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La telefonata di Alfano a Crosetto: «Guido dimmi, cosa devo fare?» – da “Il Punto” del 7/12/2012

dicembre 12th, 2012 by mercantenotizie

C’è un’immagine che spopola negli ultimi giorni sui social network. In questa sono presenti tutti i candidati alle primarie del Pdl (Alfano, Crosetto, Meloni, Samorì, Santanchè…) con il volto di Berlusconi. E sotto uno slogan: «Oppure Silvio». È ormai chiaro che il Popolo della Libertà sarà guidato ancora dal suo fondatore. Il Cavaliere, malgrado i continui passi di lato, non ha intenzione di lasciare il campo a nessuno. Compreso Alfano. Che negli ultimi giorni ha ovviamente visto il suo progetto sbriciolarsi in mille pezzi. Mercoledì scorso, giorno in cui il tema delle primarie ha tenuto banco nella tensione generale, il segretario ha telefonato al collega di partito Crosetto, anch’egli in corsa per la guida del partito. «Guido dimmi, cosa devo fare?», ha chiesto Alfano all’ex sottosegretario alla Difesa. Un episodio singolare, sintomo della confusione che impera nel partito. «Non direi singolare, nel Pdl sono tutti allo sbando», rivela un ex componente del partito che ha assistito al colloquio fra i due esponenti. «Cosa farà Berlusconi? Prenderà il Pdl e ne cambierà il nome per provocare la scissione di una parte del gruppo dirigente (gli ex An, ndr). Sarà una separazione “provocata”», aggiunge ancora la nostra fonte. Ma è analizzando le sette parole chiave pronunciate da Alfano un anno e mezzo fa che si capisce il fallimento degli obiettivi prefissati.

Onestà. Quando fu nominato segretario, per «acclamazione», Angelino Alfano pronunciò una frase che scosse i più: «Dobbiamo lavorare perché il Pdl diventi un partito degli onesti. E visto che è un nuovo inizio, va detto che non tutti lo sono». Ma da un anno a questa parte le cose non sembrano essere cambiate granché. I casi Fiorito e Zambetti hanno aggravato ancora di più la situazione, andando ad ingolfare le fila di indagati e condannati del Pdl. L’ex capogruppo alla Regione Lazio è in carcere con l’accusa di aver «distratto» dalle case del partito ingenti somme di denaro, episodio che ha provocato le dimissioni della governatrice Renata Polverini. L’ex assessore alla Casa della Regione Lombardia, invece, avrebbe pagato 200mila euro alla ‘ndrangheta in cambio di un pacchetto di 4mila voti risultati decisivi per la sua elezione alle Regionali del 2010 (Zambetti raccolse in totale 11.217 preferenze). Al Pirellone fra gli indagati, che superano le dieci unità, ci sono anche Franco Nicoli Cristiani, Guido Bombarda (che già nel 2004 era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione e truffa ai danni dell’Unione europea) e Massimo Ponzoni, tutti Pdl.

Sanzioni. Che non ci sono. Perché, strano ma vero, né Fiorito né Zambetti sono stati ancora espulsi dal Pdl. «Er Batman de Anagni» è stato sospeso, ma risulta ancora un componente del partito. Questo perché i Probiviri non si sono ancora riuniti. Pare che i 9 componenti del “tribunalino” aspettino che Fiorito esca dal carcere per ascoltarlo e prendere una decisione definitiva. Stesso discorso vale per Zambetti. Eppure Alfano ha recentementefatto sapere che «ladri, rubagalline, malfattori e gaglioffi» sarebbero stati «cacciati» dal Pdl. Promettendo «tolleranza zero». Ma i buoni propositi sono rimasti parole.

Merito. C’è un solo modo affinché questo permei il Pdl e la restante parte della politica italiana: la riforma della legge elettorale. Lasciare le cose come stanno, costringendo i cittadini a tornare alle urne e votare per la terza vota con il “Porcellum”, sarebbe un gravissimo errore. Non per i partiti, ovviamente. Se la legge Calderoli non fosse modificata almeno in parte Berlusconi potrebbe fare repulisti, inserendo nel listino bloccato i fedelissimi ed “epurando” i dissidenti. Un altro fallimento di Alfano che, insieme a Bersani e Casini, è da più di un anno all’opera per cambiare il sistema di voto. Senza ottenere risultati concreti.

Partecipazione e passione. Il Pdl è scivolato nei sondaggi, e oggi oscilla fra il 15 e il 18%. Un crollo verticale, se si pensa che alle elezioni del 2008 la formazione sfiorò il 40%. Le lotte intestine fra gli ex An e gli ex forzisti hanno fatto disinnamorare l’elettorato, facendo perdere al Popolo della Libertà qualsiasi capacità di coalizione. Lo testimoniano le «sberle» – tanto per utilizzare l’espressione usata dai leghisti dopo la disfatta alle Amministrative del 2011 – prese sul territorio fra lo scorso anno e quello in corso (vedi il caso-Sicilia). Oggi sono in pochi quelli che sceglierebbero di rivotare per Berlusconi, a meno che non si torni al passato rifondando Forza Italia e rompendo con la componente più a destra del partito.

Regole e primarie. Il partito è spaccato fra chi le vuole – l’ex ministro della Gioventù Giorgia Meloni e il sindaco di Roma Gianni Alemanno su tutti – e chi invece le reputa inutili, credendo che la rinascita debba passare da Berlusconi. Certo è che, mentre il Partito democratico porta oltre tre milioni di persone alle urne, il Pdl si avvita su se stesso provocando ulteriore malumore fra i votanti. E pensare che c’era chi, come Gaetano Quagliariello, avrebbe voluto che le primarie fossero «regolate per legge».

Twitter: @mercantenotizie

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