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Mi sballo, quindi sono

lunedì, aprile 25th, 2011

Se bevo, fumo e mi drogo sono figo. Se non lo faccio sono fuori dal gruppo, conto meno di zero. E allora perché non partecipare ad un rave party assumendo qualsiasi tipo di droga e bevendo litri di super alcolici? Poi tutti in macchina e, se i Carabinieri ti fermano per un controllo, via con le mazzate fino a mandarli all’ospedale, in pericolo di vita.

Quanto accaduto lunedì mattina a Sorano, provincia di Grosseto, è solo l’ultimo tragico episodio legato al consumo esagerato di droga e alcool che fanno gli adolescenti (e non solo). Ma cosa sono di preciso i rave party?

I rave nascono alla fine degli anni ’80 negli Stati Uniti, in un periodo in cui le lotte politiche e sociali, più la nascita delle cosiddette controculture europee, erano all’ordine del giorno. Da strumento di protesta, negli anni ’90 i rave party mutano, mettendo da parte il lato ideologico per trasformarsi in occasioni in cui bisogna solo ed esclusivamente sballarsi. Si moltiplicano gli appuntamenti: in Francia nascono i “Free party”, a Berlino ecco la “Love parade”, mentre Zurigo ospita la “Street parade” e Bologna la “Street rave parade”. Nessun controllo, niente limiti: bisogna solo recarsi in un capannone abbandonato, una chiesa sconsacrata o un bosco per ballare ore e ore, con la musica a diecimila watt e sotto l’effetto di stupefacenti e bevande alcoliche. In questo contesto i social network hanno un ruolo fondamentale: per aggirare qualsiasi tipo di sospetto, eventi di questo tipo vengono organizzati e pubblicizzati in particolare su Facebook o altri siti di aggregazione.

I dati elaborati anni fa dall’Osservatorio epidemiologico di Bologna sono inquietanti: l’80% di chi partecipa ad un rave si ubriaca almeno una volta a settimana e, su un’età media di 24 anni, tutti usano droghe da otto. Infine, il 50% di coloro che prendono parte a questo tipo di manifestazioni ha avuto problemi precedenti a causa della droga. In Francia, nel 2001, è stato varata la legge Mariani, che vieta l’organizzazione di rave senza l’autorizzazione dei prefetti locali. Nel nostro paese, invece, manca una legislazione ad hoc. Chissà che questa non sia la volta buona, visto che in Italia la regola è: dopo la tragedia arriva il provvedimento.