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Posts Tagged ‘Sicilia’

Berlusconi in Sicilia ha già vinto

mercoledì, settembre 6th, 2017

Berlusconi visita il comitato elettorale per Bertolaso SindacoLe Regionali siciliane di scena fra due mesi esatti, che tanti grattacapi hanno provocato a sinistra, un vincitore ce l’hanno già. E senza nemmeno dover aspettare il verdetto delle urne.

Sì, perché quale che sia il risultato del Centrodestra il 5 novembre, Silvio Berlusconi cadrà comunque in piedi. Riavvolgiamo il nastro. La candidatura di Nello Musumeci, avanzata da Fratelli d’Italia e Lega, era stata inizialmente bocciata dall’ex premier, che aveva puntato tutto sul leader dei SicilianIndignati Gaetano Armao. Ma proprio mentre l’avvocato palermitano iniziava le presentazioni del suo “Manifesto per il futuro della Sicilia”, ecco il dietrofront di Arcore: ticket Musumeci-Armao col primo candidato governatore e il secondo vice. Ora: se l’ex presidente della provincia di Catania dovesse vincere (per certi sondaggi è davanti al grillino Cancelleri), Berlusconi potrà dire che è anche grazie a Forza Italia; se invece fosse sconfitto, il Cav avrebbe gioco facile nel disconoscere la candidatura.

A quel punto, sceglierebbe lui programma e candidato premier del Centrodestra (Tajani?) alle Politiche del 2018. Chissà quale delle due ipotesi preferisce…

Twitter: @GiorgioVelardi

Editoriale scritto il 5 settembre 2017 per La Notizia

«Vinco le primarie? Azzero il Pdl» – da “Il Punto” del 9/11/2012

sabato, novembre 17th, 2012

«Se vinco le primarie azzero il Pdl. Vorrei fare un patto con gli italiani: portiamo le tasse al 30% ma paghiamole tutti». Questo il pensiero di Daniela Santanchè, candidata alla corsa per la guida del partito.

Nelle ultime settimane è diventata il bersaglio di alcuni colleghi di partito per alcune sue affermazioni. Quanti però la pensano come lei?

«Tantissimi. Poi avere il coraggio di dirlo pubblicamente è un’altra questione. In molti credono che ci sia bisogno di cambiare, facendo primarie con regole che consentano di avere come vincitore la partecipazione».

Il Pdl crolla in Sicilia e rischia di perdere i moderati. Potreste ritrovarvi in un vicolo cieco…

«Quanto successo in Sicilia è la rappresentazione plastica della “guerra fra bande”, che ci ha portati alla sconfitta. L’astensionismo mi preoccupa, però annoto che il mercato elettorale del centrodestra è rimasto intatto: sommando i voti di Musumeci e Micciché avremmo vinto. È il prodotto politico che è venuto meno. L’80% del nostro elettorato è contro il governo Monti, che noi continuiamo a sostenere. Il Pdl non è più nel cuore degli italiani, bisogna fare scelte diverse».

Ipotizziamo che lei vinca le primarie. Come rilancia il Pdl?

«Azzerando tutti, basta professionisti della politica. Io non voglio che in Parlamento ci sia qualcuno che non abbia mai lavorato un’ora in vita sua facendosi mantenere dagli italiani. Bisogna diminuire del 50% i costi della politica, ogni anno si spendono 20 miliardi di euro. Se è vero quello che dicono i magistrati, il caso Fiorito dimostra che ci sono troppi soldi a disposizione, quindi va abolito completamente il finanziamento pubblico. E poi farei un patto con gli italiani, di cui mi fido ancora molto. Vorrei guardarli negli occhi e dirgli che le tasse le portiamo al 30%, però bisogna che tutti le paghino. Questo è l’ultimo giro, altrimenti ci ritroviamo con un commissario europeo in casa che ci dice cosa fare».

Dall’altra parte del ring c’è Alfano… 

«Essere segretario del Pdl e avere un presidente come Berlusconi è difficile. Lui però doveva rinnovare, senza portare avanti una linea politica che andasse a braccetto con Monti e senza presentarsi con il cappello in mano da Casini, con cui i rapporti andavano chiusi da tempo visto che dice che “si può parlare solo se Berlusconi va ai giardinetti”. Sono errori indotti non solo da lui, però andava fatto di più».

Twitter: @GiorgioVelardi

Il salto del Grillo – da “Il Punto” del 2/11/2012

lunedì, novembre 5th, 2012

Crocetta conquista Palazzo d’Orleans grazie ai voti dell’Udc, che rimescolano le carte in ottica nazionale. Ma a fare notizia è il boom del Movimento 5 Stelle. A picco il Pdl. Biancofiore: «La classe dirigente del partito si faccia da parte»

Alla fine ha avuto ragione Pietro Barcellona, comunista fino al midollo, maestro di diritto e personalità di spicco a Catania, di cui ha parlato domenica scorsa il Fatto Quotidiano: «Vincerà il partito degli astenuti». Così è stato, perché il 52,6 per cento dei siciliani ha preferito fare altro piuttosto che recarsi alle urne per decidere chi, dopo Lombardo, avrebbe dovuto sedere a Palazzo d’Orleans. Certo è che il partito del non-voto è andato a braccetto con uno che invece un simbolo e un candidato in carne e ossa ce l’aveva: il Movimento 5 Stelle. «Cancelleri (aspirante governatore degli “attivisti 5 stelle”, ndr) potrebbe arrivare al 15 per cento», andava dicendo Beppe Grillo negli ultimi giorni di campagna elettorale. Si è andati oltre, anche se non abbastanza per battere Rosario Crocetta (centrosinistra), nuovo presidente della Regione. Per capire l’exploit basta comunque rileggere quanto Grillo e i suoi raccolsero nel 2008: 1,7 per cento, dieci volte di meno. Dalla Sicilia al Parlamento il passo sembra essere breve, anche se «è difficile proiettare questo dato su base nazionale», dice a Il Punto il direttore di IPR Marketing Antonio Noto. «Grillo ha avuto il merito di condurre una grande campagna elettorale, spendendosi in prima persona soprattutto negli ultimi quindici giorni. Secondo i nostri calcoli, questo fattore ha portato ad un incremento del 7/8 per cento in termini di voti». Quello del comico genovese può essere dunque il primo partito in Italia? «Tutto può succedere – risponde il sondaggista –. In questo momento il M5S non lo è ancora, però con un ritmo simile ciò che è accaduto in Sicilia potrebbe avvenire anche alle elezioni nazionali». Poi il direttore di IPR Marketing mette in luce un aspetto importante: «Grillo è passato dal web alle piazze, non attrae più solo gli internauti ma anche coloro che fanno politica attiva nei luoghi tradizionali. Oggi il suo movimento oscilla fra il 16 e il 20 per cento». Sembra essere questo uno dei motivi che ha spinto una buona fetta dei siciliani a votare per il suo Movimento. Come ci racconta Rosario, 33 anni, che parla di «un modo di fare politica nuovo, per alcuni versi rivoluzionario. Una politica partecipata da cittadini per i cittadini, dove ognuno vale uno. La Sicilia, come altre Regioni, convive da anni con sperperi e clientelismo. Conoscendo di persona Cancelleri ho avuto modo di capire la genuinità della sua persona nonché la pacatezza e la coscienziosità nell’affrontare la corsa alla Regione. Il tutto senza che nessuno documentasse ciò che stava avvenendo nelle piazze siciliane. Mi ha dato fiducia vedere una persona come me piuttosto che un inarrivabile uomo in auto blu – continua Rosario –. La “casta” dei politicanti ha avuto la propria occasione, fallendola. Perché dare ancora fiducia a chi ci ha portato allo scatafascio? I seggi raccolti saranno determinanti nella vita e nelle decisioni prese dal nuovo governatore e dalla sua giunta. Credo servirà a darsi una “regolata”», conclude. L’altra faccia della medaglia è quella del Pdl, su cui sembrano essere definitivamente scorsi i titoli di coda. Pur sommando i voti raccolti dal partito e quelli presi dalla Lista Musumeci il crollo rispetto alle precedenti regionali è evidente e pesante. Lontano anni luce dal 33,5 per cento che il solo Popolo della Libertà raccolse quattro anni fa, quando Raffaele Lombardo doppiò la candidata del Pd Anna Finocchiaro. E, manco a dirlo, sul banco degli imputati è finito ancora una volta il segretario Angelino Alfano, che pure ha già formalizzato la propria candidatura alle primarie di dicembre. Daniela Santanchè vorrebbe la sua testa, mentre l’”amazzone” Michaela Biancofiore la pensa in maniera diversa. «Personalmente ho sempre messo in guardia Alfano dall’appoggiarsi sulla classe dirigente del Pdl. Questa sconfitta non può essere colpa sua, visto che è alla guida del partito da un anno – dice Biancofiore a Il Punto –. Certo è che lui poteva fare molto di più: aveva l’oro in mano e un partito genuflesso ai suoi piedi. Invece, forse per troppa educazione o per mancanza di coraggio, non ha avuto quella spinta innovatrice che ci voleva già all’epoca. Il decremento dei voti – prosegue ancora la deputata del Pdl – è iniziato il giorno dopo che siamo andati al governo: colpa di una dirigenza che si è imborghesita e che non riesce a cogliere la volontà dell’elettorato. In Sicilia tutto ciò è apparso chiaro: Musumeci più Miccichè insieme avrebbero raccolto oltre il 40 per cento dei voti. Una vittoria netta se non per i soliti personalismi che hanno portato all’allontanamento di Miccichè, prima sponsorizzato da Berlusconi e Alfano e poi fatto fuori da un giorno all’altro quando è intervenuto qualcuno, di cui non faccio nomi. Per preservare la propria poltrona c’è chi ci ha portati alla sconfitta. Le primarie? Ma le primarie di cosa? Dimettiamoci tutti e lasciamo che sia Berlusconi a decidere il da farsi». Poi ci sono i vincitori, che pure hanno le loro gatte da pelare. Perché Crocetta ha vinto grazie ai voti dell’Udc, che nell’economia del successo sono stati fondamentali. Un risultato che sconquassa i piani a livello nazionale? «L’Udc in Sicilia non è quello di Roma, così come il Pd siciliano è quello che si è alleato con Lombardo e nel quale non mi riconosco in modo così naturale. Questo risultato ci impone di ascoltare gli elettori: è un messaggio di malessere che deve portare ad una riforma radicale della politica» commenta Ivan Scalfarotto, dirigente del Partito democratico. «Al di là dei singoli casi, trovo che sia un risultato elettorale preoccupante per l’Italia – incalza Scalfarotto –. È il ritratto di un Paese difficile da governare, con i cittadini hanno voltato le spalle alla politica. Bisognerà fare in modo che la nuova legge elettorale non produca frammentazioni, altrimenti sarebbe un disastro. Pensare ad un sistema proporzionale con premio al primo partito non ha senso. Ci vuole invece un maggioritario con premio di coalizione». Cosa accadrà a livello nazionale resta dunque un’incognita. Nell’isola, dopo l’esclusione di Claudio Fava, Sel ha sostenuto Giovanna Marano (Fiom), che non ha raccolto i risultati sperati. E anche l’Idv non è andata granché. Nel day after i dubbi restano annidati sul tavolo di Pier Luigi Bersani. Grillo è pronto a saltare molto più vicino di quanto il segretario del Pd possa immaginare.

Twitter: @GiorgioVelardi 

Ci sono le elezioni? E gli autisti si fermano

sabato, ottobre 27th, 2012

Chi sarà il successore di Lombardo in Sicilia? Lo sapremo lunedì. Nel frattempo, a fare notizia, sono i possibili disagi riguardanti il trasporto pubblico. Sciopero di protesta? Macchè! Ben 300 dipendenti dell’Amat (la municipalizzata auto-trasporti), per la maggior parte autisti, faranno i rappresentanti di lista. Dunque sabato, domenica e lunedì «sarà necessario prevedere una considerevole riduzione dei servizi – ha avvisato l’azienda – In queste ore, alla luce delle comunicazioni di nomina a rappresentante di lista che stanno pervenendo ancora ora, si sta predisponendo un piano adeguato per far fronte alla massiccia carenza di personale». Sul fronte politico è testa a testa fra Nello Musumeci (candidato del Pdl e La Destra), e Rosario Crocetta (ex sindaco antimafia di Gela, sostenuto da Pd e Udc). Attenzione, però, all’incognita Grillo. Il candidato del Movimento 5 Stelle si chiama Giancarlo Cancelleri, di professione geometra, “grillino” della prima ora. Potrebbe rompere le uova nel paniere a tutti gli altri aspiranti governatori. Anche se la paura dei siciliani è quella di ritrovarsi a vivere la solita storia. Cambiare tutto per non cambiare nulla. Un’altra volta. L’ennesima.

Pasticcio alla siciliana – da “Il Punto” del 7/9/2012

martedì, settembre 11th, 2012

Dopo le dimissioni di Lombardo, l’isola tornerà alle urne per scegliere il loro nuovo presidente. Il vincitore dovrà fare i conti con una situazione ai limiti della sostenibilità

Lo chiamano «laboratorio». E automatica scatta la domanda: cosa si sta sperimentando? Il nuovo corso per una Regione in ginocchio, oppure lo scacchiere delle prossime alleanze a livello nazionale? Quel che è certo è che la Sicilia ha bisogno di ripartire. Velocemente. Di chiudere le ultime due parentesi e di aprirne un’altra, che destini al dimenticatoio le legislature di Totò Cuffaro (condannato a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia) e Raffaele Lombardo, che ha rassegnato le dimissioni il 31 luglio scorso e su cui pende l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. In vista delle elezioni che si svolgeranno il 28 ottobre prossimo, però, la confusione è tanta. La lista dei candidati per la poltrona di Palazzo d’Orleans è in continua scrematura, ma sono soprattutto le strategie dei vari partiti – spesso contrapposte a quelle in piedi a livello nazionale – a destare sorprese. Chi la spunterà fra Gianfranco Micciché, Nello Musumeci, Rosario Crocetta e Claudio Fava?

TUTTI CONTRO TUTTI - Una nota espressione popolare dice che «chi ci capisce è bravo». Frase perfetta per la situazione siciliana. Dove, negli ultimi mesi, è successo di tutto. Candidature proposte e poi ritirate, prima della decisione di scendere nuovamente in campo (è il caso di Micciché, appoggiato pure da Fli), convergenze sul nome dell’esponente di un partito con cui a Roma non c’è dialogo da tempo immemore (così il Pdl sceglie Musumeci de la Destra), e ticket in vista di un prossimo patto di legislatura su una figura che non rispetta del tutto i valori di uno dei due schieramenti (l’omosessuale Crocetta del Pd voluto da uomini dell’Udc). Poi c’è chi balla da solo: Claudio Fava di Sel, che potrebbe però raccogliere il sostegno dell’Idv. Insomma, di carne al fuoco ce n’è parecchia. Ma la «primavera» di cui necessita la Sicilia sembra più araba che italica. Perché la nomina di due nuovi assessori da parte di Lombardo mezz’ora prima di lasciare l’incarico (fatta salva l’ordinaria amministrazione) è solo la punta dell’iceberg di una gestione a dir poco “allegra” della Regione. Tanto che alla metà di luglio per la Sicilia era stato paventato il rischio default – con il premier Monti e il presidente Napolitano che erano dovuti intervenire in prima persona per monitorare la situazione –, poi bollato come «temporanea mancanza di liquidità». Cambia la forma, non la sostanza. E il futuro non appare roseo. Perché dal «laboratorio» potrebbe uscire una soluzione densa che rischierebbe di ingolfare ancora di più le condutture. E a rimetterci, manco a dirlo, sarebbero ancora una volta i siciliani.

PATTO, DOPPIO PATTO E… - Già, perché la Sicilia sembra essere il simbolo della confusione che impera a livello nazionale. Pd e Udc fanno le prove generali per una possibile, futura alleanza in vista del 2013. Ma la costruzione dell’asse fra «progressisti» e «moderati» procede a rilento. La testimonianza arriva direttamente dalle parole del segretario del Pd Bersani, che nei giorni scorsi ha fatto sapere che «tra Casini e Vendola, io mi tengo Nichi». Dall’altra parte della barricata non l’hanno presa benissimo. «Non siamo sorpresi, è legittimo che Bersani voglia organizzare il campo della sinistra – ha commentato a caldo il presidente dei centristi Buttiglione –. Noi abbiamo sempre detto che di quel campo non facciamo parte. Se Bersani avrà i voti per governare con Vendola governi faccia pure. Altrimenti si aprirà un’altra partita, quella della grande coalizione». Nell’Udc ci pensano, al “tutti dentro”. Tanto che lo stesso Buttiglione, intervistato da Avvenire il 29 agosto, l’ha addirittura descritta come «la nostra prima ipotesi». Le cose in Sicilia hanno però preso, nel corso di questi mesi, un’altra piega. In un primo momento l’alleanza fra i due partiti sembrava dovesse portare all’investitura di Giampiero D’Alia. Poi è stato lo stesso capogruppo dell’Udc al Senato a farsi da parte, proponendo l’ex sindaco antimafia di Gela Rosario Crocetta (Pd), che sogna di avere in squadra il pm di Palermo Antonio Ingroia, gode dell’appoggio di Ivan Lo Bello (leader della Confindustria siciliana, uno dei più forti oppositori di Lombardo) ma non di quello tout court del suo partito, visto che l’ex viceministro D’Antoni avrebbe preferito Pippo Baudo, Raffaele Bonanni (Cisl) o Gianni Riotta. E neanche Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992, si è espressa in termini entusiastici: «L’accordo con gli eredi del cuffarismo segna una rottura profonda nel centrosinistra, e testimonia l’affanno di un Pd siciliano senza idee». Nel centrodestra le cose non girano tanto meglio. Qui ha pesato come un macigno il voltafaccia dell’artefice del  61 a 0 del 2011, Gianfranco Micciché, uno nato in Forza Italia (negli Anni ’90 è stato coordinatore regionale in Sicilia), poi scissionista e infine fondatore di Grande Sud. Ebbene l’ex ministro e sottosegretario ha prima deciso di proporre la sua candidatura, poi di ritirarla decidendo di appoggiare il candidato del Pdl e de la Destra Nello Musumeci, e infine di stringere un patto con l’ex “nemico” Lombardo (nel 2010 la spaccatura del Pdl Sicilia in Fli e in un gruppo di ex forzisti che hanno poi dato vita a Forza del Sud costrinse il governatore al quarto rimpasto di governo), con Fli e con il Movimento popolare siciliano, rimettendoci nuovamente la faccia. Un «alto tradimento» che Berlusconi non ha ancora digerito, e che – dicono fonti a lui vicine – lo ha mandato su tutte le furie. Micciché, in un colloquio telefonico con il Cavaliere, ci ha scherzato su: «Presidente, non si preoccupi. Sarò io a vincere, non la sinistra». E Musumeci? Storace ne sta sostenendo la candidatura a spada tratta. Su Twitter il segretario ha più volte ribadito che vincerà il suo uomo, ex presidente della Provincia di Catania ed ex Parlamentare europeo, uno che ha vissuto sotto scorta per sette anni a causa di reiterate minacce mafiose. A dargli appoggio anche Gasparri, La Russa e quel Gianni Alemanno su cui Storace ha spesso sparato a zero negli ultimi mesi. Ma si sa: vincere fa gola a tutti, e allora scurdammoce ‘o passat. Attenzione però a Claudio Fava. Giornalista catanese, 55 anni, è il coordinatore nazionale del partito di Vendola. Ha scelto di correre perché «l’Udc è legata alle esperienze di Cuffaro e Lombardo, che ha distrutto la Sicilia con le clientele. Crocetta predica la rivoluzione ma pratica il silenzio sul passato». Un sondaggio Ipsos ha rivelato come al momento Fava sia in vantaggio su Crocetta, anche se su tutti – secondo un’altro rilevazione, quella di Datamonitor – in testa ci sarebbe Musumeci (28 per cento), con il Pdl primo partito (20 per cento). Si tratterebbe, comunque, di un altro suicidio per il centrosinistra. L’ennesimo.

SPRECHI E MALAFFARE - Una cosa però è certa: chiunque vincerà le elezioni del prossimo ottobre dovrà scontrarsi con una situazione ai limiti della sostenibilità. Fra sprechi, uffici con un numero abnorme di personale e altri che invece sono in chiaro deficit, nominare la Sicilia significa evocare lo spettro del fallimento, sfiorato solo pochi mesi fa e bollato da Lombardo come «battage mediatico vergognoso». Non stupisce dunque il fatto che in tempi di banda larga, certificati online e spending review, la Regione abbia deciso nel maggio scorso di assumere ben trenta commessi di piano – comunemente conosciuti come “camminatori” – con il compito di portare le pratiche da un ufficio all’altro. Ma i nodi da sciogliere sono innumerevoli. Basta sciorinare un dato, quello sullo spropositato numero di dipendenti regionali: 17.995 per una Regione che conta poco più di cinque milioni di abitanti, contro i circa 3mila della Lombardia, che ne ha praticamente il doppio (9.992mila). C’è un dirigente ogni sei impiegati, e la cifra destinata alle pensioni dei consiglieri regionali è pari a 20,5 milioni di euro. Ovvio che tutto ciò abbia arrugginito gli ingranaggi. Emblematico è, ad esempio, il caso della «Commissione per la qualità della legislazione» (già il nome è tutto un programma): composta da nove deputati e costituita nel 2008, è costata finora la bellezza di 250mila euro di indennità. L’aspetto interessante è però un altro: dall’inizio del 2012, essa si è riunita solamente tre volte (22 febbraio, 13 marzo e 29 maggio), per un lasso di tempo che non supera le due ore totali. L’altra faccia della medaglia (quella sfregiata, però) è l’Ufficio sismico regionale. Che conta un unico dipendente affiancato da qualche lavoratore precario. La lista degli sprechi è ancora lunga. E tocca, inevitabilmente, anche la sanità. Per questa voce la Sicilia spende, ogni anno, circa 9 miliardi e mezzo di euro, lievitati di 520 milioni nel 2011. A destare scalpore è il numero di dipendenti del 118 (i cui costi sono aumentati lo scorso anno di 111 milioni di euro, tanto da provocare la reazione stizzita della Corte dei Conti), che sono 3.337 per “soli” 256 mezzi. Insomma, è come se voi vi sentiste male, chiamaste un’ambulanza, e venissero a curarvi in tredici. E perché non citare, in questo calderone bollente, le auto blu. Il governo Monti decide che devono essere tagliate? Evidentemente in Sicilia la notizia non è arrivata, visto che con 3.158 vetture è la quinta Regione nella graduatoria stilata dal Formez (il centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle Pubbliche amministrazioni). Nel 2011 la spesa dell’Assemblea per acquisto e noleggio auto è stata pari a 250mila euro, a cui vanno però aggiunti i 100mila per le spese di gestione e i 124mila per quelle del personale (per il 2013, complice una misura contenuta in un provvedimento che prevede tagli alla spesa pubblica, l’amministrazione non potrà utilizzare più di 50 auto blu). Prosegue, poi, il problema collegato allo smaltimento dei rifiuti. Nel luglio del 2010 il governo Berlusconi aveva dichiarato lo «stato di emergenza», nominando lo stesso Lombardo come Commissario straordinario fino al 31 dicembre 2012. Ma le cose non sembrano essere migliorate, visto che oltre ai debiti contratti dalla Regione con le aziende sono a rischio anche 13mila posti di lavoro. Insomma c’è bisogno di idee concrete e anche (probabilmente) della bacchetta magica. Qualcuno però ha già preso l’accetta in mano per tagliare il superfluo. Con accadimenti paradossali. Ad agosto, in piena canicola complici i vari Caronte e Lucifero e alla luce di un debito monstre con l’Enel, l’assessorato all’Istruzione e alla Formazione professionale ha deciso di spengere gli impianti di condizionamento. «Bisogna risparmiare». Bastava pensarci prima.

Twitter: @GiorgioVelardi

Minetti affaire, vuoi vedere che finisce così?

mercoledì, luglio 18th, 2012

Ha ragione l’ex ministro Giancarlo Galan quando, parlando delle dimissioni di Nicole Minetti, dice che «l’errore è stato candidarla», e che «la caccia alle streghe è una roba medievale». Perché mentre il Paese è con un piede nella fossa, la Sicilia rischia di essere «la nostra Grecia», il debito pubblico, la disoccupazione e il tasso di povertà aumentano, noi stiamo qui a domandarci: «Ma che fa la Nicole, lascia o no?». No, non lascia. E la richiesta avanzata per alzarsi una volta per tutta dalla poltrona che impropriamente occupa fa capire davvero qual è il senso di questo affaire: il denaro.

Per coloro che avessero perso il passaggio, pare infatti che nel face to face avuto pochi giorni fa con il (suo) Cavaliere, l’ex ballerina di “Colorado Cafè” – e igienista dentale – abbia chiesto un milione di euro cash per fare le valigie e sbolognare una volta per tutte. Roba da film dalla trama con i controfiocchi. Perché i partiti sono sì diventati delle aziende – o delle associazioni a delinquere, ma sono punti di vista –, ma una circostanza del genere (a memoria storica) non si ricorda.

Non solo. Perché la richiesta avanzata dalla consigliera regionale lombarda è anche quella di un contratto vitalizio con Mediaset. Di fatto: un ricatto. La Minetti dice al Pdl (e quindi a Berlusconi): «Non parlo per il bene di tutti e del partito». Tradotto: «Se “canto” il Popolo della Libertà esplode, quindi o cedete alle mie richieste oppure non sarò la sola a dover rassegnare le dimissioni». Attenzione, perché c’è anche un’altra opzione: ovvero che la bella Nicole lasci il partito fondato nel 2007 con l’annuncio del Predellino, ma che alla fine rimanga comunque in Regione. Una soluzione che non piace per niente a Berlusconi che, dopo il suo “ritorno in campo”, è impegnato come non mai nella fase di epurazione delle facce scomode e dei dissidenti.

La sensazione è comunque quella di essere solo all’inizio. Non mi stupirei di ritrovare la Minetti sulla copertina di qualche giornale di proprietà (diretta o indiretta) della famiglia Berlusconi, pronta a raccontare la «sua» verità e a far saltare qualche testa. Del resto, Nicole dovrà ricordare per sempre che senza il Cavaliere, oggi, non sarebbe dov’è. E allora quale occasione migliore di questa per usarla e fare un po’ di “ripulisti”? La cifra richiesta, alla fine, è nulla visto il conto in banca dell’ex premier. Vuoi vedere che finisce così?

Twitter: @GiorgioVelardi