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Posts Tagged ‘Tiziano Chierotti’

Basta chiamarli «tifosi»

sabato, ottobre 27th, 2012

Dice il vecchio detto che «la mamma del cretino è sempre incinta». È la verità. Lo dicono i fatti. Ce lo insegnano principalmente gli ultimi accadimenti registrati sui campi di calcio, diventati da tempo sfogatoi di rabbia repressa e malcostume. Una settimana fa abbiamo ascoltato, increduli, gli insulti degli ultras del Verona a Piermario Morosini, il giocatore del Livorno tragicamente scomparso in campo lo scorso 14 aprile a Pescara. La società ne ha preso subito le distanze, dedicandogli la giornata di Serie B di sabato 27 ottobre (come si legge sul sito Internet dell’Hellas: http://www.hellasverona.it/moro_sempre_con_noi.php), mentre per 4 tifosi identificati dagli inquirenti è stato applicato il daspo – ovvero il divieto di accedere alle manifestazioni sportive – per i prossimi 5 anni. Ma senza obbligo di firma. Il che fa un po’ sorridere, perché siamo in Italia e sappiamo già come andrà a finire. Poi partiranno i processi. Mediatici, ovviamente. Lì siamo i numeri uno al mondo. Ma andiamo avanti. Perché siccome – recita un altro vecchio adagio – «al peggio non c’è mai fine», ecco che quegli stessi “tifosi” che una settimana fa hanno condannato le deprecabili gesta dei “colleghi” veneti si sono resi a loro volta protagonisti di un’azione ignobile. Venerdì 26 ottobre, pochi istanti prima del fischio d’inizio di Livorno-Cesena (per la cronaca, finita 1-0), gli ultras livornesi si sono girati di spalle mentre veniva ricordato con un minuto di silenzio il caporale Tiziano Chierotti, caduto in Afghanistan il 25 ottobre in uno scontro a fuoco. Ovvio che non c’entri il tifo. Da Verona a Livorno l’unico leitmotiv è l’ignoranza, e nulla più. Non è la prima volta che ci troviamo ad assistere e condannare azioni simili. Ma il passato non ci ha insegnato nulla. Vi ricordate il coltello tirato dagli spalti al giocatore del Parma Dino Baggio in occasione della gara di Coppa Uefa fra gli emiliani e il Wisla Cracovia (giocata in Polonia)? Era il 1999, dodici anni fa, e la formazione allora allenata da Jerzy Kowalik fu squalificata per un anno dalle competizioni europee. E la monetina lanciata dai tifosi della Roma all’arbitro Frisk? 15 settembre 2004, e partita di Champions League (quella fra i giallorossi e la Dinamo Kiev, che a fine primo tempo vinceva 1-0) sospesa. Che dire, poi, del motorino volato giù dal secondo anello di San Siro durante Inter-Atalanta del maggio 2001? E dell’omicidio dell’agente di Polizia Filippo Raciti (derby Catania-Palermo, 2 febbraio 2007)? Infine, in rapida sequenza, l’omicidio di Gabriele Sandri, i danni agli stadi, i cori razzisti, gli striscioni offensivi, i casi di doping, “Calciopoli”, il “calcioscommesse”, un allenatore che picchia un giocatore, giocatori che si picchiano fra loro, tifosi che fanno lo stesso. E lo spettacolo che va a farsi benedire. «Colpa degli ultras», titolano il giorno dopo, a nove colonne, i giornali. Sbagliato. Non sono «ultras», neanche «tifosi». Sono nullità. Cominciamo a chiamarli come meritano, iniziamo a dare un senso ai termini che utilizziamo quando parliamo ogni giorno. Altrimenti non ne usciamo. Non si riescono a contrastare? Falso. Fermarli si può, molti di loro sono conosciuti dalle forze dell’ordine. E allora vanno “stangati”. Non è «stato di polizia», è giustizia. Quella che latita, in un Paese che si professa «democratico», e che andrebbe messa al primo posto. Altrimenti meglio chiudere baracca e burattini.