Archivio mensile:dicembre 2011

2011, un anno in 3.000 battute

Stiamo per lasciarci alle spalle anche il 2011. L’anno in cui l’Italia ha festeggiato i 150 anni di Unità – spesso più sulla carta che reale –, ma anche dodici mesi in cui abbiamo assistito a rivoluzioni epocali, in primis quelle che i media hanno etichettato come “Primavera araba” (l’ultimo baluardo resta la Siria di Assad). Il 2011 ha visto cadere despoti e dittatori storici: da Mubarak a Gheddafi, senza dimenticare la morte di Osama Bin Laden – leader del movimento terroristico saudita Al Qaeda – per mano statunitense.

Proprio gli americani, declassati per la prima volta nella loro storia dall’agenzia di rating Standard&Poor’s. E’ stata l’economia, anche quest’anno, a farla da padrona, e in Italia lo sappiamo bene: 5 manovre, un cambio di Governo, lo spread che sale e scende e un futuro che, se con Monti appariva all’inizio tutto rose e fiori, sembra ora in chiaroscuro. In mezzo ci sono stati la condanna a 24 anni per Raniero Busco, ex fidanzato di Simonetta Cesaroni, uccisa a Via Poma nel 1990, e l’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per il delitto Kercher a Perugia; il ritrovamento del corpo di Yara Gambirasio, la giovane scomparsa a Brembate (Be) il 26 novembre 2010; la morte di Melania Rea, la 29enne trovata senza vita in un bosco nei pressi di Teramo; gli sbarchi a Lampedusa e i morti in mare; la strage di Utoya (Norvegia), dove Anders Behring Breivik uccide a sangue freddo oltre 70 persone – la maggior parte erano giovani del laburisti –.

Ma il 2011 è stato anche, e soprattutto, l’anno del terribile terremoto in Giappone: 8,9 gradi della scala Richter, centinaia di morti e migliaia di dispersi, più il pericolo radioattivo dovuto al danneggiamento della centrale di Fukushima. E poi: le nozze reali di William e Kate da una parte e quelle di Alberto di Monaco e Charlene dall’altra, e pure la vittoria dei “Sì” ai referendum del 12 e 13 giugno per cancellare le norme su acqua e legittimo impedimento e fermare il nucleare, anticipata dalla sconfitta storica del centrodestra a Milano, con la «rivoluzione arancione» di Pisapia. Non vanno dimenticate le alluvioni che, negli ultimi mesi dell’anno, hanno sconvolto l’Italia: ad ottobre il Levante ligure e la Lunigiana – 12 morti –, poi a novembre è toccato a Genova e a Messina (e zone limitrofe) fare i conti con la pioggia e il fango. Muoiono diverse persone, e scoppiano le immancabili polemiche.

Un anno in cui abbiamo pianto personaggi noti e meno noti, a cominciare da Steve Jobs, “papà” di Apple, che a marzo era tornato sulle scene per il lancio dell’iPad 2 e che ad ottobre ci ha lasciati, dopo una lunga malattia. Ottobre è anche il mese in cui il mondo della Moto Gp ha dato il triste addio a Marco Simoncelli, morto dopo un terribile incidente a Sepang (Malesia) a soli 24 anni. E poi la francese Maria Schneider, scolpita nella memoria per il suo ruolo in “Ultimo tango a Parigi”, Liz Taylor – che ha portato con sé 2 Oscar e 7 mariti –, Wouter Weylandt, il ciclista belga morto durante il Giro d’Italia, Amy Winehouse e Sergio Bonelli, editore di “Tex Willer” e “Dylan Dog”. Venerdì 15 aprile, a Gaza, viene ucciso Vittorio Arrigoni, volontario italiano, per mano di un gruppo islamico salafita.

Infine: la nomina di Mario Draghi alla Bce, lo scandalo che ha coinvolto l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale Dominique Strauss-Kahn, l’affaire P4 e un nuovo – l’ennesimo – filone del calcioscommesse, l’oro della Pellegrini nei 400 stile libero e nei 200 a Shangai, il diciottesimo scudetto del Milan, la liberazione del militare israeliano Gilad Shalit dopo cinque anni di prigionia e la Spagna che cambia volto, con l’elezione del leader del Partido Popular Mariano Rajoy alle elezioni politiche.

Buon 2012 a tutti.

Stipendi dei parlamentari, facciamo un po’ di chiarezza

Faccio una doverosa premessa: chi scrive non apprezza – forse non lo ha mai fatto, da quando segue la politica – i nostri parlamentari. Persone (troppo) spesso “prestate” alla politica, che se glielo vai a chiedere non sanno neanche cosa sia lo spread o il Pil, e non ci vuole una laurea in Economia alla tanto apprezzata “Bocconi” per saperlo.

Ma in questi ultimi giorni sta tenendo banco in maniera pesante e pressante la questione legata allo stipendio dei parlamentari. Che non si chiama stipendio – ci hanno insegnato pure questo – ma “indennità“. Perchè fa più scena, sembra pure qualcosa di negativo, tanto perchè lavorando un solo giorno alla settimana e guadagnando certe cifre ci deve essere qualcosa che non va.

Attenzione, però, al populismo e al qualunquismo. Qualcuno mi ha accusato – a ragione, me ne rendo conto – di essere anche io populista e qualunquista, in taluni casi. Ma su certe questioni va fatta chiarezza, altrimenti si rischia la tanto paventata “macelleria sociale”. Allora, diciamolo: i parlamentari italiani non guadagnano più dei loro colleghi europei. Anzi. Andando a guardare i numeri i francesi, gli inglesi e i tedeschi prendono qualcosina in più. Un nostro servitore dello Stato percepisce infatti 5.486,58 euro al mese, contro i 5.677 dei deputati francesi, i 6.350 degli inglesi e i 7.668 dei tedeschi. Un parlamentare europeo ne prende invece 7.807,12 (lordi). Le cifre da capogiro che i nostri parlamentari ricevono derivano dai benefit, che si chiamano – altra scoperta – “diaria” e contributo per il “Rapporto eletto-elettori”. «E che so?». Qui viene il bello. Nel primo caso si tratta di un rimborso spese di soggiorno a Roma: 3.503,11 euro concessi (o così dovrebbe essere) a tutti coloro che si spostano per venire nella Capitale. E dove sta l’inghippo? Che la diaria la prendono tutti, anche quelli che a Roma ci sono nati, cresciuti e stabiliti. I «romani de Roma», insomma. Poi c’è l’altro contributo. «N’artro?». Eh sì, ahinoi. Si tratta di 4.190 euro che il deputato Tizio o il senatore Caio usano per pagare gli eventi politici e la/e segretaria/e. A cui poi vanno aggiunti 3.000 euro annui per le spese telefoniche e i trasferimenti da e per l’aeroporto. In totale fanno 11.703,65 euro/mese. Più della media europea, stavolta sì. Basterebbe eliminare queste due “piccole” voci. Non è difficile, basta volerlo.

Anche perchè negli altri paesi tutti questi privilegi non esistono. O meglio: anche i parlamentari sopra citati hanno dei benefit, ma gli stessi non sono inseriti in modo “secco” nello stipendio, come accade in Italia. Spero di essere stato chiaro. La situazione è grave, me ne rendo/ce ne rendiamo conto. Ma evitiamo la caccia alle streghe. Periodi “caldi” ne abbiamo già vissuti e, per fortuna, siamo riusciti a metterli in cantina. Non riapriamo quelle scatole, il contenuto non è dei migliori.