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Posts Tagged ‘Augusto Minzolini’

Vacciano prigioniero politico. Il Senato non lo libera più

venerdì, aprile 21st, 2017

Vacciano_FacebookSui social network qualcuno gli ha addirittura suggerito di iniziare lo sciopero della fame. “Ci sono motivi più seri per farlo e mi sembrerebbe persino offensivo nei confronti di persone che sono veramente in difficoltà”, mette subito in chiaro Giuseppe Vacciano, il senatore ex Movimento 5 Stelle (oggi nel Gruppo Misto) che ieri si è visto respingere per la quinta volta la richiesta di dimissioni dall’Aula di Palazzo Madama (90 voti a favore, 129 contrari e 7 astenuti). Però l’umore non è certo dei migliori. “Come mi sento? Non so se sono più demoralizzato o depresso”, risponde senza troppi giri di parole. Di fatto, sono due anni che il Senato lo tiene prigioniero. La prima volta che Vacciano ha provato a dimettersi era il 17 febbraio 2015. Sembrava una formalità, in un Paese in cui mediamente non si dimette nessuno. E invece l’Aula votò contro. Così come ha fatto pure il 16 settembre dello stesso anno e poi ancora il 13 luglio 2016, il 25 gennaio 2017 e infine ventiquattrore fa.

“Il ‘fronte del no’ alle mie dimissioni è trasversale – rivela il parlamentare campano –. C’è una parte del Pd, una di Forza Italia… Ho spiegato a tutti il perché del mio passo indietro, e l’essere passati da una quarantina a 90 sì è già qualcosa, anche se, com’è ovvio, non è sufficiente”. Chiaro che dietro a questo vero e proprio “accanimento” vi sia un calcolo politico. L’uscita di Vacciano rafforzerebbe infatti la pattuglia grillina in un’Aula in cui per la maggioranza i numeri sono ballerini. Col rischio però di far entrare Vacciano nel guinness dei primati in quanto a dimissioni rifiutate. “Non era mia intenzione entrare nel libro dei record parlamentari”, scherza per un attimo l’interessato prima di tornare serio: “Ho scritto cinque lettere e una trentina di solleciti, ho fatto discorsi pubblici e privati però, evidentemente, il mio atto politico risulta tutt’ora meno credibile di quello di Minzolini – dice –. Quel che è certo è che al Senato la logica non è di casa…”. Paradosso nel paradosso, pur avendo lasciato i 5 Stelle (“non condividevo più la linea di Grillo e Casaleggio e poi ho sempre detto che quella poltrona appartiene alla lista e non a me”) il senatore continua a seguirne seriosamente i dettami. Tanto da restituire la quasi totalità dello stipendio.

“Sono un dipendente della Banca d’Italia in aspettativa retribuita”, ricorda Vacciano, “perciò tranne il rimborso per le spese dei collaboratori dò mediamente indietro tremila euro al mese. Una volta sono arrivato a restituirne anche ottomila o diecimila”. Nonostante le battaglie perse finora, Vacciano questa guerra è comunque intenzionato a vincerla. Scontata, quindi, la decisione di ripresentare la richiesta di dimissioni. “Lascerò passare qualche giorno ma stavolta – conclude – nella lettera che l’accompagnerà mi toglierò qualche sassolino dalle scarpe”. Insomma, “fosse anche solo un giorno prima della fine della legislatura, io dal Senato voglio dimettermi”. A questo punto, non resta che dire: in bocca al lupo.

Twitter: @GiorgioVelardi

Articolo scritto il 20 aprile 2017 per La Notizia

«Il mio nome è Minzolini. Onorevole Minzolini»

martedì, gennaio 22nd, 2013

CASA AN: MINZOLINI, DA GIORNALE E LIBERO INCHIESTA PURAIn corsa per uno scranno al Senato, nelle file del Pdl, c’è anche lui. Il «direttorissimo», «minzolingua», «scodinzolini», il creatore di un nuovo genere giornalistico: il «minzolinismo». Domenica, quando è stata annunciata la candidatura in Liguria di Augusto Minzolini, ex discusso direttore del “Tg1” la cui stella si è eclissata dopo il rinvio a giudizio per peculato da parte della Procura di Roma a causa delle spese pazze (oltre 60mila euro) sostenute con la carta di credito aziendale, il giornalismo italiano è andato in tilt. Il nome di Minzolini non era circolato prima, ed è arrivato come un fulmine a ciel sereno.

A parer mio, lo dico chiaro e tondo, la “colpa” della candidatura dell’ex numero uno del “Tg1” non è del Pdl. Piuttosto, è “merito” di un sistema distorto. Malato. In Italia i giornali e i telegiornali sono in mano ad editori impuri (eccezion fatta per pochi casi). Gente i cui interessi si legano a filo doppio alla politica, all’imprenditoria, ad affari di qualsiasi genere e natura. Minzolini viene dal servizio pubblico, dirà qualcuno. Certo, tutto giusto. Ma, altra aberrazione tutta nostra, sulla Rai la longa manus dei partiti è sempre pronta – e lo sarà finché non arriverà un terremoto di vaste proporzioni che sconquasserà l’attuale situazione – alla spartizione di incarichi, poltrone, direttori, giornalisti, opinionisti, ospiti… Sono pochi coloro che non hanno un “padrino” a cui, un giorno, dover rendere conto o restituire il favore. Ed ecco che il giornalismo muore. Perché non è più al servizio del cittadino, perdendo quindi la sua fondamentale funzione sociale, ma di “questo” o “quello”. È ciò che è successo con Minzolini. Niente più, niente meno. Bastava ascoltare la paradossalità degli editoriali del «direttorissimo» – come amava chiamarlo Silvio Berlusconi – per capire che il telegiornale della prima rete Rai avesse perso serietà, imparzialità, terzietà. Cosa peggiore: il senso della realtà.

E il mondo dell’informazione italiana cos’ha fatto? Non lo ha “emarginato”, lasciando che si squagliasse come neve al sole. Al contrario, ha creato il personaggio: Minzolini è diventato il protagonista di parodie, sketch, prese in giro, rubriche satiriche sui giornali. Lui ha cavalcato l’onda ed è rimasto al suo posto finché, come detto, non è arrivato il punto di rottura (il rinvio a giudizio per peculato). Oggi rischiamo – anzi, è quasi una certezza – di doverlo chiamare «Onorevole». E lui, dopo un periodo di parziale silenzio (a maggio la Rai lo ha comunque nominato direttore del coordinamento dei corrispondenti esteri), è tornato alla carica.

Andate in edicola e acquistate “il Fatto Quotidiano”, “la Repubblica” e “Il Messaggero”. Sul giornale di Travaglio e Padellaro troverete un’intervista a Minzolini in cui lo stesso dice che «Marcello (Dell’Utri, ndr) è stimabilissimo e colto», e che «se ho deciso di candidarmi devo ringraziare voi che per un anno mi avete messo il bavaglio» (quale?). Su “Repubblica” e “Il Messaggero” – dove sono presenti altri due colloqui con il «direttorissimo» – il ritornello è sempre lo stesso: «Adesso respiro, ero imbavagliato» e «comunque di candidarmi me l’hanno proposto loro, mica l’ho chiesto io». Insomma, è stato un premio. Alla faccia di quei giovani e meno giovani preparati che hanno perso il treno, e che rischiano di fare la muffa confinati in un angolo. Qualcuno, mai come adesso, dovrebbe assumersi le proprie responsabilità.

Twitter: @GiorgioVelardi