articolo a cura di Maurizio Morri

Si legge su Repubblica.it (http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/notizie/dettaglio/la-laurea-italiani-disincantati-non-ci-credono-quattro-su-dieci/3969911?ref=HREC1-11) che i giovani italiani risultano essere, a livello europeo, quelli più disillusi sull’effettiva utilità di ottenenere una laurea per il loro “corsus honorum”. Quattro giovani su dieci pensano che si possa fare tranquillamente a meno dell’istruzione universitaria.

Dati alla mano, questa disillusione verso il sistema universitario è maggiore in quella percentuale di popolazione giovanile che va dai 25 ai 35 anni, che ha quindi esperienza diretta della vita universitaria o della vita senza di essa. Nel resto dell’Europa meridionale (Spagna, Francia) la tendenza è la stessa, mentre nei paesi del nord Europa (ad esempio la Danimarca) questa sfiducia risulta notevolmente attenuata, se non addirittura nulla.

È un dato che, essendo un fresco ex studente universitario, laureato, enormemente convinto dell’importanza dell’istruzione universitaria per la formazione di una persona e di un cittadino, mi preoccupa, ma non mi sorprende. Il discorso può diventare facilmente demagogico, ma alcune conclusioni credo possano essere lapalissianamente condivise. Come si può chiedere ai giovani di essere fiduciosi in un sistema universitario che evidentemente non fornisce le competenze necessarie al fine di ottenere un posto di lavoro al termine degli studi? Come si può considerare la laurea un passo fondamentale nella propria formazione, se sono poi proprio i laureati quelli più soggetti alla schiavitù del precariato?

E soprattutto, come si può pensare che un ragazzo o una ragazza di diciannove anni accettino di imbarcarsi nell’impresa, faticosa per la maggior parte delle facoltà, di completare un ciclo di studi universitari in un paese dove la parola meritocrazia esiste solamente nei programmi elettorali? La risposta è che è impossibile immaginare tutto ciò, specie in un paese in cui il migliore, il modello da imitare, non è chi si impegna, non è chi è coerente, non è chi è onesto, ma chi trova sempre e comunque una scorciatoia, più o meno onesta.

Allora perchè faticare, se esiste un modo più semplice di ottenere una vita soddisfacente?

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2 Comments.

  • Liuc says:

    Se il problema fosse il tessuto produttivo/sociale, non in grado di assorbire le competenze fornite?
    Che ci frega di fare “ricerca” applicata sui pannelli fotovoltaici se poi li producono in cina e qui basta solo avere gli installatori?
    Le competenze fornite mi paiono mediamente buone, ne è testimonianza la produzione scientifica italiana, in linea con quella degli altri paesi sviluppati (proporzionalmente alle risorse investite).
    Con calma potrei cercare nella spazzatura della mia cronologia il link ad una presentazione ben fatta a riguardo.
    Ignoro completamente la situazione nelle facoltà umanistiche (comunque tagliare i fondi non credo aiuti neanche lì).

  • Mario-oh says:

    Questo layout fa cacà! Il tasto nero di invio commento su sfondo nero più quando scrivi il captcha è in nero su sfondo nero pure lui, rendono il sito un po’inutilizzabile, porello!