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La morte in un click – da “Il Punto” del 6/04/2012

La vicenda di Teresa Sunna, la 28enne deceduta dopo aver ingerito nitrito di sodio scambiato per sorbitolo e acquistato online, riapre il dibattito sulle farmacie telematiche. Spesso dietro queste si nascondono organizzazioni criminali. Altre volte si tratta di vere e proprie truffe ai danni degli acquirenti. I Nas: «Mercato più redditizio della droga». LegitScript: «Su 40mila presenti, solo lo 0,6% sono sicure»

Chiedono «giustizia», i familiari di Teresa Sunna. Una studentessa modello, il cui sogno era quello di laurearsi in Economia e commercio. Un punto di riferimento per amici e parenti. Morta a soli 28 anni dopo aver ingerito nitrito di sodio, una sostanza altamente tossica utilizzata (in quantità minime) come conservante alimentare nei prodotti a base di carne. Scambiata, invece, per sorbitolo, uno zucchero che si estrae dalla frutta e che viene utilizzato per effettuare i test sulle intolleranze alimentari. Ma quella confezione l’ambulatorio privato di Barletta, dove Teresa si era recata per sottoporsi al Breath test al lattosio, non l’aveva acquistata in farmacia. Bensì su eBay, il più noto sito di compravendite online, che ne ha subito bloccato la distribuzione. Una pratica illegale, visto che nel nostro Paese l’acquisto di farmaci su Internet è vietato. Prodotto dalla sede italiana della multinazionale statunitense Cargill, il farmaco contraffatto è stato poi commercializzato dalla irlandese Mistral, che l’ha venduto anche in Francia, Belgio, Lettonia e Regno Unito. Altre due pazienti, la 62enne Addolorata Piazzolae la 32enne Anna Abbrescia, hanno rischiato di morire dopo la somministrazione della stessa sostanza, riuscendo fortunatamente a salvarsi. Teresa non ce l’ha fatta. Bastano infatti 2 grammi di nitrito di sodio per uccidere una persona che pesa 65 kg. Alle tre donne ne sono stati somministrati 5. Se il ministro della Salute Renato Balduzzi ha tenuto a tranquillizzare gli animi, dicendo che «in Italia, grazie ai controlli, abbiamo la percentuale di medicinali contraffatti più bassa d’Europa» (0,1 per cento contro una media europea dell’1 per cento, secondo l’Aifa), restano da comprendere a pieno i motivi per cui gli italiani comprano i farmaci in rete. Specialmente quelli per combattere i disturbi sessuali e per aumentare le prestazioni fisiche. Spesso dietro le finte farmacie telematiche si annidano vere e proprie organizzazioni criminali. Con conseguenze gravissime per la salute di tutti noi.

MERCATO IN CRESCITA – Secondo LegitScript, l’ente statunitense di verifica e controllo delle farmacie online, solo lo 0,6 per cento delle oltre 40mila farmacie censite sarebbe legale. Quelle potenzialmente legali sono il 2,7 per cento, mentre quelle completamente fuorilegge il 96,8 (38.947, in termini reali). Si tratta di un mercato in rapida crescita: “colpa“ di un vuoto normativo tangibile – la direttiva di riferimento, approvata nel febbraio 2011, dovrà essere recepita in tutti gli Stati membri entro 18 mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta europea –, ma anche delle organizzazioni criminali, dedite alla frode e al phishing. Dal 2005 ad oggi i Nas (il Nucleo anti-sofisticazione dei Carabinieri) hanno sequestrato oltre 3.664.000 tra fiale e compresse contraffatte, arrestando 337 persone e segnalandone all’autorità giudiziaria altre 5.500. «Per ogni euro investito da queste organizzazioni nel commercio di farmaci contraffatti si genera un guadagno di 2.500 volte. Con la droga questa proporzione è di 1 a 16. Quindi il mercato dei medicinali falsi è circa 150 volte più redditizio rispetto a quello delle sostanze stupefacenti», ha evidenziato mesi fa il comandante dei Nas Cosimo Piccinno. Ad andare per la maggiore sono i farmaci anti-impotenza e gli anabolizzanti, tanto che da maggio 2011 i risultati delle voci «buyviagra» e «buyanabolic» su Google sono cresciuti rispettivamente del 203 e del 101 per cento. Spesso si comprano anche sostanze come il Melanotan II, corrispettivo sintetico di un ormone che stimola la produzione di melanina e che sembra avere effetti afrodisiaci ed erettivi, o anticoagulanti come l’eparina «cinese», che nel 2008 provocò 149 morti negli ospedali degli Usa.

IL PARERE DELL’AIFA – «C’è una disomogeneità nella normativa sulle farmacie online a livello europeo. Non è un problema che riguarda solo l’Italia», dichiara a Il Punto Domenico Di Giorgio, dirigente dell’Unità di prevenzione contraffazione dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco. «La direttiva che ha armonizzato il mercato europeo era del 2001 – prosegue Di Giorgio –, a quel tempo il problema-Internet non era certo una questione prioritaria. Lo scorso anno è terminata la negoziazione di una direttiva, la 2011/62, alla quale il nostro Paese ha partecipato attivamente. Per la prima volta viene previsto un titolo specifico nella normativa che vincola tutti gli Stati membri a fare una regolamentazione delle farmacie su Internet. Ciò avviene attualmente in pochi Paesi, fra cui Inghilterra e Germania. Le farmacie online legali restano una minoranza, mentre la larga maggioranza sono illegali e difficilmente distinguibili da un utente inesperto». Quanti sono gli italiani che ricorrono a Internet per acquistare i farmaci? Di Giorgio risponde: «Dai nostri studi è emerso meno dell’1 per cento. Un dato significativo, anche se non allarmante come quello circolato sulla stampa mesi fa. Non è però un fatto di numeri, il caso di Barletta non può essere ridotto a una questione di statistiche. Ci sono stati, per errori di etichettatura di prodotti o frodi, due casi di uno sciroppo antitosse per bambini che cinque anni fa ha causato centinaiadi morti in Nigeria e a Panama». Quali sono i fattori che spingono le persone ad acquistare farmaci online? «Non sono solamente i costi molto bassi o il fatto che sia garantito l’anonimato. Questi sono quelli che stimolano la domanda. Il problema è che manca un filtro, c’è un’assenza di “percezione del rischio”, per questo motivo occorre puntare maggiormente sulla comunicazione», dice Di Giorgio. Come si distingue un farmaco “originale” da uno contraffatto? «Spesso anche noi esperti abbiamo bisogno di analisi di laboratorio per capire se il prodotto è buono o meno. Alcuni di quelli che recentemente abbiamo sequestrato insieme ai Nas avevano un aspetto esteriore estremamente professionale. Va specificata una cosa: coloro che acquistano farmaci su Internet vanno definiti “clienti”, più che “pazienti”. Si tratta di soggetti che vogliono steroidi ma non per scopo terapeutico, o che cercano di dimagrire senza passare per i consigli di un dietologo assumendo Sibutramina o altri prodotti “magici” con effetti collaterali pesantissimi, da fonti non controllate». Da tempo l’Aifa monitora il fenomeno in questione: «Sono almeno cinque anni. Abbiamo iniziato facendo i campionamenti con l’Organizzazione Mondiale della Sanità e i Nas, comprando i farmaci da siti sospetti per analizzare la qualità dei prodotti. L’evoluzione del fenomeno è stata molto rapida: al tempo la maggior parte dei siti facevano frodi informatiche, la farmaceutica era uno schermo. Altri studi, che abbiamo compiuto con delle software house italiane, hanno analizzato la penetrazione nei social network o all’interno di siti istituzionali per guadagnare punteggio nei motori di ricerca. In una fase successiva abbiamo poi attaccato direttamente questi siti». Ma da un dato momento in poi lo schermo è caduto: «Sì, perché le organizzazioni criminali si sono “travestite” da Robin Hood, dicendo di battersi contro la farmaceutica costosa. E il problema, lo ribadisco, è la mancanza di una sufficiente percezione del rischio. Solo il 20 per cento dei cittadini sa che comprare medicinali online è illegale».

GLI ANTICONCEZIONALI – Ma sul web, come documentato da Doctor’s Life (il canale Sky curato dall’Adnkronos Salute), si può acquistare anche la “pillola dei cinque giorni dopo”, che in Italia sarà commercializzata da aprile. Già in vendita in Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna, la pillola acquistata in Internet permette di aggirare il “paletto” – che esiste solo nel nostro Paese – della presentazione obbligatoria di un test che escluda la presenza di una gravidanza già in atto. Ma anche in questo caso i rischi non mancano. E i costi sono addirittura molto più elevati: 60 euro contro i 35 stabiliti dall’Aifa per le farmacie italiane. «Si tratta di un farmaco impossibile da assumere senza un controllo medico. In particolare per quelle che possono essere le eventuali conseguenze» dice a Il Punto il ginecologo Massimo Salvatori. «Non si tratta di un farmaco antifecondativo o anticoncezionale, ma anti progestativo, per impedire cioè l’impianto dell’uovo fecondato. Se una donna assume la “pillola dei cinque giorni dopo” senza aver prima effettuato un consulto, e avverte dei sintomi che non sa interpretare proprio a causa di ciò, corre dei pericoli». Per bocca del presidente Nicola Surico la Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) lancia l’allarme: «Le giovanissimecontinueranno a rivolgersi al web per bypassare la ricetta e il test di gravidanza. Noi abbiamo contestato subito la scelta di autorizzare la pillola con l’obbligo del test di gravidanza tramite analisi del sangue, ma la nostra critica non è stata recepita. E con l’uso di Internet non sapremo mai quante pazienti assumono il farmaco. L’Italia dovrebbe adeguarsi all’Europa».

Twitter: @GiorgioVelardi

Sanità “alla greca” anche in Italia? – da “Il Punto” del 30/03/2012

Per mesi, prima del cambio della guardia a Palazzo Chigi fra Silvio Berlusconi e Mario Monti, ci siamo domandati se avremmo fatto la fine della Grecia. Il pericolo sembra sventato, ma è ancora troppo presto per abbassare la guardia. La difficile situazione in cui versa la sanità italiana ci porta però ad essere nuovamente accostati alla Repubblica Ellenica.

Le corrispondenze che quotidianamente arrivano da Atene, capitale di un paese sempre più in ginocchio dopo la «cura da cavallo» prescritta dalla troika formata da Bce, Fondo monetario internazionale e Unione europea per evitare il default, ci hanno raccontato dello sciopero di ospedali pubblici e centri sanitari avvenuto lo scorso 29 febbraio. Strutture chiuse per 24 ore in segno di protesta contro la decisione del Ministero della Sanità di chiudere 50 ospedali pubblici e di ridurre del 17 per cento la retribuzione per il lavoro straordinario, stando a quanto denuncia la Federazione Nazionale dei Medici Ospedalieri di Grecia (Oenge). Secondo l’Ordine dei Medici, «l’unico obiettivo del governo è il taglio delle spese nel settore sanità». Ma lo sciopero di fine febbraio è stato la ciliegina sulla torta di una situazione al collasso.

Lo scorso novembre un’inchiesta del Wall Street Journal ha rivelato l’esistenza di un sistema parallelo di prestazioni e pagamenti in nero nella sanità pubblica greca, tanto che – stando a quanto scrive il più famoso e autorevole quotidiano economico al mondo – le liste d’attesa vengono aggiornate secondo le mazzette (in greco fakelaki) che i medici intascano dai malati. Un testimone ha rivelato di aver pagato 5mila euro per operarsi al cuore. Cosa c’è di strano, oltre al danno economico? La beffa, visto che l’intervento era coperto dalla sanità pubblica. Per evitare lungaggini “mortali”, però, meglio tirare fuori i soldi che rischiare di passare all’altro mondo. Ma ci sono altri tre dati che spaventano. Il primo riguarda i debiti che le strutture pubbliche hanno contratto nei confronti delle multinazionali farmaceutiche, da cui acquistano i medicinali. Sempre secondo il WSJ, fra il 2007 e il 2009 il passivo ha raggiunto la cifra di 5,4 miliardi di euro. Lo Stato, per cercare di rimediare alla drammatica situazione, ha pagato le case farmaceutiche con dei titoli di stato. In secondo luogo c’è la situazione al collasso di alcuni ospedali. Al Metaxàs, la grande clinica oncologica del Pireo, 2 infermieri gestiscono 54 pazienti, bisognosi di cure costanti. A Dafnì, un sobborgo della capitale, l’ospedale psichiatrico si è trovato nell’impossibilità di acquistare il cibo per i malati. Terzo (dato forse più preoccupante, visto il risvolto sociale): uno studio pubblicato su Lancet, rivista medica di fama mondiale, ha constatato l’aumento del tasso di abuso di droga e di malati di HIV in Grecia. In quest’ultimo caso, fra il 2010 e il 2011, si è registrato un +52 per cento. La metà è da attribuire ai consumatori di droga per endovena. Ma lo studio ha svelato un retroscena allarmante: alcuni contagiati si sono infettati apposta per ricevere i 700 euro che lo Stato fornisce ai malati di HIV e per avere accesso, con maggiore facilità, ai programmi che mirano a sostituire le droghe con versione sintetiche dell’eroina (ad esempio il metadone). Alla metà di marzo, poi, Medici Senza Frontiere ha fatto sapere che la malaria è diventata endemica (cioè costantemente presente) nella parte meridionale del Paese. È la prima volta che accade dopo la caduta del regime dei colonnelli (Anni ’70).

Nel 2011 la Grecia ha speso per la sanità 16 miliardi di euro: 10 provenienti dallo Stato, 6 dai privati. Il 36 per cento il meno rispetto al 2010, quando erano stati messi sul piatto 9 miliardi in più. Ogni mese il deficit cresce di 100 milioni di euro, mentre la sanità privata continua ad incassare denari portando sempre più famiglie ad indebitarsi pur di ricevere assistenza. Sanità “alla greca” anche in Italia? Preferiamo “assaggiare” altre ricette.

Insoddisfazione universitaria

articolo a cura di Maurizio Morri

Si legge su Repubblica.it (http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/la-laurea-italiani-disincantati-non-ci-credono-quattro-su-dieci/3969911?ref=HREC1-11) che i giovani italiani risultano essere, a livello europeo, quelli più disillusi sull’effettiva utilità di ottenenere una laurea per il loro “corsus honorum”. Quattro giovani su dieci pensano che si possa fare tranquillamente a meno dell’istruzione universitaria.

Dati alla mano, questa disillusione verso il sistema universitario è maggiore in quella percentuale di popolazione giovanile che va dai 25 ai 35 anni, che ha quindi esperienza diretta della vita universitaria o della vita senza di essa. Nel resto dell’Europa meridionale (Spagna, Francia) la tendenza è la stessa, mentre nei paesi del nord Europa (ad esempio la Danimarca) questa sfiducia risulta notevolmente attenuata, se non addirittura nulla.

È un dato che, essendo un fresco ex studente universitario, laureato, enormemente convinto dell’importanza dell’istruzione universitaria per la formazione di una persona e di un cittadino, mi preoccupa, ma non mi sorprende. Il discorso può diventare facilmente demagogico, ma alcune conclusioni credo possano essere lapalissianamente condivise. Come si può chiedere ai giovani di essere fiduciosi in un sistema universitario che evidentemente non fornisce le competenze necessarie al fine di ottenere un posto di lavoro al termine degli studi? Come si può considerare la laurea un passo fondamentale nella propria formazione, se sono poi proprio i laureati quelli più soggetti alla schiavitù del precariato?

E soprattutto, come si può pensare che un ragazzo o una ragazza di diciannove anni accettino di imbarcarsi nell’impresa, faticosa per la maggior parte delle facoltà, di completare un ciclo di studi universitari in un paese dove la parola meritocrazia esiste solamente nei programmi elettorali? La risposta è che è impossibile immaginare tutto ciò, specie in un paese in cui il migliore, il modello da imitare, non è chi si impegna, non è chi è coerente, non è chi è onesto, ma chi trova sempre e comunque una scorciatoia, più o meno onesta.

Allora perchè faticare, se esiste un modo più semplice di ottenere una vita soddisfacente?

Nucleare da paura

articolo a cura di Maurizio Morri

La scelta del governo Berlusconi di intraprendere (perlomeno sulla carta) un ritorno all’energia nucleare in Italia ha avuto sicuramente una conseguenza positiva, ovvero che in Italia si tornasse finalmente a parlare di questo tema. Purtroppo, come se avessimo bisogno di un’ulteriore prova, il dibattito sull’energia nucleare ha messo in mostra l’evidente arretratezza culturale e politica nella quale il nostro paese oramai si trova, già da prima che cominciasse l’era-Berlusconi.

La prima evidente stranezza è che l’Italia è l’unico paese in cui essere o meno a favore dell’energia nucleare sancisce anche un’appartenenza politica. Se sei a favore sei di destra, se sei contro sei di sinistra. E ancora: le opinioni che contano non sono quelle di tecnici e scienziati, ma quelle di politici male informati, artisti senza nessun background di tipo scientifico, attivisti neo-hippy e sessantottini riciclati.

Come fisico, posso dire che il livello di ignoranza scientifica di questo paese è oramai atrocemente elevato. Siamo al culmine di un declino cominciato con la riforma scolastica Gentile, e perpetrato dai suoi successori, di qualsiasi schieramento politico. Per il famigerato italiano medio, radiazione significa morte, orribili mutazioni, apocalisse. Come si può spiegare a queste persone che anche mangiando una banana, dormendo vicino al proprio partner, andando in giro per un parco si assumono radiazioni? Che le radiazioni sono alla base del processo evolutivo? Che esistono, che ci circondano, e che se viviamo è anche merito loro? Tutti, pro e contro, parlano del nucleare solo dal punto di vista della sicurezza; nessuno ne fa un’analisi economica. Anzi, quasi nessuno.

Vi consiglio la lettura di questo articolo: i-numeri-dellenergia-senza-propaganda. È scritto da un fisico, che calcola con precisione i costi delle diverse forme di energia citando le fonti di provenienza dei dati utilizzati, il che permette di verificare l’autenticità dei risultati ottenuti.

Raggiungete poi le vostre personali conclusioni, votate come volete, ma fatelo informati. Vi prego.

Viagra, Cialis e Levitra gratis!

Se pensate che il processo breve, la legge sulle intercettazioni telefoniche e la nomina dei nuovi sottosegretari siano inseriti in maniera totalmente sbagliata nell’agenda politica italiana, forse non avete letto questa notizia.

Giovedì 6 maggio, con un’interpellanza parlamentare classificata come “urgente“, 37 deputati di Pdl, Iniziativa Responsabile e Fli hanno chiesto al ministro della Salute di dare gratis il Viagra, il Cialis e il Levitra a chi ha avuto il cancro alla prostata (si fa riferimento solo a chi ha subito l’asportazione della prostata in seguito a un carcinoma). La richiesta nasce da un problema: per questi farmaci “è necessario un piano terapeutico del medico specialista e la loro rimborsabilità deve essere concordata insieme all’azienda titolare del medicinale“. Fin qui, direte voi, tutto bene. Anzi, a ben vedere, è anche un gesto nobile.  Poi si vanno a leggere i nomi di quei parlamentari che hanno o hanno avuto questo tipo di problema, e si trova quello del Presidente del Consiglio. Tra i firmatari della richiesta, inoltre, compare anche Umberto Scapagnini, ex sindaco di Catania ed ex medico personale di Berlusconi. Ma è pura malizia, sia chiaro. Per una volta pensiamo che chi ci governa abbia voluto davvero pensare alla collettività.

Il tutto è poi finito in una bolla di sapone. Il sottosegretario alla salute Francesca Martini ha infatti dichiarato: “La prescrizione di sildenafil, tadalafil e vardenafil (ovvero i tre farmaci citati in precedenza, ndr) per via orale a carico del Servizio sanitario nazionale è limitata ai pazienti con disfunzione erettile da danno transitorio o parziale del midollo spinale o del plesso pelvico, secondo un piano terapeutico specialistico“.