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«Il Quarto Polo non segua il centrosinistra. Il Pd? Ha appoggiato politiche di destra» – da “Il Punto” del 21/12/2012

dicembre 26th, 2012 by mercantenotizie

Il Fatto del Giorno trasmissione TvBersani lo ha deluso, perché «ha accettato totalmente le proposte di austerità e i sacrifici imposti, che hanno aggravato pesantemente la crisi». Mentre Vendola «dice una cosa e ne fa un’altra. Pensare di fare la sinistra con chi vuole applicare l’agenda Monti è una cosa senza senso». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista presente al battesimo del Movimento Arancione, parla chiaro: il Quarto Polo non deve cercare un’alleanza con l’attuale centrosinistra (Pd e Sel). «Si poteva trovare un accordo prima della formazione del governo Monti, oggi credo che non abbia alcun senso», afferma.

Ferrero, a che punto è la costruzione di quello che è già stato definitivo Quarto Polo?

«Mi sembra a buon punto. C’è un orientamento espresso da “Cambiare si può”, di cui Rifondazione comunista fa parte; poi c’è il Movimento Arancione che si sta muovendo nella stessa direzione e mi sembra che anche l’Italia dei valori, nell’assemblea di sabato scorso a Roma, abbia intrapreso la stessa rotta. Noi ci siamo: confido che a breve si riesca a portare a termine un atto costitutivo di questa lista».

Qualcuno ha detto di sentire odore di Sinistra arcobaleno…

«Non c’entra niente. La Sinistra arcobaleno era l’unione dei vari pezzi della sinistra che erano presenti all’interno della maggioranza nel biennio 2006-2008 e che furono messi insieme dopo una sconfitta. Qui si stanno combinando forze sociali che sono state all’opposizione del governo Monti, che sono contrarie alle politiche liberiste e che si pongono l’obiettivo di dare una rappresentanza politica a quella società che non ci sta, che è stata devastata da quanto è accaduto nell’ultimo anno. Siamo passati dal mettere insieme i cocci postumi ad un fallimento al vedere la nascita di un’opposizione da sinistra alle politiche neoliberiste in Italia».

Nei giorni scorsi lei, parlando di Bersani, non ha usato parole tenere: «Le sue proposte aggravano la crisi». Cosa rimprovera al segretario del Pd?

«L’aver accettato totalmente le proposte di austerità e i sacrifici imposti, che hanno aggravato pesantemente la crisi. La cosa peggiore è stato l’intreccio tra fiscal compact e pareggio di bilancio in Costituzione, perché l’origine della crisi stessa è la cattiva distribuzione del reddito: ricchi troppo ricchi e poveri troppo poveri. Ciò ha abbattuto i consumi e l’economia portandoci alla recessione e alle ingiustizie sociali. Il Pd ha appoggiato classiche politiche di destra, proposte da un governo che è stato il peggiore dal dopoguerra ad oggi».

Sentendola parlare, mi pare di capire che per lei il Quarto Polo non debba cercare un’alleanza con Pd e Sel…

«Assolutamente. Si poteva trovare un accordo prima della formazione del governo Monti, oggi credo che non abbia alcun senso. Non si può avere dialogo con chi per un anno massacra le pensioni, l’articolo 18, mette il pareggio di bilancio in Costituzione, porta avanti la “spending review” e nel frattempo trova 11 miliardi per le banche private».

È più deluso dal segretario del Pd o da Vendola?

«Vendola dice una cosa e ne fa un’altra. Non si possono fare determinate affermazioni e poi allearsi con chi ripete che l’agenda Monti è la sua agenda. O Vendola sta con Bersani e accetta le cose che dice – tenendo conto che il leader del Pd ha vinto le primarie e quello di Sel le ha perse – oppure fa la sinistra. Pensare di fare la sinistra con chi vuole applicare l’agenda Monti è una cosa senza senso».

Cosa pensa della presenza di Di Pietro e, eventualmente, di Ingroia?

«L’Italia dei valori ha fatto opposizione a Monti da sinistra. Credo che questo basti. Nell’anno in cui i tecnici hanno governato, il partito di Di Pietro si è opposto alle loro politiche: penso sia assolutamente necessario che l’Idv sia della partita. Per quanto riguarda Ingroia, personalmente va benissimo, nel senso che è una persona che ha dimostrato in questi anni di sapere combattere la mafia e contrastare i poteri forti».

De Magistris lo ha indicato addirittura come candidato premier. Lei condivide?

«Sì, perché Ingroia è l’emblema della necessità che abbiamo, ovvero quella di rimettere in piedi la democrazia – a partire dalla questione morale – e opporci radicalmente alle politiche neoliberiste che stanno distruggendo il Paese».

Twitter: @mercantenotizie

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