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Pasticcio alla siciliana – da “Il Punto” del 7/9/2012

settembre 11th, 2012 by mercantenotizie

Dopo le dimissioni di Lombardo, l’isola tornerà alle urne per scegliere il loro nuovo presidente. Il vincitore dovrà fare i conti con una situazione ai limiti della sostenibilità

Lo chiamano «laboratorio». E automatica scatta la domanda: cosa si sta sperimentando? Il nuovo corso per una Regione in ginocchio, oppure lo scacchiere delle prossime alleanze a livello nazionale? Quel che è certo è che la Sicilia ha bisogno di ripartire. Velocemente. Di chiudere le ultime due parentesi e di aprirne un’altra, che destini al dimenticatoio le legislature di Totò Cuffaro (condannato a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia) e Raffaele Lombardo, che ha rassegnato le dimissioni il 31 luglio scorso e su cui pende l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. In vista delle elezioni che si svolgeranno il 28 ottobre prossimo, però, la confusione è tanta. La lista dei candidati per la poltrona di Palazzo d’Orleans è in continua scrematura, ma sono soprattutto le strategie dei vari partiti – spesso contrapposte a quelle in piedi a livello nazionale – a destare sorprese. Chi la spunterà fra Gianfranco Micciché, Nello Musumeci, Rosario Crocetta e Claudio Fava?

TUTTI CONTRO TUTTI - Una nota espressione popolare dice che «chi ci capisce è bravo». Frase perfetta per la situazione siciliana. Dove, negli ultimi mesi, è successo di tutto. Candidature proposte e poi ritirate, prima della decisione di scendere nuovamente in campo (è il caso di Micciché, appoggiato pure da Fli), convergenze sul nome dell’esponente di un partito con cui a Roma non c’è dialogo da tempo immemore (così il Pdl sceglie Musumeci de la Destra), e ticket in vista di un prossimo patto di legislatura su una figura che non rispetta del tutto i valori di uno dei due schieramenti (l’omosessuale Crocetta del Pd voluto da uomini dell’Udc). Poi c’è chi balla da solo: Claudio Fava di Sel, che potrebbe però raccogliere il sostegno dell’Idv. Insomma, di carne al fuoco ce n’è parecchia. Ma la «primavera» di cui necessita la Sicilia sembra più araba che italica. Perché la nomina di due nuovi assessori da parte di Lombardo mezz’ora prima di lasciare l’incarico (fatta salva l’ordinaria amministrazione) è solo la punta dell’iceberg di una gestione a dir poco “allegra” della Regione. Tanto che alla metà di luglio per la Sicilia era stato paventato il rischio default – con il premier Monti e il presidente Napolitano che erano dovuti intervenire in prima persona per monitorare la situazione –, poi bollato come «temporanea mancanza di liquidità». Cambia la forma, non la sostanza. E il futuro non appare roseo. Perché dal «laboratorio» potrebbe uscire una soluzione densa che rischierebbe di ingolfare ancora di più le condutture. E a rimetterci, manco a dirlo, sarebbero ancora una volta i siciliani.

PATTO, DOPPIO PATTO E… - Già, perché la Sicilia sembra essere il simbolo della confusione che impera a livello nazionale. Pd e Udc fanno le prove generali per una possibile, futura alleanza in vista del 2013. Ma la costruzione dell’asse fra «progressisti» e «moderati» procede a rilento. La testimonianza arriva direttamente dalle parole del segretario del Pd Bersani, che nei giorni scorsi ha fatto sapere che «tra Casini e Vendola, io mi tengo Nichi». Dall’altra parte della barricata non l’hanno presa benissimo. «Non siamo sorpresi, è legittimo che Bersani voglia organizzare il campo della sinistra – ha commentato a caldo il presidente dei centristi Buttiglione –. Noi abbiamo sempre detto che di quel campo non facciamo parte. Se Bersani avrà i voti per governare con Vendola governi faccia pure. Altrimenti si aprirà un’altra partita, quella della grande coalizione». Nell’Udc ci pensano, al “tutti dentro”. Tanto che lo stesso Buttiglione, intervistato da Avvenire il 29 agosto, l’ha addirittura descritta come «la nostra prima ipotesi». Le cose in Sicilia hanno però preso, nel corso di questi mesi, un’altra piega. In un primo momento l’alleanza fra i due partiti sembrava dovesse portare all’investitura di Giampiero D’Alia. Poi è stato lo stesso capogruppo dell’Udc al Senato a farsi da parte, proponendo l’ex sindaco antimafia di Gela Rosario Crocetta (Pd), che sogna di avere in squadra il pm di Palermo Antonio Ingroia, gode dell’appoggio di Ivan Lo Bello (leader della Confindustria siciliana, uno dei più forti oppositori di Lombardo) ma non di quello tout court del suo partito, visto che l’ex viceministro D’Antoni avrebbe preferito Pippo Baudo, Raffaele Bonanni (Cisl) o Gianni Riotta. E neanche Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992, si è espressa in termini entusiastici: «L’accordo con gli eredi del cuffarismo segna una rottura profonda nel centrosinistra, e testimonia l’affanno di un Pd siciliano senza idee». Nel centrodestra le cose non girano tanto meglio. Qui ha pesato come un macigno il voltafaccia dell’artefice del  61 a 0 del 2011, Gianfranco Micciché, uno nato in Forza Italia (negli Anni ’90 è stato coordinatore regionale in Sicilia), poi scissionista e infine fondatore di Grande Sud. Ebbene l’ex ministro e sottosegretario ha prima deciso di proporre la sua candidatura, poi di ritirarla decidendo di appoggiare il candidato del Pdl e de la Destra Nello Musumeci, e infine di stringere un patto con l’ex “nemico” Lombardo (nel 2010 la spaccatura del Pdl Sicilia in Fli e in un gruppo di ex forzisti che hanno poi dato vita a Forza del Sud costrinse il governatore al quarto rimpasto di governo), con Fli e con il Movimento popolare siciliano, rimettendoci nuovamente la faccia. Un «alto tradimento» che Berlusconi non ha ancora digerito, e che – dicono fonti a lui vicine – lo ha mandato su tutte le furie. Micciché, in un colloquio telefonico con il Cavaliere, ci ha scherzato su: «Presidente, non si preoccupi. Sarò io a vincere, non la sinistra». E Musumeci? Storace ne sta sostenendo la candidatura a spada tratta. Su Twitter il segretario ha più volte ribadito che vincerà il suo uomo, ex presidente della Provincia di Catania ed ex Parlamentare europeo, uno che ha vissuto sotto scorta per sette anni a causa di reiterate minacce mafiose. A dargli appoggio anche Gasparri, La Russa e quel Gianni Alemanno su cui Storace ha spesso sparato a zero negli ultimi mesi. Ma si sa: vincere fa gola a tutti, e allora scurdammoce ‘o passat. Attenzione però a Claudio Fava. Giornalista catanese, 55 anni, è il coordinatore nazionale del partito di Vendola. Ha scelto di correre perché «l’Udc è legata alle esperienze di Cuffaro e Lombardo, che ha distrutto la Sicilia con le clientele. Crocetta predica la rivoluzione ma pratica il silenzio sul passato». Un sondaggio Ipsos ha rivelato come al momento Fava sia in vantaggio su Crocetta, anche se su tutti – secondo un’altro rilevazione, quella di Datamonitor – in testa ci sarebbe Musumeci (28 per cento), con il Pdl primo partito (20 per cento). Si tratterebbe, comunque, di un altro suicidio per il centrosinistra. L’ennesimo.

SPRECHI E MALAFFARE - Una cosa però è certa: chiunque vincerà le elezioni del prossimo ottobre dovrà scontrarsi con una situazione ai limiti della sostenibilità. Fra sprechi, uffici con un numero abnorme di personale e altri che invece sono in chiaro deficit, nominare la Sicilia significa evocare lo spettro del fallimento, sfiorato solo pochi mesi fa e bollato da Lombardo come «battage mediatico vergognoso». Non stupisce dunque il fatto che in tempi di banda larga, certificati online e spending review, la Regione abbia deciso nel maggio scorso di assumere ben trenta commessi di piano – comunemente conosciuti come “camminatori” – con il compito di portare le pratiche da un ufficio all’altro. Ma i nodi da sciogliere sono innumerevoli. Basta sciorinare un dato, quello sullo spropositato numero di dipendenti regionali: 17.995 per una Regione che conta poco più di cinque milioni di abitanti, contro i circa 3mila della Lombardia, che ne ha praticamente il doppio (9.992mila). C’è un dirigente ogni sei impiegati, e la cifra destinata alle pensioni dei consiglieri regionali è pari a 20,5 milioni di euro. Ovvio che tutto ciò abbia arrugginito gli ingranaggi. Emblematico è, ad esempio, il caso della «Commissione per la qualità della legislazione» (già il nome è tutto un programma): composta da nove deputati e costituita nel 2008, è costata finora la bellezza di 250mila euro di indennità. L’aspetto interessante è però un altro: dall’inizio del 2012, essa si è riunita solamente tre volte (22 febbraio, 13 marzo e 29 maggio), per un lasso di tempo che non supera le due ore totali. L’altra faccia della medaglia (quella sfregiata, però) è l’Ufficio sismico regionale. Che conta un unico dipendente affiancato da qualche lavoratore precario. La lista degli sprechi è ancora lunga. E tocca, inevitabilmente, anche la sanità. Per questa voce la Sicilia spende, ogni anno, circa 9 miliardi e mezzo di euro, lievitati di 520 milioni nel 2011. A destare scalpore è il numero di dipendenti del 118 (i cui costi sono aumentati lo scorso anno di 111 milioni di euro, tanto da provocare la reazione stizzita della Corte dei Conti), che sono 3.337 per “soli” 256 mezzi. Insomma, è come se voi vi sentiste male, chiamaste un’ambulanza, e venissero a curarvi in tredici. E perché non citare, in questo calderone bollente, le auto blu. Il governo Monti decide che devono essere tagliate? Evidentemente in Sicilia la notizia non è arrivata, visto che con 3.158 vetture è la quinta Regione nella graduatoria stilata dal Formez (il centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento delle Pubbliche amministrazioni). Nel 2011 la spesa dell’Assemblea per acquisto e noleggio auto è stata pari a 250mila euro, a cui vanno però aggiunti i 100mila per le spese di gestione e i 124mila per quelle del personale (per il 2013, complice una misura contenuta in un provvedimento che prevede tagli alla spesa pubblica, l’amministrazione non potrà utilizzare più di 50 auto blu). Prosegue, poi, il problema collegato allo smaltimento dei rifiuti. Nel luglio del 2010 il governo Berlusconi aveva dichiarato lo «stato di emergenza», nominando lo stesso Lombardo come Commissario straordinario fino al 31 dicembre 2012. Ma le cose non sembrano essere migliorate, visto che oltre ai debiti contratti dalla Regione con le aziende sono a rischio anche 13mila posti di lavoro. Insomma c’è bisogno di idee concrete e anche (probabilmente) della bacchetta magica. Qualcuno però ha già preso l’accetta in mano per tagliare il superfluo. Con accadimenti paradossali. Ad agosto, in piena canicola complici i vari Caronte e Lucifero e alla luce di un debito monstre con l’Enel, l’assessorato all’Istruzione e alla Formazione professionale ha deciso di spengere gli impianti di condizionamento. «Bisogna risparmiare». Bastava pensarci prima.

Twitter: @GiorgioVelardi

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