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Basta chiamarli «tifosi»

Dice il vecchio detto che «la mamma del cretino è sempre incinta». È la verità. Lo dicono i fatti. Ce lo insegnano principalmente gli ultimi accadimenti registrati sui campi di calcio, diventati da tempo sfogatoi di rabbia repressa e malcostume. Una settimana fa abbiamo ascoltato, increduli, gli insulti degli ultras del Verona a Piermario Morosini, il giocatore del Livorno tragicamente scomparso in campo lo scorso 14 aprile a Pescara. La società ne ha preso subito le distanze, dedicandogli la giornata di Serie B di sabato 27 ottobre (come si legge sul sito Internet dell’Hellas: http://www.hellasverona.it/moro_sempre_con_noi.php), mentre per 4 tifosi identificati dagli inquirenti è stato applicato il daspo – ovvero il divieto di accedere alle manifestazioni sportive – per i prossimi 5 anni. Ma senza obbligo di firma. Il che fa un po’ sorridere, perché siamo in Italia e sappiamo già come andrà a finire. Poi partiranno i processi. Mediatici, ovviamente. Lì siamo i numeri uno al mondo. Ma andiamo avanti. Perché siccome – recita un altro vecchio adagio – «al peggio non c’è mai fine», ecco che quegli stessi “tifosi” che una settimana fa hanno condannato le deprecabili gesta dei “colleghi” veneti si sono resi a loro volta protagonisti di un’azione ignobile. Venerdì 26 ottobre, pochi istanti prima del fischio d’inizio di Livorno-Cesena (per la cronaca, finita 1-0), gli ultras livornesi si sono girati di spalle mentre veniva ricordato con un minuto di silenzio il caporale Tiziano Chierotti, caduto in Afghanistan il 25 ottobre in uno scontro a fuoco. Ovvio che non c’entri il tifo. Da Verona a Livorno l’unico leitmotiv è l’ignoranza, e nulla più. Non è la prima volta che ci troviamo ad assistere e condannare azioni simili. Ma il passato non ci ha insegnato nulla. Vi ricordate il coltello tirato dagli spalti al giocatore del Parma Dino Baggio in occasione della gara di Coppa Uefa fra gli emiliani e il Wisla Cracovia (giocata in Polonia)? Era il 1999, dodici anni fa, e la formazione allora allenata da Jerzy Kowalik fu squalificata per un anno dalle competizioni europee. E la monetina lanciata dai tifosi della Roma all’arbitro Frisk? 15 settembre 2004, e partita di Champions League (quella fra i giallorossi e la Dinamo Kiev, che a fine primo tempo vinceva 1-0) sospesa. Che dire, poi, del motorino volato giù dal secondo anello di San Siro durante Inter-Atalanta del maggio 2001? E dell’omicidio dell’agente di Polizia Filippo Raciti (derby Catania-Palermo, 2 febbraio 2007)? Infine, in rapida sequenza, l’omicidio di Gabriele Sandri, i danni agli stadi, i cori razzisti, gli striscioni offensivi, i casi di doping, “Calciopoli”, il “calcioscommesse”, un allenatore che picchia un giocatore, giocatori che si picchiano fra loro, tifosi che fanno lo stesso. E lo spettacolo che va a farsi benedire. «Colpa degli ultras», titolano il giorno dopo, a nove colonne, i giornali. Sbagliato. Non sono «ultras», neanche «tifosi». Sono nullità. Cominciamo a chiamarli come meritano, iniziamo a dare un senso ai termini che utilizziamo quando parliamo ogni giorno. Altrimenti non ne usciamo. Non si riescono a contrastare? Falso. Fermarli si può, molti di loro sono conosciuti dalle forze dell’ordine. E allora vanno “stangati”. Non è «stato di polizia», è giustizia. Quella che latita, in un Paese che si professa «democratico», e che andrebbe messa al primo posto. Altrimenti meglio chiudere baracca e burattini.

Sorriso, forza e voglia di combattere

Se mi chiedessero: «A chi vorresti stringere la mano?», risponderei Alex Zanardi. Quanto successo oggi – la vittoria della medaglia d’oro alle Paralimpiadi, specialità handbike – è qualcosa di magico. Ma forse era scritto, che doveva andare così.

Perché la vita può toglierti tanto ma non tutto. Non il sorriso, non la forza, non la voglia di combattere. Ci vorrebbero più Alex Zanardi, in giro. Sono gli eroi che questo Paese merita, di cui l’Italia ha bisogno.

Grazie Alex, orgoglio azzurro.

Twitter: @GiorgioVelardi

Football alla cantonese – da “Il Punto” del 20/07/2012

Lippi, Drogba, Anelka, Keyta, Kanouté. Sono gli ultimi volti noti del pallone finiti in Cina, la nuova frontiera dello sport più seguito al mondo. Giuseppe Materazzi: «In futuro vedremo molti italiani chiudere la carriera nella Repubblica Popolare»

Fino a pochi anni fa i fuoriclasse da 30/40 gol a stagione si limitavano a guardarli in televisione. Ora li comprano, pagandoli a peso d’oro. E li riempiono di denari con contratti faraonici. Accordi con cui (spesso) il calcio europeo non può competere, eccezion fatta per le squadre di proprietà di sceicchi e nababbi. È la Cina la nuova frontiera del football, la “terra promessa” del terzo millennio. Quella in cui sono approdati, di recente, anche il “nostro” Marcello Lippi e l’ivoriano Didier Drogba, fresco vincitore della Champions League 2012 con il Chelsea. Ma l’impressione è quella di essere solo all’inizio.

TRADIZIONE ZERO – Un Paese, la Cina, che manca completamente di tradizione calcistica. Basti pensare che il campionato di Serie A, la Chinese Super League, è nato nel 1951 ma è diventato di stampo professionistico più di quarant’anni dopo (1994). Oggi comprende 16 squadre, tre delle quali la fanno da padrone: il Guangzhou Evergrande, lo Shanghai Shenhua e il Dalian Aerbin. Malgrado si siano spesso trovati a festeggiare i trionfi delle squadre e delle nazionali europee, i tifosi cinesi non hanno mai gioito per una vittoria della loro nazionale di calcio. La selezione dei “migliori” giocatori della Repubblica Popolare ha partecipato una sola volta al Campionato del mondo, nel 2002, in Giappone e Corea del Sud. Fu una spremuta di gol (presi), visto che nel Girone C in cui era inserita insieme a Brasile, Turchia e Costa Rica, la Cina incassò 9 gol in tre partite senza segnarne nemmeno uno. Qualcosa in più la squadra è riuscita a combinare nella Coppa d’Asia: i due secondi posti raggiunti nel 1984 e nel 2004 restano però i risultati migliori mai raggiunti. A ciò fa da contraltare il boom degli ultimi anni a livello di club. Un’impennata di ingaggi, di yuan e dollari portati in giro per il mondo dentro lunghe e profonde ventiquattrore. Gli ultimi a “cedere” alle tentazioni cinesi sono stati Frédéric Kanouté, ex attaccante del Siviglia, e Seydou Keita, proveniente dalla squadra più forte del pianeta, il Barcellona pigliatutto di Pep Guardiola.

CICLONE GUANGZHOU – Il primo, 34 anni, dopo sette stagioni in Andalusia (209 presenze e 88 gol) ha sposato il progetto del Beijing Guoan – formazione nata nel 1992 e vincitrice della Chinese Super League nel 2009, attualmente terza in campionato – firmando un contratto biennale. Accordo della stessa durata anche quello siglato da Keyta (32), che dopo 14 trofei conquistati con i blaugrana ha lasciato la Spagna per accasarsi al Dalian Aerbin. A cifre pazzesche, per quello che può essere considerato sì un buon giocatore, ma non certo un top player: 7 milioni di euro all’anno. Ma ancora di più sono i soldi che ha investito la squadra attualmente in testa al torneo, il Guangzhou Evergrande. L’ultimo ingaggio faraonico la società in cui milita una vecchia conoscenza del calcio tedesco come Lucas Barrios, lo ha messo in panchina. Scherzi della retorica a parte, dopo indiscrezioni e smentite, Marcello Lippi – ex allenatore della Juventus ma soprattutto commissario tecnico dell’Italia mondiale di Germania 2006 – ha accettato l’offerta del presidente Liu Jong Zhuo portando con sé i suoi più stretti collaboratori: Narciso Pezzotti (assistente allenatore) e Michelangelo Rampulla (preparatore dei portieri). Nei prossimi tre anni, Lippi guadagnerà 30 milioni di euro in totale, 10 a stagione. Ma chi c’è dietro al Guangzhou? La Evergrande Real Estate Group, uno dei colossi nel campo dell’edilizia (in Cina, ma non solo), quotata alla Borsa di Hong Kong e attualmente valutata fra i 3 e 5 miliardi di euro. Il nome della società cinese era già balzato agli onori delle cronache nella stagione 2011, quando ingaggiò dai brasiliani del Fluminense il trequartista Darío Conca, per cui può essere fatto lo stesso discorso valido per Keyta. L’argentino è un atleta dalle buone doti tecniche, ma lo stipendio da 900mila euro al mese (8 milioni di euro l’anno per due anni e mezzo di contratto), che lo rendono il quarto giocatore più pagato al mondo dopo Cristiano Ronaldo, Lionel Messi e Samuel Eto’o, pare quantomeno esagerato in un Paese povero come la Cina. Gli stessi parametri sono quelli su cui viaggiano altri due volti noti del calcio internazionale: Nicolas Anelka e Didier Drogba. Entrambi provenienti dal Chelsea (il primo si è trasferito nel Paese di mezzo a dicembre, il secondo alla fine di giugno), si sono ritrovati allo Shanghai Shenhua. Metteranno in tasca, rispettivamente, 10,6 e 12 milioni a stagione.

I NOSTRI “CINESI” – I tifosi cinesi impazziscono per le squadre italiane. In particolare per Milan, Inter e Juventus. Non è dunque un caso che la Lega Calcio abbia siglato un accordo pluriennale per disputare la finale della Supercoppa Italiana (prossimo appuntamento il 12 agosto, quando allo Stadio Nazionale di Pechino si sfideranno Juventus e Napoli) in Cina. Ma gli italiani che per ora hanno deciso di intraprendere una carriera nella Repubblica Popolare non arrivano a riempire le dita di una mano. Il primo in assoluto a vivere l’esperienza cinese è stato Giuseppe Materazzi, padre del Campione del mondo Marco, che nel 2003 ha allenato il Tianjin Teda. «Da dieci anni a questa parte sono cambiate molte cose – esordisce Materazzi contattato da Il Punto –. Nel corso della mia esperienza, con la squadra che allenavo, ho avuto modo di giocare in città dove il calcio era molto seguito e c’era una buona organizzazione, con strutture all’avanguardia. In altre, invece, c’era una totale mancanza di programmazione: gli stadi erano addirittura privi delle docce negli spogliatoi, a fine partita alcuni inservienti ci portavano due secchi pieni d’acqua per lavarci; oppure, prima delle partite, era preferibile cambiarsi in albergo e poi recarsi al campo». La Cina sarà davvero la nuova frontiera per il football? «Credo di sì, anche perché alle spalle ci sono tantissimi interessi e investimenti – aggiunge l’ex allenatore di Lazio, Bari e Cagliari –. Lo sviluppo del calcio potrebbe ricalcare quello del Paese stesso, che fino ad alcuni decenni fa era molto povero. E il fatto che siano stati ingaggiati personaggi come Lippi e Drogba vuol dire che il business sta cominciando ad essere importante». E i calciatori italiani? Anche loro, fra qualche anno, prenderanno un volo di sola andata per il Paese di mezzo? Risponde Materazzi: «Sicuramente sì, anche perché il nostro calcio ha tanti giovani interessanti e molti giocatori che ad un certo punto potrebbero decidere di andare a chiudere la carriera in un campionato come quello cinese». Sempre nel Tianjin Teda ha giocato, per una sola stagione (2009), Damiano Tommasi, ex faro del centrocampo della Roma e oggi presidente dell’Aic (Associazione Italiana Calciatori). Mentre Fabio Firmani, ex Catania e Lazio, ha vestito nel 2011 la maglia del Guizhou Renhe, disputando 18 partite e segnando 2 gol.

CALCIOPOLI AL VAPORE – Ma nel campionato in cui ha militato un altro volto noto del calcio internazionale come Paul Gascoigne (2003), e mentre l’Inter inizia una cooperazione con la China Railway Construction Corporation per la costruzione del nuovo stadio nerazzurro, non mancano gli episodi di corruzione. Anche la Cina vanta infatti la sua Calciopoli: un terremoto che negli ultimi sei anni ha coinvolto Nan Yong, ex numero uno della Chinese Football Association, più 4 arbitri, decine di giocatori e addirittura Li Tong, marketing manager Nike per la Cina. Bravi per antonomasia a copiare tutto, i cinesi hanno preso anche la parte peggiore dello sport più seguito al mondo. Del resto – come recitava il titolo del famoso film di Marco Bellocchio datato 1967 – La Cina è vicina.

Twitter: @GiorgioVelardi     

L’Italia ha fallito. Anche nel calcio

Che l’Italia sia un paese che ha fallito è acclarato. Ieri Umberto Bossi, leader della Lega Nord, ha minacciato la crisi di Governo. «Dio volesse!», ha esclamato qualcuno. Ma che l’Esecutivo cada o meno conta poco: peggio di così le cose non possono andare.

Ma la notizia di giornata – sul fronte sportivo – è stata un’altra: Antonio “Totò” Di Natale è l’unico italiano presente nella lista dei 50 candidati al Pallone d’Oro, che sarà assegnato il prossimo 9 gennaio. Un segnale inequivocabile: anche il nostro calcio, dopo la politica, l’economia e compagnia cantante, ha fallito. Ma non perchè il numero 10 dell’Udinese non sia un ottimo giocatore – guida da due anni la classifica cannonieri della Serie A – ma semplicemente perchè ha 34 anni. Non è quindi un giovane talento, come Messi (24) o Cristiano Ronaldo (26), perchè guarda un po’ il nostro paese non investe sui giovani non solo a livello lavorativo, ma pure a livello calcistico. Le società italiane mettono sul piatto solo l’1 o 2% per i propri settori giovanili, mentre in Spagna, Inghilterra e Germania l’investimento va dal 6 al 10% (cinque o sei volte tanto). Nella lista per i candidati al più importante riconoscimento individuale a livello calcistico – che sarà scremata a novembre, quando i candidati saranno ridotti a 23 e poi (il 5 dicembre) a 3 – il Barcellona porta ben 9 giocatori, il Real Madrid 5. Non sono solo numeri, sono lampadine rosse che si accendono per segnalare un grave problema.

Poi c’è il capitolo degli stadi di proprietà. Quella della Juventus è sembrata una vera rivoluzione, poi si scopre che la struttura è stata costruita con acciaio non a norma e che c’è il rischio di chiusura. Ma dove viviamo? In Italia, quindi la risposta ai perchè e ai per come di tale idiozia e negligenza è già compresa. In Europa sono tante le squadre ad avere da anni un impianto tutto loro – si pensi all’Arsenal in Inghilterra e al Bayern Monaco in Germania -, fattore che frutta ingenti ricavi tramite un business collaterale che ripaga, in pochissimo tempo, degli sforzi economici necessari alla costruzione della struttura. E nel nostro paese? La legge sugli stadi, che ha avuto il via libera della commissione Cultura della Camera lo scorso 5 ottobre (notizia passata sottotraccia), e che sarà ora calendarizzata al Senato, arriva con enorme ritardo e presenta una serie considerevole di punti oscuri, primo fra tutti la gestione dell’affido dei lavori per la costruzione degli impianti. Secondo la legge, infatti, lo stadio può essere costruito “dalla società sportiva, una società di capitali dalla stessa controllata e perfino soggetti pubblici o privati che al fine di effettuare investimenti sullo stadio o sul complesso multifunzionale, stipulino un accordo con la medesima società sportiva per la cessione alla stessa del complesso multifunzionale o del solo stadio“. Il tutto con regole speciali e veloci, e con il rischio del tanto famigerato abusivismo edilizio (Legambiente sta monitorando molto attentamente la situazione).

Infine c’è il dossier Roma 2020, e quel taglio di 4,5 miliardi sui 9 previsti per il progetto che dovrebbe portare la Capitale ad ospitare, fra nove anni, le Olimpiadi. Il tutto grazie all’eliminazione del progetto-metropolitana (da allungare fino alla Farnesina) suggerito da Franco Carraro (a volte ritornano), attuale commissario straordinario della Fisi. Gli investimenti per Londra 2012 sono di 12 miliardi, noi ci presentiamo alla data del 15 febbraio 2012 – scadenza per la presentazione dei prospetti al Comitato Internazionale – con le tasche vuote e la speranza (o presunzione?) di ottenere la vittoria. Forse è per questo che nel mondo ridono di noi. Non che gli altri stiano chissà quanto meglio, ma un tantino meno peggio di noi sicuramente sì.

Emirati Arabi in lutto, il nazionale Awana muore in un incidente stradale

Aveva 21 anni, ed era salito agli onori della cronaca per aver segnato un rigore di tacco contro la nazionale libanese, nell’amichevole terminata 6-2 per gli Emirati Arabi lo scorso 17 luglio (vedi il video: http://www.youtube.com/watch?v=aTWhT_N7BOg). Il giovane talento Theyab Awana, in forza al Baniyas, è morto la scorsa notte in seguito ad un incidente stradale – la sua auto si è scontrata con un camion -, in cui è rimasto gravemente ferito anche il fratello. Il centrocampista stava rientrando a casa dopo aver sostenuto un allenamento con la propria nazionale.

Il giocatore, classe ’90, militava dal 2007 nella squadra di Abu Dhabi, con cui aveva segnato quattro gol in 36 partite. Awana ha poi indossato la maglia della propria nazionale esordendo nel 2004 con quella dell’Under-17, per poi passare nel 2007 nell’Under-20, nel 2010 nell’Under-23 e infine in quella maggiore (sette presenze e una rete).

“Calcio totale”: Manchester capitale del calcio, in Spagna volano Real e Barça

Mentre i Paperoni della Serie A italiana scioperano, in giro per l’Europa si gioca e si segna tanto. In Inghilterra come in Spagna, in Germania come in Francia. Manchester si trasforma, in un weekend, nella nuova capitale del calcio, con United e City che segnano 13 gol in due e mantengono la testa della classifica. Cominciano i giochi anche in Spagna, dopo l’accordo raggiunto fra Lfp ed Afe: il Real Moudrid segna 6 gol al malcapitato Saragozza, il Barcellona risponde mostrando la “manita” al Villarreal.

INGHILTERRA – Come detto, è Manchester il centro di gravità della Premier League. Gli uomini di Alex Ferguson umiliano con un inedito 8 a 2 l’Arsenal, giustiziere dell’Udinese nei preliminari di Champions League. Rooney mette a segno una tripletta, Young una doppietta, costringendo i Gunners a pagare – come “risarcimento” per la figuraccia – una trasferta ai tifosi accorsi all’Old Trafford. Sull’altra sponda, quella del City, il copione è lo stesso. La quaterna di Dzeko e il sigillo finale di Agüero archiviano la pratica Tottenham. Fanno sul serio anche Liverpool, Chelsea, Wolverhampton e Newcastle, che formano il quartetto posizionato a quota 7. I Reds hanno la meglio del Bolton (3 a 1), mentre gli uomini di Villas Boas superano con qualche apprensione (l’infortunio di Drogba, finito in ospedale con una commozione cerebrale) il Norwich. Il Newcastle batte 2 a 1 il Fulham, mentre il Wolves non va oltre lo 0 a 0 contro l’Aston Villa. Questi i risultati delle altre sfide: WBA-Stoke City 0 a 1; Wigan-QPR 2 a 0; Blackburn-Everton 0 a 1 e Swansea-Sunderland 0 a 0.

FRANCIA – Il Montpellier resta capolista (9 punti), malgrado la sconfitta subita sul campo del Lione, che sale al secondo posto, a quota 8. Comincia a prendere quota anche il PSG, che vince in trasferta sul campo del Tolosa e si porta a soli due punti dal comando. I parigini sono in compagnia di Rennes (3 a 2 contro il Caen), Sochaux (2 a 1 al Saint-Etienne), Lille (3 a 2 ad un Marsiglia sempre più in crisi) e Lorient (2 a 1 al Nancy). Un piccolo balzo in avanti lo compie anche il Dijon, che conquista i tre punti sul campo dell’Èvian e raggiunge il Caen a 6 punti. Arriva contro il Valenciennes il successo esterno del Bordeaux, mentre l’Auxerre cala il poker contro l’Ajaccio. Nizza-Brest termina a reti bianche.

GERMANIABayern Monaco, Schalke 04 e Werder Brema sono il terzetto di testa della Bundesliga. Grazie alla tripletta di Mario Gòmez, i bavaresi vincono in casa del Kaiserslautern penultimo in classifica, mentre il solito, eterno Raul, regala i tre punti alla squadra di Gelsenkirchen, che supera 1 a 0 il Borussia Mönchengladbach. Grazie ad Arnautovic e Rosenberg, invece, il Werder vince in rimonta contro l’Hoffenheim, passato in vantaggio con Firmino. L’Hannover perde la possibilità di balzare al comando non andando oltre il pari contro il Mainz; lo stesso destino tocca anche ai campioni in carica del Borussia Dortmund, fermati sullo 0 a 0 dal Leverkusen. Spettacolo e gol ad Amburgo, dove la squadra di casa (fanalino di coda) perde 4 a 3 contro il Colonia di Lukas Podolski. Il Friburgo vince 3 a 0 contro il Wolfsburg, Norimberga ed Hertha Berlino 1 a 0 contro – rispettivamente – Augsburg e Stoccarda.

SPAGNA – La Liga parte con il botto, e non poteva essere altrimenti. Sono 30 i gol segnati nel primo weekend di campionato. Diciotto solo quelli concentrati fra Saragozza, Barcellona e Valencia. Contro gli uomini di Aguirre, il Real Madrid mette a segno 6 gol, firmati da Ronaldo (tripletta), Marcelo, Xabi Alonso e dal ritrovato Kakà, il cui destino sembra essere ancora legato ai Blancos. Se Mourinho parte col botto, Guardiola non sta a guardare. Contro un avversario molto più ostico, il Villarreal, i blaugrana escono dal campo con in tasca un sonoro 5 a 0, messo a segno da Messi (doppietta), Fàbregas, Thiago Alcantara e Sànchez. Sarà, anche quest’anno, un campionato a due? Possibile, ma per ora c’è anche il Valencia, che con una clamorosa rimonta ha la meglio (4 a 3) del Racing Santander (tripletta di Soldado e Rami). Bene, in questa prima giornata, anche Siviglia (2 a 1 al Màlaga), Maiorca (1 a 0 sull’Espanyol), Betis Siviglia (1 a 0 a Granada) e Real Sociedad (2 a 1 sul campo dello Sporting Gijòn). Finiscono in parità Getafe-Levante, Athletic Bilbao-Rayo Vallecano (entrambe 1 a 1) e Atlètico Madrid-Osasuna (0 a 0).

“Calcio totale”: United e City già regine di Premier, in Francia vince il Psg

Secondo appuntamento con “Calcio totale”, la rubrica de Il mercante di notizie che offre a tutti i lettori una panoramica su quanto accade nei principali campionati di calcio d’Europa. Anche quello appena trascorso è stato un fine settimana ricco di emozioni, gol e sorprese. Partiamo con ordine, cominciano dalla Premier League.

INGHILTERRA – Siamo solo alla seconda giornata, ma una cosa è certa: le due squadre di Manchester saranno assolute protagoniste di questo torneo. Senza nulla togliere alle altre – per carità – va detto però che United e City dimostrano organici spaventosi e milioni di sterline nel portafogli di cui attualmente nessun’altra società dispone (compreso il Chelsea di Abramovich). All’Old Trafford i Red Devils superano con un secco 3 a 0 il malcapitato Tottenham, che si arrende sotto i colpi di Welbeck, Anderson e il solito Rooney. Anche il City di Mancini segna tre gol, ma deve faticare più del dovuto contro il coriaceo Bolton, che esce sconfitto di misura (3 a 2) dal Reebok Stadium. Il Liverpool espugna l’Emirates Stadium di Londra: l’Arsenal – che dopo Fabregas perde anche Nasri, passato ai Citizens – perde 2 a 0 e sembra cominciare a mettere in archivio l’era Wenger. Sorride, invece, Villas Boas: il suo Chelsea ha la meglio del WBA, ma mentre lo scorso anno la sfida fra Ancelotti e Di Matteo era terminata 6 a 0 per l’ex allenatore del Milan, quest’anno i Blues devono accontentarsi di un 2 a 1 conquistato in rimonta. Sorridono anche Newcastle (1 a 0 al Suderland), Aston Villa (3 a 1 in casa contro il Blackburn), Wolverhampton (2 a 0 sul Fulham) e QPR, alla sua prima vittoria dopo il ritorno nella massima serie. I tre punti arrivano sul campo dell’Everton: decide un gol di Smith al 31’ del primo tempo. Pareggi nelle sfide fra Norwich e Stoke City (1 a 1), e fra Swansea e Wigan (0 a 0).

FRANCIA – Nel weekend che vede la prima vittoria in campionato del Psg, a fare notizia è il terzo successo consecutivo del Montpellier, che conquista così la testa provvisoria della Ligue1. Il 4 a 0 finale contro il più quotato Rennes porta le firme di Belhanda, Dernis e Camara (2). Ma in una classifica che sembra completamente capovolta rispetto a quella finale della passata stagione, ecco anche la strana coppia formata da Tolosa e St. Etienne, che riescono a raccogliere un solo punto a testa contro Nizza e Marsiglia. I campioni in carica del Lille conquistano invece la prima vittoria stagionale ai danni del Caen, che rimane comunque agganciato al terzetto di testa. Come dicevamo, però, anche il Paris Sg mette in cascina il primo successo dell’era Leonardo. Nel 2 a 1 finale contro il Valenciennes è decisivo l’ingresso di Pastore, pagato la bellezza di 42 milioni di euro dal Palermo. Bene anche Menez. Diversi i segni X in schedina: 1 a 1 in Bordeaux-Auxerre, Brest-Lione e Ajaccio-Evian (più quelli elencati in precedenza), mentre prevale il 2 in Nancy-Sochaux e l’1 in Digione-Lorient.

GERMANIABorussia Mönchengladbach e Hannover guidano, con 7 punti, la classifica della Bundesliga dopo la terza giornata. Se per la squadra della Bassa Sassonia si tratta di una conferma, visto il quarto posto del 2009/2010, la compagine di Lucien Favre è l’autentica rivelazione di questo inizio di campionato, dopo il rischio retrocessione della passata stagione (da registrare, questa settimana, il sonoro 4 a 1 al Wolfsburg). Alle spalle della coppia di testa spunta un settebello formato da Bayern Monaco (che schianta 5 a 0 l’Amburgo), Schalke 04 (pirotecnico 4 a 2 con il Mainz), Werder Brema (spettacolare 5 a 3 in casa con il Friburgo), Borussia Dortmund (2 a 0 sul Norimberga), Hoffenheim (2 a 0 esterno contro l’Augsburg), Mainz e Leverkusen (1 a 0 a Stoccarda). Hannover-Hertha Berlino e Colonia-Kaiserslautern finiscono entrambe 1 a 1.

SPAGNA – Lo sciopero decretato dall’Afe, il sindacato dei calciatori, ha provocato lo slittamento dell’inizio del campionato di due settimane. Al centro della contesa fra i rappresentanti dei calciatori e la federazione c’è il pagamento degli stipendi ad alcuni tesserati non ancora avvenuto da parte di numerose società. La cifra è di circa 50 milioni di euro. Intanto, continuano a tenere banco le vicende legate a Josè Mourinho. Dopo il colpo proibito a Villanova – vice di Pep Guardiola – nella finale di ritorno della Supercoppa di Spagna vinta dal Barcellona 3 a 2, l’ex tecnico del Real Madrid ha prima annunciato per bocca del suo portavoce l’addio alla Casa Blanca, per poi fare marcia indietro: «Resto dove sono».

“Calcio totale”: ecco la nuova rubrica de “Il mercante di notizie”

Primo appuntamento con “Calcio totale”, la nuova rubrica che parte da questa settimana su Il mercante di notizie. Di cosa si tratta, in sostanza? Di una panoramica sui cinque campionati più importanti d’Europa: Italia, Spagna, Germania, Francia e Inghilterra. In attesa che si comincino a giocare Serie A e Liga spagnola – malgrado le minacce di sciopero che rischiano di fermare l’inizio dei due tornei – questa settimana è scesa in campo la Premier League, e non sono mancate le sorprese. Bundesliga e Ligue1, invece, sono già alla seconda giornata, con classifiche al momento ancora incerte rispetto alle previsioni iniziali. Reggetevi forte, si parte!

INGHILTERRA – Una prima giornata, quella di Premier League, che ha già regalato sorprese. A cominciare dai risultati delle big: hanno vinto solo le due squadre di Manchester, vere favorite per la vittoria del titolo. Grazie a Rooney e Young lo United è riuscito a superare la resistenza del West Bromwich, malgrado l’erroraccio dell’estremo difensore De Gea in occasione del pareggio di Long. Il City di Roberto Mancini, invece, ha calato il poker contro lo Swansea (prossimo all’acquisto dell’ex juventino Trezeguet): il vero protagonista della gara è stato Sergio Agüero, autore di una doppietta e del passaggio per il terzo gol dello spagnolo Silva (l’altra marcatura dei Citizens porta la firma di Dzeko). Pareggiano l’Arsenal, prossimo avversario dell’Udinese nel preliminare di Champions League (intanto è ufficiale: Fabregas va al Barcellona e a breve potrebbe salutare anche Nasri, direzione Chelsea) che non va oltre l’1 a 1 contro il Newcastle; il Chelsea, che impatta 0 a 0 contro lo Stoke City, e il Liverpool, fermato ad Anfield Road dal Sunderland (1 a 1). Segno X anche in altri due match: Fulham-Aston Villa, terminata a reti bianche, e Wigan-Norwich, finita 1 a 1. Belle e importanti le vittorie esterne per Wolverhampton e Bolton, che superano rispettivamente Blackburn (1 a 2) e QPR (0 a 4, rovinando il ritorno nella massima divisione dopo quindici anni a Briatore e soci). Rinviata, per gli incidenti avvenuti nei giorni scorsi a Londra, Tottenham-Everton.

FRANCIA – Continua a deludere il Paris Saint-Germain, bloccato a Rennes sull’1 a 1 (Leonardo continua a pensare ancora ad Ancelotti, e chissà che alla fine il matrimonio non si faccia sul serio), ma la notizia della settimana è la caduta del Lille campione in carica, battuto 1 a 0 in casa dalla rivelazione Montpellier (in testa alla classifica insieme a Tolosa, Caen e St. Etienne). Anche Marsiglia e Lione, seconda e terza classificata della passata stagione, faticano a decollare: gli uomini di Deschamps inciampano ad Auxerre (2 a 2), mentre il Lione fa 1 a 1 con il neopromosso Ajaccio. L’altra sorpresa di questo inizio di stagione è il Caen, che dopo aver superato nel primo turno il Valenciennes (che pareggia 0 a 0 con il Brest) archivia pure la pratica Sochaux (1 a 2). Pareggio per 1 a 1 in Lorient-Bordeaux, mentre il Tolosa ha la meglio di un’altra Cenerentola del campionato, il Dijon, e il St. Etienne del Nancy (1 a 0) Prima vittoria in campionato, infine, per l’Evian, terza e ultima squadra proveniente dalla Ligue2.

GERMANIA – Pure qui, a perdere per la prima volta in campionato, sono i detentori del Meisterschale. Il Borussia Dortmund, sconfitto in casa dell’Hoffenheim (era già accaduto lo scorso anno, e con lo stesso risultato, 1 a 0), lascia momentaneamente la testa della classifica ad Hannover e Mainz. Le due squadre rivelazione della scorsa Bundesliga vincono entrambe fuori casa: a Norimberga i primi (1 a 2), a Friburgo i secondi (con il medesimo finale). Risorge anche il Bayern Monaco, cha ha la meglio del Wolfsburg, e il Leverkusen (vittoria di misura sul Werder Brema), mentre la tripletta dell’ex milanista Huntelaar permette allo Schalke 04 di schiantare il Colonia, alla seconda sconfitta consecutiva. Pareggi in Borussia Mgladbach-Stoccarda, Kaiserslautern-Augsburg (entrambe 1 a 1) e Amburgo-Hertha Berlino (2 a 2).

SPAGNA – In attesa del campionato – che dovrebbe iniziare il prossimo 21 agosto, ma che potrebbe slittare per via dello sciopero indetto dall’Afe (il sindacato dei calciatori) – domenica 14 agosto è andata in scena l’andata della finale di Supercoppa fra Real Madrid e Barcellona. Gara terminata 2 a 2, grazie ai gol di Özil e Xabi Alonso per le Merengues, e di Villa e Messi per gli ospiti. Il ritorno si giocherà mercoledì sera al Camp Nou.

Decidere di non decidere

Ormai è cosa certa: lo scudetto del 2006 resterà all’Inter. I tifosi della Juventus si mettano l’anima in pace, perchè anche se l’ufficialità ancora non c’è, è questo ciò che filtra dai palazzi che contano.

Decidere di non decidere: era questa la paura del presidente bianconero Andrea Agnelli, che puntualmente si sta per materializzare (il 18 luglio prossimo arriverà la risposta definitiva dalla Federazione). Il perchè è presto detto: l’allora commissario straordinario Guido Rossi non assegnò il titolo, ma si limitò a prendere atto della classifica 2005/2006 così come si era configurata dopo le penalizzazioni di Juve e Milan in merito allo scandalo “Calciopoli“. L’assegnazione “esplicita” quindi non c’è mai stata, e ciò rende impossibile la revoca perchè manca in sostanza il documento che consegna lo scudetto nelle mani della squadra di Moratti.

Un bel pasticcio all’italiana, che come al solito lascia con l’amaro in bocca i puniti (e lo sono stati giustamente, sia chiaro, ma la tanto decantata “cupola” non era composta solo da Moggi e Giraudo) e fa ridere di gusto quelli che qualche «illecito sportivo» lo hanno commesso, ma hanno poi goduto della prescrizione santificando i coinvolti scomparsi (Facchetti docet). Sarà, ma condivido l’ira dei Della Valle, visto che ancora oggi non si spiega il motivo per cui il colonnello dei Carabinieri Attilio Auricchio, che ha condotto le indagini, ha accantonato molti degli indizi che avrebbero potuto tirare in ballo da subito altre squadre, fra cui l’Inter.

Chiudo con una curiosità: Franco Carraro, ex sindaco di Roma, ministro del Turismo, presidente del Milan e della Figc etc…, anch’egli coinvolto nello scandalo (squalificato per 4 anni e 6 mesi nella sentenza della Commissione di Appello Federale in primo grado, per poi essere multato di 80.000 € nella sentenza della Corte Federale), è stato nominato commissario straordinario della Federazione italiana sport invernali. Auguri!

Tagliatori di teste (ora anche nel calcio)

Una delle conseguenze peggiori della crisi economica mondiale è stato il licenziamento di milioni di lavoratori in tutto il mondo. Un universo finora esente da questo trattamento è quello del calcio, anche se le cose sembrano essere in procinto di cambiare.

Ad inaugurare la figura del “tagliatore di calciatori” (o “di gambe“, come qualcuno lo ha ironicamente definito) è il Manchester City dell’italianissimo Roberto Mancini. Non riuscendo a “piazzare” alcuni giocatori, i Citizens hanno assoldato l’ex presidente del Blackburn John Williams, che dovrà cedere in un solo colpo Adebayor, Bellamy, Bridge, Jo, Whright-Philips e Santa Cruz.

Tempi duri, anche per il pallone.

Quando un semplice gesto vale più di tutto il resto

Sabato sera, come sapete, il Barcellona ha vinto la quarta Champions League della sua storia, battendo 3 a 1 il Manchester United nella finale di Wembley. Messe da parte le prodezze di Pedro, Leo Messi e Villa, c’é un avvenimento da segnalare con grande orgoglio, che fa capire come a volte prima del denaro e della fama ci sia  la semplicità di un piccolo (grande) gesto.

La “Coppa dalle Grandi Orecchie” non l’ha alzata Puyol, capitano della corazzata blaugrana, ma Éric Abidal, il terzino francese tornato in campo dopo l’operazione del 17 marzo scorso per un tumore al fegato. Abidal ha vinto la sua battaglia, lottando con tutte le sue forze per arrivare a giocare questa partita, riuscendoci. La squadra non lo ha mai lasciato solo, lo ha sostenuto così come hanno fatto (sportivamente) tutti i giocatori delle altre squadre del campionato spagnolo. Éric ha calcato nuovamente il terreno di gioco lo scorso 3 maggio, quando erano passati meno di due mesi dall’intervento. Nel match contro i “Red Devils” è stato uno dei migliori, poi ha sollevato per primo il trofeo vinto. La sua è una davvero una delle favole più belle di un calcio sempre più legato al business e alla gloria personale. Ma è anche un messaggio forte a tutti coloro che vivono ancora (o hanno vissuto) combattendo contro il male che lui è riuscito a sconfiggere.

Un gesto, quello di Puyol, che invece rende bene l’idea di come il Barça sia, come recita il suo motto, “Més que un club“.