Archivio tag: Donald Trump

Fake news, meno peggio del previsto

hoax-2097358_960_720Ormai sono quotidianamente sulla bocca di tutti, tanto che la nostra Camera dei deputati, per esplicita volontà della presidente Laura Boldrini, ha dato vita ad una vera e propria campagna per stanarle al grido di #BastaBufale. Stiamo parlando delle famigerate fake news, le notizie false che circolano su Internet e sempre più spesso anche su WhatsApp e che, oltre ad alimentare in certi casi un clima d’odio nei confronti dei malcapitati (nella maggior parte dei casi politici), complici decine di migliaia di condivisioni sui social network, per molti sono diventati un business a tutti gli effetti. E che effetti. Qualcuno, come avevamo raccontato su La Notizia del 15 aprile scorso, il giorno dopo l’ultima bufala fatta circolare sulla sorella (peraltro venuta a mancare) della numero uno di Montecitorio, arriva addirittura a guadagnare la bellezza di 10mila dollari al mese mettendo online una panzana e incassando dalla pubblicità grazie al pay per click.

Che si tratti di un meccanismo da interrompere è lapalissiano. Però attenzione: anche se sembrerà strano, le fake news potrebbero non avere effetti così destabilizzanti sull’opinione pubblica come la maggior parte degli attori – istituzionali e non – pensa.

Basta allarmismo – O almeno a questa conclusione è arrivata una ricerca della Michigan State University e di Oxford, commissionato e finanziato da Google, che si muove in senso opposto rispetto alla discussione in atto finora su questo delicato argomento. Il risultato? Le fake news e l’informazione online non influenzerebbero in modo così determinante le opinioni degli utenti i quali, anche grazie alle innumerevoli possibilità di verifica che offre la Rete, possono appurare se un’informazione è vera o no costruendosi un’opinione più aderente alla realtà dei fatti. “È esagerato pensare che la ricerca online crei dei filtri in cui un algoritmo indovina quali informazioni un utente desidera – rivela lo studio –. Gli utenti maneggiano informazioni diverse per formare un loro punto di vista” e “questo dovrebbe rendere meno allarmisti”. Lo studio è stato condotto su 14mila utenti di sette differenti nazioni: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Germania, Spagna e Italia.

Modus operandi – Agli utenti è stato chiesto come usano la ricerca online, i social media e altre piattaforme per informarsi su candidati (ricorderete le polemiche sul peso che le bufale circolate online hanno avuto nella vittoria di Donald Trump negli Usa), temi politici e per partecipare al processo democratico. Ebbene: più del 50% ha spiegato di aver usato “spesso” o “molto spesso” i motori di ricerca per verificare i fatti, che la disinformazione a volte può ingannare ma l’80% resta abbastanza scettico sulle informazioni trovate online. E ancora: in media, ogni utente consulta 4,5 diversi mezzi per farsi un’opinione (chi è interessato alla politica fa ricorso a 2,4 fonti offline e 2,1 online). L’andazzo varia da paese a paese. Negli Usa c’è una onnivoracità mediatica che non porta a cercare molte notizie di politica, in Francia e Germania gli internauti usano meno i motori di ricerca affidandosi ai media tradizionali. In Italia, dove – conferma la ricerca – l’influenza della Tv resta alta, oltre il 50% degli utenti interpellati mostra un’alta propensione per la ricerca online sia riguardo informazioni nuove sia per verificare notizie sbagliate. Discorso, questo, valido anche per Spagna e Polonia.

Twitter: @GiorgioVelardi

Articolo scritto il 6 maggio 2017 per La Notizia

La Francia alle urne con l’incubo terrorismo e l’incognita dell’uscita dalla Ue

d2f73543-2c64-4a4b-b6e3-5ac381186587_largeÈ una partita aperta a qualsiasi risultato, che rischia indubbiamente di essere condizionata dall’attentato di tre giorni fa nel cuore di Parigi, l’ottavo dall’attacco alla redazione di Charlie Hebdo (gennaio 2015). Ma le elezioni presidenziali francesi, con circa 47 milioni di elettori chiamati oggi alle urne per il primo turno, nascondono anche un altro significato. Il voto si è trasformato in un referendum sull’Europa e, sullo sfondo, c’è il rischio di una Frexit che secondo gli analisti, dopo l’addio della Gran Bretagna, l’Ue non riuscirebbe a sopportare. L’ultimo sondaggio, realizzato da Odoxa per Le Point dopo l’attacco sugli Champs-Élysées, vede il centrista Emmanuel Macron (En Marche!) in testa con il 24,5% dei consensi, seguito dalla leader del Front National Marine Le Pen che ha guadagnato l’1% (23%), dal repubblicano François Fillon e dal candidato di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon, entrambi al 19%. Sostanzialmente fuorigioco Benoît Hamon, candidato di quel partito socialista che paga caro il fallimento di François Hollande. Il fatto che quasi tre elettori su 10 non sappiano ancora se e chi votare la dice comunque lunga sulla portata dello scontro.

Partiamo dagli scenari che gli europeisti considerano catastrofici, ovvero le vittorie della Le Pen o di Mélenchon. Il programma della candidata dell’estrema destra è chiaro: convocazione entro 6 mesi di un referendum sulla Frexit, rifiuto dei trattati commerciali internazionali, abbandono della Nato, espulsione automatica dei migranti irregolari e blocco a 10mila arrivi l’anno, solo per citare i punti salienti. Programma che, non a caso, piace parecchio a quel fronte sovranista italiano rappresentato dalla Lega di Matteo Salvini e da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, apertamente schierati con la Le Pen e pronti a cavalcare la sua eventuale vittoria. E che non dispiace al presidente americano Donald Trump, tanto che venerdì negli Stati Uniti molti hanno visto il cinguettio post-attentato del capo della Casa Bianca (“Il popolo francese non sopporterà più a lungo cose del genere. Avrà grosse conseguenze sulle elezioni presidenziali!”) come un assist a “Marine”. Poi come detto c’è il candidato de La France insoumise. Ex militante del partito socialista di François Mitterand, Mélenchon ha lasciato il Ps nel 2008 in rotta con Ségolène Royal. Anche il suo è un modello tendenzialmente protezionista-nazionalista e come la Le Pen, se eletto, “Jean-Luc” vuole rinegoziare con i partner europei i trattati alla base della Ue e dell’euro minacciando ripercussioni (come il congelamento dei contributi francesi al budget europeo) se non fossero soddisfatte le sue esigenze.

Sulla sponda opposta ci sono invece Macron e Fillon. Il primo, a cui guarda attentamente Matteo Renzi, è il solo che difende la Ue nella sua forma attuale. Macron intende rilanciare il motore franco-tedesco, in particolare per approfondire la zona euro con un bilancio autonomo e un ministro delle Finanze, conscio del fatto che tra i sei fondatori della Comunità europea la Francia è il secondo paese più importante e il partner privilegiato della Germania per guidare l’Europa. Fillon, favorito nella corsa all’Eliseo prima di essere travolto dal “Penelopegate” (lo scandalo del presunto impiego fittizio della moglie come assistente parlamentare), ha una visione della Ue più intergovernativa che comunitaria. Critico rispetto ad accordi commerciali come il Ceta, “François” è ovviamente contrario all’ipotesi-Frexit e si è detto pronto a lavorare con Angela Merkel per dotare la zona euro di una “governance politica”. Quattro storie, due destini per la Francia. Anche se per conoscere il vincitore sarà necessario il ballottaggio in programma domenica 7 maggio.

Twitter: @GiorgioVelardi

Articolo scritto il 22 aprile 2017 per La Notizia

Fake news mai per caso. Inventarle rende bene

FakeNewsC’è chi, pensate, è riuscito a guadagnare anche 10mila dollari al mese con una “bufala” sul web. Sì, avete letto bene: 10mila dollari. Una cifra che magari un comune lavoratore porta a casa in un anno. Quello delle panzane online, infatti, non è solo un gioco, un passatempo per adolescenti che non sanno come occupare il loro tempo libero. Anche se la percezione dei più resta questa. Molto spesso, dietro ai siti o alle pagine social che spargono “veleno” in rete – la fake news sulla sorella della presidente della Camera Laura Boldrini è solo l’ultimo caso – c’è un vero e proprio business. Che coinvolge, spesso loro malgrado (spesso no), anche le società che si occupano della raccolta pubblicitaria. “Fare una stima di quanto valga questo ‘mercato’ sia a livello nazionale sia mondiale è ancora difficile”, spiega a La Notizia Paolo Attivissimo, giornalista e consulente informatico ma, soprattutto, ‘cacciatore di bufale’ sul web. Però “ci sono aziende che arrivano a guadagnare decine di migliaia di euro al mese con dei costi di gestione assolutamente risibili”. Di fatto “è tutto profitto”.

Proprio così. La dimostrazione plastica arriva dagli Stati Uniti, dove Paul Horner, specialista nella creazione di siti di fake news, ha recentemente rivelato al Washington Post di guadagnare, grazie a Google AdSense (il servizio di banner pubblicitari offerto da Google) 10mila dollari al mese. Soldi che Horner ha sostenuto di poter guadagnare anche in sole 24 ore se una “bufala” diventa virale.

Soldi-soldi-soldi – Non solo. Durante l’ultima campagna elettorale americana un gruppo di adolescenti macedoni ha dato vita a un centinaio di siti fittizi a sostegno di Donald Trump. Che siano risultati decisivi ai fini del risultato finale? Difficile da dire. Quel che è certo è che l’operazione ha permesso loro di guadagnare qualcosa come 5mila dollari al mese. Mica male. “Il meccanismo per fare profitto è quello delle inserzioni pubblicitarie ma spesso – chiarisce Attivissimo – le agenzie non sanno precisamente dove verranno pubblicati gli annunci. Un caso emblematico è quello di Breitbart News, un sito di estrema destra razzista e sessista tanto caro a Trump, che con questo sistema riesce ad incassare parecchi soldi pubblicando la réclame di grandi marchi i quali però sono all’oscuro di tutto”. E le agenzie pubblicitarie? “Traggono un profitto portando a casa una commissione”. Il più classico dei circoli viziosi, insomma. Anche in Italia il numero di siti di fake news e relative pagine social (soprattutto su Facebook) è in costante ascesa. A metà dicembre scorso uno di questi, LiberoGiornale.com (crasi fra due testate conosciute, Libero e Il Giornale, che nulla hanno a che vedere col portale in questione), è stato chiuso dopo aver pubblicato una notizia falsa sul premier Gentiloni che invitava gli italiani a fare sacrifici e a non lamentarsi.

Virilità e viralità – Un altro, Senzacensura.eu, è stato oscurato circa due anni fa. Il curatore, un adolescente molisano, spiegò al sito de L’Espresso di “viaggiare” sulle 500mila visualizzazioni al mese. I contenuti pubblicati erano fake news sugli immigrati. “Ogni mille visite guadagnavo due euro”, spiegò l’interessato: “Perché pubblicavo notizie infondate? Come gli uomini cercano la virilità, io inseguivo la viralità. Mi costruivo da solo i miei scoop. E provavo a guadagnarmi in questo modo qualche euro”. Nessuna impronta politica o razziale, insomma. “Molti di coloro che si sono ‘buttati’ in questo settore – conclude Attivissimo – sono assolutamente neutrali, non hanno un programma politico o quant’altro. È semplicemente un’idea imprenditoriale che definirei cinica, perché non si prendono minimamente in considerazione le conseguenze che la diffusione di certe ‘notizie’ possono avere”. 

Twitter: @GiorgioVelardi

Articolo scritto il 15 aprile 2017 per La Notizia

Renzi, Verdini, Trump. Chi ha vinto e chi ha perso in questo 2016

IMG_9940Alcuni lo ricorderanno come un anno a dir poco paradisiaco, altri ancora come quello delle grandi occasioni mancate. Dodici mesi vissuti in una sorta di purgatorio, insomma. Per qualcun altro, invece, sarà semplicemente da cancellare perché è stato un vero e proprio inferno. Meglio voltare pagina e farlo in fretta. Quando mancano poche ore alla fine del 2016 è possibile tracciare un bilancio di quali siano stati i top e i flop in politica, sport, musica, cinema. Gli avvenimenti che hanno caratterizzato il 2016, da gennaio fino a dicembre, del resto, sono stati numerosi. In Italia c’è stato il referendum costituzionale, ma anche le elezioni Amministrative che hanno visto la vittoria del Movimento 5 Stelle a Roma e Torino (con risultati ad oggi contrastanti). Mentre a livello internazionale l’evento clou sono state senza ombra di dubbio le elezioni americane, che hanno incoronato il repubblicano Donald Trump. Ma non solo. La vittoria del Leicester di Claudio Ranieri in Premier League e quella di tanti atleti azzurri a Rio 2016 – due nomi su tutti: Niccolò Campriani e “Bebe” Vio – fanno da contraltare al flop di Federica Pellegrini. Ecco vincitori e vinti di questo 2016.

INFERNO – Il flop dell’anno è indubbiamente quello dell’ex sindaco di Firenze ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, che aveva puntato tutte le sue fiches sul referendum costituzionale del 4 dicembre scorso. Com’è andata a finire è cosa nota. Oggi da segretario del Pd si aggira per le corsie del supermercato con il carrello della spesa al seguito, ma lo rivedremo nel 2017, questo è poco ma sicuro. Chi invece non è mai sparita dai radar è Maria Elena Boschi, un’altra delle grandi sconfitte del 2016 (i motivi sono gli stessi dell’ex premier). L’ex ministra delle Riforme è diventata sottosegretaria alla presidenza del Consiglio del Governo di Paolo Gentiloni. Insomma, è praticamente uscita dalla porta e rientrata dalla finestra. Che dire poi di Giorgio Napolitano? Il presidente emerito della Repubblica, un altro dei “padri” del ddl Boschi, sperava nel successo del Sì al referendum. Poi, metabolizzata la batosta, ha ammesso: “Con il No ho perso anch’io”. Averlo capito è già qualcosa. A Roberto Benigni, invece, è costata cara la giravolta in corso d’opera. All’inizio era “orientato a votare No”, poi si è schierato con Renzi e soci: non gli è andata bene. Virginia Raggi (M5S), prima sindaca donna della Capitale, doveva invece rivoltare Roma come un pedalino. Ma fra perquisizioni, arresti e una città bloccata non si può certo dire che ci stia riuscendo. Capitolo ministri. I nomi sono quelli di Federica Guidi e Giuliano Poletti. La prima è stata costretta a dimettersi ad aprile per la vicenda “Tempa Rossa”; sul secondo, dopo due gaffe nel giro di pochi giorni – le dichiarazioni sul voto anticipato per scongiurare il referendum sul Jobs Act e quelle, peggiori, sui giovani italiani che vanno all’estero – pende una mozione di sfiducia che pure la minoranza dem minaccia di votare. Altra grande sconfitta del 2016 è Hillary Clinton: doveva diventare la prima donna alla Casa Bianca, ma gli Usa le hanno preferito Trump. Non possiamo certo dimenticarci, infine, di Lapo Elkann e Federica Pellegrini. A fine novembre, il primo è stato arrestato a New York per aver simulato un sequestro dopo un festino a base di coca e sesso. Alle Olimpiadi di Rio, “Federica” doveva portare a casa almeno una medaglia. È tornata a mani vuote e con i nervi a fior di pelle. Di più: nei giorni scorsi è stata pure ufficializzata la crisi col fidanzato Filippo Magnini.

PURGATORIO – Ma c’è anche chi ha vissuto un anno in chiaroscuro. Né vincitore né vinto. È il caso di Denis Verdini, che col neonato gruppo Ala ha fatto da stampella al fu Governo Renzi per poi rimanere a bocca asciutta al momento di riempire le caselle dell’Esecutivo “fotocopia” di Gentiloni. Non è comunque detta l’ultima parola: l’appoggio esterno dei suoi può sempre tornare utile. È stato un 2016 dal sapore agrodolce anche per la coppia d’oro del M5S, quella formata da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. In prima linea durante la campagna elettorale per il referendum, entrambi si sono ritrovati loro malgrado invischiati nell’affaire Raggi (soprattutto dopo l’arresto di Raffaele Marra), stretti nella morsa delle correnti che stanno agitando i pentastellati e che vogliono minarne la scalata alla leadership. Anche Silvio Berlusconi può sorridere a metà. Ringalluzzito dalla vittoria del No il 4 dicembre – ma non gli sarebbe dispiaciuto un successo del Sì – l’ex premier è tornato ad occupare ancor più insistentemente le pagine dei giornali grazie al tentativo di scalata di Mediaset da parte di Vivendi. La doccia gelata per l’inquilino di Arcore è però arrivata lo scorso 15 dicembre. Giorno in cui il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno e i pm Tiziana Siciliano e Luca Gaglio hanno ribadito davanti al gup Carlo Ottone De Marchi la richiesta di rinvio a giudizio per il Cavaliere, accusato di corruzione in atti giudiziari nel processo “Ruby ter”. E Gianni Cuperlo? Anche a lui l’anno poteva andare meglio. Prima oppositore di Renzi, poi sostenitori del Sì al ddl Boschi, infine di nuovo picconatore: “Il Pd senza congresso è morto, è un partito senz’anima”. Sarebbe bastato accorgersene prima. Negli Usa, invece, Barack Obama sognava un’uscita di scena sicuramente diversa. Sperava, soprattutto, di lasciare le chiavi dello Studio ovale alla Clinton. Invece ha dovuto ammettere che forse la candidata democratica non è stata capace “di farsi vedere ovunque”. A chi poteva andare meglio in ambito sportivo? Sicuramente a José Mourinho, Vincenzo Nibali, Alex Schwazer e Lionel Messi.

PARADISO – Tra i vincitori dell’anno che sta per volgere al termine figura senz’altro Donald Trump. Il tycoon ha vinto le elezioni americane avendo praticamente contro tutta la grande stampa e le celebrities (da George Clooney a Lady Gaga fino a Bruce Springsteen), schierate con la rivale Hillary. Alla stessa categoria è ascrivibile anche il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che con il suo giornale ha trainato la vittoria del No al referendum. In questo contesto non possiamo certo dimenticarci del leader della Lega Nord, Matteo Salvini, il primo a festeggiare quando la sconfitta di Renzi alle urne era ormai certa e pronto a lanciare la sfida a Silvio Berlusconi per la guida del Centrodestra. A Torino c’è invece Chiara Appendino. Battuto il sindaco uscente Piero Fassino (Pd) alle comunali di giugno, la prima cittadina del capoluogo piemontese sta facendo sicuramente meglio della sua collega romana, tanto che il suo nome già circola nelle segrete stanze per il ruolo di candidata premier del Movimento 5 Stelle. Vedremo. Tanti sono invece i protagonisti dello sport che quest’anno si sono distinti per le loro grandi imprese. Claudio Ranieri è il primo fra questi. L’ex allenatore di Juventus, Roma e Inter ha compiuto un vero e proprio miracolo calcistico portando il “piccolo” Leicester alla vittoria della Premier League, prima volta in assoluto nella storia del club. Dopo un Europeo vissuto da protagonista con l’Italia, nonostante l’eliminazione ai quarti di finale contro la Germania ai calci di rigore, anche Antonio Conte sta brillando in Inghilterra: il suo Chelsea è primo in classifica con 6 punti di vantaggio sul Liverpool. Mentre Cristiano Ronaldo, attaccante del Real Madrid, ha messo in bacheca un triplete da brivido: Champions League, Europeo e Pallone d’Oro (il quarto in carriera). Davvero niente male. Dalle Olimpiadi arrivano invece le belle storie di Niccolò Campriani e Beatrice “Bebe” Vio. Il fiorentino, classe ’87, è rientrato dal Brasile con due ori (carabina 10 metri aria compressa e carabina 50 metri da 3 posizioni). Sempre a Rio, stavolta alle Paralimpiadi, la schermitrice ha vinto la medaglia d’oro nella prova individuale battendo in finale la cinese Zhou Jingjing. E che dire di Zanardi? Alle Paralimpiadi il leggendario Alex, 50 anni compiuti, ha prima vinto l’oro nella cronometro di handbike e poi l’argento nella gara individuale in linea di handbike H5. La colonna sonora? Sicuramente Andiamo a comandare di Fabio Rovazzi, rivelazione dell’estate 2016 (e non solo).

Twitter: @GiorgioVelardi

Articolo scritto il 31 dicembre 2016 per La Notizia