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Giù il sipario – da “Il Punto” del 2/11/2012

giovedì, novembre 8th, 2012

L’ente lirico di Bari rischia di chiudere i battenti. Il commissariamento, le lotte politiche per il controllo del Teatro e le battaglie sindacali per l’occupazione. Quale futuro per una delle punte di diamante della cultura italiana?

«Dopo essere risorto a distanza di ben diciotto anni dalle ceneri del rogo del 1991, questo teatro sta per morire nuovamente, e stavolta definitivamente, sul braciere di miserabili lotte di potere. Il rischio è che non ci siano vincitori ma una sola vittima. Sarebbe un duro colpo perché stiamo parlando di un patrimonio morale della comunità, il fondamento stesso del suo civismo». Parole, quelle pronunciate a Il Punto da Michele Bollettieri, ex componente del Cda del teatro Petruzzelli di Bari, che fotografano nitidamente la situazione in cui versa al momento una delle punte di diamante della cultura italiana. Diventata però, negli ultimi mesi, una polveriera.

IL COMMISSARIAMENTO - Il Petruzzelli ha riaperto ufficialmente i battenti il 4 ottobre 2009. Nei primi due anni e passa di gestione la Fondazione, diretta da Giandomenico Vaccari, a detta di molti, ha conseguito notevoli risultati sia sotto l’aspetto artistico che del gradimento di un pubblico sempre più numeroso, il quale ha apprezzato con crescente entusiasmo proposte assai qualificate e di forte attrazione (come ad esempio la Tetralogia wagneriana diretta da Stefan Anton Reck e la Carmen diretta da Lorin Maazel). Con l’arrivo del 2012 la situazione è inspiegabilmente precipitata. Il nuovo Cda è apparso subito diviso al suo interno e, quindi, in una condizione di paralisi; da parte di alcuni consiglieri (Regione, Provincia e Ministero) veniva invocata una discontinuità rispetto alla gestione in corso, accusata – più o meno velatamente – di presunte gravi irregolarità. Un “castello accusatorio”, diciamolo subito, che presenta delle macroscopiche falle. Partiamo dal punto più sbandierato: la supposta cifra di 8,5 milioni di euro di debito accumulato fino al 2011 è in realtà sbagliata per eccesso, come – con il tempo – sono stati costretti ad ammettere un po’ tutti e come ha sancito la Corte dei Conti che, nella “Relazione sulla gestione finanziaria delle Fondazioni lirico-sinfoniche per gli esercizi 2007-2010” scrive che «nel 2010 il bilancio di esercizio si è chiuso con un disavanzo pari a euro 1.874.158» e che «la perdita d’esercizio del 2010 è da imputare essenzialmente al minor contributo incassato dallo Stato». Tale disavanzo, peraltro, risulta pienamente coperto dall’apporto di due immobili conferito dal Comune. C’è poi la questione del dopo-Vaccari per la quale, mentre la maggioranza dei consiglieri di amministrazione pretendeva un segnale di rottura, il sindaco di Bari (e presidente della Fondazione) Michele Emiliano e Michele Bollettieri auspicavano una soluzione di continuità. La lettera inviata il 29 febbraio scorso da Emiliano al governatore della Regione, Nichi Vendola, chiarisce la situazione all’interno del consiglio ed il pensiero del Sindaco: «Le irregolarità di cui parla il Ministro non attengono a una presunta cattiva gestione dell’ente o ad assunzioni poco chiare o illazioni simili ma riguardano esclusivamente la mancata nomina del sovrintendente da parte del nuovo Cda. E questa nomina non è stata fatta perché i due consiglieri nominati dal ministero hanno chiesto discontinuità, con l’avallo dei rappresentanti della Provincia e della Regione Puglia».

CAOS DELLE MAESTRANZE - Di qui il commissariamento (peraltro sollecitato dallo stesso sindaco). La “rivoluzione” annunciata da Fuortes si sta, però, trasformando in un boomerang, visto che ora sul Petruzzelli rischia di calare definitivamente il sipario. Il problema più grave riguarda l’orchestra e il coro, i cui contratti non sono stati rinnovati, avendo il commissario deciso di bandire concorsi per questi due settori strategici che prevedono contratti a tempo determinato, senza riconoscere alcuna anzianità di servizio a chi era già nella pianta organica. In seguito, ha fatto ricorso alla singolare modalità del “sorteggio” tra gli iscritti ai concorsi per le recite del Don Giovanni andato in scena con l’accompagnamento del solo pianoforte, tra scioperi e proteste del pubblico che ha disertato la sala. «Ci dicono che il progetto sia quello di creare una Fondazione “leggera”, ma per noi l’occupazione stabile si traduce in qualità produttiva», afferma a Il Punto Silvano Conti, membro del coordinamento nazionale della Cgil. «Al Petruzzelli si voleva e si vuole fare una precarizzazione delle masse artistiche. Fuortes fa dei bandi di concorso a tempo determinato che aggiungono precarietà a precarietà. E pensi che c’è chi cinque anni fa ha creduto così tanto nel progetto da abbandonare un posto di lavoro a tempo indeterminato…». Un pensiero condiviso anche da Maurizio Lefemine, Rsa dell’orchestra del Petruzzelli che aggiunge: «Fuortes non si sta occupando di nulla, se non di rimpiazzare il personale artistico, con concorsi, peraltro, che hanno visto un’affluenza scarsissima e la conseguenza di non riuscire a formare l’orchestra; inoltre ha reso il Petruzzelli “muto” mentre si addensano nubi sulle coperture per garantire i contratti trimestrali promessi, tant’è che ai primi lavoratori scritturati per L’Italiana in Algeri di novembre verrà garantito un contratto a chiamata. È una persona con cui è impossibile interloquire, che è venuto solo a “resettare” la Cgil. Questo commissariamento ha eretto un muro che rende impossibile l’ottenimento dei finanziamenti dal Comune e dalla Regione ed ha allontanato il pubblico», conclude Lefemine.

LA “DANZA” DI VENDOLA - Dopo la faticosa e contestata messa in scena del Don Giovanni, dunque, si annunciano tempi sempre più cupi. Mentre dalla gestione commissariale anche il governatore della Puglia, Nichi Vendola, pare abbia preso decisamente le distanze. In una missiva inviata al ministro Ornaghi il 9 ottobre scorso, il presidente della giunta regionale ha avvisato che «al “riempimento” della pianta organizzativa del Teatro Petruzzelli si debba procedere con assunzioni a tempo indeterminato». Nel frattempo Emiliano ha fatto sapere di aver «dato mandato alla ripartizione Cultura di bloccare i finanziamenti del Comune» (valutando l’ipotesi di restituire il teatro al Ministero e revocando l’incarico alla Fondazione), mentre il pubblico si lamenta «dell’arroganza» con cui è stato stravolto «il programma della stagione», denunciando la «totale assenza di serietà e professionalità». La paura è che questa volta, se chiusura sarà, non si potrà più tornare indietro.

Twitter: @GiorgioVelardi