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Posts Tagged ‘Antonio Bassolino’

Bassolino, Gramazio e gli altri. La carica dei doppi vitalizi

venerdì, aprile 28th, 2017

gramazioMolto probabilmente quel 24 gennaio 2008, nell’Aula di Palazzo Madama, bevendo spumante e mangiando mortadella Domenico Gramazio non festeggiò solo la caduta del secondo Governo Prodi. Ma anche il pensiero di quel doppio vitalizio che, una volta andato a riposo, si sarebbe visto arrivare ogni mese sul suo conto corrente. Già perché l’oggi 70enne ex parlamentare di Alleanza Nazionale, quattro legislature alle spalle fra Camera e Senato, somma ai 5.616,30 euro netti che gli vengono versati da Palazzo Madama i 4.890,50 euro sempre netti che percepisce come ex consigliere della Regione Lazio. Totale (tenetevi forte): 10.506,80 euro. Mica male, in tempi di vacche magre. Ma quello di Gramazio non è un caso isolato. Anzi. C’è infatti un vero e proprio esercito di ex parlamentari che, dalle Alpi alle isole, tutti i mesi porta a casa due assegni. Se non addirittura tre, visto che non c’è divieto di cumulo. Come dimenticare, sempre nel Lazio, il caso di Fabio Ciani? Anche all’ex deputato della Margherita ex ed consigliere, oggi presidente del Circolo Montecitorio – la struttura sportiva che si trova nel quartiere Parioli a Roma dove parlamentari, dipendenti della Camera e giornalisti accreditati possono andare a rilassarsi – è “riservata” una doppia pensione. Ai 2.944,42 euro netti di Montecitorio, Ciani unisce infatti i 2.796,71 della Regione. Totale? 5.741,13 euro netti.

Vecchiaia serena – Un altro che non se la passa per niente male è il centrista Luciano Ciocchetti, che dagli Anni ’80 ad oggi, dopo essere passato dalla Dc all’Udc fino a Forza Italia, ha trovato casa tra i Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto. Ma è il passato, vissuto tra Montecitorio e la Pisana, che gli permetterà indubbiamente di vivere una vecchiaia più che serena. A 59 anni, infatti, Ciocchetti porta a casa ogni mese 5.977,27 euro netti: 3.343,60 dalla Camera più 2.633,67 dalla Regione. Più o meno la stessa somma la incassa anche un’altra vecchia conoscenza di Camera e Senato come Lionello Cosentino. Per l’ex parlamentare di Ulivo e Pd, la somma dei due assegni – 3.581,18 euro da Palazzo Madama più 2.599,03 dalla Regione – fa 6.180,21 euro netti. E che dire di Esterino Montino (Pd)? Prima di diventare sindaco di Fiumicino a giugno 2013, Montino è infatti passato sia per Palazzo Madama sia per la Regione, di cui è stato presidente ad interim dopo le dimissioni di Marrazzo. Risultato? Un doppio vitalizio da 7.762,18 euro netti in totale: 3.408,19 (Senato) più 4.353,99 (Lazio).

Uno e trino – Quello dei doppi vitalizi non è comunque un’esclusiva della Regione Lazio. Di recente, la Campania ha infatti reso nota la lista aggiornata con gli importi degli assegni incassati dagli ex consiglieri. E anche qui i nomi noti non mancano, a cominciare da quello dell’ex presidente Antonio Bassolino. Il quale, agli 83.916 euro lordi annui regionali, somma i 2.998,66 euro netti che gli “passa” mensilmente la Camera. Nell’elenco non poteva poi mancare Nicola Mancino. Il quale potrebbe certamente vivere solo con la pensione erogata dal Senato, di cui è stato presidente dal 1996 al 2001: 6.939,81 euro netti mensili. E invece? C’è pure il vitalizio regionale che, sempre stando alle cifre riportate nel documento, ammonta a 43.956 euro lordi annui. Ma c’è anche chi, come Giovanni Russo Spena, ha voluto strafare. L’ex senatore di Rifondazione Comunista porta infatti a casa la bellezza di tre assegni: uno da ex professore universitario (2.300 euro netti), un altro in qualità di ex parlamentare (5.906 euro netti) e infine quello da ex consigliere regionale della Campania (39.960 euro lordi l’anno). Per un totale di circa 10mila euro al mese. Lui ha sempre spiegato di mettere in tasca “solo” 5mila euro e di versare il resto al partito. Ma certo, non si può dire che la sua sia una vecchiaia difficile…

Patteggiamento d’oro – Spostiamoci in Liguria. Anche qui, nei giorni scorsi, la Regione ha messo online gli importi dei vitalizi. I due nomi che saltano subito all’occhio sono quelli dell’ex governatore Claudio Burlando e dell’ex senatore del Pdl Luigi Grillo. Il primo, deputato fra il 1996 e il 2006, si vede corrispondere ogni mese da Montecitorio un assegno da 3.095 euro netti. Cifra di tutto rispetto alla quale però Burlando cumula pure il vitalizio regionale, altri 4.440 euro (stavolta lordi). E Grillo? Nonostante il patteggiamento – 2 anni e 8 mesi più 50mila euro di risarcimento – nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “cupola degli appalti” dell’Expo 2015, l’ex parlamentare riceve ogni mese 6.930 euro netti dal Senato più 1.753,08 euro lordi dalla Liguria. Il sogno di qualsiasi pensionato. L’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari si deve invece “accontentare” di 4.884,05 euro netti: 3.044,91 per le due legislature alla Camera più i 1.839,14 erogati dalla Regione Veneto. Va leggermente meglio, invece, a Michele Boato, fratello del noto Marco (vitalizio da 5.923 euro netti al mese) che ancora oggi detiene il record per il discorso più lungo tenuto nella storia della Camera. Ebbene, ogni mese ad aspettare “Michele” c’è un bel doppio assegno: il primo da 2.146,22 euro netti versato da Montecitorio; il secondo da 3.890,46 euro netti pagato dal Veneto, per un totale di 6.036,68 euro. Senza una piega.

Twitter: @GiorgioVelardi

Articolo scritto il 27 aprile 2017 per La Notizia

Primarie Pd, partito spaccato dopo il pasticcio di Napoli: minoranza all’attacco, ma per i renziani la vicenda è archiviata

domenica, marzo 13th, 2016

La decisione della commissione di garanzia, che ha respinto il ricorso di Bassolino, riapre le polemiche fra i dem. Il bersaniano Gotor: “Mercimonio di voti, sporcata la nostra immagine”. Ma Carbone respinge le accuse: “Scelta fatta in piena autonomia”. L’altro candidato sconfitto Sarracino: “Abbiamo dato all’ex sindaco di Napoli l’alibi per farsi una sua lista che ci condannerebbe alla sconfitta”. E sul coinvolgimento dei cosentiniani D’Anna replica: “Ma di cosa stiamo parlando? Sembra che ci abbiano marchiati a fuoco”

parlamentarie-pd-675Per il Partito democratico il caso è chiuso. Almeno secondo i renziani. Precipitatisi, con il vice segretario Debora Serracchiani, ad anticipare addirittura il ‘verdetto’ della commissione di garanzia che ha respinto il ricorso presentato dallo sconfitto Antonio Bassolino alle primarie di domenica scorsa che hanno decretato la vittoria della sfidante Valeria Valente con 452 voti di scarto. Lo dice chiaro e tondo, dai piani alti del Nazareno, Ernesto Carbone: “La pronuncia dei garanti archivia definitivamente la questione – sentenzia l’esponente della segreteria dem parlando con ilfattoquotidiano.it –. C’è totale rispetto per la decisione che, in piena autonomia, gli organi interni competenti hanno preso”. Nessuno scandalo, insomma, sull’esito della consultazione, nonostante le polemiche innescate dai video girati fuori dai seggi del capoluogo campano e pubblicati su FanpageImmagini eloquenti, che documentano la presenza di alcuni esponenti locali del Pd impegnati a distribuire monete da un euro come incentivo per votare la Valente. Senza contare l’altro filmato, che ritrae ex ‘cosentiniani’ ed ex ‘cuffariani’ intenti a fare i ‘buttadentro’ fuori dai seggi.

CATENACCIO RENZIANO – “La verità è che queste primarie sono state un successo – assicura in ogni caso Carbone –. Altro che le comunarie del M5S, decise a Milano da 74 clic sul server dell’organizzatore”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il responsabile Giustizia della segreteria dem, David Ermini: “Il nostro statuto assegna il compito di risolvere simili controversie alle commissioni di garanzia locali. Prima di esprimersi, quella di Napoli ha evidentemente valutato tutti gli elementi a disposizione. Poi ci sono i vari gradi di giudizio…”. Sta di fatto che l’orologio sembra tornato indietro a cinque anni fa. Quando, proprio a Napoli, l’allora segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, annullò le primarie vinte da Andrea Cozzolino contro Umberto Ranieri col fantasma dei brogli. Commissariando il Pd locale, affidato all’attuale ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Il quale denunciò senza mezzi termini “un’infezione nell’organizzazione del partito”. Da allora è passato un lustro e sono cambiati i protagonisti. Ma restano le polemiche, i ricorsi e le carte bollate. Perché i video reperibili in rete gettano più di qualche ombra sul risultato finale della consultazione. E spaccano nuovamente il partito, diviso fra chi difende il risultato delle primarie del capoluogo campano e chi, invece, si schiera apertamente dalla parte dello sconfitto.

MINORANZA ALL’ATTACCO – “Condivido il giudizio di Bassolino – spiega il senatore ‘bersaniano’ Miguel Gotor –. Si tratta di una sentenza decisa a tavolino, che non ha fatto altro che confermare i giudizi irrituali e preventivi di ‘indiscutibilità’ del risultato espressi dai massimi vertici del partito”. A cominciare da Matteo Orfini il quale, secondo Gotor, continua ad interpretare il suo ruolo di presidente “come un capo fazione” quando invece “dovrebbe essere il garante di tutti i contendenti alle primarie”. Un affondo pesante. “I video pubblicati in rete mostrano un vero e proprio mercimonio di voti, se non addirittura un voto di scambio. A tutto ciò si aggiunge, per l’ennesima volta, il tema del trasformismo, con pezzi di centrodestra napoletano legati a Cosentino che si sono presentati ai seggi: un fatto che si commenta da sé”. In questo modo, aggiunge il parlamentare dem, “si sporca l’immagine del partito e si ferisce quella delle primarie come strumento, un bene comune e indivisibile che appartiene a tutto il Pd, non solo alla sua maggioranza, e che il segretario del partito dovrebbe tutelare senza chiudersi nell’assordante silenzio di queste ore”. Ecco perché è maturo il tempo per ripensarle. “Siamo l’unico partito che le fa, ma è necessario che siano meglio regolamentate – conclude Gotor –. Lo diciamo da tempo ma poi non lo facciamo mai. Così rischiano di diventare un boomerang”.

ALIBI PER BASSOLINO – “In alcune zone di Napoli il Pd andrebbe bonificato”, attacca Marco Sarracino, sfidante di Valente e Bassolino alle primarie di domenica scorsa. L’ex sindaco di Napoli? “Gli stiamo fornendo l’alibi per uscire dal partito e fare una propria lista da presentare alle elezioni, il che sarebbe mortifero per noi – risponde il 26enne esponente dem –. Il problema però è un altro: in alcuni quartieri di questa città, e lo dice uno che vive a Scampia, serve legalità per 365 giorni all’anno, non piazzare i seggi per un giorno. La questione morale deve tornare ad essere un must, non una bandiera da sventolare quando fa comodo”. Molto critico su quanto accaduto anche un altro dei leader della minoranza dem, Gianni Cuperlo. “Ho rispetto verso le istituzioni di garanzia del Pd – scrive su Facebook – ma trovo un errore grave che dirigenti nazionali abbiano espresso le loro conclusioni sul ricorso presentato a Napoli prima ancora che la commissione competente esaminasse il caso e si pronunciasse”. Ecco perché “non possono essere commissioni di controllo locali, composte da rappresentanti delle correnti che sono quasi sempre all’origine delle polemiche che quegli organismi dovrebbero dirimere, a garantire l’equilibrio necessario nel giudizio. Credo si debba trasferire quella competenza a un ‘giudice terzo’ – conclude – e quindi a una commissione nazionale composta da personalità autorevoli e neutrali”.

COLPO D’ALA – Fuori dalle dinamiche del Pd, ma chiamati in causa dai video incriminati che hanno scatenato la polemica, i cosentiniani non ci stanno a recitare la parte dei sobillatori delle primarie napoletane. “Ma di cosa stiamo parlando? Sembra che i cosentiniani siano stati marchiati a fuoco. Al punto che, a distanza di anni, invece di essere identificati per quello che sono oggi li additano ancora come seguaci di un signore che da oltre due anni è rinchiuso senza processo nelle patrie galere e che credo abbia ben altre preoccupazioni”, archivia la questione Vincenzo D’Anna, neanche a dirlo ex ‘cosentiniano’ di ferro e oggi in Ala con Denis Verdini. “Peraltro una di queste persone si è dichiarata, in un’intervista, esponente di Scelta civica – conclude –. L’esperienza politica al fianco di Cosentino si è esaurita anni fa ed è normale che chi l’ha condivisa abbia fatto nel frattempo altre scelte”.

(Articolo scritto il marzo 2016 con Antonio Pitoni per ilfattoquotidiano.it)

Primarie Pd, parla Parisi: “C’è il rischio di trasformarle nella conferma pubblica di decisioni prese in privato”

domenica, novembre 29th, 2015

L’ex ministro della Difesa critico nei confronti di Renzi. “Bisogna mettere fine alle voci sulla loro possibile eliminazione”. Marino e Bassolino candidati? “Devono decidere i cittadini”. Il co-fondatore del Pd contrario al partito della Nazione: “La sua formazione metterebbe a rischio la democrazia”

parisi675C’è “il tentativo ripetuto di fare le primarie ma anche di non farle, trasformandole nella conferma pubblica di una decisione già presa in privato”. E ancora: “Un cambiamento ad hoc delle regole dimostrerebbe che i nuovi riescono a vincere solo con i vecchi trucchi”. Arturo Parisi, ex ministro della Difesa del secondo governo Prodi ma, soprattutto, tra i fondatori del Partito democratico (Pd), commenta così, ailfattoquotidiano.it, le voci che negli ultimi giorni si sono susseguite a proposito della possibilità, da parte della segreteria dem, di vietare a Ignazio Marino (Roma) e Antonio Bassolino(Napoli) di candidarsi alle primarie del centrosinistra in vista delle comunali del 2016. “Il giudizio finale spetta ai cittadini – aggiunge –. Nella mia idea di democrazia chi ha qualcosa da dire deve dirla senza chiedere il permesso né accettare divieti”.

Professore, nonostante le smentite di rito c’è stato un momento nel quale si è pensato che alle primarie di coalizione del centrosinistra a Napoli avrebbe potuto partecipare anche Ncd. Lei, “padre” proprio delle primarie in Italia, se lo sarebbe mai aspettato?
Non è una novità. Quanto è accaduto porta ad evidenziare un’interpretazione distorta della democrazia maggioritaria. L’idea è che, pur di vincere, si possa mettere insieme tutto e il contrario di tutto, dimenticando che la democrazia stessa ha come fine il governo e non la semplice vittoria elettorale. Peraltro, fu questa l’accusa che fin dall’inizio proprio noi rivolgemmo a Berlusconi, alle sue coalizioni improvvisate solo grazie ai suoi mezzi e ai suoi media. E allo stesso tempo fu questo il fondamento di quella scommessa che chiamammo Ulivo.

Ma allora che cosa bisognerebbe fare?
A livello locale, dove la competizione è ancora fra coalizioni, c’è la necessità di mettere in campo un’alternativa migliore, formata da più partiti, capace non solo di vincere ma di governare. Costruita attraverso una lunga fatica alla luce del sole. Basata su un programma comune e addirittura sul progetto di un’Italia diversa. Un progetto che tenga nel tempo.

“Un progetto comune”, dice lei. Ma recentemente la vice segretaria dem Debora Serracchiani ha ipotizzato il varo di una norma interna al Pd per escludere dalle primarie Ignazio Marino e Antonio Bassolino. Poi c’è stato il dietrofront. Un bel pasticcio…
Mi sembra che pasticcio sia la parola esatta. Spero veramente che il tempo della moratoria proposta da Renzi serva a una riflessione, e non solo a un rinvio del problema.

Sentendola parlare pare di capire che il meccanismo si sia inceppato. Sbaglio?
La verità è che i nodi, annodati di volta in volta, hanno una sola origine: il tentativo ripetuto, non solo la tentazione, di fare le primarie ma anche di non farle, trasformandole nella conferma pubblica di una decisione già presa in privato.

Le sue sono parole forti. Anche perché più volte si è vociferato proprio sul fatto che Renzi non sia così propenso a continuare a farle. Ma allora le primarie andrebbero eliminate del tutto o, al contrario, regolate per legge?
La seconda è una meta che non possiamo smettere di perseguire, ma che tuttavia è ancora lontana. Quanto all’eliminazione, potrei dire: ci provino.

Addirittura?
Mi accontenterei che almeno Renzi e il Pd, che delle primarie sono figli e padri, mettessero fine a questa voce che gira da molti mesi. Troppi per un partito che delle primarie ha fatto il suo mito fondativo. E troppi per un leader che più di ogni altro, proprio alle primarie deve tutto intero il suo percorso politico. È per questo che continuo a non credere a queste voci.

Non sarà che il segretario-premier ha paura che, a Napoli, un’eventuale vittoria di Bassolino metterebbe la parola “fine” sulla rottamazione? Con De Luca è successa la stessa cosa…
Diciamo più che altro che andrebbe incontro ad una battuta d’arresto se la rottamazione fosse solo un nuovo nome per definire la banale necessità di avvicendamento tra leve del personale politico. Sarebbe invece una vera sconfitta se la rottamazione fosse un cambiamento non tanto dei politici ma delle forme politiche. Un cambiamento ad hoc delle regole dimostrerebbe che i nuovi riescono a vincere solo con i vecchi trucchi.

A proposito dell’ex sindaco del capoluogo campano: farebbe comunque bene a candidarsi?
Se ha alzato la mano, vuol dire che pensa di avere per il futuro di Napoli una proposta che altri non hanno ancora avanzato. Ora se questi altri ci sono è il momento che parlino: poi il giudizio finale spetta ai cittadini.

Capitolo Ignazio Marino: per lei dovrebbe presentarsi alle primarie del centrosinistra a Roma?
Questa è una domanda che solo Marino può rivolgere alla sua coscienza. Nella mia idea di democrazia chi ha qualcosa da dire deve dirla senza chiedere il permesso né accettare divieti.

Detto ciò, come giudica il modo in cui lo stesso Marino è stato fatto decadere da sindaco della Capitale proprio per mano del Pd?
È un episodio che vorrei dimenticare. Una gara a chi sbaglia di più. Come dicono a Bologna: una gara dura. Vinta purtroppo da Marino, anche se con l’aiuto di troppi.

Oggi, con una lettera al “Fatto”, Franco Monaco la chiama in causa e scrive di una “manifesta deriva centrista del Pd”. Si parla molto, negli ultimi mesi, di “partito della Nazione”. È in quella direzione che sta andando il Partito democratico?
A parte il fatto che la deriva centrista richiederebbe un discorso più lungo, sul “partito della Nazione” Monaco e tutti gli altri che, a cominciare da Veltroni, hanno levato la loro voce, hanno ragioni da vendere. All’inizio l’avevo intesa come l’ambizione del partito di rivolgere la propria proposta a tutti i cittadini, certo senza alcuna distinzione pregiudiziale.

E invece?
Pur preferendo per la nostra parte, nel caso, la definizione di “partito della Repubblica”, nella mia idea di politica una democrazia che non dispone di almeno due partiti della Nazione, cioè due forze in contrapposizione fra loro, è una democrazia a rischio. Il passaggio da un unico partito della Nazione al partito unico della Nazione è sempre in agguato: il modo con il quale la formula è stata finora declinata nella comunicazione e nella prassi, a questo punto, la rende indifendibile. Prima viene abbandonata e meglio è.

Sempre Monaco aggiunge che “tra il ‘nome’ Pd e la ‘cosa’ da noi intensamente voluta si è aperto un fossato che mi pare incolmabile”. È davvero così?
È una denuncia che Monaco va ormai sporgendo da tempo e in molti punti è fondata. Diverso è invece il mio giudizio sulla proposta politica che da questa denuncia Monaco fa derivare, una proposta che avevo considerato finora una provocazione appassionata, ma che sento ora invece come un progetto politico.

Che tipo di progetto politico?
L’idea di una separazione consensuale e amichevole del Pd tra centro e sinistra per poi ritrovarsi in un centro-sinistra di nuovo separato da un bel trattino.

Considera anche lei inevitabile una scissione?
Quella che non vedo è una scissione consensuale. O fuori o dentro.

E allora come dar seguito al disagio di Monaco verso quello che lui definisce un “fossato incolmabile”?
Per chi, dentro il Pd, non è contento di come vanno le cose, cioè della linea che legittimamente Monaco contesta, non vedo alternative ad una battaglia interna. La quale, muovendo da una opposizione nitida e riconoscibile, punti alla conquista della guida del partito e, grazie alla difesa delle primarie, alla guida dell’intero campo di centrosinistra.

Twitter: @GiorgioVelardi

(Articolo scritto il 28 novembre 2015 per ilfattoquotidiano.it)