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Tag: legge elettorale



AskingForHelpNelle ultime 24 ore il “dagli addosso al Tar” è diventato il nuovo sport nazionale, sapientemente praticato da Renzi&Franceschini in ottica elettorale. Ma in medio stat virtus, dicevano i latini. E se le leggi sono scritte male, a fronte di ricorsi vari la colpa non può certamente essere di chi le fa rispettare.

Perché nel Belpaese l’andazzo è questo: si scrivono norme pasticciate, confuse, buone per il presente. E se poi dopo qualche mese/anno non vanno più bene? Che problema c’è: le si cambiano, aggiungendo confusione a confusione. Prendete la legge elettorale. Per definire quanto è accaduto negli ultimi due anni, cioè da quando è stato approvato l’Italicum promosso da Matteo Renzi (maggio 2015), nessun altro aggettivo è adatto se non “sconcertante”. Non solo perché nessuno – a differenza di quanto andava dicendo l’allora segretario-premier – ce l’ha copiato; ma perché dopo l’intervento della Consulta, che l’ha dichiarato parzialmente incostituzionale, stiamo assistendo a un ridicolo balletto di veti incrociati e interessi di bottega.

Riassunto delle ultime due settimane. Il 16 maggio il presidente della commissione Affari costituzionali, Andrea Mazziotti, è stato costretto a ritirare il testo base (che estendeva l’Italicum al Senato) presentato 5 giorni prima. A chi non piaceva? Al Pd, di cui è segretario Renzi, quello che «l’Italicum ce lo copierà mezza Europa». Poi è arrivato il Rosatellum, un po’ proporzionale e un po’ maggioritario. Ma pure questo già non va più bene, perché nel frattempo Berlusconi ha detto che lui è favorevole al “tedesco” (proporzionale). Sistema che però – si vedano le simulazioni pubblicate oggi dal Corsera – garantirebbe una maggioranza solo con le larghe intese: Pd, Forza Italia e imprecisati “altri” nel primo caso; 5 Stelle, Lega e FdI nell’altro (ammesso che il partito della Meloni superi lo sbarramento del 5 per cento). 

Buona giornata (e tanti auguri).

Twitter: @GiorgioVelardi






Viktor-OrbanL’Ungheria continua a far palare di sé in negativo. L’ultima notizia che arriva dal Paese guidato da Viktor Orbán è quella che riguarda Zsolt Bayer, esponente di Fidesz, il partito del premier, secondo cui bisogna «eliminare gli animali zingari». Di professione giornalista e molto vicino allo stesso Orbán, dalle colonne del Magyar Hirlap Bayer Bayer ha aggiunto che i rom «non sono degni di vivere come esseri umani» perché «fanno i loro bisogni dappertutto» e sono degli «assassini». Non si tratta comunque del primo episodio di razzismo che coinvolge l’Ungheria. Pochi giorni fa la Fifa, la Federazione calcistica internazionale, ha deciso che la nazionale guidata da Sándor Egervári giocherà a porte chiuse il prossimo match di qualificazione a Brasile 2014 a causa «dei cori antisemiti uditi più volte» durante una partita amichevole disputata nell’agosto 2012 contro Israele. Più in generale, comunque, è la situazione interna al Paese a preoccupare le organizzazioni internazionali. Lo scorso 4 gennaio la Corte suprema ha giudicato incostituzionale la nuova legge elettorale approvata in Parlamento tre mesi fa, che prevedeva – secondo gli oppositori – un meccanismo studiato ad arte per permettere al centrodestra di vincere nuovamente nel 2014. Il pomo della discordia era la necessità di una pre-registrazione per esercitare il diritto di voto da effettuare entro quattordici giorni dalla data delle consultazioni. Il tutto mentre gli studenti hanno annunciato che, se il premier non farà dietrofront sul progetto di riforma dell’Università, daranno vita a manifestazioni ad oltranza.

Twitter: @mercantenotizie






Dallo scorso 2 settembre il deputato del Pd Roberto Giachetti sta portando avanti un digiuno anti-Porcellum, dopo quello fatto dal 4 luglio al 9 agosto. Ora qualcosa si muove ma, dice lui, «il mio sciopero della fame è iniziato con l’obiettivo che ci fosse almeno un voto al Senato. Finché non arriva vado avanti».

Prima di tutto le chiedo come sta… 

«Sto come uno che digiuna da 41 giorni, i valori delle analisi sono un po’ al limite. Però dal punto di vista della convinzione mi sento più forte di prima».

Cosa pensa dello “scheletro” della riforma?

«Innanzitutto va mantenuta la promessa fatta agli elettori: superare il “Porcellum”. Si è passati dalle stanze dei partiti a quelle di una Commissione formale, ed è positivo. Però ci sono voluti nove mesi per mettere nero su bianco un testo che non fa mezzo passo avanti rispetto alle posizioni iniziali degli schieramenti. Senza alcun punto di incontro fra questi. C’è da riflettere».

Ci sono le preferenze…

«La loro eventuale reintroduzione mi preoccupa, perché ad oggi dimostrano di essere un elemento di corruzione praticamente accertato. Riproporle in un momento come questo significa vivere sulla luna. In più, le risorse che ci vogliono per portare avanti una campagna elettorale con le preferenze portano ad un grande sperpero di denaro. Ma c’è un altro punto che mi impensierisce…».

Mi dica… 

«Il premio di coalizione. La mia riflessione è viziata dall’essere contro l’impianto proporzionale, però domandiamoci quale lista o coalizione prenderebbe oggi il 40%, utile per il premio del 12,5%. Nel nostro caso, per arrivarci, dovremmo mettere insieme tutto e il contrario di tutto. Per poi ritrovarci, dopo pochi mesi, di nuovo alle urne. Il presidente Napolitano dovrebbe inviare un messaggio formale alle Camere indicando la strada da seguire».

Lei è un “renziano”. Perché lo “zoccolo duro” del Pd ha così paura del sindaco di Firenze? 

«Perché da quanto questa classe dirigente è sulla scena non ce l’ha fatta a cambiare il Paese. Ad un certo punto arriva l’esigenza di passare la mano. E Renzi ha trovato la chiave di volta del problema. D’Alema? È una persona intelligente. Mi sarei aspettato che dicesse: “Aiuto la nascita di una nuova dirigenza e faccio un passo indietro”. Invece accade il contrario. Il voto da dare alla nostra epoca non è, a mio avviso, positivo».

Twitter: @GiorgioVelardi






Pina Picierno ha 31 anni, eppure non è fra i «rottamatori» del Pd. Sostiene Bersani, ma definisce Renzi «una delle nostre risorse migliori». Auspica «un riavvicinamento fra Pd e Idv». Poi chiosa: «Spero si faccia una buona legge elettorale, ma senza le preferenze: in alcune zone sono sinonimo di cattiva politica e malaffare».

Le primarie sembrano una cosa “da uomini”. Possibile che, a parte Laura Puppato, non ci siano altre donne a rappresentare il Pd?

«Nel Pd ci sono donne brave e competenti. Persone che possono rappresentare il futuro – penso a Debora Serracchiani e a Laura Puppato – e che sono già colonne portanti della nostra classe dirigente. Il senso delle primarie non va stravolto: dalla contesa uscirà il possibile successore di Monti, non vorrei si trasformassero in una resa dei conti fra i movimenti interni al partito».

Lei dice di sostenere Bersani, però su Matteo Renzi ha avvisato: «Basta attaccarlo, fargli la guerra è tafazzismo». Quindi?

«Renzi è fra i più bravi nell’intercettare gli umori degli italiani, quindi snobbarlo è un errore. Io sono “bersaniana” perché – come dice il segretario – lavoro per la ditta. Le risorse vanno valorizzate, per questo non mi piace il comportamento di alcuni dirigenti che non capiscono che la classe politica – e più in generale quella dirigente dell’Italia – ha bisogno di rinnovamento. Da Renzi prendo le distanze rispetto alle sue idee in ambito economico, soprattutto quando dice di stare con Marchionne. Deve lavorare di più sui contenuti e meno sugli slogan».

Eppure qualcuno già parla di un accordo fra lui e Bersani dopo la vittoria di quest’ultimo alle primarie…

«A giudicare dallo spessore del confronto non credo ci sia nulla di precostituito. Dobbiamo capire bene se queste saranno primarie di partito o di coalizione. Se fossero interne al Pd, allora sarebbe meglio prendere una decisione attraverso il congresso».

Capitolo alleanze: come giudica una possibile partnership con l’Udc?

«Credo che l’alleanza fra l’Udc e il Pd convenga più a loro che a noi. In molte regioni, compresa la “mia” Campania, i centristi sono alleati con il Pdl. E Casini è lo stesso che ha governato con Berlusconi fino al 2006. Non si può essere uomini per tutte le stagioni, c’è bisogno di chiarezza».

Vendola probabilmente sarà della partita, Di Pietro (per ora) no. Con l’Idv non c’è margine di trattativa?   

«Di Pietro è dentro il centrosinistra molto più dell’Udc. Spero in un riavvicinamento fra noi e l’Idv: non ci guadagnerebbe solo il partito, ma gli italiani».

Twitter: @GiorgioVelardi