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Posts Tagged ‘voto di fiducia’

Camera, tre anni di legislatura a rapporto: più sedute, meno tempo per le leggi, esplode il ricorso al voto di fiducia

giovedì, dicembre 17th, 2015

È quanto emerge in un volume presentato dalla presidente Laura Boldrini. Che traccia un bilancio dell’attività svolta a Montecitorio. Mettendola anche a confronto con le performance del passato. Cresciuta l’attività di sindacato ispettivo con interpellanze e interrogazioni. Certificato anche l’abuso del ricorso ai decreti. Soprattutto da parte del governo Renzi

boldrini675Lavoriamo poco? Venite a vedere le carte. Pare di sentirli, i parlamentari sempre sotto accusa per “fannullismo” e poca voglia di lavorare. Soprattutto dopo le critiche per i troppi giorni di vacanza che si sono assegnati per l’esame della legge di Stabilità e il ponte dell’Immacolata. Sembra di vederli gridare ad alta voce i loro meriti. E lo fanno attraverso il presidente della Camera, Laura Boldrini. Che, l’attivismo degli inquilini di Montecitorio, lo ha fatto addirittura raccogliere in un volume (“Cifre e fatti. L’attività della Camera dei deputati a 33 mesi dall’inizio della legislatura”). Con numeri e percentuali, per tracciare un bilancio di tre anni di attività parlamentare. Periodo nel quale, certificano i dati ufficiali presentati nel corso della cerimonia di saluto della Boldrini alla stampa parlamentare, l’Aula di Montecitorio si è riunita per un numero di sedute superiore rispetto allo stesso periodo della passata legislatura: 536 contro 423. Anche se in confronto ad essa la distribuzione delle ore tra le varie attività ha visto una flessione del tempo dedicato a quella legislativa ed un corrispondente aumento di quello impiegato per attività di indirizzo e controllo. Non solo: i dati presentati attestano anche il ricorso sfrenato ai decreti legge da parte del governo. Per non parlare di un altro record che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha ormai ipotecato: quello dei voti di fiducia. Ai quali l’esecutivo in carica si è affidato ben 34 volte da febbraio 2014, da quando cioè è entrato in carica al posto di Enrico Letta. Doppiato dal suo “rottamatore”, insieme persino a Silvio Berlusconi.

RISPONDERE PREGO – Numero di sedute a parte, sinora l’Aula si è riunita per un totale di 2.889 ore e 56 minuti, 694 ore in più rispetto alla passata legislatura (2.195 ore e 15 minuti). Di queste, 1.741 ore sono state dedicate all’attività legislativa,736 ore a quella di indirizzo e controllo. Mentre le restanti 364 sono state impiegate per altre attività. A confronto con lo stesso periodo della sedicesima legislatura, aumenta notevolmente il numero di interpellanze e interrogazioni, sia a risposta scritta sia orale. Le interpellanze passano da 945 a 1.196, di cui 833 concluse (69,65%) e 363 da svolgere; le interrogazioni a risposta orale da 1.424 a 1.892, di cui 1.241 concluse (65,59%) e 651 ancora da svolgere. Un vero e proprio boom è quello che fanno registrare, invece, le interrogazioni a risposta in commissione: erano 4.101 nello stesso periodo della precedente legislatura, sono 7.186 oggi, ma la maggioranza di queste (3.758) sono ancora da svolgere. Fanno registrare un segno più anche le interrogazioni a risposta scritta, cresciute da 10.586 a 11.392. Peccato però che, secondo i numeri del dossier, fino a questo momento la maggior parte degli interroganti sia rimasto a bocca asciutta, visto che ben 8.903 sono ancora senza risposta. Mentre quelle concluse sono 2.489 (21,85%). In definitiva, sono stati presentati 21.666 atti di sindacato ispettivo, ma solo 7.991 hanno visto il loro iter completato con una risposta (il 36,88%contro il 41,55% della XVI legislatura). Cresciuto anche il numero e la durata delle sedute delle 14 commissioni permanenti, riunitesi 11.066 volte per un totale di 6.096 ore contro le 10.322 volte della XVI, impegnata per 5.292 ore.

GOVERNO FAMELICO – Sempre secondo il dossier, nei primi 33 mesi di legislatura sono state finora approvate dalle due Camere 186 leggi: 74 di ratifica, 58 di conversione, 10 di bilancio, 3 collegate alla manovra di finanza pubblica, 6 europee (e di delegazione europea) e 35 di vario argomento. Ma l’aspetto più importante riguarda la fase dell’iniziativa. Da chi sono stati infatti proposti i provvedimenti? Ben 154 di quelli sinora approvati (l’82,7%) sono stati promossi dal governo, mentre soltanto 30 (il 16,1%) portano la firma di uno o più parlamentari e 2 sono i testi di iniziativa mista (l’1%). Un dato che fa il paio con il ricorso smodato ai decreti legge. Sono 69 quelli presentati dai due governi che si sono avvicendati nel corso dell’attuale legislatura: quello di Enrico Letta e quello di Matteo Renzi. Ma se il primo si è dovuto fermare a 25, complice il fatto di essere stato scalzato dall’ex sindaco di Firenze, quest’ultimo ha quasi raddoppiato i numeri del predecessore presentando finora 44 decreti legge. Di questi, 31 sono stati convertiti con modificazioni, dice il dossier presentato dalla presidente Boldrini, 2 sono stati convertiti tali e quali, 7 sono decaduti e 4 sono in corso di conversione.

Twitter: @GiorgioVelardi

(Articolo scritto il 16 dicembre 2015 per ilfattoquotidiano.it)

Regioni, proposte sepolte in Parlamento: dai casinò in Sicilia a ‘zona franca’ sarda

martedì, marzo 24th, 2015

La Sicilia invoca norme per l’apertura di due casinò a Taormina e Palermo, impianti “da considerare a pieno titolo quali strumenti di promozione e di richiamo turistici”. La Lombardia, al contrario, vorrebbe che fossero approvate “misure per il contrasto del fenomeno della ludopatia e razionalizzazione dei punti di rivendita di gioco pubblico”. La Toscana chiede l’introduzione del principio di separazione bancaria, cioè la divisione tra banche d’affari e commerciali per proteggere risparmiatori e correntisti dalle speculazioni finanziarie dei mercati. Le Marche reclamano il “divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi”, mentre la Sardegna pretende l’istituzione di un “regime di zona franca fiscale e doganale integrale” nel proprio territorio.

FERME AL PALO. Screditate dopo l’ondata di scandali degli ultimi anni, le Regioni risultano attivissime nel formulare norme. Queste sono solo alcune delle 43 proposte di legge di iniziativa regionale, previste dall’articolo 121 della nostra Costituzione, depositate dall’inizio della legislatura a Montecitorio (25) e Palazzo Madama (18). Stando anche ai dati pubblicati dall’associazione Openpolis, però, soltanto 4 di queste sono attualmente in discussione nelle aule parlamentari. Delle restanti 39 si sono perse le tracce: assegnate alle varie commissioni, non sono mai state nemmeno calendarizzate. Insomma dopo le legge di iniziativa popolare, chiuse a chiave nei cassetti del Palazzo e sistematicamente ignorate da Camera e Senato, la storia si ripete. Colpa di un governo pigliatutto e del suo bulimico ricorso al voto di fiducia. Ma non solo.

SENZA APPELLO. A leggere i numeri degli anni passati si scopre infatti che non si tratta di una novità assoluta per il Parlamento. Anzi. Nella passata legislatura sono stati presentati 73 disegni di legge regionali ma appena 2, proposti da Sicilia e Friuli-Venezia Giulia allo scopo di ridurre i componenti delle rispettive assemblee regionali, hanno passato l’esame dell’aula tramutandosi in legge. Un misero 2,73%. C’è da dire, inoltre, che dal 2013 ad oggi non tutte le Regioni hanno depositato le loro proposte alle Camere. Lo hanno fatto in 14 su 20, con la Puglia in testa (8). Seguono la Sicilia (6), il Piemonte (5), la Lombardia e la Sardegna (4) e la Calabria (3). Due a testa, invece, sono i disegni di legge arrivati a Montecitorio e Palazzo Madama da Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Marche e Lazio. Chiudono Veneto, Toscana e Campania con uno ciascuno. All’appello mancano l’Abruzzo, la Basilicata, il Molise, l’Umbria, il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta.

PURO BUROCRATESE. Sfogliando i progetti di legge si scopre pure che molti di questi sono scritti in puro “burocratese”. Il 5 febbraio 2014, per esempio, il consiglio regionale del Piemonte ne ha depositato uno per chiedere l’“inserimento dell’articolo 97-bis nel decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, ndr), in materia di funzioni dei segretari comunali”. E che dire della Puglia, che reclama l’“integrazione al comma 1 dell’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, in materia di detrazioni d’imposta per spese sostenute dal disabile grave, ai sensi del comma 3 dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, in materia di premio assicurativo per l’auto”?

VOTO A PERDERE. Senza dimenticare quello della Liguria: “Modifica al comma 186-bis dell’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (Legge finanziaria 2010), inserito dall’articolo 1, comma 1-quinquies, del  decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, recante interventi urgenti concernenti enti locali e regioni, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010, n. 42”. Un vero rompicapo. Più chiare, invece, le proposte con cui Emilia-Romagna e, ancora, Sicilia invocano – rispettivamente – “modifiche all’articolo 48 della Costituzione in materia di attribuzione del diritto di elettorato attivo nelle elezioni regionali e degli enti locali ai cittadini che hanno compiuto il sedicesimo anno di età” e “disposizioni in tema di impignorabilità della prima casa e dei beni mobili e immobili strumentali all’esercizio di imprese, arti e professioni e di riforma del sistema di riscossione esattoriale”. Poco importa comunque. Visto che, molto probabilmente, nessuna di queste vedrà mai la luce. Con buona pace dei promotori. E alla faccia della Costituzione.

Twitter: @GiorgioVelardi

(Articolo scritto il 20 marzo 2015 per ilfattoquotidiano.it)