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Vitalizi, solo un bluff il taglio degli assegni

Camera-risparmi-e1475146143897Alla fine i nodi sono venuti al pettine: la promessa di tagliare i vitalizi di ex parlamentari e consiglieri regionali altro non era che uno stratagemma per raggranellare voti in vista di possibili elezioni politiche a settembre.

Passata però la frenesia da urne ecco che la proposta di legge Richetti, ammuffita per quasi due anni nei cassetti della commissione Affari costituzionali di Montecitorio e rispuntata fuori a metà Maggio, viaggia a passo di lumaca. Tra rinvii e cavilli tecnici, il rischio che rimanga un’altra delle “grandi incompiute” di questa legislatura è altissimo. Quasi una certezza. Il presidente dell’Inps Tito Boeri, arci-nemico dell’annoso privilegio, ha stimato che un ricalcolo contributivo dei generosi assegni – che qualcuno ha maturato persino senza mai mettere piede in Parlamento – farebbe risparmiare alle casse di Camera e Senato 760 milioni di euro in dieci anni.

Somma che certo non risolverebbe tutti i problemi del Belpaese, ma che aiuterebbe a ridare alla Politica un briciolo della credibilità perduta. Però si sa: cane non mangia cane. Poveri noi a cui hanno lasciato l’osso.

Twitter: @GiorgioVelardi

Vitalizi, tanto rumore per nulla. Già affossata la legge Richetti

matteo-renzi-vitaliziTanto rumore per nulla. Sul taglio dei vitalizi il Parlamento prende (e perde) nuovamente tempo. Così la proposta di legge a prima firma Matteo Richetti (Pd), che sarebbe dovuta sbarcare ieri in Aula alla Camera, sarà discussa il 20 giugno. Ovvero fra tre settimane, sempre che non ci siano altri colpi di scena. Un rinvio, quello deciso dalla capigruppo di Montecitorio, che ha il retrogusto amaro della beffa. Non solo perché per dibattere della pdl Richetti ci sono voluti due anni (è stata depositata il 9 luglio 2015) ma soprattutto perché con la pausa estiva di mezzo e le elezioni fra settembre e ottobre la scelta di porre un freno al privilegio più odiato dagli italiani rischia di rimanere una di quelle promesse utili solo a raccattare qualche voto. La proposta del deputato “renziano”, ricordiamolo, prevede il ricalcolo col sistema contributivo degli assegni in essere, maturati con il ben più vantaggioso retributivo (per il presidente dell’Inps Tito Boeri si risparmierebbero 760 milioni di euro in 10 anni). E colpisce, nelle intenzioni, sia gli ex parlamentari (costo 218,1 milioni nel solo 2016) sia gli ex consiglieri regionali (costo 150 milioni lordi stando ai calcoli di “Itinerari previdenziali”).

Circostanza che ha mandato su tutte le furie gli interessati. Gli ex deputati e senatori hanno parlato nientemeno che di un “colpo duro allo Stato di diritto”, mentre gli ex consiglieri hanno mandato una lettera alla commissione Affari costituzionali di Montecitorio denunciano un’“aggressione contro persone titolari di diritti legittimi” e promettendo battaglia qualora la norma venisse approvata. A ben vedere, però, questo “rischio” non c’è. “Avevamo chiesto di anticipare di sette giorni la discussione, al primo punto dopo la legge elettorale, ma il Pd si fa ostruzionismo da solo, e non ha voluto”, ha attaccato Roberto Fico (M5S). Per il presidente della commissione di Vigilanza Rai, attuale capogruppo dei grillini alla Camera, “a questo punto il mio grande sospetto è che il Pd spera che finisca la legislatura per non approvare mai la proposta di legge sui vitalizi. In calendario – ha fatto notare Fico – hanno addirittura messo la pdl sull’Umbria Jazz”. Non solo la Camera.

Anche a Palazzo Madama ieri si è parlato delle pensioni degli ex parlamentari. Al termine della riunione del consiglio di presidenza, è stato dato mandato ai tre senatori Questori (Antonio De Poli dell’Udc, Lucio Malan di FI e Laura Bottici del M5S) di esaminare le 12 proposte di modifica presentate dai vari gruppi sulla regolamentazione dei vitalizi. L’obiettivo? Effettuare una verifica sulla costituzionalità, la legittimità delle fonti e la compatibilità con la proposta di legge all’esame della Camera. L’impegno è di concludere questo vaglio prima dell’estate, circostanza che ha mandato su tutte le furie la Bottici. “Secondo me si blocca tutto – ha detto senza mezzi termini la senatrice pentastellata –. Il fatto del doppio turno Camera-Senato, che ci sono 12 proposte e noi abbiamo un mese di tempo per trovare una sintesi, poi ad agosto le Aule sono chiuse e dopo avremo la campagna elettorale è tutta fuffa per non togliersi i privilegi”.

Twitter: @GiorgioVelardi

Vitalizi, il Senato si è scordato di darci un taglio

Pietro_Grasso_2Il D-day è fissato per lunedì prossimo, 1° maggio. Da quel giorno, e fino al 2020, gli ex deputati si vedranno applicare il tanto contestato contributo di solidarietà sui vitalizi il cui importo supera i 70 mila euro lordi annui, come deciso nel corso dell’infuocata riunione dell’Ufficio di presidenza della Camera del 22 marzo scorso durante la quale è stata approvata la delibera presentata da Marina Sereni (Pd). Un taglio più simbolico che sostanziale: appena l’1,7%, visto che saranno risparmiati 2,4 milioni di euro l’anno quando, nel solo 2016, la stessa Camera ne ha sborsati 135,3 per pagare le pensioni dei suoi ex inquilini. Venti dei quali (le cui identità restano ancora ignote) hanno già manifestato l’intenzione di presentare ricorso affidandosi all’avvocato ex ed parlamentare del Pdl, Maurizio Paniz. Fin qui è storia nota.

Il problema però è un altro, e cioè che il “taglietto” deciso da Montecitorio non riguarderà pure Palazzo Madama. Proprio così. Da un mese a questa parte, infatti, il Consiglio di presidenza del Senato – organismo “gemello” di quello di Montecitorio con a capo la presidente Laura Boldrini – non si è mai riunito per discutere nel merito la proposta di delibera presentata dal Movimento 5 Stelle. Proposta fotocopia di quella bocciata, fra le proteste dei deputati pentastellati (42 dei quali sono stati sospesi da 5 a 15 giorni), più di un mese fa nell’altro ramo del Parlamento. In sostanza, ai fini del conseguimento della pensione, Di Maio, Fraccaro e co. proponevano di far confluire i contributi versati dai parlamentari nelle casse previdenziali “con le stesse regole che normano la vita dei cittadini che vivono fuori dai palazzi”.

È altamente probabile che anche nel Consiglio di presidenza di Palazzo Madama, dove i grillini sono rappresentati unicamente dalla senatrice-questore Laura Bottici, la proposta di delibera sarebbe andata incontro alla stessa sorte. Ma quantomeno se ne sarebbe discusso, magari trovando una – seppur timida – soluzione di compromesso. Invece niente. Così gli 836 ex inquilini del Senato che oggi percepiscono i ricchi assegni (82,8 milioni di euro il costo totale lo scorso anno) potranno continuare a farlo indisturbati. Dall’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella a Franco Bassanini (6.939 euro netti al mese per entrambi), passando per l’ex presidente del Consiglio Lamberto Dini (4.756) e Mirello Crisafulli (2.598), solo per citare qualche nome noto. Loro sì che possono stare davvero sereni.

Twitter: @GiorgioVelardi

Articolo scritto il 28 aprile 2017 per La Notizia

Bassolino, Gramazio e gli altri. La carica dei doppi vitalizi

gramazioMolto probabilmente quel 24 gennaio 2008, nell’Aula di Palazzo Madama, bevendo spumante e mangiando mortadella Domenico Gramazio non festeggiò solo la caduta del secondo Governo Prodi. Ma anche il pensiero di quel doppio vitalizio che, una volta andato a riposo, si sarebbe visto arrivare ogni mese sul suo conto corrente. Già perché l’oggi 70enne ex parlamentare di Alleanza Nazionale, quattro legislature alle spalle fra Camera e Senato, somma ai 5.616,30 euro netti che gli vengono versati da Palazzo Madama i 4.890,50 euro sempre netti che percepisce come ex consigliere della Regione Lazio. Totale (tenetevi forte): 10.506,80 euro. Mica male, in tempi di vacche magre. Ma quello di Gramazio non è un caso isolato. Anzi. C’è infatti un vero e proprio esercito di ex parlamentari che, dalle Alpi alle isole, tutti i mesi porta a casa due assegni. Se non addirittura tre, visto che non c’è divieto di cumulo. Come dimenticare, sempre nel Lazio, il caso di Fabio Ciani? Anche all’ex deputato della Margherita ex ed consigliere, oggi presidente del Circolo Montecitorio – la struttura sportiva che si trova nel quartiere Parioli a Roma dove parlamentari, dipendenti della Camera e giornalisti accreditati possono andare a rilassarsi – è “riservata” una doppia pensione. Ai 2.944,42 euro netti di Montecitorio, Ciani unisce infatti i 2.796,71 della Regione. Totale? 5.741,13 euro netti.

Vecchiaia serena – Un altro che non se la passa per niente male è il centrista Luciano Ciocchetti, che dagli Anni ’80 ad oggi, dopo essere passato dalla Dc all’Udc fino a Forza Italia, ha trovato casa tra i Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto. Ma è il passato, vissuto tra Montecitorio e la Pisana, che gli permetterà indubbiamente di vivere una vecchiaia più che serena. A 59 anni, infatti, Ciocchetti porta a casa ogni mese 5.977,27 euro netti: 3.343,60 dalla Camera più 2.633,67 dalla Regione. Più o meno la stessa somma la incassa anche un’altra vecchia conoscenza di Camera e Senato come Lionello Cosentino. Per l’ex parlamentare di Ulivo e Pd, la somma dei due assegni – 3.581,18 euro da Palazzo Madama più 2.599,03 dalla Regione – fa 6.180,21 euro netti. E che dire di Esterino Montino (Pd)? Prima di diventare sindaco di Fiumicino a giugno 2013, Montino è infatti passato sia per Palazzo Madama sia per la Regione, di cui è stato presidente ad interim dopo le dimissioni di Marrazzo. Risultato? Un doppio vitalizio da 7.762,18 euro netti in totale: 3.408,19 (Senato) più 4.353,99 (Lazio).

Uno e trino – Quello dei doppi vitalizi non è comunque un’esclusiva della Regione Lazio. Di recente, la Campania ha infatti reso nota la lista aggiornata con gli importi degli assegni incassati dagli ex consiglieri. E anche qui i nomi noti non mancano, a cominciare da quello dell’ex presidente Antonio Bassolino. Il quale, agli 83.916 euro lordi annui regionali, somma i 2.998,66 euro netti che gli “passa” mensilmente la Camera. Nell’elenco non poteva poi mancare Nicola Mancino. Il quale potrebbe certamente vivere solo con la pensione erogata dal Senato, di cui è stato presidente dal 1996 al 2001: 6.939,81 euro netti mensili. E invece? C’è pure il vitalizio regionale che, sempre stando alle cifre riportate nel documento, ammonta a 43.956 euro lordi annui. Ma c’è anche chi, come Giovanni Russo Spena, ha voluto strafare. L’ex senatore di Rifondazione Comunista porta infatti a casa la bellezza di tre assegni: uno da ex professore universitario (2.300 euro netti), un altro in qualità di ex parlamentare (5.906 euro netti) e infine quello da ex consigliere regionale della Campania (39.960 euro lordi l’anno). Per un totale di circa 10mila euro al mese. Lui ha sempre spiegato di mettere in tasca “solo” 5mila euro e di versare il resto al partito. Ma certo, non si può dire che la sua sia una vecchiaia difficile…

Patteggiamento d’oro – Spostiamoci in Liguria. Anche qui, nei giorni scorsi, la Regione ha messo online gli importi dei vitalizi. I due nomi che saltano subito all’occhio sono quelli dell’ex governatore Claudio Burlando e dell’ex senatore del Pdl Luigi Grillo. Il primo, deputato fra il 1996 e il 2006, si vede corrispondere ogni mese da Montecitorio un assegno da 3.095 euro netti. Cifra di tutto rispetto alla quale però Burlando cumula pure il vitalizio regionale, altri 4.440 euro (stavolta lordi). E Grillo? Nonostante il patteggiamento – 2 anni e 8 mesi più 50mila euro di risarcimento – nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta “cupola degli appalti” dell’Expo 2015, l’ex parlamentare riceve ogni mese 6.930 euro netti dal Senato più 1.753,08 euro lordi dalla Liguria. Il sogno di qualsiasi pensionato. L’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari si deve invece “accontentare” di 4.884,05 euro netti: 3.044,91 per le due legislature alla Camera più i 1.839,14 erogati dalla Regione Veneto. Va leggermente meglio, invece, a Michele Boato, fratello del noto Marco (vitalizio da 5.923 euro netti al mese) che ancora oggi detiene il record per il discorso più lungo tenuto nella storia della Camera. Ebbene, ogni mese ad aspettare “Michele” c’è un bel doppio assegno: il primo da 2.146,22 euro netti versato da Montecitorio; il secondo da 3.890,46 euro netti pagato dal Veneto, per un totale di 6.036,68 euro. Senza una piega.

Twitter: @GiorgioVelardi

Articolo scritto il 27 aprile 2017 per La Notizia

Il salasso dei vitalizi regionali: ci costano 150 milioni l’anno. Oltre 3.500 gli ex consiglieri beneficiari

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Oltre 150 milioni di euro lordi all’anno. Per la precisione, circa 150,98 milioni. Centesimo più centesimo meno. Sono quelli che, stando all’ultimo rapporto del Centro studi e ricerche di Itinerari previdenziali, le Regioni spendono in media ogni anno per pagare i vitalizi dei loro ex consiglieri. Una cifra monstre che se sommata con quella messa a bilancio dalle Camere, 218 milioni di euro in totale nel solo 2016 (135 milioni 360 mila euro il dato relativo a Montecitorio e 82 milioni 890 mila euro quello di Palazzo Madama), porta l’esborso per pagare le pensioni degli ex Onorevoli a raggiungere la ragguardevole somma di 368 milioni lordi. Proprio così. Complessivamente, dice il dossier, le Regioni erogano 3.538 vitalizi (2.583 diretti e 945 di reversibilità), il cui importo medio si attesta intorno a 42.314 euro lordi l’anno. Ovviamente con delle differenze da Regione a Regione.

vitalizioSali e scendi – Ai primi posti nella classifica di quelle che spendono di più, segnala sempre Itinerari previdenziali, ci sono Puglia, Sicilia, Sardegna, Lazio e Campania con un’incidenza complessiva che oscilla fra 10 e 18 milioni di euro lordi. Mentre agli ultimi posti figurano Toscana, Abruzzo, Marche, Basilicata e Molise. Qualche cifra? Per pagare 159 vitalizi diretti e altri 49 di reversibilità, la Regione Puglia tira fuori più di 15 milioni di euro all’anno (dato aggiornato ad aprile 2016). “Meglio” fanno le due Isole: quasi 18 milioni di euro la Sicilia, dove intascano il vitalizio in 312 (186 ex inquilini dell’Ars e 126 eredi), e circa 17,5 milioni la Sardegna, dove i percettori sono in tutto 311. Anche la Campania, con i suoi 10,8 milioni atti a pagare 249 assegni, come detto, non scherza. Per non parlare del Lazio: 9 milioni 240 mila euro per pagare 146 vitalizi diretti e altri 3 milioni 960 mila per quelli di reversibilità. Totale: 13 milioni 200 mila euro. Certo, si dirà: negli ultimi anni, complice la spinta della famigerata “antipolitica”, molte Regioni hanno riformato il sistema. Peccato però che le nuove regole – così com’è accaduto anche per il Parlamento – valgano soltanto per i nuovi eletti. Insomma, al grido de “i diritti acquisiti non si toccano”, gli ex consiglieri usciti dalle rispettive assemblee prima che l’andazzo cambiasse vedranno l’assegno continuare a correre.

Alla cassa – Nel lungo elenco figurano nomi noti, come quello di Sandra Lonardo, moglie dell’ex Guardasigilli Clemente Mastella, che dopo una sola legislatura in Regione Campania oggi porta a casa un assegno di 4.995 euro lordi al mese. Senza dimenticare il caso dell’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, che ai 1.711 euro netti al mese che gli vengono versati dalla Regione Veneto (dato relativo al 2015) somma i 3.044 euro, sempre netti, del vitalizio da ex deputato. O quello dell’ex governatore della Puglia Nichi Vendola, che ai 5.618 euro lordi che percepisce dalla Regione che ha guidato dal 2005 al 2015 unisce i 4.985 euro netti come ex inquilino di Montecitorio. Davvero niente male.

Twitter: @GiorgioVelardi

Articolo scritto il 21 febbraio 2017 per La Notizia