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«L’Agenda Monti? Manca la diagnosi della grave situazione in cui siamo» – da “Il Punto” dell’11/01/2013

Giacomo-VaciagoGiacomo Vaciago, docente di Economia monetaria all’Università Cattolica di Milano e direttore del Circolo Ref Ricerche, è chiaro: «Nell’Agenda Monti, come in tutti gli altri programmi che finora ho letto, manca una diagnosi della gravità della situazione in cui siamo».

Professore, alcuni suoi colleghi hanno espresso un giudizio negativo sull’Agenda Monti. Lei cosa ne pensa?

«L’agenda non è un manifesto né un programma. Ma come c’è scritto – peccato che tanti l’abbiano giudicata senza averla letta – è un  “Primo contributo ad una riflessione aperta”. In italiano, ciò vuol dire che nelle intenzioni di Mario Monti altri disposti a collaborare con lui e a condividerne l’impegno avrebbero dovuto contribuire a  integrare-emendare-migliorare il testo, scrivendo così l’Agenda che alla fine sarà presentata in tempo per il voto degli italiani il 24 e 25 febbraio. Se dovessi aiutare qualcuno a capire il limite principale dell’Agenda Monti, come di tutti gli altri programmi che finora ho letto, direi che manca una diagnosi della gravità della situazione in cui siamo, in un Paese – unico al mondo – che da 15 anni non cresce e da 5 va indietro. I danni li pagano i nostri figli e nipoti».

Due dei passaggi fondamentali sono la riduzione del prelievo fiscale e la crescita. Obiettivi realizzabili?

«È chiaro che se si vota a febbraio ed abbiamo un governo che insedia a maggio, il 2013 è praticamente finito. Se l’Agenda Monti – possibilmente migliorata – ci aiuta a definire i binari su cui si muoverà il Paese nei prossimi anni è perché iniziamo il cambiamento che da vent’anni ci ostiniamo a rifiutare. Ricordo due cose essenziali che sono già nella nostra Costituzione: l’onore, con cui devono adempiere la loro funzione politici e burocrati, e il merito, in base al quale si va all’Università. È ciò che succede nei paesi normali. Non è neppure necessario un “avviso di garanzia” perché un membro del governo si dimetta se è stato colto con le dita nella marmellata. E se vuoi sapere cos’è il merito in Germania consiglio di studiare l’iniziativa di eccellenza delle Università tedesche, iniziata da Schröder nel 2005 e proseguita dalla Merkel».

Ci sono poi la lotta all’evasione e la “spending review”, peraltro già intraprese. In tal senso si poteva fare di più?

«È  ancora tutto da fare. Ricordo che il nostro bilancio pubblico è da anni in equilibrio perché ci sono le maggiori entrate dovute alla “lotta all’evasione”. La mia battuta è:  “Siamo fortunati che c’è l’evasione, sennò dove prenderemmo quei soldi?”. Scherzi a parte, ci sarà sempre evasione se resta l’idea che sono soldi dovuti ad uno Stato che non li merita, o che l’evasore sì che è furbo. È come copiare a scuola: stai imbrogliando il Professore. Nei Paesi normali l’evasore è considerato un ladro: deruba il prossimo. Serve dunque una vera e propria svolta radicale: tutti i soldi portati via agli evasori vanno a ridurre le aliquote. Anche qui, consiglio di andare a vedere le migliori pratiche altrui».

Bersani e Berlusconi sembrano voler “smontare” le riforme fatte dall’esecutivo tecnico. Quali potrebbero essere gli effetti reali delle “rimodulazioni” dei partiti?

«Alla fine Bruxelles, Francoforte e Washington decideranno per noi. Abbiamo ormai imparato che siamo troppo grandi perché ci lascino sbagliare in santa  pace. Nessuno desidera un’Italia che imiti la Grecia. D’altra parte, proprio perché c’è ancora tanta qualità in Italia, vedo che l’estero sta comprando – una  dopo l’altra – le  nostre aziende migliori. Non è la prima volta che abbiamo padroni stranieri. Consiglio di rileggere cosa il grande storico economico Cipolla scrisse sul nostro declino di quattro secoli fa…».

Infine c’è il rapporto con l’Europa. Secondo lei Bersani avrebbe la caratura politica per “affrontare” la cancelliera Merkel?

«Il problema non è tra loro due. Nel nostro gossip quotidiano si è finito col personalizzare tutto, quindi la Merkel è diventata il nostro maggiore problema. Vorrei che ci ricordassimo che di fronte a noi ci sono 80 milioni di tedeschi. E per capire la loro “vista lunga” consiglio di vedere quanto, da anni e col consenso delle parti sociali, stanno investendo in educazione e ricerca. Come noi, la Germania ha da molti anni demografia negativa e per capire come stanno reagendo basta visitare il sito dei Max Planck Institutes, che da dieci  anni assegna borse di studio ai migliori del mondo. Stupisce che prendano sempre più italiani?».

Twitter: @mercantenotizie

Elezioni alle porte, Europa nel mirino – da “Il Punto” del 21/12/2012

monti_merkel_getty_02Sono finiti i tempi del «ce lo chiede l’Europa». Sostituiti dal ritorno in campo (sì-no-forse) di Berlusconi; dalle politiche «germanocentriche» di Monti (copyright del Cavaliere) che vanno riviste; dallo spread che è «un imbroglio»; dall’andare oltre l’agenda del Professore perché «alle primarie ha vinto quella di Bersani» (Vendola dixit); dal fare in modo che quanto è accaduto in questi mesi non sia reso vano ma anzi si faccia, per dirla col gergo musicale, il bis (è ciò che pensa il trio Casini-Fini-Montezemolo). Con le elezioni alle porte il tema del rapporto fra il nostro Paese e i partner europei, Germania su tutti, è all’ordine del giorno. E non sempre i toni sono rassicuranti. A destra come a sinistra – tranne che al centro, per i motivi che ben conosciamo – si discute, ci si agita, si minaccia il compimento di gesti estremi. Nel Pdl il ritorno di Berlusconi ha spaccato il partito. Soprattutto, ha fatto sobbalzare dalla sedia quegli esponenti che dell’europeismo hanno fatto da sempre il loro cavallo di battaglia. L’ex ministro degli Esteri Franco Frattini e il capogruppo del Pdl al Parlamento europeo Mario Mauro hanno alzato le barricate. Il primo ha fatto sapere che «se il Cavaliere fa una campagna anti-Unione europea io mi ritiro». Il secondo, che sarebbe addirittura il “manovratore” del capogruppo del Ppe Joseph Daul – che nei giorni scorsi ha detto «no» alla «politica-spettacolo» in Italia, aggiungendo che far cadere il governo Monti è stato «un grave errore» – ha invece dichiarato che «pensare di scaricare sull’Europa le mancate riforme che attengono a precise responsabilità politiche del nostro Paese è una scorciatoia da non prendere». Di più: l’entusiasmo per il ritorno al dialogo fra Pdl e Lega, condizionato dalla decisione di Berlusconi di candidarsi a Palazzo Chigi (Maroni è contrario), fa mettere da parte (volutamente?) un passaggio fondamentale: il Carroccio sta raccogliendo le firme per un referendum su euro ed Europa. «Sosteniamo che un referendum consultivo sul mantenimento della moneta unica sia la strada più corretta per rendere più democratica la costruzione dell’integrazione comunitaria e per far decidere in prima persona ai popoli che tipo di moneta vogliono», fanno sapere da via Bellerio. Poi c’è l’altra metà del campo. Perché anche Pier Luigi Bersani, per utilizzare il suo slang, ha le sue gatte da pelare. Il segretario del Pd è stato chiaro: «La mia ricetta contro la crisi ricalca quella di Monti più qualcosa. Sì al rigore, accompagnato da equità e crescita». Ma, come detto in precedenza, Nichi Vendola non viaggia sulla stessa lunghezza d’onda. «Se c’è l’agenda Monti io non ci sto – ha tuonato il leader di Sel –. Se abbiamo fatto le primarie per scherzo dobbiamo dirlo al nostro popolo». Apriti cielo. Infine, ci sono Beppe Grillo e Mario Monti. Il leader del M5S, fra epurazioni ed editti via web, solo un mese fa è tornato a parlare di Bruxelles come di «un luogo che assomiglia a un club Med, un dolce esilio dei trombati alle elezioni nazionali». E “Super Mario”? Tutti lo vorrebbero ancora a capo del governo italiano. E quei “tutti” sono Hollande, Merkel, Obama, Barroso, Van Rompuy, Rehn… In alternativa, pare sia pronta per lui la presidenza dell’Eurogruppo, pianoB a cui si lavora da tempo («È una personalità europea di primo piano, sarebbe perfetto», affermava nel marzo scorso l’attuale numero uno, Junker). In un quadro simile, le «regole d’oro» del Fiscal compact incombono – entreranno in vigore il 1° gennaio 2013. L’unica certezza in mezzo a tanta confusione.

Twitter: @mercantenotizie

Grecia, nel 2012 la metà delle aziende ha tagliato gli stipendi – da “Il Punto” del 23/11/2012

Le proteste continuano ad infiammare Atene e le altre città della Grecia. Ma quel che è peggio sono i dati che arrivano dal paese più colpito dalla crisi che sta flagellando l’Europa. Il tasso di disoccupazione è salito ad agosto al 25,4 per cento, mentre solo un anno fa, nello stesso periodo, era a quota 18,4. Poi c’è quello che riguarda i giovani (15-24 anni) e le donne senza lavoro: 58 per cento nel primo caso, 33 nel secondo. In tutto ciò, le nuove misure di austerity volute dalla troika (Bce, Fmi ed Unione europea) continuano a far precipitare la situazione. Tanto che nel 2012 circa il 50 per cento delle aziende greche è ricorso a tagli degli stipendi e riduzioni del personale. A rendere nota la notizia è stato il quotidiano Kathimerini, che nell’edizione del 15 novembre scorso ha pubblicato i dati di uno studio che la compagnia Aon Hewitt (specializzata nella consulenza per la gestione delle risorse umane) ha condotto su 165 imprese. Le multinazionali, invece, hanno resistito, visto che solo il 9,1 per cento ha ridotto i salari e il 17,9 ha licenziato i dipendenti. Sempre il quotidiano conservatore ha fatto sapere che a breve la metà dei 30 traghetti che partono dai porti del Pireo, Lavrio e Rafina, potrebbe essere temporaneamente soppressa a causa dell’elevato costo del carburante – che negli ultimi tre anni è lievitato del 107 per cento – che le compagnie di navigazione non riescono più a pagare. Dal 2009 al 2011, aggiunge ancora Kathimerini, il settore della navigazione marittima costiera ha accumulato debiti per oltre un miliardo a causa della crisi.

Twitter: @GiorgioVelardi

Stipendi dei parlamentari, facciamo un po’ di chiarezza

Faccio una doverosa premessa: chi scrive non apprezza – forse non lo ha mai fatto, da quando segue la politica – i nostri parlamentari. Persone (troppo) spesso “prestate” alla politica, che se glielo vai a chiedere non sanno neanche cosa sia lo spread o il Pil, e non ci vuole una laurea in Economia alla tanto apprezzata “Bocconi” per saperlo.

Ma in questi ultimi giorni sta tenendo banco in maniera pesante e pressante la questione legata allo stipendio dei parlamentari. Che non si chiama stipendio – ci hanno insegnato pure questo – ma “indennità“. Perchè fa più scena, sembra pure qualcosa di negativo, tanto perchè lavorando un solo giorno alla settimana e guadagnando certe cifre ci deve essere qualcosa che non va.

Attenzione, però, al populismo e al qualunquismo. Qualcuno mi ha accusato – a ragione, me ne rendo conto – di essere anche io populista e qualunquista, in taluni casi. Ma su certe questioni va fatta chiarezza, altrimenti si rischia la tanto paventata “macelleria sociale”. Allora, diciamolo: i parlamentari italiani non guadagnano più dei loro colleghi europei. Anzi. Andando a guardare i numeri i francesi, gli inglesi e i tedeschi prendono qualcosina in più. Un nostro servitore dello Stato percepisce infatti 5.486,58 euro al mese, contro i 5.677 dei deputati francesi, i 6.350 degli inglesi e i 7.668 dei tedeschi. Un parlamentare europeo ne prende invece 7.807,12 (lordi). Le cifre da capogiro che i nostri parlamentari ricevono derivano dai benefit, che si chiamano – altra scoperta – “diaria” e contributo per il “Rapporto eletto-elettori”. «E che so?». Qui viene il bello. Nel primo caso si tratta di un rimborso spese di soggiorno a Roma: 3.503,11 euro concessi (o così dovrebbe essere) a tutti coloro che si spostano per venire nella Capitale. E dove sta l’inghippo? Che la diaria la prendono tutti, anche quelli che a Roma ci sono nati, cresciuti e stabiliti. I «romani de Roma», insomma. Poi c’è l’altro contributo. «N’artro?». Eh sì, ahinoi. Si tratta di 4.190 euro che il deputato Tizio o il senatore Caio usano per pagare gli eventi politici e la/e segretaria/e. A cui poi vanno aggiunti 3.000 euro annui per le spese telefoniche e i trasferimenti da e per l’aeroporto. In totale fanno 11.703,65 euro/mese. Più della media europea, stavolta sì. Basterebbe eliminare queste due “piccole” voci. Non è difficile, basta volerlo.

Anche perchè negli altri paesi tutti questi privilegi non esistono. O meglio: anche i parlamentari sopra citati hanno dei benefit, ma gli stessi non sono inseriti in modo “secco” nello stipendio, come accade in Italia. Spero di essere stato chiaro. La situazione è grave, me ne rendo/ce ne rendiamo conto. Ma evitiamo la caccia alle streghe. Periodi “caldi” ne abbiamo già vissuti e, per fortuna, siamo riusciti a metterli in cantina. Non riapriamo quelle scatole, il contenuto non è dei migliori.

Vuoi fare un colloquio di lavoro? Paga 100 euro

Il mondo è sull’orlo del precipizio. L’America ha rischiato per la prima volta nella sua storia il default, poi come una mazzata fra capo e collo è arrivato il dowgrade di Standard & Poor’s, che ha avuto conseguenze spaventose sui mercati. Anche la Francia (mercoledì si era diffusa la notizia di un possibile declassamento da parte di Moody’s e Fitch, poi smentito) e addirittura la Germania sono a rischio, malgrado le loro economie siano messe meglio – ma non troppo – della nostra. Dal punto di vista interno, ad aggravare la situazione, c’è il fatto che la sterile manovra varata dal Governo ha bisogno quotidianamente di essere monitorata e corretta.

Ebbene, in questo scenario apocalittico c’è chi ha pensato astutamente di disincentivare ragazzi e ragazze che cercano un’occupazione. In che modo? Facendo pagare loro il colloquio di lavoro. Si, avete capito bene: oltre che di spirito d’iniziativa, buona volontà e un vestiario adeguato, dovete presentarvi all’appuntamento con una banconota da 100 euro in mano per poter sostenere il colloquio con il capo d’azienda o con un suo consulente. Poi sta a lui scegliervi o meno (ma intanto i soldi li ha messi in tasca). Quanto appena raccontato accade a Milano, alla Alessandro Proto Consulting, società che opera nel campo della consulenza finanziaria e immobiliare.

«È una scelta strategica per operare una prima scrematura fra i candidati – dice il presidente Alessandro ProtoIn media ricevo 10-15 curriculum al giorno, contatto ragazzi dal profilo brillante ma che scopro poco ambiziosi durante il colloquio, per nulla intraprendenti o addirittura impreparati sulla mission della società». A questo punto ci si domanda quale sia la risposta dei candidati, e Proto risponde: «Positiva, direi: su dieci ragazzi contattati, cinque hanno accettato di pagare il colloquio, e di questi tre sono stati assunti». Quindi, a conti fatti, sono 200 euro guadagnati in modo pulito, senza che poi il candidato sia stato assunto. In conclusione va specificato che, da bravi economisti, vi rilasciano pure la ricevuta: sono davvero persone perbene, non c’è che dire.

“Seminario” con sorpresa

Devo dire che quando ho letto questa notizia mi è venuto da ridere. Non per la vicenda in se, ma perché se fosse successo in Italia domani saremmo finiti sulle principali edizioni di giornali e telegionali internazionali.

Siamo in Germania, “il motore della ripresa economica mondiale“, come lo definiscono in molti. Ora, forse, si capisce perchè i tedeschi lavorano tanto (e meglio). Per premiare i suoi dipendenti più meritevoli, il gruppo di assicurazioni “Munich Re” ha organizzato un viaggio a Bucarest. La compagnia l’ha definito un semplice “seminario“, a cui hanno partecipato un centinaio di consulenti. In realtà, al seguito, c’erano anche venti prostitute. Sì, avete letto bene: venti escort (ora si chiamano così) che hanno allietato le giornate dei fortunati dipendenti.

Lo scoop lo ha firmato il giornale “Handelsblatt“, ma la notizia è stata confermata (in una e-mail) dalla stessa azienda. Ci sono pure i dettagli: pare infatti che le escort indossassero dei braccialetti colorati per distinguersi dalle semplici hostess. “Quelle con un braccialetto bianco erano assegnate ai manager ed ai migliori venditori“, ha rivelato un testimone, che ha poi aggiunto come un timbro sul braccio delle ragazze più apprezzate permetteva, a fine serata, di capire quali erano state le più richieste.

E per fortuna che i puttanieri siamo noi. Chapeau!

Eyeballing, l’ultima incredibile frontiera dello sballo

Al peggio non c’è mai fine, dice un vecchio adagio. E allora ecco scoperta l’ultima moda degli “sballatori” di tutta Europa: si chiama “eyeballing“, e consiste nell’assumere alcolici versandoseli direttamente negli occhi, in modo da farli arrivare nel sangue passando per le mucose (con effetto immediato). Su Internet già impazzano i video di studenti inglesi, tedeschi e francesi (http://www.youtube.com/watch?v=2fYse1oIWV4).

Campo de’ Fiori è invece l’ombelico italiano di questa nuova pratica. Attenzione, però: tale comportamento danneggia gli occhi, portando conseguenze che vanno dal bruciore all’arrossamento fino a lacerazioni e lesioni, tali da rendere necessario il trapianto di cornea.