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Lega Nord, tutto pronto per Pontida

giugno 18th, 2011 by mercantenotizie

Fra il pollice verso di Bossi, e il volto tirato di Maroni, il popolo della Lega Nord si radunerà domani a Pontida. Un periodo difficile per le migliaia di camicie verdi, che vedono il loro partito sempre più schiacciato da un alleato inconcludente e, agli occhi dell’opinione pubblica, ormai screditato.

Parlerà solo Bossi, e questa è già una notizia. Come a dire: le voci dei dissidenti presenti all’interno del partito (vedi governatore del Veneto Zaia, che ha votato 4 “Sì” ai referendum) non devono gettare altra benzina su un fuoco già ben acceso. Molto probabilmente si consumerà uno strappo con l’alleato di sempre, quel Berlusconi che fino a ieri si professava tranquillo ma che, in cuor suo, sa già di avere i giorni contati. Se Calderoli ha parlato di “sberle” (riferendosi alle due sconfitte subite alle amministrative e ai referendum), Bossi e Maroni sono molto più delusi dal mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati con il Pdl nel 2008. I 7 punti del programma di governo sono rimasti solo ed esclusivamente sulla carta: niente federalismo, quindi, niente aiuto alle famiglie e ai giovani, niente riforma fiscale e niente aiuti per il Sud (questo forse ai leghisti interessa meno). Niente di niente. Ecco quindi che l’elettorato dei lumbard mugugna e, appena ne ha il modo, fa capire alla nomenclatura la sua stanchezza. Se ai referendum è andato a votare il 20%  dei sostenitori del Popolo della Libertà, i leghisti accorsi alle urne hanno toccato quota 50% (uno su due), dato che avrà fatto sobbalzare sulla sedia Bossi, il quale aveva invitato tutti a rimanere a casa. Non dimentichiamoci poi la perdita di Milano, dopo diciotto anni di governo di centro-destra, vista la vittoria di Pisapia alle amministrative.

La Lega chiede riforme, un taglio netto per le spese delle missioni in cui i nostri soldati sono impegnati (specialmente quella in Libia), più “cattiveria” sulla questione sbarchi clandestini, e il federalismo. Ma siamo fuori tempo massimo, come già ampiamente sottolineato da alcuni illustri analisti. In tre anni di governo si poteva (e si doveva) fare molto, ma non si è fatto praticamente nulla. Tremonti potrebbe essere la soluzione per un governo tecnico utile a fare la riforma fiscale e cambiare la legge elettorale, ma gli attriti con Maroni delle ultime settimane fanno pensare che anche l’inquilino di Via XX Settembre sia arrivato ai ferri corti con l’establishment leghista. Cisl e Uil hanno avvisato il Governo (“Giù le tasse, oppure si va al voto“), mente l’agenzia Moody’s ha fatto sapere che potrebbe tagliare il rating ai titoli di Stato. Domani, dalle parole di Bossi, ne sapremo sicuramente di più. E chissà che stavolta la sberla, quella vera, non la dia proprio l’”amico” Umberto a Silvio in persona.

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