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Posts Tagged ‘Stati Uniti’

L’eretico keynesiano – da “Il Punto” del 14/09/2012

lunedì, settembre 24th, 2012

È diretto e ha le idee chiare, Giulio Sapelli, professore di Storia Economica all’Università degli Studi di Milano e autore de “L’inverno di Monti – Il bisogno della politica”. A Il Punto dichiara: «Fatta eccezione per alcune idee che ha avuto il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, il governo Monti mi ha profondamente deluso. Il problema della crescita si può risolvere aumentando il debito pubblico, non c’è nessun classico dell’economia che afferma il contrario. E se non si abbassano le tasse, nel 2013 in Italia assisteremo alla distruzione sistematica della piccola-media impresa».

Professore, nel suo libro ha scritto che «il nesso fra nazionalizzazione ed internazionalizzazione non si è rafforzato organicamente, ma imponendo l’euro. Una rete che imprigiona tutte le nazioni europee sotto l’usbergo di una banca centrale tedesca piuttosto che europea». Insomma, è stato un fallimento. E non c’è un “piano B”…
«L’euro senza l’unità politica dell’Europa è un fallimento, non c’è dubbio. Quando abbiamo creato la moneta unica senza Stato, cosa mai accaduta in nessuna parte del mondo, eravamo nel periodo di massimo splendore della new economy. Un momento di altissima crescita che sovrastò il resto. In questo modo le asincronie fra unità monetaria e frantumazione politica, e alta produttività tedesca contro bassa produttività soprattutto dell’Europa del Sud, non sono venute alla luce. Appena la crescita del commercio mondiale ha cominciato a diminuire – ed è questo il vero problema al giorno d’oggi, basta guardare i dati di India, Cina, Brasile e Russia –, e la recessione si è abbattuta sull’Europa e sugli Usa, il fatto di avere una moneta unica che impedisce le svalutazioni competitive e la presenza di una banca centrale che non è la Federal Reserve ci ha portato a rimanere intrappolati. Dobbiamo ringraziare alcuni incompetenti dal punto di vista tecnico che hanno copiato lo statuto della Bce da quello della Bundesbank…».

Ha aggiunto che l’epicentro di questa crisi risiede negli intermediari finanziari e quindi nelle banche. Lei ha sottolineato la necessità di una divisione tra quelle d’affari e quelle commerciali…
«Esattamente. In Italia c’è bisogno di ritornare alla legge del 1936, abolendo la riforma Amato e anche quella di Bill Clinton (1999, ndr), che negli Stati Uniti mise la parola fine sul Glass-Steagall Act (la legge bancaria del 1933 che introdusse riforme atte a bloccare la speculazione, ndr). Finché non ci sarà questa divisione non si uscirà dalla crisi finanziaria, perché le banche continueranno a comprare derivati over the counter con i soldi degli ignari depositanti».

Basta conoscerla un po’ per sapere che lei è uno dei primi detrattori del premier Monti. Faccio prima a chiederle se c’è qualcosa che questo governo ha fatto “di buono”...
«Alcune idee che ha avuto il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, come la detassazione al Sud delle assunzioni a tempo indeterminato e la parziale defiscalizzazione di alcune tasse sull’impresa. L’altra faccia della medaglia sono le uscite vergognose della professoressa Fornero, che se avesse operato in un altro Paese, dopo aver messo sul lastrico 350mila famiglie, si sarebbe già dimessa. Per il resto sono profondamente deluso. Ma credo che questo non sia neanche un governo di tecnici: ad esempio Lorenzo Ornaghi, che è un mio caro amico, lo vedo bene a fare qualsiasi cosa meno che il ministro. Se i tecnici sono questi – parlo riguardo la loro competenza – Dio ci salvi da loro».

Si parla da mesi del taglio delle Province. Secondo lei il problema sono le Regioni, che «rappresentano un fallimento istituzionale e finanziario». Perché?
«Lo Stato deve essere fondato sui Comuni. Le Regioni sono un “enfisema polmonare”. Lei si rende conto che la spesa dei ministeri è scesa del 20/25% e quella delle Regioni – anche se ce ne sono alcune virtuose, come Lombardia e Veneto – è aumentata del 150%? Chi dice che il problema sono i Comuni deve vergognarsi. Vuol dire non conoscere per niente come funziona la finanza pubblica».

Qual è la sua “ricetta”?
«Io non sono né un politico né un cuoco, ma un intellettuale. Per cui non ho “ricette”. Ho invece delle idee, e la prima è quella secondo cui in un momento di recessione non si possono aumentare le tasse. Secondo poi, nessun classico dell’economia dice che il debito pubblico è un problema per la crescita. Gli ideologi del sistema non guardano la realtà: il nocciolo della questione è l’assenza stessa di crescita, che si può risolvere aumentando il debito pubblico. Ci sono dei vincoli europei che lo impediscono? Allora va portata avanti una battaglia per cambiarli».

Monti, Merkel e Hollande dovrebbero rileggere Keynes?
«Certamente. Gli economisti più attuali sono lui e Minsky, che fra l’altro ha vissuto a lungo in Italia. A loro due aggiungo Caffè, Momigliano e Labini. La nostra è stata una grande tradizione, poi tutti questi “ragazzotti” hanno iniziato ad andare ad Harvard, con i risultati che conosciamo. Basta con la finanza, bisogna tornare a studiare l’industria».

In questo senso un ruolo chiave lo sta avendo il presidente della Bce Draghi, che non a caso è stato allievo di Federico Caffè, uno dei principali diffusori della teoria keynesiana…
«Anche Draghi ha avuto delle piccole sbandate, cadendo preda dei miti dell’economia neoclassica. Però è una persona di grande buonsenso e intelligenza, con cui ho avuto il piacere di lavorare all’Eni. È un pragmatico, non un fondamentalista, che unisce una buona preparazione teorica a grandi valori morali. Sta dando prova di grande machiavellismo – il mio è un complimento –, aggirando i vincoli della Bce e portando avanti una politica sullo stile della Fed».

Sulla necessità di un nuovo legame fra nazionalizzazione ed internazionalizzazione c’è l’incognita del voto negli Usa, il 6 novembre. Cosa accadrebbe se vincesse Romney?
«Sarebbe una catastrofe. Sul fronte repubblicano l’unica voce fuori dal coro è stata quella di Condoleezza Rice, la quale ha dichiarato che gli Usa devono continuare ad occuparsi del mondo. Sentire Romney mi fa paura, soprattutto quando dice che “Obama si occupa del mondo, io delle vostre famiglie”. Gli Stati Uniti sono diventati una grande forza di libertà e democrazia da quando hanno iniziato ad occuparsi del mondo. Se non avessimo avuto la spinta propulsiva della loro economia saremmo andati a fondo. Le politiche economiche dei repubblicani sono drammatiche. Obama, pur nella sua modestia, ha spinte di realismo kissingeriano molto positive. La sua politica economica gode del peso di un grande intellettuale come Ben Bernanke».

In Italia, invece, si fatica a capire cosa succederà il prossimo anno…
«Se non si abbassano le tasse inizierà la distruzione sistematica della piccola-media impresa. Monti cammina nella realtà ma non si accorge di ciò che accade, se continuiamo così nel 2013 ci sarà una recessione spaventosa. In molti dovrebbero rileggere il Manuale della Finanza pubblica del professor Francesco Forte…».

Twitter: @GiorgioVelardi

Due/tre cose da sapere su Mario Monti

venerdì, novembre 11th, 2011

Insomma per il dopo-Berlusconi c’è Mario Monti. Mmm.. Mario Monti. Ma chi, quello che solo pochi mesi fa diceva: «Secondo me stiamo assistendo al grande successo dell’euro, la cui manifestazione più concreta è la Grecia»? Sì, proprio lui.

Mmm.. Mario Monti. Ma chi, l’International Advisor (cioè il consigliere e/o il consulente in grado di sostenere e supportare un’azienda nelle fasi delicate di cambiamento, come fusioni, acquisizioni, joint-venture) di Goldman Sachs, la banca d’affari condannata nel 2010 dalla SEC (Securities and Exchange Commission, la Consob americana) per frode e truffa ai danni dei propri clienti? Eh sì, e di quale altro Mario Monti parliamo sennò? Mmm.. Ma parliamo della stessa Goldman Sachs di cui mercoledì 9 novembre 2011 Milano Finanza scriveva: «Sui mercati si è diffusa la voce che sia stata Goldman Sachs ad innescare l’ondata di vendite di Btp, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d’oltreoceano»? (chiaro il riferimento al clamoroso balzo in avanti dello spread, arrivato a 575 punti).

Svegliamoci subito: la banca statunitense – che ha speculato abbondantemente sulla crisi dei mutui subprime – vuole un proprio uomo a capo del Governo italiano per avere in mano le redini del gioco. Mario Monti: salvatore della patria, o braccio armato degli speculatori?

La classe di un uomo straordinario di nome Barack Obama

domenica, maggio 1st, 2011

A me Barack Obama piace. Anzi, è sempre piaciuto, addirittura prima che diventasse Presidente degli Stati Uniti. E l’episodio di cui hanno parlato oggi i giornali e i telegiornali di tutto il mondo rafforza la sua immagine in maniera clamorosa, perchè c’è modo e modo di attaccare l’avversario, ma farlo con classe è la migliore delle strade da percorrere.

Mio padre mi ha insegnato una cosa (perdonate la parolaccia!): “Puoi dire a qualcuno che è uno stronzo in due modi: 1- Glielo dici a brutto muso, rischiando di provocarne la reazione stizzita; 2- Glielo dici con il sorriso, ottenendo lo stesso risultato (quello che gli vuoi comunicare è il fatto che per te sia uno stronzo), e vedrai che magari chi hai davanti rifletterà sulle tue parole“.

Obama ha eseguito alla lettera quanto dice il punto numero 2. Qualche giorno fa Donald Trump, il miliardario considerato uno dei suoi possibili sfidanti nella corsa alla presidenza, aveva messo in discussione le origini americane del Presidente, tanto da costringere il suo entourage a pubblicare su tutti i giornali il certificato di nascita di Barack. Durante la cena con i corrispondenti (classico appuntamento annuale), però, è arrivata la risposta di Obama. “Come diventebbe la Casa Bianca con Trump Presidente? Eccola!“. E parte l’immagine di una White House trasformata in un grande casinò con tanto di piscina idromassaggio nel giardino (in riferimento a una delle principali attività economiche di Trump, attivo nel settore delle case da gioco). Tutto ciò sotto gli occhi del paperone, che ha incassato il colpo senza proferire parola. La simpatica scenetta è stata poi anticipata dal “video della nascita di Obama“, che altro non era che il cartone della Disney “Il Re Leone“.

La grandezza e al tempo stesso la semplicità di uomini straordinari si vede in questi piccoli gesti. E Obama è un uomo straordinario.

La Cina sorpasserà gli Stati Uniti? Si, ma solo nel 2016

martedì, aprile 26th, 2011

Nel 2016 la Cina sorpasserà gli Stati Uniti, diventando la potenza economica numero uno al mondo e ponendo fine a quella supremazia  cominciata a fine ’800.

Lo ha rivelato il Fondo monetario internazionale utilizzando l’indice “Ppp“, che misura le economie sulla base del “Purchasing power party“, ovvero la parità del potere d’acquisto. Ebbene, i numeri sono questi: nel 2016 il paese asiatico si espanderà dagli attuali 11,2 mila miliardi di dollari a 19 miliardi, mentre gli USA cresceranno da 15,2 a 18,8 miliardi. Si rovesciano gli equilibri, tanto che da un lato l’economia americana viene descritta “in ripresa“, mentre quella cinese “cresce a velocità maggiore rispetto ad ogni altra area“.

C’è un però. Se infatti la Cina cresce alla velocità della luce, il merito è di una forza lavoro incredibile, il cui bacino di utenza è anche quello delle migliaia di detenuti che affollano le carceri vivendo in condizioni disumane. Ragioniamo su 2 elementi: 

  1. Un recente rapporto di Human Rights Watch (l’organizzazione non governativa internazionale con sede a New York che si occupa della difesa dei diritti umani) sottolinea come il governo cinese gestisca una rete di carceri segrete in cui i cittadini possono scomparire per giorni o mesi e subire abusi di ogni genere (furto degli abiti, violenze fisiche, privazione del sonno e del cibo);
  2. Il “laogai”, letteralmente “riforma attraverso il lavoro”. Nel 1988 il Ministero della Giustizia descrisse gli intenti del sistema in questo modo: “Lo scopo principale dei laogai è quello di punire e riformare i criminali. Per definire concretamente le loro funzioni, essi servono in tre campi: punire i criminali e tenerli sotto sorveglianza; riformare i criminali; utilizzare i criminali nel lavoro e nella produzione, creando in tal modo ricchezza per la società”. 

La Cina è, purtroppo, anche questa.

Il Grande Fratello dei detenuti

lunedì, aprile 25th, 2011

Ma cos’è, il Grande Fratello?“. È stata la prima cosa che ho pensato dopo aver letto questa bizzarra notizia: negli Stati Uniti, precisamente nella contea di Maricopa (Arizona), uno sceriffo mette online le foto dei detenuti e chiede ai cittadini di votare la “foto segnaletica del giorno“.

Lui è Joe Arpaio, “lo sceriffo più duro d’America“, e dal 1992 controlla a Maricopa gli oltre 10.000 detenuti del carcere. Gli abitanti della contea, manco a dirlo, si sono catapultati sul web per esprimere la loro preferenza, ma la stravagante iniziativa non poteva non provocare la reazione di molte associazioni che difendono i diritti dei carcerati, che protestano per un motivo in particolare: il fatto che sotto la foto pubblicata sul sito, oltre alla data dell’arresto, venga inserito anche il nome e il cognome del detenuto.

Esiste, a livello giuridico, la presunzione di innocenza: chiunque venga accusato di un reato non può essere incolpato se non prima di un regolare processo. Tutto ciò Arpaio sembra averlo dimenticato, ma lo spietato vigilante combina anche di peggio: per colpire i detenuti più indisciplinati, infatti, lo sceriffo li costringe a indossare indumenti intimi rosa, molto simili a quelli femminili. A casa mia si chiama “mania di protagonismo“, ma per i conservatori statunitensi questo signore sarebbe un ottimo candidato al Senato nel 2012. A ognuno il suo.