Crea sito
Image 01

Archive for the ‘Economia’ Category

Se la Borsa gioisce delle disgrazie di un Paese

lunedì, febbraio 13th, 2012

Ho aperto poco fa il sito del Sole 24 Ore. Per tutta la giornata ho letto titoli trionfalistici sull’andamento della Borsa di Atene. E il listino greco, da questa mattina, ha avuto effettivamente un trend incredibile. «A quanto avrà chiuso?», mi sono chiesto tornando a casa. E la risposta è andata ben oltre le mie aspettative: +4,6 per cento. Calcolando che Piazza Affari ha è rimasta praticamente invariata (+0,05 per cento), mentre Londra, Berlino e Parigi hanno guadagnato rispettivamente lo 0,8, lo 0,68 e lo 0,34 per cento, si è trattato di un successo clamoroso. Che arriva però all’indomani di una domenica terribile per la Grecia.

Domenica 12 febbraio piazza Syntagma, ad Atene, è stata il teatro di terribili scontri fra la polizia e il popolo greco – a cui si sono mescolate le frange più estreme del dissenso, i black bloc –, che protestava contro la manovra «lacrime e sangue» da 3,3 miliardi richiesta dalla troika formata da Ue, Banca Centrale europea e Fondo monetario internazionale, atta a dare il via libera allo stanziamento di 131 miliardi di euro (senza i quali il paese sarebbe andato in default). Disordini che causato 120 feriti, 45 edifici bruciati e «danni irreparabili», come li ha definiti il sindaco di Atene Giorgos Kaminis. La Grecia è in ginocchio, e le misure approvate ieri dal Parlamento non fanno che aggravare la situazione, visto anche l’altissimo tasso di disoccupazione generale (che ha superato il 20 per cento) e giovanile (48 per cento). Ci sono i tagli alle pensioni, il licenziamento di 15mila dipendenti pubblici entro la fine dell’anno – saranno 150mila entro il 2015 –, la riduzione della spesa in settori strategici quali la sanità e la difesa e l’abbassamento del 22 per cento del salario minimo, che passerà a 560-600 euro. Insomma, provvedimenti da stendere un paese sano, figuriamoci uno che è già sull’orlo del precipizio. Ma è la finanza, bellezza! Oggi, nel frattempo, è arrivata la notizia che i cittadini torneranno a votare ad aprile («Questo governo ha a disposizione un mese e mezzo di lavori. Chiuderemo a marzo e le elezioni si terranno in aprile», ha fatto sapere un portavoce del governo). Ma a loro, francamente, poco importa, visto l’andazzo.

E allora torniamo a ripensare al 2001. A quando, cioè, la Grecia entrò nell’euro. Truccando i bilanci, com’è ormai noto. E con l’ausilio di chi? Di Goldman Sachs – sì, proprio la grande banca d’affari per cui il nostro presidente del Consiglio Mario Monti è stato international advisor fra   il 2005 e il 2011 – e JP Morgan Chase, che hanno utilizzato gli stessi metodi usati da Wall Street per creare la bolla speculativa dei mutui subprime (vicenda documentata, nel febbraio 2010, anche da un’inchiesta del New York Times). Quindi, ricapitolando: la grande finanza ha messo in ginocchio la Grecia – verrebbe da dire il mondo intero – e ora guadagna sulle sue rovine. Se la Borsa gioisce delle disgrazie di un paese, allora prepariamoci alla fine del mondo. Peccato che stavolta i Maya non c’entrino nulla.

Stipendi dei parlamentari, facciamo un po’ di chiarezza

martedì, dicembre 13th, 2011

Faccio una doverosa premessa: chi scrive non apprezza – forse non lo ha mai fatto, da quando segue la politica – i nostri parlamentari. Persone (troppo) spesso “prestate” alla politica, che se glielo vai a chiedere non sanno neanche cosa sia lo spread o il Pil, e non ci vuole una laurea in Economia alla tanto apprezzata “Bocconi” per saperlo.

Ma in questi ultimi giorni sta tenendo banco in maniera pesante e pressante la questione legata allo stipendio dei parlamentari. Che non si chiama stipendio – ci hanno insegnato pure questo – ma “indennità“. Perchè fa più scena, sembra pure qualcosa di negativo, tanto perchè lavorando un solo giorno alla settimana e guadagnando certe cifre ci deve essere qualcosa che non va.

Attenzione, però, al populismo e al qualunquismo. Qualcuno mi ha accusato – a ragione, me ne rendo conto – di essere anche io populista e qualunquista, in taluni casi. Ma su certe questioni va fatta chiarezza, altrimenti si rischia la tanto paventata “macelleria sociale”. Allora, diciamolo: i parlamentari italiani non guadagnano più dei loro colleghi europei. Anzi. Andando a guardare i numeri i francesi, gli inglesi e i tedeschi prendono qualcosina in più. Un nostro servitore dello Stato percepisce infatti 5.486,58 euro al mese, contro i 5.677 dei deputati francesi, i 6.350 degli inglesi e i 7.668 dei tedeschi. Un parlamentare europeo ne prende invece 7.807,12 (lordi). Le cifre da capogiro che i nostri parlamentari ricevono derivano dai benefit, che si chiamano – altra scoperta – “diaria” e contributo per il “Rapporto eletto-elettori”. «E che so?». Qui viene il bello. Nel primo caso si tratta di un rimborso spese di soggiorno a Roma: 3.503,11 euro concessi (o così dovrebbe essere) a tutti coloro che si spostano per venire nella Capitale. E dove sta l’inghippo? Che la diaria la prendono tutti, anche quelli che a Roma ci sono nati, cresciuti e stabiliti. I «romani de Roma», insomma. Poi c’è l’altro contributo. «N’artro?». Eh sì, ahinoi. Si tratta di 4.190 euro che il deputato Tizio o il senatore Caio usano per pagare gli eventi politici e la/e segretaria/e. A cui poi vanno aggiunti 3.000 euro annui per le spese telefoniche e i trasferimenti da e per l’aeroporto. In totale fanno 11.703,65 euro/mese. Più della media europea, stavolta sì. Basterebbe eliminare queste due “piccole” voci. Non è difficile, basta volerlo.

Anche perchè negli altri paesi tutti questi privilegi non esistono. O meglio: anche i parlamentari sopra citati hanno dei benefit, ma gli stessi non sono inseriti in modo “secco” nello stipendio, come accade in Italia. Spero di essere stato chiaro. La situazione è grave, me ne rendo/ce ne rendiamo conto. Ma evitiamo la caccia alle streghe. Periodi “caldi” ne abbiamo già vissuti e, per fortuna, siamo riusciti a metterli in cantina. Non riapriamo quelle scatole, il contenuto non è dei migliori.

Due/tre cose da sapere su Mario Monti

venerdì, novembre 11th, 2011

Insomma per il dopo-Berlusconi c’è Mario Monti. Mmm.. Mario Monti. Ma chi, quello che solo pochi mesi fa diceva: «Secondo me stiamo assistendo al grande successo dell’euro, la cui manifestazione più concreta è la Grecia»? Sì, proprio lui.

Mmm.. Mario Monti. Ma chi, l’International Advisor (cioè il consigliere e/o il consulente in grado di sostenere e supportare un’azienda nelle fasi delicate di cambiamento, come fusioni, acquisizioni, joint-venture) di Goldman Sachs, la banca d’affari condannata nel 2010 dalla SEC (Securities and Exchange Commission, la Consob americana) per frode e truffa ai danni dei propri clienti? Eh sì, e di quale altro Mario Monti parliamo sennò? Mmm.. Ma parliamo della stessa Goldman Sachs di cui mercoledì 9 novembre 2011 Milano Finanza scriveva: «Sui mercati si è diffusa la voce che sia stata Goldman Sachs ad innescare l’ondata di vendite di Btp, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d’oltreoceano»? (chiaro il riferimento al clamoroso balzo in avanti dello spread, arrivato a 575 punti).

Svegliamoci subito: la banca statunitense – che ha speculato abbondantemente sulla crisi dei mutui subprime – vuole un proprio uomo a capo del Governo italiano per avere in mano le redini del gioco. Mario Monti: salvatore della patria, o braccio armato degli speculatori?

Esclusiva del “Corriere della Sera”: ecco la lettera della Bce al Governo

giovedì, settembre 29th, 2011

Questa mattina, in esclusiva, il Corriere della Sera ha pubblicato la tanto chiacchierata lettera firmata da Mario Draghi e Jean-Claude Trichet e inviata al Governo italiano lo scorso 5 agosto. Se leggete con attenzione la missiva, vi sarà facile notare come la manovra messa nero su bianco da Berlusconi e Tremonti non sia altro che la risposta alle richieste di Francoforte. Ecco la versione integrale del documento:

Francoforte/Roma, 5 Agosto 2011
Caro Primo Ministro,
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali.
Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti.

Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1.Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.

2.Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.

Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’è l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,

Mario Draghi, Jean-Claude Trichet

La manovra e quelle norme sulla casta rivisitate

giovedì, settembre 8th, 2011

Dite la verità: ma voi, di questa manovra, avete capito qualcosa? L’hanno cambiata quattro volte, alla fine l’hanno pure blindata con il 49esimo voto di fiducia dell’era Berlusconi IV, con una certezza: che a pagare saranno sempre i soliti noti. «Vabbè, ormai ci siamo abituati», diranno i più.

C’è però un particolare che è ahimè saltato agli occhi a pochi, forse solo agli addetti ai lavori. Il tanto decantato taglio ai costi della politica era stato inserito un articolo – il 13  – che nel testo definitivo è stato ampiamente rivisitato. Tradotto in sintesi, ciò vuol dire che:

1.       Il taglio delle retribuzioni o delle indennità dei componenti degli organi costituzionali (10% per redditi superiori ai 90mila euro, e 20% oltre i 150mila) si applicherà solo nel triennio 2011/2013, e non per sempre, come precedentemente previsto;

2.       Quel che è peggio, però, è che per i parlamentari cambia anche il regime di incompatibilità: se un deputato o un senatore svolge un’altra professione e guadagna più di 9.847 euro netti, l’indennità di carica di 5.846 euro mese netti non sarà più tagliata del 50%, ma la sforbiciata si farà sul totale annuo percepito a titolo di indennità, e sarà pari al 20% per la quota eccedente i 90mila euro, e al 40% se si superano i 150mila;

3.       Viene quasi totalmente cancellato, invece, il principio secondo cui un parlamentare non può ricoprire anche un’altra carica elettiva pubblica. Nel nuovo testo l’incompatibilità è ridotta alle cariche elettive di natura monocratica relative a organi di governo con enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5mila abitanti. Quindi i parlamentari potranno continuare a fare i sindaci nei comuni medio-piccoli, nonchè gli assessori (anche nelle grandi città).

«Si stava meglio quando si stava peggio», dice il vecchio detto. Sante parole.

Punto per punto, ecco la manovra economica del Governo

sabato, agosto 13th, 2011

Quarantacinque miliardi e mezzo di euro ripartiti in due anni: 20 miliardi nel 2012 e i restanti 25,5 nel 2013. A tanto ammonta il peso della manovra che il Consiglio dei Ministri ha varato all’unanimità nella serata di venerdì 12 luglio per arrivare al pareggio di bilancio entro il 2013, come chiesto dalla Banca Centrale Europea. Un provvedimento «lacrime e sangue», ricco di “tagli”: dai costi della politica (finalmente) alla cancellazione delle provincie con meno di 30.000 abitanti, passando per la tassazione per i redditi oltre i 90 e 150.000 euro (rispettivamente del 5 e 10%) e l’accorpamento di 1.970 piccoli comuni. Vediamo in dettaglio tutti i contenuti del decreto legge messo nero su bianco dall’Esecutivo.

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ – Nella conferenza stampa che ha tenuto insieme a Tremonti appena concluso il Cdm straordinario per il varo della manovra, Berlusconi ha detto: «Il mio cuore gronda sangue. Il vanto mio e del Governo era quello di non aver mai messo le mani nelle tasche degli italiani. La situazione internazionale, però, è cambiata. Siamo addolorati ma soddisfatti». E allora ecco il primo provvedimento: il cosiddetto “contributo di solidarietà”. In sostanza si tratta di una ritenuta, che il datore di lavoro verserà allo stato dopo averla trattenuta dagli stipendi dei lavoratori che superano i 90 e 150 mila euro annui, e che sarà rispettivamente del 5 e del 10% (per ciò che riguarda i dipendenti pubblici). Per i liberi professionisti, invece, era stata paventata un’addizionale Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche) che avrebbe colpito le aliquote più alte (quella del 41% e del 43%), ma la stessa è stata poi annullata. In questo modo dovrebbe entrare nelle casse dello stato circa un miliardo di euro.

NUOVE IMPOSTE – A parte, comprensibilmente, i titoli di Stato, per tutte le rendite finanziarie il decreto stabilisce un’aliquota di tassazione unica pari al 20%. La tassa sui depositi bancari scende quindi di sette punti percentuali (era al 27%), mentre salirà dal 12,5% il “capital gain“, ovvero la tassa da versare sul differenziale (in positivo) dei titoli azionari. Aumenteranno le tasse sui giochi e le accise su carburanti e tabacco, ed in più verrà istituita una nuova “Robin Hood Tax” a carico delle società energetiche. Il tutto porterà ad un rientro di circa due miliardi di euro.

PREVIDENZA E IMPIEGO – Non sono state toccate le pensioni, così come voluto dalla Lega Nord. Viene però anticipato al 2016 (e non più al 2020) il progressivo innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile per le donne che lavorano nel settore privato, che sarà completato entro il 2027. Per i lavoratori della pubblica amministrazione il Trattamento di fine rapporto (Tfr) viene posticipato di due anni (ma solo per coloro che optano per il pensionamento anticipato), e le promozioni bloccate prima della fine del rapporto stesso. Attenzione anche alla tredicesima: se le pubbliche amministrazioni non rispettano gli obiettivi di riduzione della spesa previsti la stessa verrà bloccata. Sul fronte scuola saranno assunti 30.300 docenti e 36.000 unità del personale amministrativo, sia tecnico che ausiliario.

I TAGLI AI COSTI DELLA POLITICA – «Sono stati forse eccessivi ma determinati dal confronto con l’opinione pubblica», ha detto il Premier parlando del taglio ai costi della politica. Cosa prevede? Si parte dall’accorpamento dei Comuni con meno di 8.500 abitanti (sono 1.500), ed in più saranno abolite le provincie con meno di 30.000 abitanti (34). Ci sarà inoltre uno stop ai doppi incarichi (chi vuole portare avanti la propria attività vedrà la propria indennità ridotta del 50%) e l’obbligo di volare in “economy class” per tutti gli eletti. Infine, ci saranno anche dei nuovi limiti al numero di assessori provinciali e comunali. I posti che “salteranno” saranno 54.000 – ma il personale andrà comunque ricollocato – mentre l’introito sarà pari a 8,5 miliardi di euro.

ENTI LOCALI E MINISTERI – Tocca a loro pagare il prezzo più alto della manovra: meno 9,5 miliardi fra il 2012 e il 2013. Solo il prossimo anno i Comuni riceveranno 1,7 miliardi di euro in meno, le Province 700 milioni e le Regioni 3,6. Con il decreto sarà anticipato al 2012 il Federalismo fiscale, che consentirà ai Comuni di riempire le tasse con la nuova IMU (Imposta Municipale Unica). Critico il Governatore della Lombardia Formigoni: «Così il Federalismo è morto, inconsistente, insussistente». Anche ai Ministeri toccherà tirare la cinghia: meno 6 miliardi nel 2012 e altri 2,5 nel 2013 (i tagli non saranno lineari: per conoscere con precisione le detrazioni bisognerà aspettare la Legge di Stabilità).

MERCATO DEL LAVORO – Viene introdotto nel codice penale il reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”, che sarà punito con una reclusione dai 5 agli 8 anni, mentre le festività laiche saranno spostate alle domeniche: stop quindi a 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno. Saranno poi rivisti i criteri per le pensioni di invalidità e gli assegni di reversibilità.

FISCO E LIBERALIZZAZIONI – I titolari di negozi e attività devono ricordare di emettere lo scontrino fiscale o la fattura. Pena: la chiusura immediata del locale (finora si andava incontro ad una sanzione amministrativa). Mossa fatta per combattere ancora di più l’evasione fiscale. L’altra introduzione è quella di un’ulteriore tracciabilità di tutte le transazioni superiori ai 2.500 euro, con comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle operazioni per le quali è prevista l’applicazione dell’Iva. Capitolo liberalizzazioni: non vengono toccati né l’esame di Stato né la struttura degli Ordini, come richiesto dal Comitato Unitario dei Professionisti (Cup), ed in più si incentiverà un accesso libero alle professioni, con l’obbligo di formazione ed un equo compenso per chi svolge un tirocinio.

Vuoi fare un colloquio di lavoro? Paga 100 euro

giovedì, agosto 11th, 2011

Il mondo è sull’orlo del precipizio. L’America ha rischiato per la prima volta nella sua storia il default, poi come una mazzata fra capo e collo è arrivato il dowgrade di Standard & Poor’s, che ha avuto conseguenze spaventose sui mercati. Anche la Francia (mercoledì si era diffusa la notizia di un possibile declassamento da parte di Moody’s e Fitch, poi smentito) e addirittura la Germania sono a rischio, malgrado le loro economie siano messe meglio – ma non troppo – della nostra. Dal punto di vista interno, ad aggravare la situazione, c’è il fatto che la sterile manovra varata dal Governo ha bisogno quotidianamente di essere monitorata e corretta.

Ebbene, in questo scenario apocalittico c’è chi ha pensato astutamente di disincentivare ragazzi e ragazze che cercano un’occupazione. In che modo? Facendo pagare loro il colloquio di lavoro. Si, avete capito bene: oltre che di spirito d’iniziativa, buona volontà e un vestiario adeguato, dovete presentarvi all’appuntamento con una banconota da 100 euro in mano per poter sostenere il colloquio con il capo d’azienda o con un suo consulente. Poi sta a lui scegliervi o meno (ma intanto i soldi li ha messi in tasca). Quanto appena raccontato accade a Milano, alla Alessandro Proto Consulting, società che opera nel campo della consulenza finanziaria e immobiliare.

«È una scelta strategica per operare una prima scrematura fra i candidati – dice il presidente Alessandro ProtoIn media ricevo 10-15 curriculum al giorno, contatto ragazzi dal profilo brillante ma che scopro poco ambiziosi durante il colloquio, per nulla intraprendenti o addirittura impreparati sulla mission della società». A questo punto ci si domanda quale sia la risposta dei candidati, e Proto risponde: «Positiva, direi: su dieci ragazzi contattati, cinque hanno accettato di pagare il colloquio, e di questi tre sono stati assunti». Quindi, a conti fatti, sono 200 euro guadagnati in modo pulito, senza che poi il candidato sia stato assunto. In conclusione va specificato che, da bravi economisti, vi rilasciano pure la ricevuta: sono davvero persone perbene, non c’è che dire.

Lo “Squalo” è pronto a “mordere” anche in Italia

lunedì, luglio 11th, 2011

Una parola, semplice e d’impatto: Italia. Dovrebbe chiamarsi così, secondo le indiscrezioni riportate sabato 9 luglio dal Corriere della Sera, il nuovo quotidiano che Rupert Murdoch è pronto a lanciare a breve nel nostro paese.

Dopo la chiusura del News of the World, e il polverone che nelle ultime ore si sta facendo sempre più denso (secondo il Daily Mirror sarebbero state spiate anche le vittime dell’11 settembre 2001), pare che il figlio James abbia chiesto al padre-magnate il parere su un’idea che ha comunque già preso forma (secondo il quotidiano di Via Solferino il nome della testata è già stato registrato, con firme e nomi mai riconducibili al tycoon australiano).

Perchè investire in Italia, viene da domandarsi? La risposta è semplice: nel nostro paese il gruppo News Corporation non possiede un giornale. In ambito televisivo c’è Sky Italia, che ha oltre 7.600 dipendenti, dal 2003 ad oggi ha fatturato 15,9 miliardi di euro, e propone ai suoi abbonati un’offerta in continua espansione. Ora, però, è tempo di cambiare rotta e cimentarsi (anche) in altro. James, dicono i ben informati, vede ormai prossima la fine della carriera politica di Silvio Berlusconi. Sarebbe questo uno dei motivi che ha portato a fugare ogni dubbio: non avere più al governo il “nemico” numero uno nel settore dell’editoria privata è di per sè un buon inizio. 

Sembra che Rupert Murdoch non sia così convinto del nuovo prodotto, ma la prossima settimana ci sarà un incontro con il figlio per capire il da farsi.

Fotografia allarmante (che nessuno vuole vedere)

martedì, maggio 24th, 2011

La fotografia dell’Italia fornita ieri dall’Istat deve far riflettere. Malgrado il ministro Brunetta, dalle colonne del “Corriere della Sera“, provi a ridimensionare il problema parlando di “cause strutturali” (quali?) che hanno portato a questa situazione, la notizia è che un italiano su 4 (il 25%) è a rischio povertà. Un dato che fa il paio con quanto affermato sabato da “Standard & Poor’s” (“Le attuali prospettive di crescita dell’Italia sono deboli, e l’impegno politico per riforme che aumentino la produttività sembra incerto“), commento bollato però da Cisl e Uil come “poco attendibile, perchè formulato da un’agenzia che ha più volte sbagliato le sue previsioni“. Se ci pensate, di fronte a tutto ciò, il controsenso sta nel fatto che ad ottobre Mario Draghi diventerà il nuovo Governatore della Banca centrale europea.

Il quadro, per certi versi drammatico, vede l’Italia dietro ad altri paesi europei, quali Germania (tasso di povertà pari al 20%) e Francia (18,4%). Nel rapporto si legge come lo scorso anno il 5,5% delle famiglie abbia dichiarato di non aver avuto soldi per comprare il cibo, l’11% non ha potuto acquistare le medicine, il 17% i vestiti. L’elemento (anzi, gli elementi) su cui porre l’attenzione, è che ad essere maggiormente colpiti siano gli abitanti del Sud del paese (sintomo del fatto che alla “Questione Meridionale” sembra non esserci soluzione), le donne e i giovani. In quel 25% sopracitato, il 57% (quindi 8 milioni di persone) vive nel Meridione. Più di una donna su 5 sostiene poi di aver dovuto lasciare il posto per motivi familiari, mentre sono 800.000 quelle che sono state licenziate perchè rimaste incinta.

C’è poi, come detto, il capitolo giovani. La crisi ha colpito anche e soprattutto loro, tanto che negli ultimi anni, nella fascia compresa fra i 15 e i 29 anni, si contano la bellezza di 501.000 posti di lavoro in meno. In questo contesto non va dimenticato il fenomeno dei “neet“, ovvero coloro che non studiano né lavorano, saliti a quota 2,1 milioni nel 2010, con un incremento di quasi il 7% rispetto all’anno precedente.

In questi giorni le televisioni sono invase dai “marchettoni” elettorali dei candidati alle poltrone di sindaco di città come Milano e Napoli. Ciò che questo paese chiede ai suoi governanti è solo più serietà e concretezza, e meno propaganda. Le multe, se continua così, non le pagheremo non perchè ce le tolgono, ma perchè non avremo più un euro in tasca.

Business, business, business. Anche nel giorno della beatificazione di Papa Giovanni Paolo II

sabato, aprile 30th, 2011

Archiviato il matrimonio di William e Kate, il secondo evento clou di questa settimana è ovviamente la beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. Questo articolo non celebrerà la figura di uno degli uomini più importanti del ’900 (lo hanno già fatto abbastanza i programmi di approfondimento della nostra televisione), ma analizzerà il business intorno ad una cerimonia che riunirà nella Capitale milioni di fedeli giunti da ogni parte del globo.

Cominciamo dai prezzi degli alberghi, sfruttando il contributo di Codici (Centro per i diritti del cittadino, www.codici.org). “È vero che i prezzi  degli alberghi durante  l’alta stagione sono più alti, ma in questo caso – ha commenta il Segretario Nazionale Ivano Giacomelli – gli stessi sono schizzati alla  stelle“. Ecco le cifre: nel periodo preso in considerazione (dal 30 aprile al 2 maggio), per un duplice pernottamento, i risultati ottenuti sono stati i seguenti: in Zona Vaticano è stato rilevato un aumento del 148%; zona Piazza Navona 102%; zona Trastevere 168%; zona Aurelio Monte Verde 139%; Esquilino, 96%; Eur 110%; Zona San Giovanni/Repubblica 116%. La media totale registra un aumento del 125%. Non va dimenticato il fai da te. Sul sito Portaportese.it, giorni fa, un utente ha scritto: “Garbatella, 2 camere doppie per beatificazione Papa Wojtyla due notti, con servizio navetta da e per i luoghi della cerimonia, 500 euro a persona“. Niente male, direi.

Passimo poi all’oggettistica: nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha operato un maxi sequestro di circa 5,5 milioni di pezzi contraffatti in alcuni capannoni di Tor Bella Monaca e in un negozio del quartiere Esquilino. La retata ha portato alla scoperta di penne, giocattoli, prodotti elettrici ed elettronici e, addirittura, di Rolex con l’immagine di Papa Wojtyla (ovviamente falsi) per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. Il business era gestito da un gruppo di cittadini di origine cinese, poi denunciati all’autorità giudiziaria. I negozi antestanti il Vaticano non fanno eccezione, e si può trovare di tutto: dai rosari alle tazze per la colazione, dalle sciarpe alle magliette fino ad accendini e busti in marmo.

Infine, le stravaganze. Pensate che i cosiddetti “acchiappa-turisti” (i dintorni della stazione Termini ne sono ormai pieni) si sono inventati la domanda: “Volete saltare la fila in Vaticano? Sono 45 euro“. Qui non si fa riferimento alla data della beatificazione, ma ad un giro turistico al Vaticano che comprando un regolare biglietto costa 15 euro.

Insomma, il business vince sempre e comunque. È il denaro, bellezza!

Amici come prima

martedì, aprile 26th, 2011

Dopo il vertice bilaterale fra Berlusconi e Sarkozy, Italia e Francia sono tornati ad essere buoni amici. Nelle ultime settimane è successo di tutto, soprattutto sul fronte dell’immigrazione. Ma quando di mezzo ci sono i soldi (tanti) anche le cose più gravi vengono messe da parte, dimenticate.

Già, perchè chi pensa che quello di martedì sia stato solo un vertice per discutere della situazione in Libia e degli sbarchi di immigrati sulle nostre coste, sbaglia di grosso. Di quello si è parlato, per carità, ma alla base c’è altro. Ci sono la scalata di Lactalis su Parmalat, la nomina alla Bce di Mario Draghi e la questione Edison (passata sottotraccia ma comunque esistente).

Andiamo con ordine. Proprio oggi il gruppo agroalimentare francese Lactalis ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto per comprare Parmalat (ne detiene già il 29%). “Non considero questa opa ostile“, ha fatto sapere Berlusconi; certo è che una dichiarazione del genere, alla luce di un piano italiano (Intesa San Paolo, Mediobanca e Unicredit) per comprare l’azienda di Collecchio, non è stata il massimo della furbizia.

Capitolo Draghi: l’attuale Governatore della Banca d’Italia, candidato alla guida della Banca centrale europea al posto di Trichet, ha ricevuto il via libera anche (e proprio) da Sarkozy, che ha fatto eco alla cancelliera tedesca Merkel. In ultimo, Edison. Poco meno di un mese fa, il colosso dell’energia francese Edf ha chiesto e ottenuto la rimozione di Umberto Quadrino, amministratore delegato del gruppo, sostituito con Bruno Lescoeur (vicepresidente di Edf). Alla base della richiesta ci sarebbe la volontà dei francesi di scalare la società che opera nel campo della fornitura di energia elettrica e gas metano, e che il Ministero dell’Economia vorrebbe mantenere sotto il controllo italiano (grazie anche all’ingresso di Enel ed Eni). Non dimentichiamoci, infine, di Air France e del suo 22% in Alitalia.

Amici come prima, quindi. Lo impongono le leggi di mercato.

La Cina sorpasserà gli Stati Uniti? Si, ma solo nel 2016

martedì, aprile 26th, 2011

Nel 2016 la Cina sorpasserà gli Stati Uniti, diventando la potenza economica numero uno al mondo e ponendo fine a quella supremazia  cominciata a fine ’800.

Lo ha rivelato il Fondo monetario internazionale utilizzando l’indice “Ppp“, che misura le economie sulla base del “Purchasing power party“, ovvero la parità del potere d’acquisto. Ebbene, i numeri sono questi: nel 2016 il paese asiatico si espanderà dagli attuali 11,2 mila miliardi di dollari a 19 miliardi, mentre gli USA cresceranno da 15,2 a 18,8 miliardi. Si rovesciano gli equilibri, tanto che da un lato l’economia americana viene descritta “in ripresa“, mentre quella cinese “cresce a velocità maggiore rispetto ad ogni altra area“.

C’è un però. Se infatti la Cina cresce alla velocità della luce, il merito è di una forza lavoro incredibile, il cui bacino di utenza è anche quello delle migliaia di detenuti che affollano le carceri vivendo in condizioni disumane. Ragioniamo su 2 elementi: 

  1. Un recente rapporto di Human Rights Watch (l’organizzazione non governativa internazionale con sede a New York che si occupa della difesa dei diritti umani) sottolinea come il governo cinese gestisca una rete di carceri segrete in cui i cittadini possono scomparire per giorni o mesi e subire abusi di ogni genere (furto degli abiti, violenze fisiche, privazione del sonno e del cibo);
  2. Il “laogai”, letteralmente “riforma attraverso il lavoro”. Nel 1988 il Ministero della Giustizia descrisse gli intenti del sistema in questo modo: “Lo scopo principale dei laogai è quello di punire e riformare i criminali. Per definire concretamente le loro funzioni, essi servono in tre campi: punire i criminali e tenerli sotto sorveglianza; riformare i criminali; utilizzare i criminali nel lavoro e nella produzione, creando in tal modo ricchezza per la società”. 

La Cina è, purtroppo, anche questa.