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Tag: Pdl Richetti



Vitalizi-1Sui vitalizi, uno dei privilegi più odiosi di cui gode ancora la nostra classe politica, si è detto e scritto di tutto. Così, proprio mentre la proposta di legge Richetti approvata il 26 luglio 2017 in prima lettura dalla Camera sembra destinata a finire su un binario morto, complice l’ostruzionismo dello stesso Pd, qualcuno continua a fare affermazioni un tantino strampalate, per usare un eufemismo. Ecco quindi una lista di 5 bufale (che da adesso in poi sarebbe bello non sentire più).  

Prima bugia: i vitalizi sono “diritti acquisiti”. In un post pubblicato sul suo sito Internet il 10 novembre 2014 Pietro Ichino (Pd) ha spiegato perché questa affermazione, ripetuta continuamente da ex parlamentari e consiglieri regionali preoccupati dal possibile taglio dei loro assegni, non corrisponde al vero. Per il giuslavorista, infatti, questo argomento «non ha alcun fondamento, né legislativo ordinario, né tanto meno di rango costituzionale». Tuttalpiù, ha chiarito ancora Ichino, possono essere considerate «oggetto di “diritto acquisito” solo le rate di vitalizio già percepite (se legittimamente percepite)».

Seconda bugia: serve una legge per abolire i vitalizi. A differenza delle pensioni dei “comuni mortali”, i vitalizi non sono “regolati” da leggi dello Stato. Sono materia parlamentare. Ecco perché non serve una norma, che le Camere dovrebbero discutere ed eventualmente approvare, per modificare lo status quo. Basta che gli Uffici di Presidenza di Montecitorio e Palazzo Madama si riuniscano, come avvenuto in recenti occasioni (la riforma entrata in vigore il 1° gennaio 2012 e la “delibera Sereni” del 22 marzo 2017), decidendo il da farsi. Sull’argomento il 21 giugno scorso è intervenuto Giuseppe Tesauro, presidente emerito della Corte Costituzionale. «Occorre chiedersi, in particolare, se lo strumento della legge ordinaria (…) sia quello giusto e sia costituzionalmente consentito. (…) Nel quadro di un sistema delle fonti del diritto articolato in base ai criteri di gerarchia e di competenza, i regolamenti parlamentari sono abilitati dalla Costituzione a sostituirsi, nella disciplina di determinate materie ad essi riservate, alla stessa legge formale. (…) Di conseguenza, una legge non può intervenire in materie di competenza dei regolamenti», ha annotato Tesauro sul Mattino, «perché altrimenti verrebbe violata l’indipendenza costituzionale garantita a ciascuna Camera. (…) In sostanza, nessuna altra fonte primaria potrà disciplinare o modificare materie coperte da riserva di regolamento parlamentare, nemmeno temporaneamente. Anche perché la legge è il risultato di un’attività bicamerale, la cui adozione si traduce sempre nell’interferenza di un ramo del Parlamento nell’autonomia dell’altro; interferenza che, con riguardo ad una materia già disciplinata tramite regolamento (quale quella dei vitalizi), solleva più di un dubbio».  

Terza bugia: i vitalizi non esistono più. Mica tanto. Per il calcolo della pensione degli Onorevoli non c’è più il vantaggioso sistema retributivo, sostituito da quello contributivo grazie alla già citata riforma del 1° gennaio 2012. Però, e qui sta il nocciolo della questione, la suddetta riforma non ha minimamente sfiorato tutti quelli che hanno maturato l’assegno prima della sua entrata in vigore (col retributivo, appunto). Così, ancora nel 2016, i vitalizi incidevano sui bilanci di Camera e Senato per un totale di 218 milioni di euro. Più di 18 milioni al mese. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, lo ha definito «un sistema insostenibile» visto che «negli ultimi 40 anni la spesa è stata sempre più alta dei contributi». L’economista ha calcolato che il passaggio al contributivo per tutti porterebbe le Camere a risparmiare 76 milioni all’anno (760 milioni nei prossimi 10 anni).

Quarta bugia: il ricalcolo contributivo dei vitalizi spiana la strada a quello di tutte le prestazioni pensionistiche in essere. Lo ha sostenuto, fra gli altri, anche Rosaria Capacchione (Pd). Che evidentemente, pur essendo una (brava) giornalista, non ha letto attentamente il testo della pdl Richetti, approvata il 26 luglio dall’Aula della Camera, o i giornali. L’articolo 12 comma 5 stabilisce infatti che «in considerazione della difformità tra la natura e il regime giuridico dei vitalizi e dei trattamenti pensionistici, comunque denominati, dei titolari di cariche elettive e quelli dei trattamenti pensionistici ordinari, la rideterminazione di cui al presente articolo non può in alcun caso essere applicata alle pensioni in essere e future dei lavoratori dipendenti e autonomi».

Quinta bugia: al vitalizio non si può rinunciare. E dove sta scritto? Non sono tanti i casi di ex parlamentari o consiglieri regionali che hanno rifiutato l’assegno. Ma ci sono. Qualche nome? Enrico Endrich (ex parlamentare del MSI) e Luciano Benetton (ex senatore del PRI) ma anche gli ex consiglieri di Emilia-Romagna e Piemonte, Matteo Richetti e Mariano Rabino, oggi deputati di Pd e Ala-Scelta Civica. Insomma, volere è potere.






matteo-renzi-vitaliziTanto rumore per nulla. Sul taglio dei vitalizi il Parlamento prende (e perde) nuovamente tempo. Così la proposta di legge a prima firma Matteo Richetti (Pd), che sarebbe dovuta sbarcare ieri in Aula alla Camera, sarà discussa il 20 giugno. Ovvero fra tre settimane, sempre che non ci siano altri colpi di scena. Un rinvio, quello deciso dalla capigruppo di Montecitorio, che ha il retrogusto amaro della beffa. Non solo perché per dibattere della pdl Richetti ci sono voluti due anni (è stata depositata il 9 luglio 2015) ma soprattutto perché con la pausa estiva di mezzo e le elezioni fra settembre e ottobre la scelta di porre un freno al privilegio più odiato dagli italiani rischia di rimanere una di quelle promesse utili solo a raccattare qualche voto. La proposta del deputato “renziano”, ricordiamolo, prevede il ricalcolo col sistema contributivo degli assegni in essere, maturati con il ben più vantaggioso retributivo (per il presidente dell’Inps Tito Boeri si risparmierebbero 760 milioni di euro in 10 anni). E colpisce, nelle intenzioni, sia gli ex parlamentari (costo 218,1 milioni nel solo 2016) sia gli ex consiglieri regionali (costo 150 milioni lordi stando ai calcoli di “Itinerari previdenziali”).

Circostanza che ha mandato su tutte le furie gli interessati. Gli ex deputati e senatori hanno parlato nientemeno che di un “colpo duro allo Stato di diritto”, mentre gli ex consiglieri hanno mandato una lettera alla commissione Affari costituzionali di Montecitorio denunciano un’“aggressione contro persone titolari di diritti legittimi” e promettendo battaglia qualora la norma venisse approvata. A ben vedere, però, questo “rischio” non c’è. “Avevamo chiesto di anticipare di sette giorni la discussione, al primo punto dopo la legge elettorale, ma il Pd si fa ostruzionismo da solo, e non ha voluto”, ha attaccato Roberto Fico (M5S). Per il presidente della commissione di Vigilanza Rai, attuale capogruppo dei grillini alla Camera, “a questo punto il mio grande sospetto è che il Pd spera che finisca la legislatura per non approvare mai la proposta di legge sui vitalizi. In calendario – ha fatto notare Fico – hanno addirittura messo la pdl sull’Umbria Jazz”. Non solo la Camera.

Anche a Palazzo Madama ieri si è parlato delle pensioni degli ex parlamentari. Al termine della riunione del consiglio di presidenza, è stato dato mandato ai tre senatori Questori (Antonio De Poli dell’Udc, Lucio Malan di FI e Laura Bottici del M5S) di esaminare le 12 proposte di modifica presentate dai vari gruppi sulla regolamentazione dei vitalizi. L’obiettivo? Effettuare una verifica sulla costituzionalità, la legittimità delle fonti e la compatibilità con la proposta di legge all’esame della Camera. L’impegno è di concludere questo vaglio prima dell’estate, circostanza che ha mandato su tutte le furie la Bottici. “Secondo me si blocca tutto – ha detto senza mezzi termini la senatrice pentastellata –. Il fatto del doppio turno Camera-Senato, che ci sono 12 proposte e noi abbiamo un mese di tempo per trovare una sintesi, poi ad agosto le Aule sono chiuse e dopo avremo la campagna elettorale è tutta fuffa per non togliersi i privilegi”.

Twitter: @GiorgioVelardi