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Lo schiaffo in faccia

giovedì, settembre 3rd, 2015

Boat_People_at_Sicily_in_the_Mediterranean_SeaHo letto molte opinioni riguardo la foto che nelle ultime ore sta facendo il giro del mondo e scuotendo le coscienze di tanti. Sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, giace il corpicino senza vita di Aylan, tre anni appena, scappato dalla Siria insieme al fratello e alla madre (morti con lui). Un viaggio costato tremila euro, pagati a criminali senza scrupoli, e conclusosi tragicamente.

C’è chi dice che quell’immagine vada pubblicata “senza se e senza ma”, chi – al contrario – sostiene che sarebbe scorretto, visto il contenuto. Al di là del dibattito fra apocalittici e integrati, a tratti sterile, c’è una costante che provoca un dolore fortissimo. E cioè che quel fatto è successo. Si può non volerlo vedere, nella peggiore delle ipotesi fare finta che non sia mai accaduto. Ma quel bambino, foto o non foto, è morto. Come, purtroppo, ne sono morti tanti altri. Numeri, cresciuti a dismisura: dieci, cento, mille, duemila… Corpi che i fotografi non hanno immortalato, anime perdute nel tentativo di cercare e trovare una vita migliore.

È un sonoro schiaffo in faccia per tutti. Per l’Europa, per il mondo intero. Per quelle organizzazioni nazionali e internazionali che si sono rese complici (in certi casi, addirittura, volutamente) della mala gestione di un’emergenza umanitaria trasformatasi in un dramma. Evidentemente troppo occupate a rimpallarsi le responsabilità invece di raggiungere un accordo comune.

Fra i suoi compiti l’Onu, l’Organizzazione delle nazioni unite a cui aderiscono 193 paesi, ha quello di «promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui». Eppure, nemmeno quell’immagine così cruda ha portato ad un’anticipazione del vertice fissato dal segretario generale Ban Ki-moon per il prossimo 30 settembre (praticamente fra un mese). Riposa in pace, piccolo Aylan. E perdonaci, se puoi.

Twitter: @GiorgioVelardi