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Scandali bancari, 14 proposte per la commissione d’inchiesta: opposizioni scatenate contro quella del Pd

domenica, gennaio 31st, 2016

Il ddl presentato a Palazzo Madama dal Partito democratico non fa riferimento ai quattro istituti salvati a novembre dal governo. Tra cui l’Etruria, dove il padre del ministro Boschi è stato vice presidente. De Petris (Si) ironizza: “E’ come buttare la palla in tribuna”. Artini (Alternativa Libera): “Un ddl di facciata che nasconde imbarazzo”. Pini (Lega): “Renzi cerca di sviare le attenzioni sul caso”. Villarosa (M5S): “L’esecutivo sa che il salva-banche è a rischio incostituzionalità”. Ma il renziano Marcucci replica: “Non ci interessa la polemica di un giorno ma capire come stanno le cose”. Ilfattoquotidiano.it ha visionato tutte le proposte depositate. Ecco cosa prevedono  

etruria-675Una pioggia di disegni e proposte di legge. Quattordici in totale: cinque alla Camera e nove al Senato. Per istituire una commissione di inchiesta parlamentare volta a fare luce sull’operato dei vertici dei quattro istituti di credito (Banca EtruriaBanca MarcheCarife e CariChieti) oggetto del contestato decreto “Salva banche” varato dal governo di Matteo Renzi il 22 novembre 2015. Ma non solo. Perché sfogliando i testi c’è anche chi punta il dito contro l’operato di Banca d’Italia e Consob, chiedendo che venga verificata l’ipotesi di omesso controllo sugli amministratori degli enti coinvolti. Chi chiede che siano valutati eventuali conflitti d’interessi, in particolare all’interno dell’esecutivo. E chi, ancora, vuole estendere l’inchiesta al suicidio del pensionato di Civitavecchia, Luigino D’Angelo. Il tutto non senza alimentare polemiche durissime. Perché le opposizioni giudicano l’unica proposta del Pd, presentata a Palazzo Madama dal renziano Andrea Marcucci (che nel testo di legge non cita mai le quattro banche), come il tentativo di “buttare la palla in tribuna”, per dirla con le parole della capogruppo del Misto, Loredana De Petris (Sinistra Italiana). Cioè di sviare l’attenzione dal recente scandalo che ha coinvolto, tra le altre, anche Banca Etruria, l’istituto di credito del quale il padre della ministra Maria Elena Boschi è stato vice presidente e il fratello dipendente. Accuse respinte dallo stesso Marcucci: “Non si fanno commissioni di indagine per alimentare polemiche di un giorno ma per capire come vanno le cose in un settore così delicato”. Ilfattoquotidiano.it ha visionato tutte le proposte depositate. Ecco cosa prevedono.

POKER STELLATO – Il partito che con maggiore ostinazione chiede l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle popolari (e più in generale sul sistema bancario) è il Movimento 5 Stelle. Fra Montecitorio e Palazzo Madama, infatti, i grillini hanno presentato in totale quattro fra disegni e proposte di legge. L’ultima ieri alla Camera – depositata insieme ad una mozione che impegna il governo a rinviare l’applicazione del bail-in al 2018 – firmata da Alessio VillarosaDaniele Pesco e Ferdinando Alberti. Un testo stringente. Con il quale i tre deputati chiedono che vengano esaminate “le procedure seguite e gli atti assunti dal governo, dal ministero dell’Economia e delle Finanze, da Banca d’Italia e da Consob” al fine di verificare se “siano conformi alle disposizioni normative in vigore all’atto dell’avvio della procedura di risoluzione”. Ma anche che siano analizzate “le relazioni intercorse fra le Istituzioni dell’Unione europea e Banca d’Italia in merito alla individuazione della procedura da seguire per la risoluzione della crisi delle banche”, nonché “la correttezza e la tempestività delle informazioni comunicate agli azionisti, obbligazionisti e clienti, sia da parte delle banche che da parte degli organi di vigilanza e controllo”. Senza dimenticare gli “eventuali conflitti d’interesse tra membri del governo, delle banche, Banca d’Italia e altre banche coinvolte nell’operazione di risoluzione della crisi delle banche” stesse. Proposta che si accompagna a quella, depositata alla Camera il 30 settembre 2015 (circa due mesi prima rispetto al decreto del governo), prima firmataria Dalila Nesci, “sulle attività illecite delle banche e sull’esercizio dell’attività di vigilanza della Banca d’Italia”. Due, invece, i disegni di legge presentati dal M5S al Senato. Uno di cui è primo firmatario Gianni Girotto (che intende fare luce sul “settore dell’intermediazione creditizia e finanziaria”), l’altro presentato da Stefano Lucidi, riguardante anche Banco di Desio e della Brianza Spa e Banca popolare di Vicenza.

INTERESSI PARTICOLARI – Infatti, nelle proposte di legge depositate in entrambe le Camere, nel mirino non ci sono solo Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti. Nella pdl di Alternativa libera-Possibile, a prima firma Massimo Artini, le competenze della commissione d’inchiesta vengono estese anche al dissesto del Monte dei Paschi di Siena. Al fine di accertarne “le cause e le responsabilità, giuridiche e politiche”. Ma anche per valutare atti e decisioni “assunte dagli organi di amministrazione e di direzione” dei cinque istituti di credito, verificando “eventuali conflitti di interessi” e “comportamenti illeciti” a carico degli amministratori, dei dirigenti e dei dipendenti delle stesse banche. Non solo. A Montecitorio ci sono infatti altre due proposte depositate. Quella di Forza Italia, primo firmatario il capogruppo Renato Brunetta (‘gemella’ di quella su cui ha apposto il proprio nome il presidente dei senatori di FI, Paolo Romani, a Palazzo Madama), e quella di Scelta Civica, presentata da Giovanni Monchiero insieme ad altri colleghi di partito. Due i punti principali della pdl dei deputati forzisti. Prima di tutto “valutare”, oltre a quella di Palazzo Koch e Consob, “la condotta del governo in relazione alle vicende che hanno interessato Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti accertando l’eventuale sussistenza di interessi particolari e di conflitti di interessi a carico di membri del governo”. E poi “verificare se siano fondate le affermazioni espresse da Jonathan Hill, commissario dell’Unione europea per la stabilità finanziaria, secondo cui le banche italiane avrebbero venduto ai risparmiatori prodotti inadeguati e, in caso affermativo, le iniziative assunte dalle autorità di vigilanza”. Più genericamente, invece, la proposta di Monchiero si prefigge di “accertare le cause, le responsabilità e le conseguenze dei più recenti casi di dissesto del mercato bancario e finanziario” e le “eventuali responsabilità degli organi di amministrazione degli istituti nel dissesto degli stessi.

BANCHE CERCASI – L’unico testo messo a punto dal Partito democratico (Pd) è stato depositato al Senato a prima firma del renziano Andrea Marcucci. Il solo riferimento a Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti è contenuto nella relazione introduttiva, che ne cita le relative vicende a testimonianza di “come logiche deteriori abbiano avuto il sopravvento sull’interesse collettivo”. Ma delle quattro banche salvate recentemente dal governo si perde ogni traccia nel disegno di legge (ddl). L’articolo 1 istituisce “una commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, con particolare riguardo alla tutela dei risparmiatori”. Ampliando al periodo 2000-2015, come chiarisce successivamente il testo, la verifica sull’operato “degli organi di gestione degli istituti bancari coinvolti in situazioni di crisi o di dissesto” – ma senza indicare espressamente quali – e “l’efficacia delle attività di vigilanza”. Se il ddl del socialista Enrico Buemi attribuisce alla commissione compiti di accertamento “sui fallimenti delle banche e delle assicurazioni nonché sulla cattiva gestione del sistema finanziario ad esse collegato”, molto più mirato è, invece, il testo messo a punto dai senatori del gruppo Misto, prima firmataria Loredana De Petris (Sinistra italiana). Che chiede l’istituzione di una commissione d’inchiesta “sulle cause del dissesto della Cassa di risparmio di Ferrara Spa, della Banca delle Marche Spa, della Banca popolare dell’Etruria e del Lazio Società cooperativa e della Cassa di risparmio della provincia di Chieti Spa”. Per verificare, tra l’altro, le modalità di emissione e collocamento al pubblico di titoli azionari e obbligazionari, “prassi e procedure di gestione del credito” con riferimento alla concessione di “prestiti non performanti”, oltre ai “criteri di nomina” dei rispettivi amministratori.

PERICOLO DI FUGA – Mano pesante anche dalla Lega Nord, che ha presentato due testi praticamente identici: uno alla Camera (primo firmatario Gianluca Pini) e l’altro al Senato (a prima firma Paolo Tosato). Oltre a verificare “la gestione finanziaria” di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti, deputati e senatori del Carroccio chiedono specifici accertamenti sulle “attività di speculazione finanziaria ad alto rischio” e sull’emissione di “titoli rischiosi che abbiano esposto il patrimonio degli istituti al pericolo di insolvenza”. Non solo. Tra i compiti della commissione d’inchiesta, i parlamentari della Lega includono anche quello di valutare “eventuali responsabilità” connesse “al suicidio del risparmiatore Luigino D’Angelo, avvenuto il 28 novembre 2015 a Civitavecchia”. Sempre al Senato, anche i Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto chiedono, con un ddl a prima firma della capogruppo Anna Cinzia Bonfrisco, che la commissione indaghi espressamente sulle vicende relative alle quattro banche interessate dalla procedura di risoluzione. Verificando, tra l’altro, il “rispetto dei principi di trasparenza delle operazioni, dei servizi, dei prodotti e degli strumenti di natura bancaria e finanziaria, compresi libretti di risparmio postale e buoni fruttiferi assistiti dalla garanzia dello Stato e di correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti”. Ma anche l’operato delle agenzie di rating rispetto ad eventuali “meccanismi di insider trading attraverso possibili fughe anticipate e selezionate di notizie riguardanti le modalità e le tempistiche dei declassamenti, condizionando così investimenti e transazioni internazionali”.

MELINA DEMOCRATICA – “La proposta che ho sottoscritto parte dal caso delle quattro banche per comprendere un periodo più lungo, utile a capire i meccanismi di funzionamento del sistema nel suo complesso – spiega però Marcucci contattato da ilfattoquotidiano.it –. Non si fanno commissioni di indagine per alimentare polemiche di un giorno ma per capire come vanno le cose in un settore così delicato”. Peccato che non tutti la pensino come lui. “Il Pd? Cerca di buttare la palla in tribuna”, osserva Loredana De Petris. La presidente del gruppo Misto del Senato in quota Sinistra italiana critica l’assenza di riferimenti alle vicende di Banca Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti nel ddl del Pd. “Durante il governo Berlusconi, in seguito al crac della Parmalat, si istituì una commissione ad hoc mirata sui protagonisti dello scandalo – ricorda –. Oggi come allora non si può istituire una commissione d’inchiesta prescindendo da una seria indagine sulle modalità di gestione delle quattro banche sottoposte a procedura di risoluzione e sull’attività di vigilanza svolta nei confronti delle stesse”. E aggiunge: “Il Pd sta facendo melina. Avevamo chiesto, insieme al M5S, che i ddl per l’istituzione della commissione fossero esaminati in Aula contestualmente alla discussione sulle mozioni di sfiducia contro il ministro Boschi, ma non è stato possibile”. L’ex grillino Massimo Artini condivide e rilancia: “Il ddl Marcucci? Solo un testo di facciata che nasconde tutto l’imbarazzo del Pd – accusa il deputato di Alternativa libera, che ha incluso nell’oggetto dell’inchiesta anche il Monte dei Paschi di Siena –. Visto che chiede di prendere in esame i fatti tra il 2000 e il 2015, mi chiedo allora perché non includere anche gli anni ’90, quando è iniziato il processo di privatizzazione del sistema bancario”.

EFFETTI COLLATERALI – Per il leghista Gianluca Pini, invece, in questo modo “Renzi sta cercando in tutti i modi di sviare le attenzioni concentrate su Banca Etruria”, ma “sono sicuro che l’istituzione di una commissione di inchiesta, che noi preferiremmo fosse monocamerale, accerterà le responsabilità non solo dei vertici delle banche oggetto del contestato decreto, compresa quella di cui è stato vicepresidente il padre della Boschi, ma anche di Bankitalia”. Per Pini, infatti, Palazzo Koch “non ha vigilato come avrebbe dovuto concentrando le proprie attenzioni su situazioni collaterali di gravità assai minore, spingendo per esempio alla fusione le piccole banche con effetti suicidi. Vogliamo andare fino in fondo – conclude – non lasceremo che questa vicenda finisca nel dimenticatoio”. Per Alessio Villarosa (M5S), infine, oltre ai tentativi del Pd di annacquare la vicenda c’è un altro problema, addirittura “molto più grave” degli altri. “Il decreto sulle banche emanato dal governo rischia di essere nullo – spiega il deputato – perché uno degli articoli presenti al suo interno fa riferimento ad una norma non ancora entrata in vigore quando è stato emanato”. Risultato: “Se venissero presentati dei ricorsi alla Consulta, e questa dovesse dichiarare incostituzionale il decreto, oltre alle somme espropriate lo Stato dovrà pagare pure i danni, le spese legali ed eventuali interessi di mora”.

(Articolo scritto con Antonio Pitoni il 29 gennaio 2016 per ilfattoquotidiano.it)

Banca Etruria, parla Di Pietro: “Conflitto d’interessi di tutto il governo, evidenti responsabilità di Bankitalia e Consob”

sabato, dicembre 19th, 2015

L’ex pm ed ex leader dell’Italia dei valori duro con il premier e i suoi ministri: “Il problema non è solo la Boschi, che rischia di passare per vittima quando invece non lo è”. Ma anche contro i due organismi di controllo. A cominciare da via Nazionale: “È innegabile che ci sia stata un’omissione di atti d’ufficio”. Poi un consiglio ai magistrati: “Devono evitare che le prove vengano inquinate. In casi come questo gli inquirenti trovano quello che vogliono fargli trovare”

di-pietro-675Il conflitto di interessi? “Se c’è riguarda tutti, non solo una singola ministra”. Addirittura “è l’intero governo che va sfiduciato”. Il ruolo di Banca d’Italia e Consob nel crac di Banca Etruria? “Non c’è dubbio che vi sia stata da parte loro un’omissione di atti d’ufficio”. Antonio Di Pietro, ex componente del pool di Mani Pulite ed ex leader dell’Italia dei valori (Idv), due volte ministro, commenta così la vicenda che ha visto migliaia di clienti dell’istituto che annoverava fra i propri vertici anche il padre della ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi, perdere milioni di euro di risparmi investiti in obbligazioni subordinate. “Mi auguro che nelle sue indagini la magistratura non abbia tentennamenti di alcun tipo – aggiunge l’ex pubblico ministero contattato da ilfattoquotidiano.it –. Va evitato qualsiasi pericolo di inquinamento delle prove. Io al tempo intervenivo ad horas, bloccando tutto ciò che poteva alterarle. Comprese le persone”. Cioè, anche con gli arresti.

Clienti truffati, vertici della banca coinvolti, omessi controlli da parte di chi doveva vigilare: Di Pietro, ce n’è quanto basta per scrivere l’ennesima brutta pagina di storia italiana.
È così. Questa situazione deriva dal fatto che nel nostro Paese il sistema dei controlli, con particolare riferimento a quelli sulle banche, fa acqua sia sul piano normativo sia effettivo. Tutti i soggetti coinvolti, a cominciare da Banca d’Italia e Consob, hanno fatto scaricabarile. Unito a ciò, mancano delle leggi precise per verificare che chi è addetto al controllo svolga bene il suo dovere. E quali sono le sanzioni in caso di violazioni. Non si può certo dire che situazioni come queste siano nuove agli occhi dell’opinione pubblica. Ma si è sempre rinviato il problema sine die.

A proposito di Bankitalia e Consob: il Fatto Quotidiano ha reso pubblica la lettera con cui due anni fa il governatore Ignazio Visco avvisò i manager di Banca Etruria del “degrado irreversibile” dell’istituto. Missiva rimasta però segreta. Un fatto grave, o no?
Penso che ci sia la necessità di un forte intervento della magistratura per ‘cristallizzare’ le prove documentali che si trovano nei vari uffici. Quante altre lettere come quella resa nota dal Fatto, utili alle indagini, ci sono? I magistrati le hanno in mano? Me lo auguro. In questi casi, a volte, gli inquirenti trovano quello che vogliono fargli trovare. Io al tempo intervenivo ad horas, bloccando tutto ciò che poteva inquinare le prove. Comprese le persone. Ricordo ancora le critiche…

Secondo lei, oltre a questi due organismi, chi altri ha responsabilità sulla vicenda?
Ci sono vari soggetti coinvolti e numerosi livelli di responsabilità. È però indubbia quella politica dell’intero governo.

Sta dicendo che le possibili dimissioni della ministra Maria Elena Boschi, o una sua eventuale sfiducia in Parlamento, non risolverebbero il problema?
Certe decisioni sono state assunte dall’esecutivo nella sua interezza: è l’intero organo collegiale che casomai va sfiduciato. Se c’è, il conflitto di interessi riguarda tutti, non solo una singola ministra. La quale rischia di passare per vittima quando invece non lo è. Personalmente, trovo positivo il fatto che si parli di una mozione di sfiducia: così si discute pubblicamente di un problema sperando che si arrivi all’approvazione di un provvedimento che eviti altri casi simili.

Su Banca Etruria sono già stati avviati tre filoni d’inchiesta. Compresa un’indagine sul conflitto di interessi originato dalla relazione della Banca d’Italia sul commissariamento dell’istituto nel febbraio 2015. Come valuta l’operato della magistratura?
In questo momento, la magistratura fa bene a indagare senza mettere le mani avanti incriminando una persona invece di un’altra, con il rischio, come ho già detto in precedenza, di far passare per vittima chi invece non lo è. Mi auguro che sul piano penale vengano differenziati i comportamenti. Ma non ci devono essere tentennamenti di alcun tipo.

Ma se fosse lei il pubblico ministero a capo dell’inchiesta agirebbe, o si sarebbe già mosso, diversamente?
Avrei già proceduto fermando lo status quo.

In che senso?
Come ho già detto in precedenza, sarei andato a prendere le carte in modo da far rimanere illibate le prove, evitando così qualsiasi possibilità di un loro inquinamento. L’unico pericolo reale, al momento, è proprio questo. E non si può limitare con provvedimenti cautelari personali ma reali.

Sempre il Fatto ha reso noto come il procuratore capo di Arezzo, Roberto Rossi, che sta indagando proprio su Banca Etruria, sia contemporaneamente consulente di Palazzo Chigi, nominato a febbraio 2015 dal governo Renzi. Siamo alle solite: chi controlla il controllore?
Credo che sia lo stesso Rossi ad aver capito di avere contemporaneamente il piede in due scarpe. Bene farebbe a lasciare l’incarico ad un altro collega. Succederà? Non lo so. Certamente, a questo punto, la palla passa nelle mani del procuratore generale: è lui che dovrà valutare il da farsi.

Nel frattempo, proprio su Rossi, il Consiglio superiore della magistratura (Csm) ha aperto un fascicolo accogliendo la richiesta presentata dal membro laico Pierantonio Zanettin (Forza Italia). Si prefigura un’ipotesi di conflitto di interessi?
Sul piano tecnico, nel caso specifico, non ci sono profili di questo tipo: infatti Palazzo Chigi non risulta fra i soggetti oggetto di indagine. C’è però un problema di opportunità. Trovo sia interesse di entrambe le parti quello di far svolgere le indagini a persone che non hanno rapporti di alcun tipo. Serve una maggiore tranquillità per arrivare ad una decisione indipendente e inattaccabile.

A suo avviso bisognerebbe indagare anche i vertici di Bankitalia e Consob? Hanno chiare responsabilità su quanto è accaduto?
Non so quali specifici soggetti abbiano delle effettive responsabilità, ma non c’è dubbio che vi sia stata un’omissione di atti d’ufficio. Bankitalia è arrivata fino al punto di accertare il fatto, poi non ha agito sostenendo di non avere potere normativi sufficienti. Non credo che sia così: non ho mai visto un medico diagnosticare una grave malattia e poi lasciare morire il paziente.

Torniamo alla Boschi. Renzi la difende a spada tratta: sembra di rivedere i berlusconiani che negavano qualsiasi tipo di conflitto d’interessi per l’uomo di Arcore…
In verità il presidente del Consiglio difende se stesso. Il problema qui è un altro.

E qual è?
Quando al governo c’era Berlusconi io e altri, a cominciare dalla società civile e dal sistema dell’informazione, denunciavamo quanto accadeva. Perché era nostro dovere farlo. Oggi invece, con Renzi a Palazzo Chigi, tutti si sono girati dall’altra parte. Ciò mi lascia molto amareggiato.

Insomma, ha ragione Roberto Saviano a denunciare l’uso di due pesi e due misure?
È così. Il problema non è la società civile ma come essa viene aiutata a capire come stanno realmente le cose. Tutti i giorni, a sistema informativo riunito, veniamo ‘colpiti’ dagli slogan di Renzi che assomigliano a quelli di un venditore ambulante. Senza alcun contraddittorio. Di più: quando qualcuno lo contesta, come successo al Fatto, diventa un ‘criminale’.

Oggi è come ai tempi di Tangentopoli?
È peggio di prima perché ciò che un tempo poteva essere perseguito sul piano tecnico-giudiziario ora non lo è: si è ingegnerizzato il sistema della tangente. In certi casi è diventato legale ciò che una volta non lo era. Infine, è intervenuto uno scoramento dell’opinione pubblica a cui si è fatto credere che spesso le colpe sono di chi ha scoperto il reato, non di chi lo ha commesso.

Twitter: @GiorgioVelardi

(Articolo scritto il 18 dicembre 2015 per ilfattoquotidiano.it)