Crea sito
Image 01

Archive for aprile, 2011

Neri che vogliono diventare bianchi

sabato, aprile 30th, 2011

Il sito Internet de “La Stampa” ha pubblicato un articolo interessante, che documenta come sempre più uomini, donne e bambini africani facciano uso di sostanze per sbiancare la loro pelle. Si, avete capito bene. Dite la verità, la prima persona che vi viene in mente è Michael Jackson. Eppure pensate che, dopo la sua morte, si è scoperto che il passaggio dall’essere nero a bianco non è stato “volontario”, ma frutto di una malattia (la vitiligine) che gli era stata diagnostica nel lontano 1984.

Forse memori di quanto accaduto al “Re del Pop“, molti africani ripudiano oggi il colore della loro pelle e cercano lo sbiancamento. Lo fanno utilizzando prodotti che l’Unione Europea ha messo al bando nel 2001, quali “Clair and White“, “X-White” e “L’Abidjannaise“. “Pozioni magiche” che sono irritanti, pericolose per l’ambiente ma, soprattutto, potenzialmente cancerogene, vista la presenza dell’idrochinone (un fenolo usato in dermatologia come depigmentante nel melasma, l’alterazione a livello cromatico della cute, caratteristica della gravidanza) che è presente in percentuali superiori al 5%.

Leggere notizie simili, nel 2011, fa riflettere. Soprattutto se si parla ancora di problematiche legate al colore della pelle. “Gli uomini ci preferiscono così” si giustificano infatti molte delle donne intervistate a riguardo. “Purtroppo non si tratta più di casi isolati – dice la dermatologa Suzanne Oumou Niang dell’ospedale “Aristide Le Dantec” di Dakar – In Giamaica più sei nero più sei puro. In Africa, paradossalmente, avviene il contrario. Queste creme contengono costicosteroidi dagli effetti collaterali micidiali. Il guaio è che si possono acquistare ovunque, senza bisogno di prescrizioni mediche. Provocano acne, smagliature, macchie nere, ascessi, quando va bene. Quando va male, sono causa di retinopatie, diabete e tumori“.

Una possibile soluzione al problema potrebbe essere l’istruzione sanitaria: insegnare agli abitanti dei paesi in questione gli effetti devastanti di questi prodotti può essere un buon inizio. Anche se la soluzione adottata dalla Ue dieci anni fa sembra la migliore.

Business, business, business. Anche nel giorno della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II

sabato, aprile 30th, 2011

Archiviato il matrimonio di William e Kate, il secondo evento clou di questa settimana è ovviamente la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Questo articolo non celebrerà la figura di uno degli uomini più importanti del ’900 (lo hanno già fatto abbastanza i programmi di approfondimento della nostra televisione), ma analizzerà il business intorno ad una cerimonia che riunirà nella Capitale milioni di fedeli giunti da ogni parte del globo.

Cominciamo dai prezzi degli alberghi, sfruttando il contributo di Codici (Centro per i diritti del cittadino, www.codici.org). “È vero che i prezzi  degli alberghi durante  l’alta stagione sono più alti, ma in questo caso – ha commenta il Segretario Nazionale Ivano Giacomelli – gli stessi sono schizzati alla  stelle“. Ecco le cifre: nel periodo preso in considerazione (dal 30 aprile al 2 maggio), per un duplice pernottamento, i risultati ottenuti sono stati i seguenti: in Zona Vaticano è stato rilevato un aumento del 148%; zona Piazza Navona 102%; zona Trastevere 168%; zona Aurelio Monte Verde 139%; Esquilino, 96%; Eur 110%; Zona San Giovanni/Repubblica 116%. La media totale registra un aumento del 125%. Non va dimenticato il fai da te. Sul sito Portaportese.it, giorni fa, un utente ha scritto: “Garbatella, 2 camere doppie per beatificazione Papa Wojtyla due notti, con servizio navetta da e per i luoghi della cerimonia, 500 euro a persona“. Niente male, direi.

Passimo poi all’oggettistica: nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha operato un maxi sequestro di circa 5,5 milioni di pezzi contraffatti in alcuni capannoni di Tor Bella Monaca e in un negozio del quartiere Esquilino. La retata ha portato alla scoperta di penne, giocattoli, prodotti elettrici ed elettronici e, addirittura, di Rolex con l’immagine di Papa Wojtyla (ovviamente falsi) per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Il business era gestito da un gruppo di cittadini di origine cinese, poi denunciati all’autorità giudiziaria. I negozi antestanti il Vaticano non fanno eccezione, e si può trovare di tutto: dai rosari alle tazze per la colazione, dalle sciarpe alle magliette fino ad accendini e busti in marmo.

Infine, le stravaganze. Pensate che i cosiddetti “acchiappa-turisti” (i dintorni della stazione Termini ne sono ormai pieni) si sono inventati la domanda: “Volete saltare la fila in Vaticano? Sono 45 euro“. Qui non si fa riferimento alla data della beatificazione, ma ad un giro turistico al Vaticano che comprando un regolare biglietto costa 15 euro.

Insomma, il business vince sempre e comunque. È il denaro, bellezza!

Look-out.tv: quando gli immigrati non sono solo una minaccia (ma anche una grande risorsa)

venerdì, aprile 29th, 2011

Nel mondo dell’informazione, fortunatamente, nascono anche prodotti qualitativamente validi. È il caso di Look-out (#all), la neonata web tv che racconta storie di integrazione dal punto di vista di italiani e stranieri.

La cilena Barbara Pino, project manager di questo nuovo orizzonte massmediale, ha rilasciato un’intervista alla free press “City“, in cui ha affermato: “Il nostro obiettivo è quello di presentare l’immigrazione e l’integrazione con tanti sguardi diversi. Look-out.tv vuole far emergere storie che vanno al di là dei luoghi comuni sugli stranieri“. La redazione, le cui colonne portanti sono a Roma e Milano, è composta da 16 giovani giornalisti italiani e stranieri di prima e seconda generazione, più rifugiati politici. L’idea di creare Look-out.tv è stata dell’ex ministro di Grazia e Giustizia Claudio Martelli, mentre i finanziamenti arrivano dalla Fondazione Cariplo, da Roma Mediterraneo, Vodafone Italia e Opera Onlus.

Quello dell’immigrazione è un tema delicato, trattato troppo spesso negativamente e superficialmente dai media (la riprova la stiamo avendo in questi ultimi mesi, con gli innumerevoli sbarchi sulle nostre coste). A fine marzo, durante la presentazione di “Minorities stereotypes on media” (mistermedia.org, altro nascente progetto di analisi dell’”altro”), il direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Mario Morcellini ha utilizzato una metafora a mio modo perfetta per analizzare la situazione: “Gli stranieri in Italia rappresentano poco più del 7% della popolazione. Se 7 persone entrassero in una stanza dove ce ne sono già altre 100 non accadrebbe nulla, ma se e quando i mezzi di comunicazione fanno diventare tutto ciò un problema cominciano i guai“.

Ecco, il compito dei media è prima di tutto quello di raccontare anche quelle storie positive che ci sono dietro uomini e donne che provengono da paesi stranieri. Possibilmente uscendo dalla spicciola retorica politica.

Quando il denaro supera il vero amore

giovedì, aprile 28th, 2011

Domani è il grande giorno: William e Kate diventeranno ufficialmente marito e moglie. Le televisioni di tutto il mondo hanno sguinzagliato migliaia di inviati per seguire passo dopo passo il “matrimonio del secolo“. Se qualche giorno fa vi ho documentato su quanto questo evento possa costare alle (malmesse) casse d’Inghilterra, oggi è giusto parlare del presunto accordo prematrimoniale fra i due sposi.

Ne ha dato notizia la “Bild“, ma da Buckingam Palace nessuno ha confermato nè smentito. Riporto testualmente dall’articolo pubblicato oggi sul “Corriere della Sera“: se William e Kate finissero per divorziare, la Middleton perderebbe l’affidamento degli eventuali figli; dovrebbe rinunciare al titolo di altezza reale; non potrebbe più vivere in nessuna delle dimore reali; non otterrebbe un penny del patrimonio di William (attualmente sui 13 milioni di sterline, che salirebbero a 325 in caso di decesso della nonna); e non potrebbe rivelare nulla della sua vita coniugale e della famiglia reale, pena una multa “a sette cifre”.

Ecco, a me sembra un vero e proprio matrimonio di convenienza. Se due persone sono veramente innamorate devono sottoscrivere patti di questo tipo? A conti fatti Kate, etichettata da tutti come la ragazza della porta accanto, poteva sposare qualsiasi altro giovanotto inglese. Ma ha scelto William, che non è un signor nessuno. Lui, dal canto suo (se fosse vera la notizia dell’accordo, precisiamo), ha deciso di tutelarsi, forse memore di quanto accaduto al padre Carlo con Lady Diana.

A questo punto, provocatoriamente, domando: ma si può parlare di matrimonio? Lascio rispondere voi, il mio punto di vista credo sia abbastanza chiaro. I reali d’Inghilterra sono comunque in buona compagnia: in questa lista esclusiva vanno annotati anche i nomi di Brad Pitt e Angelina Jolie, di Tom Cruise e Katie Holmes, di Michael Douglas e Catherine Zeta-Jones etc… Pensate che il padre della Holmes ha fatto firmare a Cruise un accordo prematrimoniale che prevede il versamento di 5 milioni di dollari in caso di tradimento e il divieto assoluto per entrambi di rivelare i dettagli della propria vita privata, mentre per ogni anno passato insieme a Douglas, la Zeta-Jones incassa la bellezza di un milione e mezzo di euro (i suoi legali, al tempo, ne avevano chiesti il triplo).

Quando il denaro supera il vero amore, quindi. Roba da ricchi, per fortuna.

D.a.Spo, ovvero: Dannazione! Adulti sconsiderati provocano orrore

mercoledì, aprile 27th, 2011

Sulla prima pagina del “Corriere della Sera” di oggi c’è una notizia curiosa. L’articolo, poi ripreso a pagina 24, titola: “Quei genitori ultrà litigiosi che ora rischiano il Daspo“.

Siamo a Jesolo, finale del Torneo di Pasqua fra la Fidene Calcio (compagine romana) e gli scozzesi del Langcraigs (categoria dilettanti, età dei giocatori 16/17 anni). Neanche il tempo di cominciare a giocare che i genitori dei calciatori della Fidene prima insultano e poi spintonano l’arbirtro, che interrompe la gara al 3′ minuto di gioco e chiama il 113. La Polizia identifica due persone, ma le indagini proseguono. I papà-ultrà ora rischiano il D.a.spo, ovvero il divieto di accedere alle manifestazioni sportive, mentre la Fidene non potrà participare alla manifestazione per i prossimi due anni. Ma non finisce qui, perchè un altro episodio degno di nota è accaduto nella semifinale giocata contro una formazione tedesca: dopo aver incitato in modo volgare i ragazzi, inveito contro gli avversari e sputato all’arbitro, questi esaltati hanno perfino preso a calci i propri figli, di cui non gradivano il rendimento.

Non è la prima volta che accadono episodi di questo tipo, tanto che chi gioca nelle serie considerate “minori” vive quotidianamente situazioni simili. Il problema è legato al fatto che, invece di insegnare l’educazione, la famiglia è diventata oggi il primo posto in cui apprendere come essere (al contrario) maleducati e aggressivi. Insieme alla scuola, considerata dalla sociologia l’altra grande agenzia di socializzazione a disposizione degli adolescenti, la famiglia ha completamente perso il suo ruolo guida. Anche quanto accaduto a Grosseto lo dimostra: i genitori dei ragazzi che hanno picchiato i due Carabinieri non sapevano che i loro figli fossero ad un rave party, durato la bellezza di tre giorni e due notti (e, va ricordato, tre dei quattro sono minorenni). Se da un lato c’è chi da la colpa al fatto che la famiglia coniugale in senso stretto è in crisi (spazio quindi alle cosiddette famiglia allargate), dall’altro il problema non deve esaurirsi così.

Come uscirne, dunque? È difficile dirlo ma, citando Beppe Severgnigni, oggi l’espressione D.a.Spo sembra proprio voler dire: “Dannazione! Adulti sconsiderati provocano orrore“.

Amici come prima

martedì, aprile 26th, 2011

Dopo il vertice bilaterale fra Berlusconi e Sarkozy, Italia e Francia sono tornati ad essere buoni amici. Nelle ultime settimane è successo di tutto, soprattutto sul fronte dell’immigrazione. Ma quando di mezzo ci sono i soldi (tanti) anche le cose più gravi vengono messe da parte, dimenticate.

Già, perchè chi pensa che quello di martedì sia stato solo un vertice per discutere della situazione in Libia e degli sbarchi di immigrati sulle nostre coste, sbaglia di grosso. Di quello si è parlato, per carità, ma alla base c’è altro. Ci sono la scalata di Lactalis su Parmalat, la nomina alla Bce di Mario Draghi e la questione Edison (passata sottotraccia ma comunque esistente).

Andiamo con ordine. Proprio oggi il gruppo agroalimentare francese Lactalis ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto per comprare Parmalat (ne detiene già il 29%). “Non considero questa opa ostile“, ha fatto sapere Berlusconi; certo è che una dichiarazione del genere, alla luce di un piano italiano (Intesa San Paolo, Mediobanca e Unicredit) per comprare l’azienda di Collecchio, non è stata il massimo della furbizia.

Capitolo Draghi: l’attuale Governatore della Banca d’Italia, candidato alla guida della Banca centrale europea al posto di Trichet, ha ricevuto il via libera anche (e proprio) da Sarkozy, che ha fatto eco alla cancelliera tedesca Merkel. In ultimo, Edison. Poco meno di un mese fa, il colosso dell’energia francese Edf ha chiesto e ottenuto la rimozione di Umberto Quadrino, amministratore delegato del gruppo, sostituito con Bruno Lescoeur (vicepresidente di Edf). Alla base della richiesta ci sarebbe la volontà dei francesi di scalare la società che opera nel campo della fornitura di energia elettrica e gas metano, e che il Ministero dell’Economia vorrebbe mantenere sotto il controllo italiano (grazie anche all’ingresso di Enel ed Eni). Non dimentichiamoci, infine, di Air France e del suo 22% in Alitalia.

Amici come prima, quindi. Lo impongono le leggi di mercato.

La Cina sorpasserà gli Stati Uniti? Si, ma solo nel 2016

martedì, aprile 26th, 2011

Nel 2016 la Cina sorpasserà gli Stati Uniti, diventando la potenza economica numero uno al mondo e ponendo fine a quella supremazia  cominciata a fine ’800.

Lo ha rivelato il Fondo monetario internazionale utilizzando l’indice “Ppp“, che misura le economie sulla base del “Purchasing power party“, ovvero la parità del potere d’acquisto. Ebbene, i numeri sono questi: nel 2016 il paese asiatico si espanderà dagli attuali 11,2 mila miliardi di dollari a 19 miliardi, mentre gli USA cresceranno da 15,2 a 18,8 miliardi. Si rovesciano gli equilibri, tanto che da un lato l’economia americana viene descritta “in ripresa“, mentre quella cinese “cresce a velocità maggiore rispetto ad ogni altra area“.

C’è un però. Se infatti la Cina cresce alla velocità della luce, il merito è di una forza lavoro incredibile, il cui bacino di utenza è anche quello delle migliaia di detenuti che affollano le carceri vivendo in condizioni disumane. Ragioniamo su 2 elementi: 

  1. Un recente rapporto di Human Rights Watch (l’organizzazione non governativa internazionale con sede a New York che si occupa della difesa dei diritti umani) sottolinea come il governo cinese gestisca una rete di carceri segrete in cui i cittadini possono scomparire per giorni o mesi e subire abusi di ogni genere (furto degli abiti, violenze fisiche, privazione del sonno e del cibo);
  2. Il “laogai”, letteralmente “riforma attraverso il lavoro”. Nel 1988 il Ministero della Giustizia descrisse gli intenti del sistema in questo modo: “Lo scopo principale dei laogai è quello di punire e riformare i criminali. Per definire concretamente le loro funzioni, essi servono in tre campi: punire i criminali e tenerli sotto sorveglianza; riformare i criminali; utilizzare i criminali nel lavoro e nella produzione, creando in tal modo ricchezza per la società”. 

La Cina è, purtroppo, anche questa.

Se all’Italia piace scomodare la memoria storica

martedì, aprile 26th, 2011

A noi italiani piace scomodare la memoria storica. Tanto. E allora, nel giorno che avrebbe dovuto celebrare la liberazione dal nazi-fascismo, ecco spuntare l’ennesima vergogna in salsa italica: quell’insegna esposta al quartiere Pigneto di Roma, con su scritto: “Work will make you free” (“Il lavoro vi renderà liberi”), che scimmiotta il più noto “Arbeit macht frei” esposto ad Auschwitz durante la dittatura nazista.

Prima dello sdegno bipartisan è andato in scena il classico scaricabarile. “Colpa di cellule neonaziste”, ha detto l’opposizione; “Provocazione da sinistra”, hanno replicato dalla maggioranza, visto anche lo striscione con tanto di stella a cinque punte con lo slogan “Basta morire uccisi dal lavoro e dall’indifferenza” spuntato nel quartiere e firmato da un “Comitato no morti sul lavoro”. In realtà, l’installazione è stata fatta da un “artista” (qui le virgolette sono d’obbligo) che, al giornalista de “Il Fatto Quotidiano” Luca Telese, ha rivelato che non c’è nessuna connotazione politica dietro al gesto, ma solo la voglia di comunicare la condizione di disagio in cui vivono precari ed extracomunitari.

Quel che è certo è che non è la prima volta che questo tipo di accadimenti occupano le pagine dei giornali. Nel novembre scorso, a Treviso, lo stesso motto (adattato in “Fliegen macht frei“, ovvero “Il volo rende liberi“) era stato utilizzato da Francesco Montagner, gestore dell’Aeroclub, per protestare contro la recinzione dell’area imposta dall’Enac per la sicurezza dell’aeroporto Canova. Se ci ricordassimo che dietro quelle poche e ignobili parole ci sono le vite spezzate di sei milioni di persone, forse eviterremo di ripeterle in continuazione. Forse.

Il Grande Fratello dei detenuti

lunedì, aprile 25th, 2011

Ma cos’è, il Grande Fratello?“. È stata la prima cosa che ho pensato dopo aver letto questa bizzarra notizia: negli Stati Uniti, precisamente nella contea di Maricopa (Arizona), uno sceriffo mette online le foto dei detenuti e chiede ai cittadini di votare la “foto segnaletica del giorno“.

Lui è Joe Arpaio, “lo sceriffo più duro d’America“, e dal 1992 controlla a Maricopa gli oltre 10.000 detenuti del carcere. Gli abitanti della contea, manco a dirlo, si sono catapultati sul web per esprimere la loro preferenza, ma la stravagante iniziativa non poteva non provocare la reazione di molte associazioni che difendono i diritti dei carcerati, che protestano per un motivo in particolare: il fatto che sotto la foto pubblicata sul sito, oltre alla data dell’arresto, venga inserito anche il nome e il cognome del detenuto.

Esiste, a livello giuridico, la presunzione di innocenza: chiunque venga accusato di un reato non può essere incolpato se non prima di un regolare processo. Tutto ciò Arpaio sembra averlo dimenticato, ma lo spietato vigilante combina anche di peggio: per colpire i detenuti più indisciplinati, infatti, lo sceriffo li costringe a indossare indumenti intimi rosa, molto simili a quelli femminili. A casa mia si chiama “mania di protagonismo“, ma per i conservatori statunitensi questo signore sarebbe un ottimo candidato al Senato nel 2012. A ognuno il suo.

Mi sballo, quindi sono

lunedì, aprile 25th, 2011

Se bevo, fumo e mi drogo sono figo. Se non lo faccio sono fuori dal gruppo, conto meno di zero. E allora perché non partecipare ad un rave party assumendo qualsiasi tipo di droga e bevendo litri di super alcolici? Poi tutti in macchina e, se i Carabinieri ti fermano per un controllo, via con le mazzate fino a mandarli all’ospedale, in pericolo di vita.

Quanto accaduto lunedì mattina a Sorano, provincia di Grosseto, è solo l’ultimo tragico episodio legato al consumo esagerato di droga e alcool che fanno gli adolescenti (e non solo). Ma cosa sono di preciso i rave party?

I rave nascono alla fine degli anni ’80 negli Stati Uniti, in un periodo in cui le lotte politiche e sociali, più la nascita delle cosiddette controculture europee, erano all’ordine del giorno. Da strumento di protesta, negli anni ’90 i rave party mutano, mettendo da parte il lato ideologico per trasformarsi in occasioni in cui bisogna solo ed esclusivamente sballarsi. Si moltiplicano gli appuntamenti: in Francia nascono i “Free party”, a Berlino ecco la “Love parade”, mentre Zurigo ospita la “Street parade” e Bologna la “Street rave parade”. Nessun controllo, niente limiti: bisogna solo recarsi in un capannone abbandonato, una chiesa sconsacrata o un bosco per ballare ore e ore, con la musica a diecimila watt e sotto l’effetto di stupefacenti e bevande alcoliche. In questo contesto i social network hanno un ruolo fondamentale: per aggirare qualsiasi tipo di sospetto, eventi di questo tipo vengono organizzati e pubblicizzati in particolare su Facebook o altri siti di aggregazione.

I dati elaborati anni fa dall’Osservatorio epidemiologico di Bologna sono inquietanti: l’80% di chi partecipa ad un rave si ubriaca almeno una volta a settimana e, su un’età media di 24 anni, tutti usano droghe da otto. Infine, il 50% di coloro che prendono parte a questo tipo di manifestazioni ha avuto problemi precedenti a causa della droga. In Francia, nel 2001, è stato varata la legge Mariani, che vieta l’organizzazione di rave senza l’autorizzazione dei prefetti locali. Nel nostro paese, invece, manca una legislazione ad hoc. Chissà che questa non sia la volta buona, visto che in Italia la regola è: dopo la tragedia arriva il provvedimento.

Contraddizioni pasquali

domenica, aprile 24th, 2011

Ai tanti profughi e ai rifugiati che provengono da vari Paesi africani e sono stati costretti a lasciare gli affetti più cari arrivi la solidarietà di tutti. Gli uomini di buona volontà siano illuminati ad aprire il cuore all’accoglienza, affinchè in modo solidale e concertato si possa venire incontro alle necessità impellenti di tanti fratelli“. Il messaggio lanciato da Papa Benedetto XVI durante la messa di Pasqua è chiaro, ma cade in contraddizione con quanto sta accadendo proprio in un luogo sacro, la basilica romana di San Paolo fuori le mura, nelle ultime quarantott’ore.

La scorsa notte dieci dei cento rom sgomberati dal campo abusivo di Casal Bruciato, e che hanno occupato la basilica, non sono stati fatti rientrare all’interno del luogo sacro dopo essere usciti per comparare cibo e pannolini per i più piccoli: la gendarmeria ha infatti transennato l’interno del chiostro per evitare che i nomadi si avvicinassero al cancello. E, ancora, durante l’omelia nessun accenno è stato fatto dal sacerdote celebrante a quanto sta avvenendo all’esterno della struttura.

In molti si dimenticano i dati concreti: in Italia il Vaticano possiede il 20-22% degli immobili (1/4 della Capitale è nelle sue mani), il patrimonio gestito dallo Ior (la Banca Vaticana) sfiora i 6 miliardi di euro e si stimano 200.000 posti letto gestiti da religiosi. Nella sola Roma si contano anche quasi 2.000 enti religiosi, che risultano proprietari di circa 20.000 terreni e fabbricati, suddivisi tra città e provincia.

La Caritas ha annunciato che i rom saranno ospitati in sue strutture, ma se la Chiesa facesse di più (e, abbiamo visto, può eccome) invece di chiedere e predicare, sarebbe davvero un buon inizio.

Il silenzio/assenso del Presidente

domenica, aprile 24th, 2011

Avrete letto tutti, in questi giorni, la polemica esplosa a Milano dopo l’affissione dei manifesti con su scritto: “Via le Br dalle procure“.  L’autore dell’iniziativa, quel Roberto Lassini candidato consigliere comunale, è finito come ovvio nell’occhio del ciclone. Ha presentato la lettera di dimissioni, fatto scoppiare la bagarre all’interno del partito tanto da mettere l’una contro l’altra Letizia Moratti e Daniela Santanchè, provocato la reazione stizzita della Lega Nord e infine inviato una lettera di scuse ai giudici e una (a quanto pare mai arrivata) al Presidente della Repubblica.

In questo quadro già abbastanza complicato c’è poi un elemento che emerge con una certa prepotenza: il silenzio/assenso di Silvio Berlusconi. Il Presidente del Consiglio non ha mai parlato della vicenda, anche se è notizia di oggi che il Premier avrebbe espresso la sua solidarietà a Lassini nel corso di una telefonata avvenuta pochi giorni fa. “Berlusconi ha cercato di consolarmi assicurandomi che mi capiva sino in fondo e che mi era vicino. Si è sfogato a sua volta dicendomi di ritenersi un perseguitato dalle toghe e mi ha convinto ancora di più della necessità di riformare la giustizia. Io comunque ho chiesto scusa per quei manifesti perché sono indifendibili, ma ritengo che il Presidente faccia bene ad alzare la voce contro certa magistratura“, ha dichiarato in un’intervista a “Libero” l’ex sindaco di Turbigo.

Fosse stato per me non mi sarei dimesso da niente - ha continuato Lassini – Questa è tutta una pagliacciata. Il Parlamento è pieno di ladri, che cazzo vogliono da me?“. Per la serie: se ti butti dal ponte io ti seguo. Sembra un ragionamento da bambini dell’asilo, ma invece lo fanno coloro che ci governano.