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Archive for settembre, 2011

Esclusiva del “Corriere della Sera”: ecco la lettera della Bce al Governo

giovedì, settembre 29th, 2011

Questa mattina, in esclusiva, il Corriere della Sera ha pubblicato la tanto chiacchierata lettera firmata da Mario Draghi e Jean-Claude Trichet e inviata al Governo italiano lo scorso 5 agosto. Se leggete con attenzione la missiva, vi sarà facile notare come la manovra messa nero su bianco da Berlusconi e Tremonti non sia altro che la risposta alle richieste di Francoforte. Ecco la versione integrale del documento:

Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011
Caro Primo Ministro,
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.

Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1.Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.

2.Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.

Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’è l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,

Mario Draghi, Jean-Claude Trichet

Emirati Arabi in lutto, il nazionale Awana muore in un incidente stradale

lunedì, settembre 26th, 2011

Aveva 21 anni, ed era salito agli onori della cronaca per aver segnato un rigore di tacco contro la nazionale libanese, nell’amichevole terminata 6-2 per gli Emirati Arabi lo scorso 17 luglio (vedi il video: http://www.youtube.com/watch?v=aTWhT_N7BOg). Il giovane talento Theyab Awana, in forza al Baniyas, è morto la scorsa notte in seguito ad un incidente stradale – la sua auto si è scontrata con un camion -, in cui è rimasto gravemente ferito anche il fratello. Il centrocampista stava rientrando a casa dopo aver sostenuto un allenamento con la propria nazionale.

Il giocatore, classe ’90, militava dal 2007 nella squadra di Abu Dhabi, con cui aveva segnato quattro gol in 36 partite. Awana ha poi indossato la maglia della propria nazionale esordendo nel 2004 con quella dell’Under-17, per poi passare nel 2007 nell’Under-20, nel 2010 nell’Under-23 e infine in quella maggiore (sette presenze e una rete).

Messico, lì dove muoiono i giornalisti

domenica, settembre 25th, 2011

L’ultima a perdere la vita, in ordine di tempo, è stata Maria Elizabeth Macias, 39 anni, caporedattore del giornale Primera Hora. Ma il Messico, da qualche anno a questa parte, sta assistendo al dilagare di un fenomeno preoccupante: l’assassinio di giornalisti.

Verso la fine del 2009 il dato era allarmante: secondo un documento redatto da “Reporters senza frontiere” (Rsf), ”con 55 giornalisti uccisi e otto scomparsi dal 2000, il Messico è il paese più pericoloso del continente per la libertà di stampa“. Ma il numero di cronisti caduti è aumentato, in questi ultimi due anni, tanto da toccare addirittura quota 83. Lo scorso due settembre, inoltre, il paese ha pianto la scomparsa di Marcela Yarce e Rocio Gonzalez Trapaga, i cui corpi sono stati ritrovati privi di vita nel parco Iztapalapa, in un quartiere di città del Messico. La prima, fondatrice e direttrice delle relazioni pubbliche del settimanale Contralinea, e la seconda (freelance) lavorano indagando sul tasso di corruzione dilagante in Messico. Alla fine di agosto è stato ucciso anche Humberto Salazar, direttore di un quotidiano web, che si occupava prevalentemente di politica.

Neanche la creazione di una di una Procura speciale per i delitti contro i giornalisti (Feadp, 2006), l’associazione presieduta da Jean-Francois Julliard, ha migliorato la situazione. La colpa principale delle morti dei cronisti è del narcotraffico: dal 2006 al 2011 sono morti 41.000 uomini negli scontri tra cartelli della droga e forze di sicurezza, un dato che fa del Messico uno dei paesi più violenti al mondo.

Il linguaggio obsoleto di Berlusconi

domenica, settembre 18th, 2011

Facciamoci una domanda e diamoci una risposta: come riuscì Silvio Berlusconi, nel lontano 1994, a vincere le elezioni? Ponendosi come uomo nuovo, come il salvatore della patria dopo la bufera di Tangentopoli, questo è acclarato. Ma lo fece anche con uno strumento che era stato sì utilizzato fino ad allora dai grandi leader, ma che lui seppe tagliare e adattare a memoria di forma: il lessico, la retorica. Berlusconi colpì gli elettori con una sola frase: «Scendo in campo», disse (da presidente del Milan, ndr) davanti alla telecamera, quasi a voler portare i telespettatori ad immaginare un gladiatore che tutto solo combatte contro animali inferociti in una grande arena.

Nel corso degli anni il Presidente del Consiglio ne ha fatte e dette tante: le bordate ai tanto odiati comunisti, i ripetuti attacchi alla magistratura politicizzata, le promesse di non mettere mai le mani nelle tasche degli italiani (poi non mantenuta) e via discorrendo. Chi lo ha sempre seguito e votato ha continuato lungo il suo cammino, in particolare dopo il tragico biennio di governo Prodi (2006/2008) che niente ha lasciato se non litigi e accozzaglie partitiche.

Oggi, però, qualcosa è cambiato. I fedelissimi seguono ancora Berlusconi, ma chi prima lo ha votato perchè era quell’uomo nuovo di cui abbiamo parlato in precedenza ora non pensa minimamente a compiere lo stesso errore. Quello che stiamo leggendo sui giornali in questi giorni (le telefonate con Tarantini, le escort, le feste e gli accordi con le invitate a Palazzo Grazioli ed Arcore per future ubicazioni in programmi televisivi) mostrano un premier ormai destinato alla panchina.

«La valanga di intercettazioni uscite fanno male a me come al Paese», ha detto il Cavaliere. Sbagliato, fanno bene al paese e male a lui, perchè ci mostrano il suo vero volto. E ancora: «Io non ho commesso nessun reato». Sicuro? A casa mia quanto accadeva nelle sue residenze si chiama sfruttamento della prostituzione. Lui era solo l’”utilizzatore finale“? No, errore, perchè Berlusconi sapeva e quindi almeno un’accusa di favoreggiamento è d’obbligo. «Io ho la maggioranza, e sia chiaro che non ho alcuna intenzione di dimettermi»: grazie, sennò lo processano e vediamo che fine farà, quando non potrà più utilizzare l’istituto del legittimo impedimento. E poi il gran finale: «Ho fatto cose che farebbero tutti». Altra balla: l’Italia è un paese migliore che merita di meglio. Speriamo che il signor Silvio Berlusconi lo capisca il prima possibile e che faccia un passo indietro. Ecco un’altra cosa che ci farebbe bene.

11 settembre, dieci anni dopo

domenica, settembre 11th, 2011

Fermatevi un istante. Sedetevi. Chiudete gli occhi. Sono passati dieci anni. Era l’11 settembre 2001. Una data che ha cambiato mondo, e non in positivo. Sono sicuro che – malgrado la drammaticità di quegli istanti – riuscite a ricordare ogni singolo momento. Dove eravate e con chi. Cosa avete pensato a caldo, quali sono state le vostre paure e le vostre ansie.

Ma cosa è cambiato, da dieci anni a questa parte? Tutto, e stavolta il tutto non è niente. Perchè il lasso temporale che intercorre fra quella drammatica giornata e questo triste anniversario ha visto l’inizio di “missioni di pace” atte ad esportare la democrazia (vere e proprie guerre, in realtà, che hanno finora visto morire migliaia di uomini e che sono tuttora in corso), una crisi economica e finanziaria che ha messo in ginocchio non solo gli Stati Uniti ma il mondo intero, e l’uccisione di Osama Bin Laden, mente e braccio degli attentati alle Twin Towers.

L’America ne esce apertamente rivoluzionata. Ricorderete tutti lo sguardo del Presidente George W. Bush quando Andrew Card (il suo capo di gabinetto) gli comunicò quanto stava accadendo (Bush era in visita in una scuola elementare). In quella maschera di incredulità, stupore, impotenza e paura, c’era tutta l’America. Una nazione colpita al cuore, in maniera inaspettata, con il sacrificio di 3.000 vite umane che verranno ricordate nella cerimonia di commemorazione a cui parteciperà Barack Obama.

Ma l’11 settembre del 2001 potrebbe non essere un episodio isolato. Noi, ovviamente, ci auguriamo di non dover più assistere a scene di questo tipo. Ma il terrorismo è come un serpente che, dopo essere stato decapitato, si rigenera, fino ad avere una nuova mente e delle nuove braccia armate pronte a morire per i propri ideali. Ecco perchè l’euforia per la morte dello sceicco del terrore deve essere presa sì come un colpo importante ad al-Qaida e al terrorismo internazionale, ma non come il colpo di grazia.

Minuto dopo minuto, il tragico ricordo di quegli istanti:

  • Ore 8.45: il volo 11 dell’American Airlines (Boeing 767) si schianta sulla torre nord del World Trade Center. A bordo ci sono 92 passeggeri;
  • Ore 9.03: il volo 175 della United Airlines (Boeing 767) si schianta sulla torre sud del World Trade Center. A bordo ci sono 56 passeggeri;
  • Ore 9.55: il volo 757 dell’American Airlines (Boeing 757) si schianta sul pentagono. A bordo ci sono 64 passeggeri;
  • Ore 11.15: il volo 93 della United Airlines (Boeing 757) precipita a Shanksville. A bordo ci sono 45 passeggeri, che vengono ricordati per il loro coraggio: riuscirono infatti a sottrarre il controllo dell’aereo ai dirottatori e ad evitare che il velivolo colpisse la Casa Bianca, obiettivo dei terroristi.

Vittime:

  • Sono 3.000, in totale, le vittime dell’11 settembre. Sono oltre 70 le loro nazionalità;
  • 246 quelle che hanno perso la vita nei cieli;
  • 2.700 i morti per l’attacco alle Twin Towers;
  • 411 i soccorritori, 343 dei quali Vigili del Fuoco.

In questo giorno particolare, Il mercante di notizie pubblicherà i vostri ricordi dell’11 settembre 2001. Sulla mia pagina Facebook lasciate un commento, o inviatemi un messaggio in posta privata. Grazie a tutti.

Emanuele: «Avevo 12 anni, ero praticamente un bambino. Ero a casa, e come ogni pomeriggio, al ritorno dalla scuola, stavo guardando tranquillamente la televisione, ma quando le trasmissioni furono interrotte, cominciò a crearsi un clima surreale che avrebbe finito con lo sfociare persino nella paura. Tuttavia, sembrava che nessuno volesse accettare che quello cui si stava assistendo fosse un evento storico. Le immagini della tragedia, trasmesse in diretta, stavano a poco a poco richiamando gli incubi sopiti di ognuno di noi. Perchè non si poteva decidere nulla, perchè bisognava soltanto guardare, perchè si era impotenti di fronte alla morte. Nei pochi secondi in cui vidi quell’aereo, quel secondo aereo avvicinarsi a quelle vetrate, mi chiesi cosa ne sarebbe stato subito dopo. Nell’ultimo secondo, sperai che gli aerei potessero esplodere soltanto nei film. A colpirmi più di ogni altra cosa, però, non fu quello che accadde, ma la velocità con cui si verificò: fui costretto a capacitarmi di come la vita umana potesse tristemente lasciar spazio ad una nuvola di fumo rossa e svanire come se fumo lo fosse sempre stato. Il panico fu tale che chiunque poteva sentirsi coinvolto dall’attacco, ed il cielo divenne sinonimo di pericolo. Erano arrivati gli alieni, alieni umani che avevano deciso di farsi la guerra. Quel giorno, qualcuno mise il mondo in scacco. Nessuno, però, aveva il coraggio di dirgli che fosse matto».

Stefano: «Me lo ricordo, credo che non lo dimenticherò mai purtroppo. Eravamo a casa tua sg…ricordi? E soprattutto non dimenticherò mai la fuga verso casa, con il timore che mentre ero per strada potesse succedere qualcosa di tragico anche a Roma……Dio che brutti momenti!!! E’ triste ricordarli ma abbiamo il dovere di farlo, per rendere omaggio alla memoria di chi ha pagato ingiustamente il prezzo della follia umana».

Francesco: «Avevo 16 anni ed ero a letto con la febbre. me lo ricordo cm fosse stato ieri. ero a casa tranquillo a guardare la tv quando il programma che stavo guardando venne interrotto da un’edizione speciale del tg. vidi quelle immagini,della prima torre colpita dal primo aereo e mi venne la pelle d’oca, non riuscivo a credere a quello ke i miei occhi, anche un pò lucidi, stavano vedendo. poi in diretta il secondo aereo contro la seconda torre e da lì tutte le altre immagini. non smisi mai di guardare la tv quel giorno. e ancora oggi a volte vado alla ricerca di video di quel maledetto giorno e li guardo con sguardo malinconico con il pensiero rivolto a tutte le vittime di quella catastrofe. non possiamo dimenticare, non DOBBIAMO dimenticare quel giorno. E dopo 10 anni, io continuo a farmi la stessa domanda: sarà andata veramente come c’hanno fatto credere?? Io ho seri dubbi. L’america è troppo grande per poter essere attaccata in una maniera cosi “semplice”… Secondo me i parenti delle vittime avrebbero il DOVERE di sapere come sono andate realmente le cose. troppi dubbi, troppi particolari lasciati in sospeso. Mah….».

Umberto: «Avevo quasi 14 anni, una fase importante per me visto che ero a pochi giorni dall’inizio del mio primo anno di scuola superiore. In quel momento però mi godevo gli ultimi scampoli estivi, e mi accingevo ad andare ad allenarmi con la mia squadra (una delle cose che più amavo). Non dimenticherò mai lo sguardo di mia madre: le dicevo che stavo per andare agli allenamenti, ma lei non mi rispondeva, e rimaneva con lo sguardo fisso sulla tv, impietrito dall’incredulità. Resomi conto dell’inferno scoppiato a Manhattan, anche io non ho potuto far altro che fermarmi ed assistere a quello spettacolo terribile. Ci sono andato, poco dopo, a quell’allenamento. Ero in forte ritardo, come altri, ma al mio allenatore non ci fu bisogno di dir nulla, aveva già capito. Fu un allenamento svolto in un’atmosfera surreale: grande silenzio, nessuno aveva voglia di scherzare come al solito. Quel giorno, quell’11 settembre di 10 anni fa, il mondo si era fermato. E noi con lui».

Annarita: «Avevo 13 anni ed ero a casa in cucina, stavo stirando delle maglie e guardavo un programma su rai1 (non ne ricordo il nome, probabilmente “La vita in diretta”) quando ad un certo punto la trasmissione venne interrotta per far spazio ad un’edizione speciale del tg. Mi venne un sussulto, mi accade sempre anche adesso quando capita, pensai subito che era successo qualcosa di grave per interrompere una trasmissione. Effettivamente era così: davanti ai miei occhi increduli di bambina si stagliavano delle immagini surreali, quasi da film, immagini che non avevo mai visto e mai avrei pensato di vedere nella realtà. L’attacco alla prima torre c’era già stato, ma in mondo visione, tutti abbiamo assistiti al secondo attacco. Il panico di coloro che guardavano le torri da sotto era straziante, le telecamere dei cronisti accorsi si muovevano quasi fossero state colpite anche loro, la gente fuggiva, piangeva, moriva insieme alle migliaia di vittime di quella tragedia. Ciò che ricordo e che mi ha scioccato enormemente è stato vedere l’impotenza di fronte alla morte di tutti coloro i quali erano all’interno delle torri e sono stati costretti, nel vano tentativo di salvarsi o volendo semplicemente alleviare più velocemente il proprio dolore, a buttarsi giù nel vuoto, tra la polvere che avrebbe risucchiato qualunque cosa. Sono rimasta a guardare la televisione tutto il pomeriggio, ad ascoltare, o fingere di ascoltare i commenti dei giornalisti, ma la mia mente era offuscata, ero assopita da quella tragedia. Credo che il primo pensiero di ognuno sia stato a quanti erano all’interno delle torri, ma mi chiedevo se qualcuno avesse pensato a quanti erano nei 2 aerei, a quanti si sono sentiti dire tra la cabina di pilotaggio e il corridoio che sarebbero morti di lì a poco. Io ho il terrore dell’aereo (a seguito di una brutta esperienza) ma credo quasi certamente che sarei morta prima dello schianto, non avrei retto ad una tale notizia. Quindi il mio pensiero di oggi, dopo 10 anni, va alle vittime tutte, che possano riposare in pace ed essere accarezzati di tanto in tanto dai nostri ricordi».

Sandra: «Ero a casa, stavo guardando un telefilm con mia madre. Ero tornata in anticipo dalla scuola quando hanno interotto il programma: siamo rimaste così sospese alla tv. Era incredibile, all’inizio si pensava a uno scherzo. Nessuno parlava, c’era solo quest’immagine in diretta e poi all’improviso un altro aereo in diretta e io che strilavo: “Mamma devi venire a vedere, sta arrivando un altro aereo mamma”. L’abbiamo visto arrivare e non si poteva fare nulla per aiutare chi era nelle torri o vicino alle torri. Poi il crollo e finalmente il giornalista inizio a parlare. Si parlava di morti, della gente che si buttava dalle finestre. Non abbiamo lasciato la tv quel giorno».

Giorgio: «Avevo 11 anni e giocavo con un mio amico che aveva dormito da me, si aspettava l’inizio della scuola che di lì a poco sarebbe ripresa. Mamma mi disse di non vedere la tv per un pò e di pensare a giocare, ma noi testardi la abbiamo accesa e ci siamo incollati allo schermo su rai1 mentre ci fu il secondo schianto……».

Samuele: «Era la classica, sonnolenta giornata di fine estate, quella in cui hai talmente poche cose da fare che arrivi perfino ad accendere la tv nel primo pomeriggio… Sullo schermo cominciano a scorrere strane immagini. sembra quasi un film d’azione e ti chiedi: “Da quando la Rai ha cominciato a trasmettere action movie hollywoodiani a quest’ora?”. Poi fai caso all’icona del TG1 in basso a destra, alzi il volume, voci sconvolte commentano quanto accade e rimandano in loop lo scontro del primo aereo. Rimani spaesato, ti siedi a mezzo centimetro dalla tv e provi a capire… “Ma quella è New York!”… Trattieni il respiro, fai il giro delle principali emittenti ed è come un macabro show trasmesso a reti unificate… Fino a quando lo vedi arrivare, lo vedi schiantarsi sull’altra torre… vedi UN AEREO che entra dentro uno dei grattacieli più alti e famosi del mondo… In quell’istante realizzi che la storia, e probabilmente la tua stessa vita, cambieranno irrimediabilmente… Gli Stati Uniti, quelli che al cinema e in tv sono sempre apparsi come intoccabili, imbattibili, al di sopra di ogni altra nazione, sono ora in ginocchio, inermi davanti a un attacco tanto tragico quanto spettacolare… Chiami qualcuno vicino a te, lo inviti a guardare, a condividere con te una scena surreale, sperando che possa dirti: “No, tranquillo… è tutto finto”. Peccato che questo qualcuno sia sconvolto quanto te… Potrebbe essere altrimenti?! Perché del resto, come si fa a non rimanere senza parole, quando si capisce che la storia del mondo che hai da sempre conosciuto, è cambiata radicalmente? 11 Settembre, impossibile dimenticare…».

Violenta lite per un biglietto, un uomo arrestato nel metrò a Termini

sabato, settembre 10th, 2011

articolo a cura di Mirko Carnevale

Grida di dolore, lacrime di rabbia, di indignazione. Un ragazzo giace a terra, in ginocchio, i polsi stretti dietro la schiena da manette di acciaio. Attorno a lui degli agenti di Polizia sotto gli occhi di tutti lo maltrattano, lo gettano per terra, cercano di reprimere ogni suo tentativo di ribellione. Scene di ordinaria disperazione in una metropoli multietnica come Roma.

Sono le 19.50 circa e ci troviamo alla fermata della metro B di Termini, direzione Laurentina. Quel ragazzo, di colore e di corporatura piuttosto importante, avrebbe secondo le prime indiscrezioni varcato i tornelli di ingresso del metrò sprovvisto di biglietto, da qui il legittimo richiamo da parte di uno dei vigilantes che avrebbe però usato dei toni poco garbati, sicuramente non consoni alle norme di civile convivenza. Da qui la lite è degenerata passando dalle parole alle mani, fino all’intervento di altri vigilantes prima, e delle forze dell’ordine dopo, che con la forza hanno cercato di quietare gli animi. Dall’altra parte dei binari, in direzione Rebibbia, alcuni connazionali del ragazzo assistendo alla scena hanno cominciato a gridare e ad inscenare una colorita protesta alla quale alcune guardie giurate in servizio presso la stazione hanno risposto con provocazioni varie, cercando in tutti i modi lo scontro fisico. Fortunatamente ciò non è avvenuto, anche grazie al buon senso dei presenti, sia italiani che stranieri, che hanno cercato di far ragionare i giovani, comprendendo e condividendo la loro indignazione. Nel frangente di tempo, durato circa 10 minuti, i treni in entrata in stazione sono stati preventivamente bloccati, temendo che qualcuno potesse inavvertitamente finire sulle rotaie. Il giovane è stato nel frattempo portato via dalle autorità e alcuni agenti hanno raggiunto sul lato opposto i ragazzi che stavano protestando. Anche qui i poliziotti hanno dimostrato poco buon senso, aggredendo verbalmente i presenti e spintonando una ragazza, anch’essa di colore, fino a farla cadere a terra. Dopodiché, la situazione è tornata alla normalità e nella stazione si è ristabilita la calma.

Queste sono scene che scuotono la mente e fanno riflettere. Viviamo tutti sotto tensione e circondati da disperazione, basta un niente per innescare una scintilla. I regolamenti ci sono ed è giusto che vadano rispettati e fatti rispettare sempre e comunque, ma penso che ciò che più è importante e prioritario rispettare è la dignità umana, anche perché infondo la legge senza l’uomo è solo un mucchio di parole al vento.

La manovra e quelle norme sulla casta rivisitate

giovedì, settembre 8th, 2011

Dite la verità: ma voi, di questa manovra, avete capito qualcosa? L’hanno cambiata quattro volte, alla fine l’hanno pure blindata con il 49esimo voto di fiducia dell’era Berlusconi IV, con una certezza: che a pagare saranno sempre i soliti noti. «Vabbè, ormai ci siamo abituati», diranno i più.

C’è però un particolare che è ahimè saltato agli occhi a pochi, forse solo agli addetti ai lavori. Il tanto decantato taglio ai costi della politica era stato inserito un articolo – il 13  – che nel testo definitivo è stato ampiamente rivisitato. Tradotto in sintesi, ciò vuol dire che:

1.       Il taglio delle retribuzioni o delle indennità dei componenti degli organi costituzionali (10% per redditi superiori ai 90mila euro, e 20% oltre i 150mila) si applicherà solo nel triennio 2011/2013, e non per sempre, come precedentemente previsto;

2.       Quel che è peggio, però, è che per i parlamentari cambia anche il regime di incompatibilità: se un deputato o un senatore svolge un’altra professione e guadagna più di 9.847 euro netti, l’indennità di carica di 5.846 euro mese netti non sarà più tagliata del 50%, ma la sforbiciata si farà sul totale annuo percepito a titolo di indennità, e sarà pari al 20% per la quota eccedente i 90mila euro, e al 40% se si superano i 150mila;

3.       Viene quasi totalmente cancellato, invece, il principio secondo cui un parlamentare non può ricoprire anche un’altra carica elettiva pubblica. Nel nuovo testo l’incompatibilità è ridotta alle cariche elettive di natura monocratica relative a organi di governo con enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5mila abitanti. Quindi i parlamentari potranno continuare a fare i sindaci nei comuni medio-piccoli, nonchè gli assessori (anche nelle grandi città).

«Si stava meglio quando si stava peggio», dice il vecchio detto. Sante parole.

Sono un lettore del “Corriere della Sera”, e voglio che domani il mio giornale sia in edicola

lunedì, settembre 5th, 2011

Domani, martedì 6 settembre 2011, avverrà qualcosa a cui difficilmente abbiamo già assistito. Un quotidiano, anzi il quotidiano più importante ed autorevole del panorama giornalistico italiano, non sarà in edicola. Per volontà diretta del segretario generale della Cigl, Susanna Camusso, il Corriere della Sera (ma anche la Gazzetta dello Sport, altro quotidiano del gruppo RCS) non verrà stampato. In prima persona, il numero uno di Corso d’Italia ha fatto in modo che i poligrafici iscritti al suo sindacato incrociassero le braccia (domani, lo ricordiamo, c’è lo sciopero indetto dalla Confederazione Generale Italiana del Lavoro per protestare contro la manovra del Governo), provocando la reazione sdegnata di Ferruccio De Bortoli. Il direttore del Corriere, con un fondo pubblicato questa mattina sul quotidiano, ha spiegato ai lettori i motivi per cui domani non potranno sfogliare il giornale (http://www.corriere.it/economia/11_settembre_05/de-bortoli-sciopero-generale-commento-camusso_cdd55aea-d77b-11e0-af53-ed2d7e3d9e5d.shtml).

Un fatto grave, che lascia amarreggiati soprattutto perchè dalla bocca di sindacalisti ed esponenti dell’intellighenzia di sinistra arrivano spesso – e a volte senza giusta causa – proclami a favore della tanto decantata libertà di stampa. Per carità, scioperare è un diritto sancito dalla nostra Costituzione (art. 40), ma è altrettanto giusto poter fruire del proprio organo di stampa senza che un leader sindacale intervenga direttamente in situazioni di questo genere. E in questa occasione pare sinceramente essere di fronte ad un capriccio della Camusso. Il Corriere della Sera è un quotidiano nazionale, scevro da interessi di parte o in mano a qualsivoglia partito politico. Per carità, in passato ha appoggiato indirettamente questa o quella parte politica. Ma va ricordato come nessun giornale, neanche in quel tanto decantato “paradiso” anglosassone, sia privo di interessi. I giornalisti sono, prima di tutto, cittadini ed elettori, ed hanno una loro posizione. Che può essere consona o meno alla linea editoriale del giornale per cui scrivono, poi è la loro professionalità che fa il resto. Criticare è, dunque, un loro sacrosanto diritto. Senza offendere, per carità, e questo il Corriere non lo ha fatto. Se ha espresso posizioni critiche nei confronti della Cgil, in questi giorni, non ha sbagliato, perchè è quello che la stampa deve fare. E se non lo facesse ci lamenteremmo del contrario.

Domani verrà messo un bavaglio all’informazione. Un bavaglio vero, perchè se la legge sulle intercettazioni è ancora in fase embrionale e le telefonate possono ancora essere ascoltate e pubblicate, il fatto che domani il quotidiano di Via Solferino non esca è certo al cento per cento. Nel corso del pomeriggio, su Facebook, sono nate due pagine per “protestare” contro quanto accadrà domani. A margine di questo articolo troverete gli indirizzi: iscritevi numerosi, mi raccomando.

In conclusione vorrei far notare come nessun esponente di quella che prima ho definito “intellighenzia di sinistra” abbia espresso il suo punto di vista. Quando Michele Santoro vedeva minato il suo programma, quell’”Annozero” che sembra più “La Corrida” che un talk show politico, la mobilitazione è stata generale. Parafrasando le parole pronunciate dall’ormai ex istrione di Viale Mazzini, dico: “Sono un lettore del Corriere della Sera, e voglio che domani il mio giornale sia in edicola“.

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