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Sarkò e Berlusconi leader a confronto – da “Il Punto” del 7/12/2012

martedì, dicembre 11th, 2012

Due esperienze che «non possono essere considerate delle parentesi nella storia politica dell’Italia e della Francia». Sono quelle di Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy, che Sofia Ventura, politologa e docente presso l’Università di Bologna, ha messo a confronto ne Il racconto del capo (Editori Laterza, 18 euro, pp. 176).

Professoressa, cosa accomuna «una storia francese» e «una storia italiana», ossia Sarkozy e Berlusconi?

«La comparazione si basa sul fatto che tutti e due sono stati percepiti come animali politici “strani”, provocando una reazione quasi violenta da parte delle élite politico-culturali di Francia e Italia. Entrambi hanno rotto con alcune convenzioni, Berlusconi in maniera molto più dirompente per due motivi: il primo riguarda il sistema politico che lo ha preceduto, basato sulla centralità della Dc; il secondo fa riferimento ad un linguaggio in codice e poco chiaro al grande pubblico che lui ha modificato contrapponendone un altro che nelle grandi democrazie era già utilizzato. Anche Sarkozy ha adottato uno stile più diretto e colloquiale, utilizzando intensivamente la televisione e sfruttando la sua capacità di fare notizia. In Francia, però, la rottura è stata meno forte perché la modernizzazione della comunicazione politica è iniziata già negli Anni ’60».

Sia l’ex presidente francese che l’ex premier italiano rappresentano una politica di stampo personalistico fondata sul «corpo del leader». A suo avviso siamo giunti alla fine di una simile visione della cosa pubblica?

«No, perché certe tendenze sono difficili da fermare, anche se – vista la situazione in cui versano le democrazie europee – si può tornare ad una condizione di maggiore sobrietà. La personalizzazione è entrata nel modo di concepire la politica. Un esempio sono le primarie del centrosinistra. Il confronto fra Bersani e Renzi andato in onda mercoledì scorso ha messo di fronte due figure che incarnano altrettante visioni: quella più “collettiva” del segretario, che stigmatizza sempre l’idea di un “uomo solo al comando” ma che ha scelto tre giovani da opporre all’avversario in maniera autonoma, e quella del sindaco di Firenze, più coerente con una nuova concezione della leadership. Bersani fa un racconto della sua concezione della politica che non corrisponde a quanto accade nella realtà, anche dentro al Pd».

Quanto il sindaco di Firenze ha innovato la politica, soprattutto a livello comunicativo?

«Premesso che l’innovatore “principe” è stato Berlusconi, se pur con dei grandi limiti, Renzi ha avuto il coraggio di utilizzare all’interno del centrosinistra nuove forme di comunicazione. Questa specie di show che in questi mesi ha portato in giro per l’Italia, parlando come i candidati americani, gli ha permesso di costruire un linguaggio – a volte troppo semplificato – che ha il merito di rivolgersi prima di tutto ai cittadini».

Torniamo a Sarkozy e Berlusconi. Ha senso, secondo lei, la nascita di una nuova formazione guidata dal Cavaliere?

«Sarkozy, che ha 57 anni, ha ancora le capacità per unire il centrodestra francese. La stessa cosa non si può dire di Berlusconi. Anche se facesse una propria lista il Cavaliere potrebbe raccogliere una percentuale di voti compresa fra il 5 e l’8%, ma non avrebbe più alcuna capacità di aggregazione. La sua creatura avrebbe solo un carattere folkloristico, visto che sono in molti quelli che nel Pdl non tollerano più i suoi atteggiamenti. L’ultimo momento importante della sua carriera è stato quello del “Predellino”, dopodiché la disastrosa esperienza di governo ne ha messo a nudo i limiti. Ora l’obiettivo sembra essere quello di sopravvivere. È la fine triste di un leader, che sembrava dovesse cambiare l’Italia e ora chiede un minimo di spazio».

Twitter: @mercantenotizie