteva che essere quello. Con una specifica, posta sul retro della confezione: “Dalla selezione dei migliori tabacchi della Val Padana rinasce il gusto unico e inconfondibile delle Terre del Nord“. Roba da leghisti, perchè non è la prima volta che notizie bizzarre come queste salgono agli “onori” delle cronache. Nel 1997, prima del celebre vertice di Pontida, il Carroccio annunciò che al raduno i militanti avrebbero potuto comprare bibite e panini pagando solo ed esclusivamente con gli scudi padani, banconote verdi con l’immagine del leader maximo Umberto Bossi, emesse dalla Banca della Padania Indipendente. Addirittura cinque anni prima, nel 1992, il senatore Francesco Tabladini inventò la “Lega“, la nuova moneta che venne fatta coniare per essere venduta alla festa del partito a Brescia (la stessa riportava su una facciata l’effigie di Alberto da Giussano con scudo e spada sguainata e sullo sfondo la Regione Lombardia. Il tutto contornato dalla scritta: “Repubblica del nord, Lombardia libera“).

Tornando alle sigarette, invece, pare che durante l’ultima Pontida ne siano stati vendute diversi pacchetti, come testimoniato dal presidente della Federazione tabaccai di Bergamo Luca Mangili, che anticipa la possibilità che il prodotto sia esportato anche nelle altre regioni della penisola. La regolarizzazione delle sigarette è giunta direttamente dal Ministero dell’Economia, lo scorso 12 aprile, su richiesta della “Terre del Nord srl“. Non manca proprio nulla, c’è anche la scritta: “Il fumo uccide“. Chissà se il Senatur, noto fumatore di sigari, farà produrre a breve anche questi ultimi. Farebbero concorrenza ai cubani, dando magari vita ad una nuova tipologia di prodotto: i padani.

Povera Patrizia, ora anche lei è “vittima del sistema”

sabato, luglio 16th, 2011

Era l’estate del 2009. Una stagione calda per la politica italiana non per clamorosi ribaltoni nelle aule parlamentari, ma per ciò che si scoprì accadeva nel “lettone” di Silvio Berlusconi. Al centro della scena lei, Patrizia D’Addario, escort pugliese che raccontò delle notti passate a Palazzo Grazioli in compagnia del Presidente del Consiglio, portando gelosamente con sè anche le registrazioni ambientali dei loro incontri.

Patrizia divenne la star della sinistra, la donna venuta dal Mezzogiorno che avrebbe finalmente posto fine al “regime” berlusconiano. Così non è stato: Berlusconi è rimasto al suo posto, malgrado gli altri scandali che lo abbiano travolto (in questo paese la “questione morale” non è più di casa, o forse non lo è mai stata, ndr), mentre di Patrizia, eccezion fatta per qualche serata qua e là nelle discoteche italiane e non, si sono perse le tracce.

Nell’edizione di Libero di sabato 16 giugno eccola però tornare a parlare. Proprio lei, che ora fa mea culpa e ammette: “Sono stata usata dai nemici di Silvio“. Non solo: la bionda Patrizia parla di “complotto” ai suoi danni, e si dice pronta a chiedere udienza a Berlusconi per chiarire quanto accaduto in questi due anni. Al centro della scena pare esserci il suo avvocato (Maria Pia Vigilante, ndr), tanto che la D’Addario ammette: “Mi hanno obbligata a consegnare le cassette con le registrazioni, così come sono stata costretta a dichiarare di essere una escort. Allo stesso modo mi venne imposto di rilasciare decine e decine di interviste, a cominciare da quella concordata dal mio avvocato con il Corriere della Sera, per fare esplodere il caso e arrivare allo scandalo“.

Lui (Berlusconi, ndr) ha ragione quando afferma che certi magistrati lo perseguono ingiustamente e lo colpiscono nella vita privata solo per cancellarlo dalla scena politica – continua -. L’ho provato sulla mia pelle: per danneggiare lui, c’è chi è pronto a usare le persone fragili e sfortunate come me. Io sono stata usata e adesso che non servo più, mi hanno abbandonata“. Insomma, ora anche lei è “vittima del sistema“.

La Lei e Garimberti richiamino subito Michele Santoro e lo rimettano sotto contratto: questa è una storia che lui conosce molto bene, e che ha ancora nuove pagine da scrivere.

Decidere di non decidere

giovedì, luglio 14th, 2011

Ormai è cosa certa: lo scudetto del 2006 resterà all’Inter. I tifosi della Juventus si mettano l’anima in pace, perchè anche se l’ufficialità ancora non c’è, è questo ciò che filtra dai palazzi che contano.

Decidere di non decidere: era questa la paura del presidente bianconero Andrea Agnelli, che puntualmente si sta per materializzare (il 18 luglio prossimo arriverà la risposta definitiva dalla Federazione). Il perchè è presto detto: l’allora commissario straordinario Guido Rossi non assegnò il titolo, ma si limitò a prendere atto della classifica 2005/2006 così come si era configurata dopo le penalizzazioni di Juve e Milan in merito allo scandalo “Calciopoli“. L’assegnazione “esplicita” quindi non c’è mai stata, e ciò rende impossibile la revoca perchè manca in sostanza il documento che consegna lo scudetto nelle mani della squadra di Moratti.

Un bel pasticcio all’italiana, che come al solito lascia con l’amaro in bocca i puniti (e lo sono stati giustamente, sia chiaro, ma la tanto decantata “cupola” non era composta solo da Moggi e Giraudo) e fa ridere di gusto quelli che qualche «illecito sportivo» lo hanno commesso, ma hanno poi goduto della prescrizione santificando i coinvolti scomparsi (Facchetti docet). Sarà, ma condivido l’ira dei Della Valle, visto che ancora oggi non si spiega il motivo per cui il colonnello dei Carabinieri Attilio Auricchio, che ha condotto le indagini, ha accantonato molti degli indizi che avrebbero potuto tirare in ballo da subito altre squadre, fra cui l’Inter.

Chiudo con una curiosità: Franco Carraro, ex sindaco di Roma, ministro del Turismo, presidente del Milan e della Figc etc…, anch’egli coinvolto nello scandalo (squalificato per 4 anni e 6 mesi nella sentenza della Commissione di Appello Federale in primo grado, per poi essere multato di 80.000 € nella sentenza della Corte Federale), è stato nominato commissario straordinario della Federazione italiana sport invernali. Auguri!

La metamorfosi (di Tonino)

mercoledì, luglio 13th, 2011

Cosa succede ad Antonio Di Pietro? Da anti-berlusconiano numero uno, il leader dell’Italia dei Valori sembra aver cambiato completamente rotta: ora attacca Bersani e Vendola, parla con il Cavaliere e propone addirittura l’appoggio alle riforme del Governo. Semplice caccia ai voti dei moderati, o c’è sotto qualcos’altro?

 

Tredici giugno, ore 16.00. Dopo la vittoria ai referendum, il segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani si presenta in conferenza stampa e chiede le dimissioni di Berlusconi. Parla Antonio Di Pietro: «Chiedere al Premier di lasciare in nome dei risultati referendari è una strumentalizzazione. Lavoriamo da subito per costruire un’alternativa». Ventidue giugno, pausa dei lavori alla Camera durante la verifica di Governo. Il Presidente del Consiglio si avvicina al numero uno dell’Idv, gli stringe la mano, e fra i due comincia un colloquio che va avanti per una trentina di minuti. I contenuti si conoscono solo in parte, ma nel successivo intervento Di Pietro attacca Bersani: «Dobbiamo costruire un’alternativa. Comincia tu, convocaci». Ventiquattro e venticinque giugno, interviste al Corriere della Sera e al Secolo d’Italia. L’ex pm dà un colpo al cerchio e uno alla botte. Dice che «Berlusconi è una persona sola», ma che «se farà riforme vere l’Idv non si tirerà indietro». Che «va costruito un dopo Silvio» ma «senza fare solo anti-berlusconismo». Se tre indizi fanno una prova allora viene da domandarsi: a che gioco sta giocando Tonino?

METAMORFOSI – Gregor Samsa, il protagonista de La metamorfosi di Kafka, si trasformò in un insetto, fu abbandonato dalla famiglia e, in seguito, anche dalla sorella Grete, l’unica ad essersi occupata di lui dopo la mutazione. Come Gregor, anche Tonino sembra aver subito una repentina metamorfosi. Ma di che tipo? Forse, viene da pensare leggendo e ascoltando le sue parole, non sa neanche lui cosa sia diventato. Il leader Idv, che ha da sempre fatto dell’anti-berlusconismo il suo cavallo di battaglia (malgrado sia stato addirittura vicino a Berlusconi, nel 1994, quando il Premier voleva che diventasse ministro dell’Interno del suo primo Governo), ora dice «basta» all’assalto all’arma bianca contro il Cavaliere. Fa di più: rende noto un nuovo progetto per la sua creatura, ovvero il lancio di una Idv2, «un partito di massa che si rivolga a tutti i cittadini, da destra a sinistra». Un super cartello elettorale, quindi, che riunisca in sé tutte le anime vaganti dell’elettorato scontento e deluso. Del resto, l’ex pm non ha mai nascosto la sua estrazione cattolica, il suo essere né di destra né di sinistra, la sua vocazione liberale e centrista. Funzionerà? Dalle prime reazioni, la risposta è più che negativa. Come i Samsa voltano le spalle al loro figlio, diventato una creatura mostruosa, anche i seguaci dell’Italia dei Valori hanno dimostrato di non gradire il cambio di rotta del loro numero uno. Su Facebook qualcuno gli ha dato del «traditore»; altri lo hanno addirittura paragonato a Scilipoti, che nel frattempo pare stia scrivendo la sceneggiatura di un film sulla vita del suo ex capo (che dovrebbe intitolarsi P.M. Forever). Non c’è solo il popolo a sparare su di lui. Anche la nomenclatura del suo partito, a cominciare da Luigi De Magistris, non l’ha presa bene. Il neo sindaco di Napoli ha “consigliato” a Di Pietro di «evitare la svolta centrista, perché il centro è già troppo ingolfato e chi ci vota non vuole convergere in quella direzione». Smentita, ma comunque ancora viva in ambienti interni, la proposta dell’ex girotondino Pancho Pardi di lanciare una raccolta firme contro il leader maximo. Una manovra in stile 25 luglio di lontana memoria per ora rimandata. Per ora.

APERTURE (A SORPRESA) – Malgrado le prossime elezioni politiche si svolgeranno nel 2013, la campagna elettorale è già entrata nel vivo. Questo Di Pietro lo sa, e da abile stratega qual è sta portando avanti un lavoro duro e complesso, in cui i suoi alleati sembrano essere in ritardo. Ecco, allora, le aperture inattese nientemeno che a Berlusconi e alle riforme che il Governo vuole portare a compimento. «Se quelle dell’Esecutivo sono proposte utili io le voto», dice al Secolo d’Italia, prima di aggiungere (addirittura) che «la riforma della giustizia serve, perché vanno ridotti i tempi processuali, diminuendo i gradi di giudizio con un filtro di ammissibilità o con la depenalizzazione di alcuni reati». Con Pd e Udc, poi, l’Italia dei Valori sarà «responsabile» per ciò che riguarda la manovra economica, come richiesto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel suo nuovo spettro di vedute c’è anche spazio per un elogio alla Lega: «È gente che ama la propria terra, cui va il mio rispetto. Siamo stati gli unici, insieme a loro, a votare contro l’intervento in Libia e per il ritiro dall’Afghanistan. Ora la pensiamo uguale», afferma al Corriere della Sera. La strategia appare chiara. Di Pietro punta a raccogliere non solo i voti di quegli elettori di sinistra che mal digeriscono gli estremisti di Nichi Vendola o l’immobilismo di Bersani, ma anche quelli di chi fino a ieri barrava sulla scheda il simbolo di Pdl o Udc. Sfruttando l’onda lunga dei referendum, alle prossime elezioni l’Idv potrebbe ottenere risultati importanti. Dati alla mano, negli ultimi anni il partito è cresciuto arrivando, alle regionali dello scorso anno, a raccogliere il 7,3 per cento dei consensi. Ma, come detto, ciò su cui l’ex pm può fare maggiore affidamento sono i risultati del 12 e 13 giugno scorso. La vittoria dei referendari è soprattutto merito suo, malgrado qualcuno abbia provato a mettere il cappello sul successo. Se il 20 per cento dell’elettorato del centrodestra e addirittura la metà di quello leghista si sono recati alle urne, contravvenendo agli ordini della base, vuol dire che è tempo di proseguire lungo la strada imboccata, mettendo da parte gli obsoleti slogan da piazza e assumendo un atteggiamento più moderato. Con Fli e Api nascosti nell’ombra, e con Pierferdinando Casini ancora incerto sul da farsi, l’Idv può indossare i panni del vero outsider. Non del Terzo Polo perché, precisa Di Pietro, «non rincorriamo nessuno e chiediamo che rimanga fermo il bipolarismo». Un’eventuale alleanza con i centristi? Da escludere, perché «Casini vuole stare da solo. È inutile chiedere a un monaco di clausura se gli piace la bionda o la mora, no?».

CHIUSURE (INASPETTATE) – «Dov’è il programma del centrosinistra? Chi è il leader?». Sono questi gli interrogativi che hanno portato l’uomo di Montenero di Bisaccia a distaccarsi, giorno dopo giorno, da Pd e SeL. Di Pietro non lo ha fatto in maniera così soft; al contrario, ha lanciato una serie di pesanti provocazioni che hanno causato qualche mal di pancia a Bersani e Vendola, pronti ad intraprendere il percorso che porta alle urne anche senza di lui. Al numero uno del Partito Democratico, dopo le accuse delle settimane passate («Bersani non ha ancora deciso con chi fare l’alternativa. Lui aspetta, tergiversa»), Tonino non ha perdonato l’astensione decisa (e decisiva) durante la votazione per l’abolizione delle province del 5 luglio scorso, operata per evitare di schierarsi insieme alla maggioranza visti i pareri difformi tra le varie correnti interne al gruppo. Dal canto suo, il teorico del «rimbocchiamoci le maniche» ha fornito risposte vaghe a chi gli ha chiesto un parere sugli attacchi dell’alleato, ma non ha espresso certezze su un futuro assieme. Peggio è andata al Governatore della Puglia, ma anche qui ci sono situazioni molto interessanti su cui ragionare. «No alle primarie per candidati come lui», ha tuonato il leader dell’Idv, prima di ascoltare il Vendola pensiero: «Non sono preoccupato se Di Pietro mi toglierà voti. Lui sente restringersi lo spazio a sinistra, e pensa che ricollocandosi a destra nella coalizione possa avere successo». Gli oggetti del contendere, in questo caso, si chiamano Napoli e De Magistris. Il capo di Sinistra e Libertà, fautore della candidatura dell’ex magistrato quale primo cittadino del capoluogo campano, ha prima portato avanti la proposta con la promessa che il suo partito avrebbe lavorato «pancia a terra» al fianco dell’allora europarlamentare, per poi fare un’incredibile marcia indietro e appoggiare il democratico Mario Morcone. Un boccone amaro ancora da digerire per De Magistris, poi uscito comunque vincitore, ma soprattutto per Tonino, che ha dato il via alle ostilità. «Se Di Pietro andasse a braccetto con Berlusconi e gli votasse le leggi sarebbe un inciucio, e ne dedurremmo che è impazzito», ha sentenziato Marco Travaglio. E chissà che alla fine l’unico ad avere ragione non sia lui.

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L’APPROFONDIMENTO – Tutti i dietrofront di Di Pietro

Quelli a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane non sono gli unici passi indietro fatti da Antonio Di Pietro nel corso della sua carriera politica. Primo caso: l’ormai famoso Ponte sullo Stretto di Messina. Nel 1996, quando era ministro dei Lavori pubblici, il leader dell’Idv portò la proposta in Consiglio dei Ministri definendola «opera urgente». Cinque anni dopo cambia idea perché, dice, «è una cattedrale di San Silvio, un’opera di mussoliniana memoria». Nel luglio 2006, dopo la nomina ai Trasporti, finanzia con 25 milioni di euro la società sul Ponte. Il motivo? «Bisogna completare il progetto per vedere se è fattibile o meno». Ottobre 2007: con un emendamento i Verdi chiedono l’abolizione della società, ma Tonino ricorre ai voti dell’opposizione e la maggioranza va sotto. Maggio 2009, ancora l’ex pm: «Berlusconi rinunci al Ponte, ci sono cose più importanti a cui pensare». Seconda vicenda: l’immigrazione. Nel corso degli ultimi tredici anni Di Pietro ha cambiato più volte la propria posizione, partendo dalla proposta di far diventare la clandestinità un reato (altrimenti l’Italia sarebbe diventata la «cloaca d’Europa») fino ad arrivare a dire che quest’ultima è una «norma inutile». In mezzo ci sono dichiarazioni come «i clandestini sono potenziali terroristi» (intervista a Libero, 23 luglio 2005) o «nel nostro paese ci sono un numero di rom dieci volte superiore a quello degli altri paesi europei. Senza lavoro, senza casa e senza sanità diventano una bomba sociale». Terzo: il nucleare. Nel settembre del 2007 il ministro battibeccava con il collega all’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, contrario alla riapertura di nuovi centrali: «C’è un preconcetto ideologico, così non si aiuta lo sviluppo. Il nucleare oggi non è come quello di ieri: non so se ne abbiamo davvero bisogno, e personalmente vorrei adoperarmi affinché non vi si ricorra. Nell’attesa abbiamo però necessità di un’energia domani mattina, sennò quest’inverno rimaniamo al freddo». Il 30 aprile del 2010 l’Idv lancia la raccolta firme per il referendum contro il ritorno al nucleare: sappiamo com’è andata. Infine: l’acqua (altra questione oggetto del voto del 12 e 13 giugno scorso). Il 17 novembre 2007, in un’intervista al periodico campano Acqua e Territorio, Di Pietro assicura che «non è particolarmente rilevante la forma di gestione; non ci sono pregiudiziali nei confronti dei privati, purché il loro interesse sia subordinato a quello generale». Poi il dietrofront. La domanda sorge spontanea: quale sarà il suo prossimo colpo di teatro?