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Posts Tagged ‘Ignazio Marino’

Primarie Milano, Civati e la sinistra sconfitta: “Mi hanno dato del pirla, ma ora tutti dicono che avevo ragione”

mercoledì, febbraio 10th, 2016

Il leader di Possibile punta il dito contro Sel: “Posizione incomprensibile, la sconfitta era assicurata”. E chiude sull’ipotesi di una sua candidatura a sindaco del capoluogo lombardo: “Serve un candidato civico, no a scelte calate dall’alto”. Ma in ballo c’è anche Roma: “Fassina farebbe bene a ritirarsi? Non spetta a me dirlo, ma si dovrebbe trovare un nome che rappresenti tutti quanti”

civati_675Il messaggio è chiaro. “Per mesi mi hanno dato del ‘pirla’, oggi molti mi dicono ‘avevi ragione’ – dice Giuseppe Civati ailfattoquotidiano.it –. Meglio tardi che mai…”. Il deputato ex Partito democratico, oggi leader di Possibilenon nasconde l’amarezza per come sono andate le primarie dem per la candidatura a sindaco di Milano. “L’ennesima prova del fatto che il centrosinistra si è ormai totalmente spostato al centro – attacca –. Peccato che qualcuno non lo abbia capito prima”. Quel “qualcuno”, manco a dirlo, sono i ‘compagni’ di Sinistra Ecologia Libertà (Sel). Che nel capoluogo lombardo hanno dapprima sostenuto Francesca Balzani (vice del sindaco uscente Giuliano Pisapia, suo main sponsor) salvo poi, a sconfitta acclarata, paventare l’ipotesi di una candidatura alternativa a quella dell’ex amministratore delegato di Expo, Giuseppe Sala. Il nome? Qualcuno ha addirittura tirato in ballo l’ipotesi-Civati.

Insomma, onorevole Civati, si candida a sindaco di Milano?
No, per una ragione molto semplice.

E cioè?
Sono contrario alla logica dei soggetti calati dall’alto. Personalmente, credo che serva un candidato ‘civico’ e non politico. Per cercare di mettere in difficoltà Sala, a Milano la sinistra deve trovare una sintesi costruendo un progetto politico ampio. Anzi: a dire la verità avremmo già dovuto costruirlo. Qualcuno però ha preferito fare di testa propria con i risultati che conosciamo. Per mesi mi hanno dato del ‘pirla’, oggi molti mi dicono che avevo ragione. Meglio tardi che mai…

Si riferisce a Sel?
La loro è una posizione che ho faticato a comprendere e che tutt’ora non condivido. Speriamo solo che quanto è accaduto a Milano sia da esempio.

La sua amarezza è tangibile.
Le primarie dello scorso fine settimana hanno dimostrato che ormai quello di Renzi è un partito di centro che ha poco a che fare con le proprie origini. Al contrario, a sinistra c’è un elettorato privo di rappresentanza che chiede attenzioni. Pisapia, Balzani, Majorino e la stessa Sel avrebbero fatto bene a capirlo invece di andare incontro ad una sicura sconfitta.

Sta dicendo che con il partito di Vendola i rapporti sono chiusi? Fassina ha aperto all’ipotesi di un ticket con Ignazio Marino in vista delle comunali di Roma.
Sono contento che Stefano la pensi così. Ma anche in questo caso siamo un tantino in ritardo.

Dunque, Fassina farebbe bene a fare un passo indietro, magari lasciando spazio al sindaco uscente o addirittura all’ex ministro Massimo Bray?
Non spetta a me dire cosa Fassina deve o non deve fare. Per ora, la sua candidatura non esclude sia quella di Marino sia quella di Bray. Ma si dovrebbe trovare un nome che rappresenti tutti quanti. A Roma, dove, come per Milano, la richiesta di rappresentanza è elevata, Possibile sta promuovendo un lavoro collettivo con tutti i soggetti interessati a portarlo avanti. Io sono per presentarci tutti insieme, loro non lo so.

A Napoli, invece, sia Possibile che Sel appoggeranno la ricandidatura di Luigi De Magistris.
Sì. Nei prossimi giorni ci incontreremo con il sindaco per definire gli ultimi dettagli.

Twitter: @GiorgioVelardi

(Articolo scritto il 9 febbraio 2016 per ilfattoquotidiano.it)

Primarie Pd, parla Parisi: “C’è il rischio di trasformarle nella conferma pubblica di decisioni prese in privato”

domenica, novembre 29th, 2015

L’ex ministro della Difesa critico nei confronti di Renzi. “Bisogna mettere fine alle voci sulla loro possibile eliminazione”. Marino e Bassolino candidati? “Devono decidere i cittadini”. Il co-fondatore del Pd contrario al partito della Nazione: “La sua formazione metterebbe a rischio la democrazia”

parisi675C’è “il tentativo ripetuto di fare le primarie ma anche di non farle, trasformandole nella conferma pubblica di una decisione già presa in privato”. E ancora: “Un cambiamento ad hoc delle regole dimostrerebbe che i nuovi riescono a vincere solo con i vecchi trucchi”. Arturo Parisi, ex ministro della Difesa del secondo governo Prodi ma, soprattutto, tra i fondatori del Partito democratico (Pd), commenta così, ailfattoquotidiano.it, le voci che negli ultimi giorni si sono susseguite a proposito della possibilità, da parte della segreteria dem, di vietare a Ignazio Marino (Roma) e Antonio Bassolino(Napoli) di candidarsi alle primarie del centrosinistra in vista delle comunali del 2016. “Il giudizio finale spetta ai cittadini – aggiunge –. Nella mia idea di democrazia chi ha qualcosa da dire deve dirla senza chiedere il permesso né accettare divieti”.

Professore, nonostante le smentite di rito c’è stato un momento nel quale si è pensato che alle primarie di coalizione del centrosinistra a Napoli avrebbe potuto partecipare anche Ncd. Lei, “padre” proprio delle primarie in Italia, se lo sarebbe mai aspettato?
Non è una novità. Quanto è accaduto porta ad evidenziare un’interpretazione distorta della democrazia maggioritaria. L’idea è che, pur di vincere, si possa mettere insieme tutto e il contrario di tutto, dimenticando che la democrazia stessa ha come fine il governo e non la semplice vittoria elettorale. Peraltro, fu questa l’accusa che fin dall’inizio proprio noi rivolgemmo a Berlusconi, alle sue coalizioni improvvisate solo grazie ai suoi mezzi e ai suoi media. E allo stesso tempo fu questo il fondamento di quella scommessa che chiamammo Ulivo.

Ma allora che cosa bisognerebbe fare?
A livello locale, dove la competizione è ancora fra coalizioni, c’è la necessità di mettere in campo un’alternativa migliore, formata da più partiti, capace non solo di vincere ma di governare. Costruita attraverso una lunga fatica alla luce del sole. Basata su un programma comune e addirittura sul progetto di un’Italia diversa. Un progetto che tenga nel tempo.

“Un progetto comune”, dice lei. Ma recentemente la vice segretaria dem Debora Serracchiani ha ipotizzato il varo di una norma interna al Pd per escludere dalle primarie Ignazio Marino e Antonio Bassolino. Poi c’è stato il dietrofront. Un bel pasticcio…
Mi sembra che pasticcio sia la parola esatta. Spero veramente che il tempo della moratoria proposta da Renzi serva a una riflessione, e non solo a un rinvio del problema.

Sentendola parlare pare di capire che il meccanismo si sia inceppato. Sbaglio?
La verità è che i nodi, annodati di volta in volta, hanno una sola origine: il tentativo ripetuto, non solo la tentazione, di fare le primarie ma anche di non farle, trasformandole nella conferma pubblica di una decisione già presa in privato.

Le sue sono parole forti. Anche perché più volte si è vociferato proprio sul fatto che Renzi non sia così propenso a continuare a farle. Ma allora le primarie andrebbero eliminate del tutto o, al contrario, regolate per legge?
La seconda è una meta che non possiamo smettere di perseguire, ma che tuttavia è ancora lontana. Quanto all’eliminazione, potrei dire: ci provino.

Addirittura?
Mi accontenterei che almeno Renzi e il Pd, che delle primarie sono figli e padri, mettessero fine a questa voce che gira da molti mesi. Troppi per un partito che delle primarie ha fatto il suo mito fondativo. E troppi per un leader che più di ogni altro, proprio alle primarie deve tutto intero il suo percorso politico. È per questo che continuo a non credere a queste voci.

Non sarà che il segretario-premier ha paura che, a Napoli, un’eventuale vittoria di Bassolino metterebbe la parola “fine” sulla rottamazione? Con De Luca è successa la stessa cosa…
Diciamo più che altro che andrebbe incontro ad una battuta d’arresto se la rottamazione fosse solo un nuovo nome per definire la banale necessità di avvicendamento tra leve del personale politico. Sarebbe invece una vera sconfitta se la rottamazione fosse un cambiamento non tanto dei politici ma delle forme politiche. Un cambiamento ad hoc delle regole dimostrerebbe che i nuovi riescono a vincere solo con i vecchi trucchi.

A proposito dell’ex sindaco del capoluogo campano: farebbe comunque bene a candidarsi?
Se ha alzato la mano, vuol dire che pensa di avere per il futuro di Napoli una proposta che altri non hanno ancora avanzato. Ora se questi altri ci sono è il momento che parlino: poi il giudizio finale spetta ai cittadini.

Capitolo Ignazio Marino: per lei dovrebbe presentarsi alle primarie del centrosinistra a Roma?
Questa è una domanda che solo Marino può rivolgere alla sua coscienza. Nella mia idea di democrazia chi ha qualcosa da dire deve dirla senza chiedere il permesso né accettare divieti.

Detto ciò, come giudica il modo in cui lo stesso Marino è stato fatto decadere da sindaco della Capitale proprio per mano del Pd?
È un episodio che vorrei dimenticare. Una gara a chi sbaglia di più. Come dicono a Bologna: una gara dura. Vinta purtroppo da Marino, anche se con l’aiuto di troppi.

Oggi, con una lettera al “Fatto”, Franco Monaco la chiama in causa e scrive di una “manifesta deriva centrista del Pd”. Si parla molto, negli ultimi mesi, di “partito della Nazione”. È in quella direzione che sta andando il Partito democratico?
A parte il fatto che la deriva centrista richiederebbe un discorso più lungo, sul “partito della Nazione” Monaco e tutti gli altri che, a cominciare da Veltroni, hanno levato la loro voce, hanno ragioni da vendere. All’inizio l’avevo intesa come l’ambizione del partito di rivolgere la propria proposta a tutti i cittadini, certo senza alcuna distinzione pregiudiziale.

E invece?
Pur preferendo per la nostra parte, nel caso, la definizione di “partito della Repubblica”, nella mia idea di politica una democrazia che non dispone di almeno due partiti della Nazione, cioè due forze in contrapposizione fra loro, è una democrazia a rischio. Il passaggio da un unico partito della Nazione al partito unico della Nazione è sempre in agguato: il modo con il quale la formula è stata finora declinata nella comunicazione e nella prassi, a questo punto, la rende indifendibile. Prima viene abbandonata e meglio è.

Sempre Monaco aggiunge che “tra il ‘nome’ Pd e la ‘cosa’ da noi intensamente voluta si è aperto un fossato che mi pare incolmabile”. È davvero così?
È una denuncia che Monaco va ormai sporgendo da tempo e in molti punti è fondata. Diverso è invece il mio giudizio sulla proposta politica che da questa denuncia Monaco fa derivare, una proposta che avevo considerato finora una provocazione appassionata, ma che sento ora invece come un progetto politico.

Che tipo di progetto politico?
L’idea di una separazione consensuale e amichevole del Pd tra centro e sinistra per poi ritrovarsi in un centro-sinistra di nuovo separato da un bel trattino.

Considera anche lei inevitabile una scissione?
Quella che non vedo è una scissione consensuale. O fuori o dentro.

E allora come dar seguito al disagio di Monaco verso quello che lui definisce un “fossato incolmabile”?
Per chi, dentro il Pd, non è contento di come vanno le cose, cioè della linea che legittimamente Monaco contesta, non vedo alternative ad una battaglia interna. La quale, muovendo da una opposizione nitida e riconoscibile, punti alla conquista della guida del partito e, grazie alla difesa delle primarie, alla guida dell’intero campo di centrosinistra.

Twitter: @GiorgioVelardi

(Articolo scritto il 28 novembre 2015 per ilfattoquotidiano.it)

Maestre senza stipendio, momenti di caos all’asilo

martedì, luglio 2nd, 2013

Bimbi e Blues_1Questo articolo è stato pubblicato lo scorso 25 giugno su “Cinque Quotidiano”. Riguarda la vicenda di uno dei tanti asili nido di Roma che devono ricevere i contributi dal Comune. Soldi che, però, non arrivano. Con le prevedibili conseguenze.

Lui, loro e gli altri. Sembrerebbe il titolo di un film. Non lo è. Gli interpreti di questa “storia all’italiana” sono il Comune di Roma, i titolari dell’asilo nido paritario “Bimbi&Blues” e i bambini che ogni giorno frequentano la struttura di via della Mortella, zona Tiburtina.

Come noto, una scuola paritaria è un organismo privato che, nel rispetto dei requisiti stabiliti dalle Legge n. 62/2000, riceve un contributo pubblico dallo Stato. Ebbene, nel caso specifico, dallo scorso febbraio “Bimbi&Blues” non ha più ottenuto alcun versamento dal Comune. Situazione che venerdì 21 ha portato i gestori dell’asilo a dare comunicazione di possibili disagi per i giorni a seguire. «Siamo costretti ad informarvi che a partire da lunedì 24 giugno – recita un avviso affisso in bacheca – a causa della mancata liquidazione delle nostre fatture dal mese di febbraio 2013 da parte di Roma Capitale, non tutte le educatrici potranno essere presenti al nido. (…) Rispetteremo il rapporto numerico educatrici/bambini e quindi accetteremo in entrata solo un numero limitato di utenti che sarà proporzionato al numero di educatrici presenti».

In realtà ieri mattina l’ingresso non è stato precluso a nessuno dei piccoli solitamente ospiti della struttura. Insieme a loro, i genitori si sono ritrovati prestissimo fuori dalla scuola. «Mi sono alzato alle 6.00 per cercare di non arrivare in ritardo», dice Roberto, padre di un bimbo di 18 mesi. Alcune mamme parlano di «guerra fra poveri», se la prendono con i responsabili del centro per lo scarso preavviso con cui sono stati avvisati di quando sarebbe potuto succedere.

«Comprendendo le esigenze di tutti abbiamo deciso di fare un passo indietro rispetto a quanto scritto venerdì», spiega Valentina Somma, una delle titolari dell’asilo. «Ci ritroviamo in una situazione nella quale le nostre educatrici, a cui non abbiamo potuto pagare lo stipendio negli ultimi mesi, non hanno i soldi per venire a lavorare». Eppure, con due mandati datati 4 e 10 giugno – di cui abbiamo potuto prendere visione – il Comune ha autorizzato i pagamenti ma “solo” per i mesi di febbraio e marzo. Denaro di cui ancora non si è vista l’ombra.

«Abbiamo fatto fronte a due mensilità per tutti i collaboratori, ai contributi mensili richiesti e regolarmente versati ogni mese (giugno compreso), alle spese correnti, alle utenze e alla spesa giornaliera con i nostri risparmi privati, resistendo fin quando abbiamo potuto», aggiunge Somma. Ma, conclude, «mentre le verifiche contributive dei dipendenti (il cosiddetto Durc, ndr) sono regolari, i soldi che ci spettano non arrivano».

Twitter: @GiorgioVelardi