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Bambini senza più una guida

Elena, molto probabilmente, non ce la farà. Le condizioni della bimba di appena 22 mesi che mercoledì scorso, a Teramo, è stata dimenticata in auto dal padre per cinque ore, si aggravano di ora in ora. “L’intervento di decompressione cerebrale effettuato venerdì nel tardo pomeriggio ha evidenziato un imponente edema cerebrale. Questo si inserisce in una situazione di insufficienza renale“, hanno fatto sapere i medici dell’ospedale di Ancona, dove la piccola è ricoverata.

Scorrendo sul web si scoprono però altre storie e vicende che hanno come protagonisti bambini indifesi e maltrattati, e genitori che andrebbero mandati in riformatorio (loro, non i figli, come a volte avviene), data le gravità dei fatti accaduti. Ho finito di leggere pochi minuti fa la storia di una famiglia cinese di Valdobbiadene (provincia di Treviso), che per punizione ha lasciato il figlio di 5 anni per sette ore in piedi davanti alla porta di casa. Dopo l’arrivo dei Carabinieri, chiamati dai vicini che si sono accorti di quanto stava accadendo, la coppia si è giustificata dicendo che il bambino era troppo vivace e andava punito, e che da loro in Cina si usa così.

C’è poi, uscendo dalla voce “genitori-figli“, la vicenda che riguarda don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato pochi giorni fa con l’accusa di abuso su minore e cessione di stupefacente. Sembrano diversi i giovani coinvolti, molti dei quelli non hanno ancora compiuto 18 anni. Oggi Seppia si è difeso, nell’interrogatorio a cui è stato sottoposto per cinque ore a Genova, dichiarando: “Non sono mai andato con minorenni né ho mai ceduto loro stupefacenti“. Alcune testimonianze e le intercettazioni telefoniche in possesso degli inquirenti sembrano però inchiodarlo. Certo è che, al di là di come si concluderà la vicenda a livello giudiziario, quello che per molti bambini e ragazzi doveva essere una guida si è trasformato nel peggiore dei loro incubi.

Business, business, business. Anche nel giorno della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II

Archiviato il matrimonio di William e Kate, il secondo evento clou di questa settimana è ovviamente la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Questo articolo non celebrerà la figura di uno degli uomini più importanti del ’900 (lo hanno già fatto abbastanza i programmi di approfondimento della nostra televisione), ma analizzerà il business intorno ad una cerimonia che riunirà nella Capitale milioni di fedeli giunti da ogni parte del globo.

Cominciamo dai prezzi degli alberghi, sfruttando il contributo di Codici (Centro per i diritti del cittadino, www.codici.org). “È vero che i prezzi  degli alberghi durante  l’alta stagione sono più alti, ma in questo caso – ha commenta il Segretario Nazionale Ivano Giacomelli – gli stessi sono schizzati alla  stelle“. Ecco le cifre: nel periodo preso in considerazione (dal 30 aprile al 2 maggio), per un duplice pernottamento, i risultati ottenuti sono stati i seguenti: in Zona Vaticano è stato rilevato un aumento del 148%; zona Piazza Navona 102%; zona Trastevere 168%; zona Aurelio Monte Verde 139%; Esquilino, 96%; Eur 110%; Zona San Giovanni/Repubblica 116%. La media totale registra un aumento del 125%. Non va dimenticato il fai da te. Sul sito Portaportese.it, giorni fa, un utente ha scritto: “Garbatella, 2 camere doppie per beatificazione Papa Wojtyla due notti, con servizio navetta da e per i luoghi della cerimonia, 500 euro a persona“. Niente male, direi.

Passimo poi all’oggettistica: nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha operato un maxi sequestro di circa 5,5 milioni di pezzi contraffatti in alcuni capannoni di Tor Bella Monaca e in un negozio del quartiere Esquilino. La retata ha portato alla scoperta di penne, giocattoli, prodotti elettrici ed elettronici e, addirittura, di Rolex con l’immagine di Papa Wojtyla (ovviamente falsi) per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Il business era gestito da un gruppo di cittadini di origine cinese, poi denunciati all’autorità giudiziaria. I negozi antestanti il Vaticano non fanno eccezione, e si può trovare di tutto: dai rosari alle tazze per la colazione, dalle sciarpe alle magliette fino ad accendini e busti in marmo.

Infine, le stravaganze. Pensate che i cosiddetti “acchiappa-turisti” (i dintorni della stazione Termini ne sono ormai pieni) si sono inventati la domanda: “Volete saltare la fila in Vaticano? Sono 45 euro“. Qui non si fa riferimento alla data della beatificazione, ma ad un giro turistico al Vaticano che comprando un regolare biglietto costa 15 euro.

Insomma, il business vince sempre e comunque. È il denaro, bellezza!

Contraddizioni pasquali

Ai tanti profughi e ai rifugiati che provengono da vari Paesi africani e sono stati costretti a lasciare gli affetti più cari arrivi la solidarietà di tutti. Gli uomini di buona volontà siano illuminati ad aprire il cuore all’accoglienza, affinchè in modo solidale e concertato si possa venire incontro alle necessità impellenti di tanti fratelli“. Il messaggio lanciato da Papa Benedetto XVI durante la messa di Pasqua è chiaro, ma cade in contraddizione con quanto sta accadendo proprio in un luogo sacro, la basilica romana di San Paolo fuori le mura, nelle ultime quarantott’ore.

La scorsa notte dieci dei cento rom sgomberati dal campo abusivo di Casal Bruciato, e che hanno occupato la basilica, non sono stati fatti rientrare all’interno del luogo sacro dopo essere usciti per comparare cibo e pannolini per i più piccoli: la gendarmeria ha infatti transennato l’interno del chiostro per evitare che i nomadi si avvicinassero al cancello. E, ancora, durante l’omelia nessun accenno è stato fatto dal sacerdote celebrante a quanto sta avvenendo all’esterno della struttura.

In molti si dimenticano i dati concreti: in Italia il Vaticano possiede il 20-22% degli immobili (1/4 della Capitale è nelle sue mani), il patrimonio gestito dallo Ior (la Banca Vaticana) sfiora i 6 miliardi di euro e si stimano 200.000 posti letto gestiti da religiosi. Nella sola Roma si contano anche quasi 2.000 enti religiosi, che risultano proprietari di circa 20.000 terreni e fabbricati, suddivisi tra città e provincia.

La Caritas ha annunciato che i rom saranno ospitati in sue strutture, ma se la Chiesa facesse di più (e, abbiamo visto, può eccome) invece di chiedere e predicare, sarebbe davvero un buon inizio.